Siamo
qui in presenza di un fenomeno che
ritengo particolarmente interessante: lo
straordinario fascino esercitato dagli
ermafroditi, intesi ovviamente non
nell'accezione anatomica bensì in quella
culturale del termine. Romantici e non
necessariamente trasgressivi, mescolano maschile
e femminile in un continuo gioco di mode e trend.
Se gli uomini indossano parei (e non solo sulle
passerelle: all'ultima Mostra del Cinema di
Venezia era questo l'abbigliamento eccentrico,
ma molto fotografato, del regista Julian
Schnabel), le donne si rifugiano nello stile
militare; i modelli si truccano gli occhi con il
kajal e le ragazze si rasano i capelli come Demi
Moore in “Il soldato Jane”.
Possiamo dunque affermare che la donna di
oggi assomiglia sempre di più all'uomo, ma non
al maschio. E come se stesse affermandosi un
essere umano più libero e liberato, nel quale
le componenti femminili e quelle maschili si
esprimono fluidamente, senza eccessivi
conflitti. Non si tratta solo di un capriccio
della moda o di un'ennesima bizzarria degli
stilisti: secondo me, è invece un autentico
processo di evoluzione dell'identità sessuale.
Senza spingersi a scomodare Platone, nella cui
opera è presente il mito dell'androgino come
simbolo di perfezione e sintesi suprema tra
maschio e femmina, mi sembra di poter affermare
che il tempo della donna «solo donna» e
dell'uomo «solo uomo» sia tramontato. Comincia
l'era di un essere umano ambivalente, più
sfaccettato e complesso.
Dimostrazione di ciò è il fatto che la
cultura si sta appropriando di questa nuova
icona. Penso, ad esempio, al successo che ha
avuto un personaggio difficile come Annemarie
Schwarzenbach, l'intellettuale svizzera,
fotografa e grande viaggiatrice, morta ancora
giovane nel 1942, a cui negli ultimi anni sono
state dedicate numerose e lusinghiere biografie.
E se la Schwarzenbach, donna inquieta e
sofferente, morfinomane dai capelli corti,
vestita in abiti maschili con un corpo efebico,
ci seduce ancora oggi nelle belle foto color
seppia degli anni Trenta, ciò può accadere
perché il suo sguardo è in sintonia con la
nostra modernità. Gli esempi del fenomeno non
mancano neppure nel cinema, come dimostra un
grande feuilleton contemporaneo che mette in
scena «trans» angelici e grandi amori: il
pluripremiato “Tutto su mia madre”, di Pedro
Almodóvar. Oppure, risalendo più indietro nel
tempo, possiamo citare un film-shock quale “La
moglie del soldato” di Neil Jordan: il
protagonista, l'affascinante Jaye Davidson, che
pensiamo essere donna e che in realtà, nel film
e nella vita, si rivela un uomo, ha ricevuto
addirittura una nomination all'Oscar. E io
stesso, infine, ho potuto constatare da vicino
il fascino di Eva Robins’, l'ermafrodita più
bello d'Italia, quando abbiamo partecipato
insieme a una trasmissione televisiva.
È l'era degli ermafroditi, dunque. Ma
anche dei narcisi. Questi ultimi però, a
differenza dei primi, non sfruttano le proprie
energie creative, che sono invece bloccate; non
hanno fantasia e adottano passivamente i
messaggi della televisione, della pubblicità,
dei giornali di moda, spendendo molte delle loro
energie e moltissimo del loro budget nei segni
dell'apparire, nel rendere il corpo appetibile e
conforme ai dettami della moda, investendo in
abiti, scarpe, accessori, prodotti di bellezza.
E del popolo dei narcisi fanno parte donne ma
anche - ed è questa la novità - uomini. Il
complesso di Adone, purtroppo, è sempre più
diffuso.