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Luisa
e Anna vengono in consultazione per lo stesso
motivo. Non riescono ad avere una
relazione stabile e, dopo tante storie
finite male, si chiedono il perché. Entrambe
hanno trentadue anni, una bella presenza e una
discreta posizione lavorativa, ma le loro
somiglianze si fermano qui.
Luisa,
infatti, ha una convivenza alle spalle con un
uomo che, all’inizio, non le piaceva
affatto e di cui dice di essersi innamorata
follemente solo nel momento in cui lui l’ha
lasciata la prima volta. Anna, invece, è
stata lasciata dall’ultimo di una serie di
uomini dopo un anno di fidanzamento, nonostante
si dichiarassero innamorati entrambi, perché
lui non si sentiva ancora pronto a vivere con
lei e a costruire una famiglia.
Luisa
agisce nei suoi rapporti inseguendo un ideale
di uomo e non si rassegna a guardare chi ha
di fronte realmente, continuando a proiettare su
di lui una serie di caratteristiche che vorrebbe
che lui possedesse. La continua ricerca di un
uomo ideale si scontra puntualmente con l’uomo
reale producendo in lei la tendenza a voler
cambiare l’altro.
Anna
si relaziona con i suoi uomini cercando di
costruire per forza una relazione,
con chiunque sia, senza tener conto delle
possibilità realistiche che questo possa
avvenire nei termini e nei modi desiderati da
entrambi.
Nessuna
delle due è realmente innamorata del proprio
partner: Luisa è innamorata di un partner
ideale e Anna è innamorata dell’idea di avere
una relazione. Nel caso di Luisa, il suo partner
non si sentirà mai adeguato perché non viene
considerato per quello che è, ma per come Luisa
vorrebbe che fosse e inizia a nutrire un
complesso di inferiorità. Nel caso di Anna, il
partner si sente come “uno qualunque”, che
diventa uno strumento utile alla costruzione di
una relazione e non un individuo da amare. In
entrambi i casi i partner non si sentono amati e
desiderati e tendono ad abbandonare il campo.
La
soluzione di problemi del genere affonda
le radici nel passato anche se la crisi si
manifesta nel presente. Per raggiungere una
stabilità sentimentale e concreta, Luisa e Anna
dovranno affrontare il tema dell’autonomia e
dell’individuazione in psicoterapia.
L’autonomia emotiva e affettiva permetterà
loro di far convivere e accettare i diversi
aspetti delle loro personalità e, soprattutto,
di distinguere fra una realtà esterna e una
realtà interna, intrisa di idealizzazioni.
Dietro
le scelte di Luisa, infatti, si cela
l’immagine interiorizzata di un padre ideale e
mai avuto visto che, nella realtà, suo padre
era un giocatore d’azzardo che ha passato
parecchi guai con la giustizia.
Anna
sta cercando con disperazione e ansia di
realizzare un progetto non suo ma di sua madre
che ha sempre sognato un grande matrimonio per
questa unica figlia e che rappresenta l’unico
modo per Anna di poter raggiungere l’autonomia
dalla sua famiglia di origine decisamente
opprimente.
E’
proprio l’ansia di raggiungere la stabilità
sentimentale che porta Luisa e Anna a non
confrontarsi realmente con l’altro e a
inseguire un tipo di progetto egocentrico in cui
la coppia non trova spazio
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