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Buon pomeriggio, oggi è lunedì 26 giugno 2017

Amore e sesso

sesso in pillole
 




Amore e sesso

Vorrei cominciare con la differenza o il passaggio fra la pedagogia e la terapia, e vorrei soffermarmi sulla corporeità e sugli aspetti positivi della corporeità.

Su questo si è parlato molto e ciò è estremamente importante al di là delle intellettualizzazioni verbali. Non si può prescrivere il desiderio, non si può prescrivere la creatività, non si può prescrivere la comunicazione.  Prescrivere una comunicazione vuol dire già in partenza pervertirla. Quindi a partire da questi contenuti, sui quali sono interamente persuaso, mi si pone, come clinico, come terapeuta, una problematica completamente opposta, cioè quali strategie utilizzare per arrivare a raggiungere questi obiettivi di una migliore comunicazione verbale e non verbale per il rinnovo del desiderio e, se è possibile, della creatività della coppia.  Questo mi obbliga a fare un brevissimo passo indietro sul significato delle terapie della coppia.

Terapie perché?
E coppia perché?

Se non ci si mette d'accordo su questo punto preliminare è inutile che discutiamo sulle specificità di un approccio terapeutico piuttosto che di un altro. Il discorso della terapia della coppia, chiaramente a livello clinico, si sgancia da un discorso pedagogico e al limite da un discorso morale.  Penso che il terapeuta che vuole salvare la coppia è già un cattivo terapeuta.  È già orientato, e al limite gli si potrebbe consigliare di fare una «toilette controtransferale» sulle motivazioni che lui ha per guarire, voler aiutare gli altri ecc.

Il voler salvare la coppia direi che ci preoccupa più che non aiutarci nei nostri interventi clinici. A questo punto dobbiamo porci dal punto di vista della coppia ponendoci una domanda di base: esiste ancora una coppia? Molte persone ci consultano per avere la benedizione a divorziare o a separarsi, la coppia non esiste più, continua ad essere sulla carta ma non esiste a livello essenziale.  Distinguiamo il discorso di crisi della coppia e il discorso di conflitto di coppia, anche se i sociologi non sono tanto d'accordo su questa separazione. Se esiste la crisi della coppia in realtà non esistono forse neanche i presupposti di una terapia.  Se invece esiste un conflitto allora vuol dire che la coppia vive ancora, ma che ha alcuni punti sui quali non riesce a sbrigarsela da sola. Esiste un contenuto di coppia all'interno del quale c'è una conflittualità che forse può essere migliorata dall'esterno, se la coppia chiede aiuto.

Quindi dobbiamo porci la domanda se esiste la coppia non come entità giuridica ma come entità esistenziale, come entità psicologica, emotiva, dal di dentro della coppia stessa. Dobbiamo anche porci la domanda seguente: perché l'intervento sulla coppia? Perché non l'individuo? Perchè non la società? Una coppia viene da noi perché c'è un problema sessuale. Potremmo occuparci appunto di una dimensione biologica dell'uno e dell'altra; potremmo dire “è colpa di lui o è colpa di lei, è legata a un conflitto infantile che si riflette nella situazione coniugale, è a causa di questa problematica antica che quest'uomo si è scelto questo tipo di donna, e quindi il conflitto coniugale è inevitabile.
Non è per niente detto in partenza che noi dobbiamo in maniera così categorica occuparci obbligatoriamente della coppia, e questo è il grande difetto di Master e Johnson che, superando il discorso di Freud, dove c'è un modello, un'immagine patema in primo piano, e quello di M. Klein che propone l'immagine materna, hanno introdotto il nuovo stereotipo della terapia della coppia obbligatoria.

In alcune situazioni vale la pena di intervenire sull'individuo, sulla storia, sul suo passato e quindi l'approccio psicanalitico mantiene tutto il suo valore, tutto il suo spazio. Altre volte invece di occuparci della coppia ci si deve preoccupare del clan familiare. Esiste tutta una patologia transgenerazionale delle coppie che non vanno d'accordo in funzione dei figli, che portano a casa dei modelli alternativi di
funzionare in coppia; oppure rispetto alla coppia genitoriale: quindi in questo caso piuttosto che occuparsi della coppia in maniera isolata, val la pena di pensare al sistema familiare.

Infine si potrebbe dire: ma in fondo, perché la terapia, facciamo invece un discorso sociale e preventivo; facciamo un discorso sui ruoli sessuali, sulla reciprocità uomo-donna, sugli stereotipi dei vecchi e dei nuovi miti del sesso. Facciamo un discorso molto più vasto che poi è un intervento politico più che un'opzione terapeutica.  Quindi direi che vi sono quattro o cinque alternative nelle quali ciascuno di noi con la propria ideologia, con la propria identità professionale sceglierà un tipo di intervento. In questa sede ci limitiamo alla dinamica di coppia quindi, dopo questi preamboli, ci occuperemo direttamente di questa. Un'altra dimensione da considerare, prima di passare agli aspetti clinici, è quella della coppia rispetto alla tematica del bambino e del sesso.  Penso che la coppia d'oggi, la coppia del modello nucleare, sia completamente diversa dalla coppia della famiglia patriarcale.

Nella famiglia patriarcale il centro della storia è il bambino: la gente si sposava per avere figli, e avendo figli trovava una conformità al gruppo, cioè il bisogno del clan era il bisogno della coppia.  Si può dire che oggi c'è uno spostamento, c''è una rivoluzione copernicana, per cui il centro non è più il bambino ma è la coppia. È la coppia che si sceglie prima e si sceglie anche il modo di comunicare e di stare insieme e poi decide se il bambino trova uno spazio, un suo senso, il suo significato all'interno della dinamica della coppia. Quindi c'è una vera rivoluzione copernicana che fa sì che questa coppia è sottoposta a nuove esigenze: è una coppia che deve vivere nel suo spazio interno di una sua qualità, non è solo in funzione dello stereotipo sociale del bambino che la coppia si definisce. La coppia si definisce prima dal di dentro.

Dobbiamo considerare poi che tipo di coppia dobbiamo difendere, e con la quale siamo confrontati, per poi chiederci: per fare che cosa? Due o tre anni fa, nel momento in cui le macrostrutture sociali erano più in crisi, si è vista la fine del maggio ''68, l''attenuarsi del movimento femminista e un ritorno al privato. Perché?  Perché la coppia ha rappresentato la microsociologia, la microstruttura, ancora di sicurezza e di salvataggio quando le macrostrutture sembravano andare in crisi.  Quindi una coppia a mille chilometri dall'erotismo.  La coppia che aveva obiettivi e funzioni di rassicurazione, di ancoraggio, di sicurezza, rispetto alle insicurezze delle macrostrutture, era molto lontana da una concezione della coppia centrata sulla corporeità, sulla dinamica dell'erotismo e della creatività.

Oggi dobbiamo porci la domanda: che tipo di coppia vogliamo ricostituire?  La nostra responsabilità a livello ideologico è altrettanto importante della nostra responsabilità come terapeuti. Dal punto di vista psicologico ci sono tutta una serie di modelli di coppie, e direi che ognuno può riflettere su quante persone conosce che si ritrovano in questi stereotipi. Ho già accennato alla coppia statica, la coppia che si sposa e che fa l'assicurazione per la vecchiaia sposandosi. Sposarsi secondo dei ruoli in genere imposti dall'esterno una volta per tutte.  Questo stereotipo andava bene due o tre generazioni fa. Oggi l'accelerazione è tale che i figli portano in casa dei modelli alternativi, oppure i figli se ne vanno sempre più presto da casa; quindi, queste coppie che credevano di comunicare, quando si trovano i figli che a sedici anni partono di casa, si accorgono a quaranta che non hanno niente da dirsi.  Quindi c'è tutta una patologia della coppia statica che non riesce a ricreare un equilibrio dinamico.

Vi sono poi le coppie, che non comunicano o che comunicano solo le informazioni; la coppia che dice: dove andiamo al cinema stasera? Dove andiamo in vacanza? Cioè, si comunica i fatti ma non si comunica più le emozioni, i sentimenti, le sensazioni, quindi tutta la dimensione della corporeità, in senso allargato, e dell'immaginario è abbandonata. Si creano così coppie che si cronicizzano e che muoiono a poco a poco perché hanno abbandonato la dimensione vera della loro comunicazione.

Si ha poi un altro tipo di coppie che noi chiamiamo coppie del bunker: sono le coppie che vivono in aggressività costante, in un'aggressività sorda, non tanto espressa, come succede a coloro che litigano, per poi andar d'accordo; è questa una forma di aggressività stretta in cui la coppia non parla perché il primo che parla è quello che si mette in pericolo, è come essere in un bunker, il primo che si alza viene sparato dall'altro. A livello di coppia si ritrovano delle situazioni di questo genere molto frequentemente, e quindi il discorso è del dire di no e non di sì, nel senso del non mostrarsi per non mettersi in pericolo. Queste coppie hanno una loro esigenza psicologica molto evidente, anche se apparentemente paradossale, e cioè che è molto meglio avere il nemico in casa che avere un nemico sconosciuto da qualche parte perché almeno in casa è sotto controllo, si sa dov'è. Il “persecutore” visibile è sempre un persecutore molto più controllabile di quello che viene dall'ignoto, che potrebbe arrivare chissà quando. Quindi questa è la spiegazione psicologica di queste coppie che continuano sempre a litigare e ci si chiede perché queste persone non si separano?  Non si separano perché gli va bene di avere il nemico in casa con queste modalità psicologiche.

Vi è poi un altro tipo di coppia che troviamo soventemente, sono le coppie che chiamiamo fusionali, o simbiotiche perché si considerano due in una sola carne, e fanno tutto insieme per ventiquattro ore, giorno e notte; è questa un''ideologia cristiana mal capita che poi viene utilizzata in funzione di questo modello della fusione.  Il meccanismo è simile a quello dei lottatori giapponesi, che per impedire all'altro di muoversi gli si buttano addosso e gli tolgono lo spazio per agire. La coppia fusionale funziona sovente in questa maniera; perché ci sia dialogo ci vuole uno spazio fra due persone, quindi togliendo lo spazio viene tolto il rischio del conflitto ma anche la possibilità del dialogo. Si potrebbero considerare anche tanti altri tipi di coppia, ma già si può vedere che in fondo la dinamica della coppia non è sempre rosea e non è così da idealizzare. In fondo la coppia per funzionare bene deve essere fino a un certo punto conflittuale altrimenti diventa una coppia addormentata, per cui l'essere sempre d'accordo può diventare a sua volta una difesa. Di fronte a questo tipo di situazione si possono avere varie strategie: interventi biologici, di tipo psicoanalitico, o interventi di tipo sociale.  Per non ripetere questi approcci che sono un po'' classici parlerò di due piste della sessuologia moderna che mettono l'accento sulla corporeità e sull'immaginario erotico.

Vi sono delle persone che sono bloccate a livello dell''immaginario e altre che sono bloccate a livello della sensazione.  Questo ci permette di fare anche la scelta di un intervento su misura a seconda di quale sia la patologia dominante. L'intervento psicologico sull'immaginario erotico è molto ampio, ma possiamo cominciare da una domanda provocatoria: bisogna comunicare le proprie fantasie erotiche al proprio partner? Sì o no? In questo caso non penso vi possano essere delle ricette. L'immaginario erotico è un fatto privato o un fatto comunicazionale? È un fatto che può servire a migliorare le dinamiche comunicazionali della coppia, come la corporeità, oppure ognuno di noi ha diritto al suo “giardino segreto”? Comunicare le fantasie erotiche le estingue o le rinforza? Come al solito gli psichiatri più che risolvere i problemi li pongono, ma questo è l'aspetto divertente del nostro mestiere.

Vorrei a questo punto soffermarmi sulla corporeità. È molto importante sottolineare che la nostra società ha messo l'accento proprio sul codice verbale, come il codice dominante, ma non di rado il codice verbale o il codice scritto è un codice alienato. Si deve allora ritornare ad altri codici, magari più primitivi, ma che hanno mantenuto ancora la loro originalità. Fra l'altro questo è un tema in chiave ideologica estremamente democratico perché in fondo le terapie a mediazione corporea ci sono insegnate dagli operai, persone con le quali non funzionava un rapporto fondato su un certo codice verbale; persone che erano abituate a tradurre nell'azione, nella loro attività professionale quotidiana e che ci hanno insegnato, ci hanno obbligato in un certo senso, a ritrovare questi codici alternativi per rendere alcune terapie sessuali all'americana un po' più efficienti. Mi sembra importante anche sottolineare che corporeità non vuol dire genitalità, e su questo punto molti sono d'accordo. Il punto di vista della sessuologia igienica, meccanica e organizzata, l'abbiamo digerito e superato e il discorso della corporeità è ben più vasto di quello sulla sessualità. Se parliamo di corporeità il discorso si complica di nuovo perché ci si chiede: di che corporeità parliamo? La corporeità c'era anche prima; c'era la corporeità maschile o maschilista, il corpo del guerriero. Però era una corporeità centrata sulla muscolatura, sulla motricità e quindi si traduceva nell'azione.  Vi è invece un'altra corporeità riferita alla sensorialità: la pelle. Quel discorso che han portato avanti gli hippy, che ha portato avanti il movimento ecologico, il corpo nella natura, che ha portato avanti il movimento femminista; il discorso della sensorialità è la dimensione nuova creativa e interessante al di là della corporeità motoria del guerriero. Si può poi parlare della sessualità al servizio della comunicazione. Bisogna fare l'amore, bisogna fare bene l'amore, ma bisogna fare l'amore perché? Secondo un certo punto di vista la sessualità diventa un mezzo al servizio della comunicazione, un mezzo per arrivare alla comunicazione. Vorrei invece ribaltare questo punto di vista cioè parlare della comunicazione al servizio della sessualità.

Noi possiamo decidere di intervenire sul contenuto della comunicazione della coppia con tutte le ragioni che ci portano sul perché non vanno d'accordo ecc. e questo fa parte del campo tradizionale della psicoterapia dinamica.  Ma quello che c'è di più originale oggi è l'intervento non tanto sui contenuti ma sui sistemi di comunicazione cioè sul modo nel quale le persone comunicano o non comunicano, il tema della comunicazione non verbale ritrova tutto il suo spazio. Si può dire che, secondo i modelli della terapia familiare, l'intervento sulla comunicazione è il livello ottimale, ed è quindi inutile occuparsi dei contenuti del racconto, fondati sul passato.  È più importante occuparsi dei sistemi di comunicazione del presente e questo è l'obiettivo ottimale. Per altri invece sarà un obiettivo minimale: ci sono molte cose da fare e se non cominciamo dalla comunicazione non si può fare niente altro, in quanto certe situazioni di conflittualità di coppia sono talmente forti che prima dì poter attaccare i contenuti sui quali non vanno d''accordo bisogna che queste persone ritrovino un loro modo di comunicare. In questo senso si tratta della comunicazione come propedeutica a degli interventi, per esempio di psicoterapia. di psicoanalisi. Come dicevo, forse in maniera un po' provocatoria all'inizio, si deve fare attenzione che questa comunicazione di cui si parla tanto non diventi il nuovo slogan come se la comunicazione dovesse risolvere tutte le problematiche umane.  Questa nuova moda della comunicazione porta in se il suo pericolo, il recupero direi della comunicazione obbligatoria: amatevi purché comunichiate. Gli interventi sul sistema di comunicazione possono essere fatti a seconda del livello epistemologico al quale ci si riferisce: alla stessa coppia che viene in consultazione si può decidere di fare una specie di pedagogia della comunicazione, oppure una terapia della comunicazione lavorando sui contenuti dei loro sistemi di comunicazione.

A volte accade che una coppia viene in consultazione, e ogni volta che parlano la donna parla per se e il marito parla per tutti e due. E cominciano a dire: “ma noi quando andiamo a letto ecc.", si può fare subito un intervento sulla comunicazione, cioè facendo capire a questa persona che quando ci dice «noi» praticamente ingloba la moglie nel suo sistema. Oppure vi sono delle coppie che vengono e dicono: «ma sei tu che non vuoi mai uscire la sera per andare al cinema!». E l'altro (a) risponde: "Ma no sei tu che arrivi a casa stanco (a) e che preferisci vedere la televisione". La pedagogia parte dal principio di mostrare che se due persone partono dal tu, cominciano a parlare dell'altro in modo proiettivo invece che di sé, al terzo scambio la loro comunicazione è finita; si instaura un doppio sistema proiettivo e anche se dicono la stessa cosa non riescono a comunicarla.

Le persone, per esempio, che vengono continuamente a dire quello che non funziona fra di loro, danno per implicite le cose che vanno bene e insistono invece sulle cose che non vanno: «ah, ma tu spendi troppo per la spesa», «ah, ma tu vai troppo spesso alle partite di calcio invece di portarmi a spasso...» ecc.  Si sono abituati dopo un certo numero di anni ad accentuare la comunicazione negativa, lasciando implicita e non esplicita la comunicazione positiva. Anche in questi casi è chiaro che molte volte senza fare degli interventi complicati si può invocare la pedagogia della comunicazione (il problema del noi, del doppio tu), e così si possono realizzare dei progetti di intervento sufficienti, senza essere profondi, ma già efficienti per certe situazioni di conflittualità di coppia. E’ chiaro che possiamo, invece, avere un progetto più ambizioso, come hanno per esempio i modelli della terapia sistematica, che invece di preoccuparsi della famiglia e del sistema possono anche applicare alla coppia il problema dei codici della comunicazione. Esiste una comunicazione digitale o verbale esplicita, esiste una comunicazione analogica, e spesso l'aspetto non verbale, analogico, della comunicazione può essere più importante dei contenuti verbali che si esprimono.  Si può applicare questo a livello delle coppie in riferimento alla diagnosi. Quando la coppia si presenta è sempre molto importante osservare come si disponga: ci sono quelli che si mettono praticamente di spalle, oppure con le gambe incrociate.

Ci sono degli studi sulla comunicazione non verbale che hanno esaminato la maniera in cui le coppie incrociano le gambe, se l''incrocio è aperto verso l'altro oppure se la posizione assunta è quella di chiusura. Vi sono poi quelli che non si parlano mai fra di loro, parlano solo attraverso il terapeuta e possono stare anche tre quarti d''ora senza parlarsi. Il terapeuta deve essere il vettore della comunicazione perché altrimenti queste persone non si dicono niente.
Oltre questo aspetto, che si chiama analogico, vi è la dimensione interlocutoria della comunicazione che è quella che ci interessa in questo campo: se, per esempio, qualcuno mi dicesse: che ora è? è chiaro che usa la dimensione locutoria, perché usa la parola, e la dimensione interlocutoria perché si rivolge a me.  Ma forse la cosa più importante è la dimensione perlocutoria. Se per esempio sto già parlando da mezz'ora e qualcuno mi domanda che ora è, è chiaro che egli ha l'intenzione con questa frase di influenzarmi dicendomi indirettamente che parlo troppo a lungo! È questa dimensione perlocutoria che al limite ci interessa nella comunicazione della coppia. l codici alternativi alla dimensione verbale sono i codici di tipo non verbale, e per questo nell'équipe di Ginevra abbiamo anche introdotto dei terapeuti del corpo per le persone che sono a loro agio nella dimensione corporea.

Questo proprio perché la comunicazione non verbale è molto importante e utile al di là della verbalizzazione che è sempre presente. Non è che le persone che vogliono dirsi la stessa cosa vanno sempre d'accordo, molte volte possono usare proprio dei codici diversi, cioè dei codici verbali, visivi, tattili, che non sono gli stessi. Una signora, che si era preparata per fare una grande uscita per andare a una cena, si era fatta una pettinatura complicata, quando il marito è arrivato a casa gli ha domandato: “ma come ti sembra questa pettinatura?”.  Il marito preso da grande entusiasmo l'ha abbracciata, spettinata, quindi ne è derivata una grande scenata e la serata è andata in fumo.  Cos'era successo? La moglie domandava una risposta in codice visivo o in codice verbale e aveva ricevuto una risposta in codice tattile. Per cui andavano d'accordo, però non riuscivano a intendersi nel codice di comunicazione. Vorrei finire con un discorso più critico che è quello dei rischi della corporeità, così come ci sono i rischi della comunicazione. È chiaro che ogni movimento liberatorio porta in sé un tentativo di recupero e che al di là della liberazione del corpo in tutti i suoi aspetti positivi esiste un recupero del corpo. Esiste il rischio di creare un nuovo feticcio; è come per esempio, se si ribaltasse il discorso giudaico-cristiano, dello spirito buono, del corpo cattivo, del corpo del peccato; adesso invertiamo completamente i ruoli e rischiamo di assistere alla nascita del corpo glorioso che salva tutto, ma che diventa in realtà un nuovo prodotto di consumo.

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Pagina aggiornata al 15/09/2013

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