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Gelosia

sesso in pillole
 




Gelosia

La gelosia, quel sentimento di paura reale o presunta di essere preferiti a qualcun altro, percorre anche la strada della tecnologia. Sembra, infatti, che i tradimenti attraverso gli SMS siano sempre più frequenti e che il 20% delle donne diventino gelose a tal punto da iniziare vere e proprie indagini investigative con lo scopo di smascherare i maschi traditori. Gli italiani, tra l’altro, utilizzano il telefonino per esprimere la loro vena romantica molto più degli inglesi che,e attraverso gli sms riescono ad essere meno “rigidi” e molto più espliciti sessualmente*. Ma, anche se segue le mode tecnologiche, la gelosia ha origini antiche.

Il sentimento di gelosia ritrova, infatti, le sue radici nel rapporto primario, quello tra madre e bambino, eventualmente nel rapporto tra fratelli. Lo stato di effettiva dipendenza che caratterizza questo stadio evolutivo e l’impossibilita’, da parte del piccolo, di avere una certa “costanza dell’oggetto d’amore”, produce una vera e propria angoscia d’abbandono e di perdita.

Ma la gelosia può colpire tutti i tipi di relazione: si può essere gelosi della professione dell’altro, dei suoi hobbies oppure delle relazioni sessuali. Ritengo che la gelosia sessuale metta a repentaglio in maniera più evidente il senso di identità di chi ne e’ colpito. Essere traditi sessualmente dal partner, infatti, assume significati più profondi in quanto attiva vissuti di insicurezza, abbandono e rabbia. Queste emozioni sono tanto più evidenti quanto più e’ bassa la propria autostima: chi e’ stato tradito arriva a dubitare di se come persona, arriva a pensare di non valere niente; l’essere stato preferito a qualcun altro fa pensare loro di avere qualche mancanza e impedisce di esprimere la rabbia e la collera sottostanti. Non è neppure totalmente esatto affermare che “è geloso solo chi è insicuro” perché l’amore presuppone anche una forma di dipendenza reciproca e solo una persona che è riuscita a sublimare le proprie emozioni può sperimentare la perdita del proprio partner senza sentirsi profondamente ferita/o e abbandonata/o. Il problema nasce quando il bisogno dell’altro diventa bisogno di conferma della propria persona e/o di compensazione di una grave carenza di affetto e il rapporto d’amore si trasforma in una vera e propria forma di dipendenza patologica. È chiaro che in tale stato psicoemotivo l’abbandono, anche solo pensato, annulla totalmente il senso dell’esistenza personale e la gelosia assume modalità distruttive e morbose.

Io penso che l’evoluzione dei ruoli abbia prodotto notevoli cambiamenti negli ultimi anni ma che l’insicurezza e i sentimenti come la gelosia persistono nella coppia che si è evoluta in termini sessuali, ma non in termini sentimentali. E’ come se la forte impronta culturale si fosse scontrata con le radici genetiche del sentimento della gelosia.

Secondo la teoria evoluzionistica di Fisher, infatti, il sentimento di gelosia è  “servito” a favorire la generazione di un numero maggiore di figli. I maschi gelosi, controllando assiduamente le loro compagne, si assicuravano la certezza della loro paternità, mentre le femmine ottenevano maggiore protezione e gratifiche garantendo ai loro piccoli maggiori probabilità di sopravvivenza.  Sembra addirittura che, secondo alcuni esami condotti in un laboratorio di Manchester, esista un “controllo inconscio” nella produzione di spermatozoi, per cui gli uomini che sanno o sospettano della promiscuità della compagna, producono più cellule spermatiche e più spermatozoi per ciascuna eiaculazione rispetto a coloro che sono sicuri della fedeltà della partner. La gelosia, in questo senso, potrebbe essere considerata “afrodisiaca”. Coloro che considerano il sentimento della gelosia come un fatto istintivo tendono a giustificarla e a evidenziarne gli aspetti rassicuranti per il rapporto di coppia mentre, chi la vede come un prodotto della cultura e della società, cerca di elaborare delle strategie mirate alla negazione di questo sentimento in se stessi.

* La ricerca descritta è stata condotta dalla SIEMENS.

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Pagina aggiornata al 15/09/2013

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