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Anna,
50 anni viene in consultazione notevolmente
arrabbiata con gli uomini di bella presenza,
ritiene che dietro la bella facciata si nasconda
sempre una delusione e il perché lo comprendo
quasi subito…
E’
sposata da 26 anni con Antonio e hanno due figli
stupendi. Antonio e’ un bell’uomo, quello
che io definirei un “sempreverde”, e’
molto attento ad apparire e mantiene gonfia la
propria autostima frequentando 3 ore al giorno
la palestra: questa ossessione per il suo
fisico, vista la sua età, rischia di diventare
controproducente. Antonio, in realtà, dietro
questa facciata nasconde una tendenza
omosessuale ed e’ costretto ad utilizzare la
farmacoinfusione intracavernosa per avere
un’erezione. L’autostima di Antonio e’
paragonabile a una noce: ha sviluppato una
scorza dura ma dietro c’è un frutto molto
tenero. Antonio, come tutti i narcisi compie
gesta temerarie
più che coraggiose, tentando di dimostrare agli
altri, e alla sua donna, la propria virilità.
Tutte le sue azioni, generalmente eccessive
quindi, sono al servizio del rinforzo del
proprio narcisismo. Il narciso, per eccellenza,
non instaura delle vere relazioni, ma l’altro
o l’altra vengono “utilizzati” come
specchio della propria immagine. Naturalmente
Antonio, come tutti i gonfiati, è un vero
paternalista, soprattutto nei confronti del
figlio maschio, sembra essere completamente
impermeabile alle critiche e non si e’ mai
messo in discussione, dando la responsabilità
dei suoi problemi sessuali ad Anna.
Insomma,
il minimo comun denominatore delle coppia in cui
c’è una forma di narcisismo, è l’uomo che
rifiuta di mettersi in causa per non svelare la
debolezza di un’autostima gonfiata.
Antonio,
purtroppo, ha avuto dei genitori quasi
anaffettivi e lui, per conquistarsi la loro
stima e avvicinarli ha dovuto superare certi
limiti…In altri casi i genitori hanno, a loro
volta un’autostima instabile e perpetuano
questo modello con i loro figli, oppure hanno
delle pretese eccessive rispetto alle capacità
e alle caratteristiche del proprio figlio.
Cosa
dovrebbe fare una donna con un uomo così?
Innanzitutto
procedere a un’attenta valutazione della
propria forza contrattuale, per capire se ci
sono ancora delle carte da giocare e spingere,
in questo modo, il marito a chiedere un aiuto
specialistico. Oppure rivolgersi, come nel caso
di Anna, a uno specialista per proprio conto. In
questo modo, Anna ha compreso di essere complice
del marito nella disfunzionalità: estremamente
comprensiva, continuava a proteggerlo da tutto
il suo senso di inadeguatezza, perfino fingendo
il piacere durante i rapporti sessuali. E’
stato fondamentale, per lei, ricostruire la
propria autostima per poter essere libera di
decidere se riconquistare il marito oppure
lasciarlo andare.
L’importante
è, dunque, agire e smettere di accettare
passivamente un ulteriore insabbiamento.
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