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Eros
e Tanathos, vita e morte, Yin e Yan, dolore
piacere: termini contrapposti, concetti molto
diversi ma sempre vicinissimi…
Soprattutto
per quanto riguarda il
concetto di dolore
e di piacere: si piange di gioia, si può ridere
dal nervosismo, si geme di piacere ma anche di
dolore…La ricerca del piacere sembra essere la
motivazione principale dell’esistenza anche
se, spesso, nella società attuale, è inteso
come semplice soddisfacimento dello stato di
bisogno materiale in senso consumistico.
La
concezione medica del piacere, a differenza
della visione psicoanalitica, risulta essere
riduttiva. Nella medicina classica, il
piacere è inteso, semplicemente, come
mancanza di dolore e di malattia. Il
paziente “sente” il suo corpo perché
“sente” dei dolori o dei disagi e il medico
lo aiuta ad eliminare queste sensazioni perché
spiacevoli.
Lo
psicoanalista, invece, insegna al paziente a
sentire il proprio corpo e le proprie sensazioni
continuamente, lo spinge a ricercare attivamente
il piacere e a non accontentarsi di non provare
più dolore, attraverso la comprensione e
l’elaborazione dei conflitti inconsci che
tendono ad impedirglielo.
Il
piacere nasce, dunque, come risoluzione
di un conflitto, in termini psicoanalitici,
fra la pulsione inconscia e la censura.
Sarebbero i diversi aspetti del nostro inconscio
a determinare il conflitto. L’Es agisce
secondo il principio di piacere e mira
all’appagamento delle pulsioni ma viene
censurato dal Super-Io che agisce secondo i
valori e le norme sociali, attraverso la
mobilitazione del senso di colpa. È il buon
funzionamento dell’Io che permette la
mediazione fra le esigenze istintive e la
realtà esterna ed è proprio questa struttura
che ci permette di godere, rimandare un piacere
oppure evitarlo del tutto perché stabilisce che
il piacere del momento può trasformarsi in
dolore di domani.
Tale
conflitto psichico rimanda, infine, a quello
primordiale fra Eros e Tanathos,
fra istinto di vita e istinto di morte. Con
questi presupposti diventa anche più semplice
comprendere certi comportamenti ritenuti
pericolosi o autodistruttivi per l’uomo come
ad esempio l’uso e l’abuso d’alcool o
droghe; anche in questi casi è la ricerca del
piacere la molla principale che diventa, però,
sempre più effimero con l’arrivo della
dipendenza.
Così
com’è possibile comprendere l’eccessiva
rigidità d’alcuni pazienti in cui
l’imponente presenza di un Super-Io li porta a
condurre uno stile di vita basato sul “piacere
del dovere”, a negare ogni forma di godimento
vero, salvo poi arrivare a manifestare delle
crisi di panico in pieno benessere: segno
evidente che l’attività moderatrice fra
pulsioni interne e realtà esterna non ha
funzionato.
Al
piacere, dunque, ci possono arrivare tutti:
poveri e ricchi; belli e brutti, purché non ci
si riferisca al piacere convenzionale, frutto
del consumismo. Il vero piacere, infatti,
è legato alla nostra storia personale e
diventa tanto più raggiungibile quanto più il
nostro senso di libertà cresce.
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