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Buon pomeriggio, oggi è giovedì 25 maggio 2017

Gravidanza e vaginismo

sesso in pillole
 




Gravidanza e vaginismo

Una donna di 30 anni, vergine, sposata da 4 anni che non era mai riuscita ad avere rapporti sessuali completi a causa delle contrazioni muscolari vaginali che impedivano la penetrazione, si era presentata nel mio studio la prima volta da sola. Dopo un periodo di terapia basata sugli esercizi di desensibilizzazione graduale e sistematica della piattaforma muscolare vaginale, ho conosciuto anche suo marito che si è presentato da subito come un buon partner, collaboratore attento alla terapia e motivato a seguire il percorso di coppia.

 

C’erano tutti i presupposti, dunque, per proseguire con soddisfazione e relativa serenità il discorso terapeutico, basato sulla collusione di coppia che aveva tenuto in piedi questa sintomatologia per così tanto tempo. I risultati arrivarono abbastanza presto e io ne ero contento e gratificato: avevo previsto tutto, anche le ricadute.

 

Avevo previsto persino l’eventualità che questi successi avrebbero potuto portare i frutti e, quindi, avevo consigliato loro di adottare un mezzo anticoncezionale durante la terapia, ma questo consiglio era stato puntualmente eluso perché avevano deciso di stare attenti in altro modo e, in fondo, continuavano ad essere scettici rispetto alla risoluzione completa della disfunzione.

 

La rivelazione di “essere in tre” avvenne dopo otto mesi dall’inizio della terapia e fu un momento molto triste per entrambi: dichiararono apertamente che non avrebbero voluto che tutto questo accadesse in questo momento, proprio adesso che stavano risolvendo una serie di problematiche di coppia, oltre alla sintomatologia che li aveva condotti in terapia. Capisco subito, però, che non si trattava di un banale incidente ma rappresentava l’espressione di una forte ambivalenza nei confronti della gravidanza. Nonostante non sembrasse esserci un vero desiderio di gravidanza, avevo molta fiducia rispetto al fatto che il periodo di gestazione avrebbe risvegliato lo spirito materno di lei e che l’avrebbe portata ad un atteggiamento emotivo positivo nei confronti della procreazione.

 

In fondo, non avendo pianificato in maniera ossessiva questa nascita, non l’avrebbero neppure caricata d’aspettative eccessive e non avrebbero rischiato troppo, come spesso accade, di restare delusi dalla diversità tra il bambino reale e quello immaginario. Consapevole del fatto che, come sostengono gli psicoanalisti, esiste una naturale ostilità, più o meno coraggiosamente palesata, nei confronti del feto decisi di iniziare a lavorare sulle identificazioni rispettive con le proprie immagini genitoriali interiori.

Effettivamente Giulia aveva da sempre vissuto sua madre come efficientissima e attentissima alle esigenze dei propri figli: il passaggio dal ruolo di figlia a quello di genitore le procurava, dunque,  una serie di angosce perché l’avrebbe portata a verificare, a sua volta, la propria capacità di essere un buon genitore.

 

La ristrutturazione positiva della gravidanza è passata attraverso la autonomizzazione da questa pesante figura materna interiorizzata e la possibilità di viversi come una madre diversa da come era stata sua madre con lei: meno efficiente, ma più affettuosa e più umana.

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Pagina aggiornata al 15/09/2013

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