La
recente morte di due prelati francesi nei
quartieri frequentati da donne di facili costumi
ha certamente danneggiato l'immagine idealizzata
dell'uomo di chiesa, ma ha soprattutto nuociuto
a milioni di cardiopatici che hanno visto
risorgere con questi eventi ansietà radicate
nelle credenze popolari e legate all'idea che la
sessualità è dannosa al cuore al punto che
eccessi sessuali possono causare la morte.
Su
questo interessante tema di medicina sociale,
Wagner dell'Università di Washington ha
pubblicato recentemente una importante messa a
punto. Appare evidente che, dopo un infarto,
molte preoccupazioni si concentrano sul
rischio di riprendere i rapporti sessuali.La
paura della ricaduta e della morte improvvisa
così come l'angoscia di certi pazienti cozzano
spesso contro un atteggiamento del medico, che
cronicamente mal preparato in sessuologia,
reagisce banalizzando o dando dei consigli
tecnici di rieducazione in tutti i campi, tranne
che in quello che riguarda la ripresa dei
rapporti sessuali.Wagner
parla anche di astinenza sessuale iatrogena
indotta da medici sessuofobi.
A
Ginevra, una ricerca fatta su 100 pazienti
intervistati un anno dopo l'infarto ha
dimostrato che 34 di loro, senza una ragione
medica, non avevano ripreso i rapporti sessuali.
Inoltre, nell'insieme del gruppo, la frequenza
media dei rapporti era passata da 5,2 a 2,7 al
mese. Le cause invocate sono state in ordine di
frequenza decrescente: diminuzione della libido,
depressione e angoscia, timore espresso dal
coniuge, paura di una recidiva, crisi
persistenti di angor con dolore toracico e
difficoltà respiratorie.
Questa ricerca ha dimostrato che le cause della
astinenza o della diminuzione dell'attività
sessuale erano di ordine emotivo e non fisico.
Questi pazienti sono stati sottoposti a test di
sforzo e non è stata trovata alcuna
correlazione tra sforzo fisico che essi potevano
ancora fornire e la frequenza sessuale. Anche
tra i sei pazienti che presentavano una crisi di
angor al giorno, la frequenza sessuale non era
inferiore alla media del gruppo.
Questi risultati coincidono con quelli di una
precedente ricerca americana di Tuttle prima e
di Hellerstein poi, i quali hanno trovato
soltanto in un terzo dei loro pazienti, la
ripresa di una attività sessuale normale dopo
l'infarto. Di fronte a questi dati ed alla
importanza della sessualità per una vita serena
ed equilibrata, bisogna porsi la domanda se
veramente il sesso è dannoso al cuore o peggio
se può condurre a morte.Già
le prime ricerche di Kinsey sono rassicuranti
perché il famoso sessuologo americano, dopo
avere consultato gli archivi di medicina in
America ed in Europa, non ha trovato che qualche
decina di crisi cardiache fatali dovute alla
vita sessuale, ma questo nell'arco di mezzo
secolo.
Uno
studio di Ueno del Ministero della Sanità di
Tokyo ha confermato che su 5559 casi di morte,
solo 34 avevano come causa diretta un atto
sessuale. Si trattava nel 77 % dei casi, di
rapporti extraconiugali, aventi luogo nel 34 per
cento in albergo. Tutti gli esperti insistono
che il rischio di un rapporto fatale è
ben più grande nelle situazioni di stress
psico-fisico con una compagna non abituale,
in un ambiente insolito che aumenta l'ansietà
soprattutto se questo è accompagnato da un
eccesso alimentare e di bevande alcoliche.
Una avventura extraconiugale è senza dubbio più
pericolosa e Struart Rosengard segnala che i
maggiori pericoli sono corsi dai soggetti
iperattivi, che colpiti da infarto, rifiutano la
realtà della malattia e cercano di negarla
sottoponendosi ad attività di ogni genere,
sessuali comprese, per provarsi di essere
tornati come prima.
In
questi casi, lo stress è nettamente aumentato
ed il rischio è più grande di quello che è
indotto da un rapporto sessuale nella coppia che
si conosce bene in una atmosfera di fiducia
reciproca. Per questa ragione, il coniuge del
cardiopatico deve essere cointeressato nel
processo di riabilitazione.
Adsett,
negli Stati Uniti e Hahn in Germania praticano
con efficacia psicoterapie brevi con pazienti
in fase di rieducazione e con il coniuge.Koller
ha anche dimostrato che il fatto di minimizzare
la sessualità poteva condurre a conflitti
coniugali capaci di mantenere lo stress e
rallentare il processo di guarigione. Al
contrario una sessualità serena ha una
influenza vivificante e rilassante
sull'organismo e riduce l'angoscia che è spesso
una delle cause di ricaduta dell'infarto e che
può aggravare il fenomeno ipertensivo.Anch'io
ho avuto una esperienza in tal senso con un uomo
che aveva avuto un infarto poco dopo essersi
separato da una donna con la quale intratteneva
una relazione adulterina e con la quale
continuava ad avere rapporti sessuali anche se
tempestosi. Appare evidente che il cuore aveva
ceduto non a causa di una fatica amorosa, ma per
lo stress dell'infedeltà coniugale.
Diversi
scienziati hanno provato a realizzare in
laboratorio l'influenza reale della sessualità
sull'attività cardiocircolatoria.
Già
nel 1925 Scott aveva presentato un film erotico
a 100 studenti in medicina ed aveva ottenuto una
immediata elevazione della pressione arteriosa.In
seguito, in altri esperimenti più precisi, sono
stati presi in considerazione l'aumento della
frequenza cardiaca e respiratoria che, secondo
Masters e Johnson sembra aumentare in maniera
evidente durante il coito in pazienti non
cardiopatici ed indicare così un notevole
sovraccarico cardiaco.
Per
controllare questo effetto nei cardiopatici,
Hellerstein di Cleveland ha messo a punto una
tecnica ingegnosa.
48
pazienti che avevano avuto un grave infarto e 43
altri che avevano un cuore vulnerabile hanno
vissuto per più giorni portando addosso un
apparecchio miniaturizzato che permetteva la
registrazione continua dell'ECG. Essi sono stati
invitati a continuare la loro vita normale e non
è stato loro detto che l'interesse
dell'esperienza verteva essenzialmente sulla
attività sessuale.14
dei 91 pazienti hanno avuto rapporti sessuali e
la frequenza media cardiaca è salita da 87 a
117,4 battiti al minuto. Ma l'analisi completa
dell'ECG ha dimostrato che la frequenza cardiaca
media durante le altre occupazioni giornaliere
era di 120 battiti al minuto, dunque un poco
superiore a quella registrata durante la loro
attività sessuale.
Un
esempio tipico era quello di un avvocato di 48
anni la cui frequenza cardiaca durante il coito
era nettamente superata ogni volta che egli
entrava in tribunale o parlava al telefono con
un collega.
Una
ricerca recentissima di Green di Saint Louis che
misurava il debito di ossigeno in rapporto alla
attività cardiaca ha confermato che in
condizioni psicologiche e di ambiente
favorevoli, l'attività sessuale non è più
dannosa di una comune attività quotidiana.
Si è anche arrivati all'atteggiamento estremo
di Wagner, che consiglia regolarmente la
masturbazione terapeutica ai cardiopatici quando
essi si trovano nella fase ospedaliera di
riabilitazione, se essa non provoca obiezioni
religiose nel qual caso può nuocere al cuore!
Anche il consiglio tradizionale di scegliere una
posizione sessuale poco faticosa con un rapporto
sul fianco o con il partner sano in posizione
superiore non sembra dovere essere mantenuto
dopo la ricerca di Rhodes. Otto uomini
controllati con ECG sono stati invitati ad
assumere le diverse posizioni sessuali. Si è
concluso che la posizione sessuale nei
cardiopatici non ha alcuna importanza.Resta
infine da segnalare l'assenza di dati sul
comportamento sessuale delle donne
cardiopatiche, mentre è giustificata in esse la
prudenza per quanto riguarda una eventuale
gravidanza e il parto. In
conclusione: il cardiopatico (ed il suo medico)
hanno ogni ragione per essere ottimisti purché
non si imponga loro l'astinenza di un grande
invalido o gli sforzi di un atleta.