|
Quanti
di voi hanno rovinato un rapporto a causa della
sincerità?
Non
è follia: la verità ad oltranza può
“uccidere”un rapporto.
Ho
visto una coppia, lui 38 anni, lei 36 che hanno
vissuto 12 anni di matrimonio litigando e
discutendo in seguito alla confessione di alcuni
atteggiamenti voyeuristici di lui precedenti al
matrimonio.
Da
questo momento in poi la fiducia è svanita e
lei, non riuscendo a lasciare quest’uomo ma
non riuscendo neppure a dargli fiducia, ha
cominciato ad avere gravi crisi d’ansia da
finire in ospedale periodicamente.
Non
si sono mai separati ma non hanno neppure avuto
un figlio, perché la verità non era mai
abbastanza “vera” per lei.
E’
ovvio che nel loro legame “malato” la
sincerità non avrebbe mai più trovato posto e
che il problema non era il voyeurismo
precedente, ma l’incapacità di comunicare
veramente.
Ecco
allora una delle funzioni “buone” delle
bugie…
Esiste,
infatti, la menzogna ideologica che
arriva a divenire uno stile di vita, e quella
strategica che è talvolta necessaria o
funzionale. Possiamo
affermare che esistono le bugie buone che
favoriscono chi le riceve e le bugie cattive
che giocano
a favore di chi le dice, come nel caso delle
calunnie dette per ferire l’altro o per
sconfiggere l’avversario. Oppure le cosiddette
bugie opportunistiche che nascondono la
difficoltà ad assumersi le proprie
responsabilità: come nel caso di coloro che
teorizzano l’insincerità delle proprie
scappatelle per evitare di far soffrire il
proprio partner.
Anche
quando, però, le bugie assumono un significato
individuale e vengono utilizzate per mostrarsi
migliori di quanto si è, come nel caso delle
cosiddette bugie compensatorie, non sono mai
socialmente accettate perché
rappresentano l’ambiguità ed è opinione
comune che sia la sincerità il vero pilastro di
una civile convivenza. Ma che dire
dell’ingannato?
Naturalmente
a fronte di chi dice bugie c’è sempre colui
che ascolta e, a meno di non incappare in un
“bugiardo” molto bravo, che non conosce i
rossori dell’insicuro o i morsi
dell’inquieto, c’è sempre nella controparte
una volontà inconscia di credere a una realtà
mistificata ma gradevole.
D’altra
parte, alcune ricerche dimostrano che i fautori
della trasparenza non hanno obiettivi poi così
nobili….la maggior parte dei soggetti vuol
conoscere la verità, tutta la verità per poter
agire la rappresaglia o per avere il controllo
totale sull’altro e non certo per poter
comprendere e migliorare l’unione. Di contro,
tra coloro che preferiscono non sapere e sono
disposti a rischiare, c’è il timore che,
venendo a scoprire una verità sgradevole, il
sentimento di sfiducia prevarrebbe sul
sentimento d’amore.
|