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Buon pomeriggio, oggi è lunedì 26 giugno 2017

E' stata tua la colpa

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E' stata tua la colpa

E’ stata tua la colpa e allora adesso che vuoi...”, recitava una vecchia canzone d’amore di Edoardo Bennato. Effettivamente, quando finisce un amore sembra essere più importante ricercare di chi è la colpa perché risulta sempre difficile ammettere le proprie responsabilità nell’aver causato la fine di un rapporto o la nascita di conflitti e aggressività, mentre è molto più facile addossare all’altro la colpa della fine di quello stesso rapporto. E allora ecco che accusiamo l’altro di non amarci abbastanza oppure di non aver fatto abbastanza per noi.

Tutto questo viene fatto, comunque, in buona fede da chi si sente vittima di una situazione e, quando dico in buona fede, intendo dire che la vittima accusa l’altro perché non conosce uno dei meccanismi psicologici più diffusi in psicologia sistemica: il concetto secondo cui noi siamo amabili quando ci sentiamo amati. Generalmente, infatti, ci consideriamo persone amabili solo se ci sentiamo amati dall’altro e questo ci porta ad assumere una posizione passiva e deresponsabilizzante in un rapporto. Ci innamoriamo dell’immagine che l’altro ci rimanda di noi e, nel momento in cui questa immagine non ci piace più, allora smettiamo di essere innamorati di quel partner. E’ importante comprendere che, mentre è impossibile costringere l’altro ad amarci, è possibile costringere noi stessi a diventare più amabili.

Anna e Angelo si sono presentati in terapia quando sembrava non esserci nulla da fare. Anna disillusa e disinnamorata, Angelo ostile e disimpegnato nel rapporto: non facevano altro che litigare per delle apparenti sciocchezze e, soprattutto, Anna riteneva che la colpa del suo disinnamoramento fosse completamente di Angelo. Anna continuava a portare in terapia modelli di coppia visti nelle pubblicità televisive e, sentendosi inadeguata, si proponeva in maniera inadeguata, e inseguiva questi modelli facendo sentire inadeguato anche il partner perché non rispondeva all’immagine che si era fatta.

Non era affatto disposta a tornare per prima ad assumersi la responsabilità di essere una persona amabile e cercava di attirare di nuovo a sé l’amore e le attenzioni di Angelo attraverso i musi lunghi, le minacce di suicidio e l’aggressività.

Fino al momento in cui le ho proposto, come a volte faccio, di portare uno specchio con sé e di guardarsi ogni tanto per vedere quale immagine rimandava al suo partner e quale grado di amabilità avesse il suo viso.

Ben presto si è resa conto di quanto contribuisse proprio con la sua immagine al fatto di non essere amata e di quanto l’orgoglio finora le avesse impedito di modificare i suoi atteggiamenti per rendersi più amabile. In poco tempo la sua nuova immagine e il proporsi in questo nuovo modo l’ha resa sempre più amabile agli occhi di Angelo, facendola sentire sempre più amata.

Più spesso parto dalla donna perché più sensibile a questo richiamo e perché tende più spesso ad essere passiva nel rapporto di coppia, delegando all’altro la responsabilità di sentirsi amata. La costruzione di questo circolo virtuoso dà molto potere alla donna che smette ben presto di sentirsi semplice oggetto di desiderio per diventare soggetto attivo nella relazione di coppia.

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Pagina aggiornata al 15/09/2013

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