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Perversioni femminili

sesso in pillole
 




Perversioni femminili

Louise Kaplan, nel suo libro “Le perversioni femminili” (1990), propone una serie di riflessioni dalle quali emerge la possibilità d’individuare il significato intrinseco di ogni forma di parafilia, maschile o femminile che sia e di comprendere l’identità di quei nuclei psicodinamici rispetto ai quali l’autrice ritiene venga attuato, fondamentalmente, un tentativo di negazione. La parafilia è considerata una “strategia psicologica” a tutti gli effetti non distinguibile strutturalmente da un puro meccanismo di difesa. L’autrice ritiene si possa cogliere in ogni manifestazione di parafilia l’espressione esagerata di valenze strettamente legate ai ruoli sessuali. Emerge la convinzione che il comportamento parafilico, sia nel suo momento genetico sia in quello puramente fenomenico, abbia a che fare con l’attribuzione, socialmente determinata, dei ruoli di genere. Tuttavia, nelle parafilie si trova fortemente rappresentato anche il desiderio di esperire condotte sessuali considerate come tipiche del sesso opposto. In diversi passaggi dell’opera, viene sostenuto dalla Kaplan l’idea che le strategie perverse possano essere comprese non come categorie a sé stanti, “entità cliniche nettamente definite”, ma come aspetti di una strategia perversa complessiva. E’ proprio partendo dalla considerazione dell’importanza estrema attribuibile alle dinamiche psicologiche, dipendenti dall’identità di genere e dai ruoli di genere, che si delinea la possibilità di identificare uno specifico femminile relativamente alle parafilie. Le parafilie, maschili o femminili, rappresentano una “caricatura” dell’ideale di genere relativo al proprio sesso.

Secondo Kaplan l’ideale di genere femminile è rappresentato, fra l’altro, dalle dimensioni della pulizia, dell’innocenza, della spiritualità e della sottomissione. L’esigenza di mantenere intatti gli ideali di innocenza e purezza di cui parla la Kaplan sembra essere rinforzata dai risultati di una nostra rjcerca precedente, effettuata su un campione di 640 donne, la quale si proponeva, fra le altre cose, di valutare come le donne percepiscono e descrivono la propria esperienza orgasmica. Tali descrizioni apparivano spesso non congruenti rispetto a quelle che si trovano nella letteratura scientifica relativa al fenomeno dell’orgasmo (Sadock, 1975; Kaplan H. S., 1974; Rifelli, 1996). Dalle interviste che hanno preceduto la somministrazione dei questionari emergeva in maniera sempre più evidente l’indeterminatezza dell’espressione dell’esperienza orgasmica. Era evidente, infatti, che molte di loro, nel descrivere la propria esperienza dell’orgasmo, non facevano assolutamente riferimento ai correlati fisiologici di tale esperienza creando, in questo modo, dubbi circa la autenticità della stessa. Il risultato era una gran confusione che si esprimeva attraverso definizioni dell’orgasmo che andavano dalla genericità più assoluta alla mancanza di specificazioni.

Proponiamo di seguito la presentazione di alcuni fra i risultati che sono apparsi significativi al fine di supportare la nostra ipotesi di correlazione fra l’orgasmo e le “perversioni femminili”. Rispetto alla domanda: “Ha in questo momento una relazione di coppia stabile?”, il 74% delle donne ha dato una risposta affermativa e nel 36,4% dei casi afferma di raggiungere “sempre” l’orgasmo col partner abituale; il 54,5% lo raggiunge “spesso”; il 4,5% “ talvolta” e il 4,5% “mai”. Come si può notare la maggior parte del campione afferma di raggiungere spesso l’orgasmo col proprio partner. Mentre in relazione alla domanda: “Raggiunge l’orgasmo con altri partner?”; nella stessa frazione del campione, il 61,7% di esse afferma di non raggiungere “mai” l’orgasmo con altri partner e di raggiungerlo “sempre” nell’8,5% dei casi.

La maggior parte dei soggetti (61% del campione) necessita di una stimolazione prevalentemente clitoridea per raggiungere l’orgasmo: questo rafforza l’ipotesi di Helen Singer Kaplan (1974; 1980) secondo cui l’orgasmo è comunque a partenza clitoridea e si estrinseca attraverso le contrazioni della platform vaginale. Tuttavia il 60% delle donne intervistate non evidenzia la presenza di contrazioni dei muscoli circumvaginali durante l’orgasmo, contrazioni che caratterizzano l’orgasmo (Simonelli, 1996, Masellis, 1996). Il 78% delle donne riferisce di conoscere il punto G (Grafenberg, 1950, Ladas et al., 1982), ma le loro descrizioni sulla localizzazione di quest’ultimo sono giuste solo nel 47% dei casi. Dall’analisi relativa alla domanda: “Quali sono le sue sensazioni fisiche durante l’orgasmo?” è emerso che solo il 59% delle donne da’ una descrizione delle sensazioni fisiche durante l’orgasmo coerente con la letteratura cui noi ci riferiamo. Mentre relativamente alla domanda: “Quali sono le sue sensazioni psicologiche?” l’85% del campione le riporta coerentemente con quanto affermato in letteratura (Cohen et al.,1996). L’evidente discrepanza fra i due risultati evidenzia una maggiore disponibilità a parlare in termini psicologici dell’orgasmo e una tendenza a negarne la componente fisica.

Relativamente agli items: “Come si sente durante e dopo l’orgasmo?” il 67% delle donne dà una definizione concorde (“…mi sento tesa…”, “…mi sento eccitata…”) con la letteratura nel definire le sensazioni avvertite durante l’orgasmo. Il 90% delle donne dà definizioni concordi con la letteratura scientifica (“…mi sento rilassata…”, “…mi sento soddisfatta…”) rispetto alle sensazioni avvertite dopo l’orgasmo. In relazione alla domanda: “Quanti orgasmi ha, di solito, durante un rapporto sessuale?” Il 59% delle donne dichiara di avere un solo orgasmo per ogni rapporto sessuale e solo l’1,6% delle donne dichiara di aver avuto esperienze di orgasmi multipli, a differenza di quanto evidenziato in letteratura (Hite, 1976), laddove viene enfatizzata molto la potenzialità orgasmica della donna. Mentre, coerentemente con quanto riportato in letteratura, il 65% del campione dichiara di raggiungere l’orgasmo in un tempo che varia da 10 a 20 minuti (Master & Johnson, 1966).Il 50% circa di chi afferma di raggiungere sempre l’orgasmo, ne da una definizione non coerente con la letteratura scientifica.Inoltre, il 75,8% dei soggetti che afferma di raggiungere spesso l’orgasmo, non evidenzia, nella descrizione dell’esperienza orgasmica, la presenza di contrazioni dei muscoli situati intorno alla vagina (AA. VV., 1982; Fenelli, 1996). Sembra ancora più evidente che le persone che affermano di raggiungere spesso l’orgasmo, in realtà, non ne danno una descrizione coerente con la letteratura scientifica.

Conclusioni.
L’intento di questo lavoro era precedentemente quello di raccogliere informazioni sull’esperienza orgasmica relativamente a tre aspetti: a) le conoscenze dell’anatomia e fisiologia dell’apparato genitale femminile, b) il confronto fra orgasmo vaginale e orgasmo clitorideo, c) la coerenza delle descrizioni dell’orgasmo rispetto a quanto riportato in letteratura. Soprattutto a proposito di quest’ultimo aspetto, le descrizioni riportate dalle donne intervistate hanno dimostrato una certa confusione riguardo al fenomeno dell’orgasmo. I risultati della ricerca sopra descritta potrebbero rappresentare una spiegazione rispetto alla “strategia perversa”, basata sulla definizione generica e ascetica dell’esperienza orgasmica, che mette in atto la donna al fine di preservare quegli ideali di innocenza, spiritualità e purezza socialmente attribuiti al genere femminile. In questo senso, il confronto fra la lettura dell’opera di Louise Kaplan e questo nostro contributo di ricerca sulla percezione dell’orgasmo femminile, sostiene l’idea che le strategie perverse femminili possono e devono essere comprese come aspetti di una strategia perversa complessiva e non come categorie a sé stanti o entità cliniche nettamente definite.

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Pagina aggiornata al 15/09/2013

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