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Buon pomeriggio, oggi è lunedì 12 maggio 2008

Donne travestite

sesso in pillole
 




Donne travestite

A un primo sguardo rivolto ai costumi sessuali perversi si potrebbe concludere che le perversioni, quelle vere intendo, siano attribuibili solo ai soggetti di sesso maschile visto che questi ultimi rappresentano il 95% della popolazione definita “perversa”.

Dunque le donne non sono perverse?
Io ritengo, d’accordo con autrici come Louise Kaplan, che le perversioni femminili non possano essere comprese in termini di entità cliniche ben definite, ma come aspetti di una strategia perversa complessiva.

E’ proprio partendo dalla considerazione dell’importanza estrema attribuibile alle dinamiche psicologiche, dipendenti dall’identità di genere e dai ruoli di genere, che si delinea la possibilità di identificare uno specifico femminile relativamente alle parafilie.

Le parafilie, maschili o femminili, rappresentano una “caricatura” dell’ideale di genere relativo al proprio sesso. Uno degli stereotipi relativo all’ideale di genere femminile è rappresentato, fra l’altro, dalla ricerca affannosa di un ideale d’innocenza, di pulizia, di spiritualità e sottomissione.

Sembrerebbe paradossale ma alcune donne, enfatizzando gli aspetti relativi alla loro identità femminile, si “travestono” da donne… Come nel caso di Morgana, donna curatissima e bellissima, promossa a un elevato grado della magistratura a 55 anni, ormai rassegnata al fatto di rimanere single. E’ sorpresa di non essere mai riuscita a “tenere” accanto a sé un uomo, nonostante tutti i suoi sforzi di apparire come una donna di casa perfetta e sessualmente sempre pronta e disponibile, tanto da arrivare, a volte, a quello che viene definito un vero e proprio asservimento sessuale.

Una donna che si definisce completa, che ha dovuto faticare moltissimo per raggiungere certi obiettivi lavorativi, ostacolata da suo padre nella scelta di una professione certamente riservata a una ristretta cerchia di uomini. D’altra parte io mi trovo di fronte a una contraddizione fra l’immagine di una donna che definirei “iperfemmina” e quella della professionista inappuntabile e grintosa.

Ho subito l’impressione che dietro la maschera della femmina tutta curve e sorrisi, Morgana nasconda tutta la sua parte maschile e aggressiva che, invece, le ha permesso di arrivare a fare il magistrato. Morgana, in realtà, è piena di sensi di colpa per essere arrivata così in alto nella carriera e non aver ascoltato le ammonizioni paterne, inconsciamente sente quasi di aver “rubato” qualcosa attribuito stereotipicamente e socialmente  ai maschi, ossia il potere (in termini simbolici, il fallo) e adesso sta cercando affannosamente di “restituire” il maltolto mostrando a tutti esclusivamente la sua femminilità, in modo da non essere scoperta. Come spesso accade in questi casi, le donne che attuano tali forme di mascheramento anelano ad autopercepirsi come uomini. In tal modo esse disporrebbero di un presunto maggiore potere che consentirebbe loro di “agire” sul passato, cambiando le logiche relazionali che hanno provocato dolore.

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Pagina aggiornata al 19/04/2007

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