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Buon giorno, oggi è mercoledì 24 maggio 2017

Il distacco in amore

sesso in pillole
 




Il distacco in amore

Gisella, 28 anni soffre di crisi bulimiche da 4 anni: la sua attività principale consiste nel piacere che prova mangiando e vomitando. Improvvisamente, durante il percorso psicoterapeutico, viene lasciata dal suo fidanzato e c’è una vera e propria svolta nella terapia. Inizia a concedersi una serie di avventure (forse per non pensare, dice lei) e “dimentica” di abbuffarsi periodicamente.

La sua bulimia ora e’ diventata “sessuale” e, di conseguenza non ha più bisogno di provare il piacere attraverso il cibo. Ma la sua bulimia trova origine in una difficoltà a viversi le separazioni, nonostante appare fin da subito come una persona indipendente che se l’è cavata e se la sa cavare bene nella vita. La sua infanzia e’ stata costellata da abbandoni ripetuti, ma lei ha sempre capito e razionalizzato: in terapia ne parla in modo anaffettivo, come se stesse raccontando un film o una vicenda capitata ad altri. Ma perchè adesso sente di soffrire così tanto per questo ragazzo che l’ha abbandonata? Il loro rapporto sembrava molto “tiepido” e lei tendeva a mostrarsi come “la brava ragazza di sempre”…Adesso sembra non avere più limiti e esprime “liberamente” la sua sessualità.

Decidiamo insieme di affrontare il distacco in amore, consapevoli entrambi che le difficoltà che prova si riferiscono ad abbandoni molto più antichi.

Propongo di attuare il processo che io definisco “defusionepiuttosto che praticare il cosiddetto “chiodo scaccia chiodo” (che era il processo che stava attuando lei). Nella defusione il primo passo consiste nel “riconoscere” e riprendersi le parti che Gisella aveva investito su questo ragazzo: disinvestire per reinvestire in altri campi, dunque. In effetti non condividevano molto e la “costruzione” del rapporto era quasi completamente opera di Gisella.

Ora Gisella prova una forte rabbia e senso di protesta ma potrà ben presto prendere coscienza che ogni cosa può essere perduta, anche l’amore. E’ certamente utile, in questo momento responsabilizzarsi e farsi carico della situazione per evitare il senso di impotenza. Al contrario è deleterio attuare pseudoriparazioni come ha fatto Gisella finora, stordendosi con altri uomini o con sostanze psicotrope, evadere col pensiero, ma continuare a chiamare le cose con il loro nome, anche se sembrano più dolorose.

Abbiamo utilizzato molto l’umorismo che ridimensiona, riduce il catastrofismo e ridà la giusta misura. Permette di ridare un nuovo significato in una nuova situazione, ritrovare quanto più possibile fra ciò che prima rappresentava il “tutto” e quello che, attualmente appare come il “niente”. Gisella scopre di essere incapace di umorismo e fa molta fatica a ridimensionare ciò che le e’ accaduto, di ogni piccolezza ne fa un dramma e della sua esistenza ne ha fatto il dramma dei drammi. Sembra avere una forma di egocentrismo megalomanico-narcisista. In questi casi è fondamentale imparare che la sorte non dipende da noi come non dipende da noi il vento: noi abbiamo l’unico potere di  tenere ben alta la vela della nostra barca, in modo che quando il vento soffia la nostra barca vada avanti il più spedita possibile.

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Pagina aggiornata al 15/09/2013

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