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Orgasmo e perversioni femminili

sesso in pillole
 




Orgasmo e perversioni femminili

di Filippo Petruccelli e Nada Loffredi

Secondo Louise Kaplan  le perversioni tipicamente femminili possono essere comprese non come entità cliniche nettamente definite, ma come aspetti di una strategia perversa complessiva. Lei ritiene si possa cogliere in ogni manifestazione di parafilia l’espressione esagerata di valenze strettamente legate ai ruoli sessuali. Le problematiche legate all’identità di genere sono, a tutti gli effetti, correlabili agli stereotipi sociali. Secondo Louise Kaplan, l’ideale di genere femminile è rappresentato, fra l’altro, dalla ricerca affannosa di un ideale d’innocenza, di pulizia, di spiritualità e sottomissione.

La presente ricerca, effettuata su un campione di 640 donne attraverso l’uso di un questionario semistrutturato, ha rilevato che le risposte ottenute dai soggetti rispetto alle sensazioni fisiche provate durante l’orgasmo non coincide con le descrizioni dell’orgasmo proposte dalla letteratura scientifica ma ricalca quei parametri di purezza socialmente accettati che definiscono le perversioni femminili, così come sono state descritte dalla Kaplan.

Introduzione
Louise Kaplan, nel suo libro “Le perversioni femminili” (1990), propone una serie di riflessioni dalle quali emerge la possibilità d’individuare il significato intrinseco di ogni forma di parafilia, maschile o femminile che sia e di comprendere l’identità di quei nuclei psicodinamici rispetto ai quali l’autrice ritiene venga attuato, fondamentalmente, un tentativo di negazione. La parafilia è considerata una “strategia psicologica” a tutti gli effetti non distinguibile strutturalmente da un puro meccanismo di difesa. L’autrice ritiene si possa cogliere in ogni manifestazione di parafilia l’espressione esagerata di valenze strettamente legate ai ruoli sessuali. Emerge la convinzione che il comportamento parafilico, sia nel suo momento genetico sia in quello puramente fenomenico, abbia a che fare con l’attribuzione, socialmente determinata, dei ruoli di genere. Tuttavia, nelle parafilie si trova fortemente rappresentato anche il desiderio di esperire condotte sessuali considerate come tipiche del sesso opposto.

In diversi passaggi dell’opera, viene sostenuto dalla Kaplan l’idea che le strategie perverse possano essere comprese non come categorie a sé stanti, “entità cliniche nettamente definite”, ma come aspetti di una strategia perversa complessiva. E’ proprio partendo dalla considerazione dell’importanza estrema attribuibile alle dinamiche psicologiche, dipendenti dall’identità di genere e dai ruoli di genere, che si delinea la possibilità di identificare uno specifico femminile relativamente alle parafilie. Le parafilie, maschili o femminili, rappresentano una “caricatura” dell’ideale di genere relativo al proprio sesso. Secondo Kaplan l’ideale di genere femminile è rappresentato, fra l’altro, dalle dimensioni della pulizia, dell’innocenza, della spiritualità e della sottomissione.  L’esigenza di mantenere intatti gli ideali di innocenza e purezza di cui parla la Kaplan sembra essere rinforzata dai risultati di una nostra precedente ricerca (Loffredi et al,1999, in corso di stampa), effettuata su un campione di 64 donne, la quale si proponeva, fra le altre cose, di valutare come le donne percepiscono e descrivono la propria esperienza orgasmica. Tali descrizioni apparivano spesso non congruenti rispetto a quelle che si trovano nella letteratura scientifica relativa al fenomeno dell’orgasmo (Sadock, 1975; Kaplan H. S., 1974; Rifelli, 1996). Dalle interviste che hanno preceduto la somministrazione dei questionari emergeva in maniera sempre più evidente l’indeterminatezza dell’espressione dell’esperienza orgasmica. Era evidente, infatti, che molte di loro, nel descrivere la propria esperienza dell’orgasmo, non facevano assolutamente riferimento ai correlati fisiologici di tale esperienza creando, in questo modo, dubbi circa la autenticità della stessa. Il risultato era una gran confusione che si esprimeva attraverso definizioni dell’orgasmo che andavano dalla genericità più assoluta alla mancanza di specificazioni.

Proponiamo di seguito la presentazione di alcuni fra i risultati che sono apparsi significativi al fine di supportare la nostra ipotesi di correlazione fra l’orgasmo e le “perversioni femminili”.

Materiale e metodo
Per questo lavoro abbiamo utilizzato un questionario da noi stessi ideato e composto da 23 items. Allo scopo di effettuare dei confronti fra ciò che la letteratura riporta sul fenomeno dell’orgasmo e le percezioni riferite dalle donne intervistate, abbiamo ritenuto opportuno codificare gli items a domanda aperta in termini di concordanza o meno con la letteratura.

L’analisi sugli items è stata condotta facendo sia una descrizione item per item, che analizzando alcuni item in relazione ad altri. Il campione sperimentale era costituito da 640 donne.

La tabella sotto riporta la distribuzione del campione per età.

Tabella 1. Relativa alla suddivisione per età del campione
Fascia di età Percentuali
Fino a 22 anni 3.1%
Da 23 a 25 10.9%
Da 26 a 28 35.9%
Da 29 a 31 10.9%
Da 32 a 34 14.1%
Oltre i 35 anni 25%


Di queste 640 donne, il 3,1% aveva un’istruzione media inferiore, il 53,1% un’istruzione media superiore e il 43,8% una laurea.

Lo stato civile è descritto dalla tabella 2 sotto riportata; abbiamo inoltre voluto indagare sulla presenza o meno di figli, ed è emerso che l’81,3% delle donne intervistate non ha figli contro il rimanente 18,7% che ne ha uno o più di uno.

Tabella 2. Relativa allo stato civile del campione
Stato civile Percentuale
Nubile 66.1%
Coniugata 16.1%
Separata/divorziata 17.7%

Come si può a questo punto notare, il campione era composto da donne di età giovane, nubili, senza figli e con un buon livello di istruzione.

Discussione dei risultati
Rispetto alla domanda: “Ha in questo momento una relazione di coppia stabile?”, il 74% delle donne ha dato una risposta affermativa e nel 36,4% dei casi afferma di raggiungere “sempre” l’orgasmo col partner abituale; il 54,5% lo raggiunge “spesso”; il 4,5% “ talvolta” e il 4,5% “mai”. Come si può notare la maggior parte del campione afferma di  raggiungere spesso l’orgasmo col proprio partner. Mentre in relazione alla domanda: “Raggiunge l’orgasmo con altri partner?”; nella stessa frazione del campione, il 61,7% di esse afferma di non raggiungere “mai” l’orgasmo con altri partner e di raggiungerlo “sempre” nell’8,5% dei casi.

La maggior parte dei soggetti (61% del campione) necessita di una stimolazione prevalentemente clitoridea per raggiungere l’orgasmo: questo rafforza l’ipotesi di Helen Singer Kaplan (1974; 1980) secondo cui l’orgasmo è comunque a partenza clitoridea e si estrinseca attraverso le contrazioni della platform vaginale. Tuttavia il 60% delle donne intervistate non evidenzia la presenza di contrazioni dei muscoli circumvaginali durante l’orgasmo, contrazioni che caratterizzano l’orgasmo (Simonelli, 1996, Masellis, 1996). Il 78% delle donne riferisce di conoscere il punto G (Grafenberg, 1950, Ladas et al., 1982), ma le loro descrizioni sulla localizzazione di quest’ultimo sono giuste solo nel 47% dei casi. Dall’analisi relativa alla domanda: “Quali sono le sue sensazioni fisiche durante l’orgasmo?” è emerso che solo il 59% delle donne da’ una descrizione delle sensazioni fisiche durante l’orgasmo coerente con la letteratura cui noi ci riferiamo. Mentre relativamente alla domanda: “Quali sono le sue sensazioni psicologiche?” l’85% del campione le riporta coerentemente con quanto affermato in letteratura (Cohen et al.,1996). L’evidente discrepanza fra i due risultati evidenzia una maggiore disponibilità a parlare in termini psicologici dell’orgasmo e una tendenza a negarne la componente fisica.

Relativamente agli items: “Come si sente durante e dopo l’orgasmo?” il 67% delle donne dà una definizione concorde (“…mi sento tesa…”, “…mi sento eccitata…”) con la letteratura nel definire le sensazioni avvertite durante l’orgasmo. Il 90% delle donne dà definizioni concordi con la letteratura scientifica (“…mi sento rilassata…”, “…mi sento soddisfatta…”) rispetto alle sensazioni avvertite dopo l’orgasmo.  In relazione alla domanda: “Quanti orgasmi ha, di solito, durante un rapporto sessuale?” Il 59% delle donne dichiara di avere un solo orgasmo per ogni rapporto sessuale e solo l’1,6% delle donne dichiara di aver avuto esperienze di orgasmi multipli, a differenza di quanto evidenziato in letteratura (Hite, 1976), laddove viene enfatizzata molto la potenzialità orgasmica della donna.

Mentre, coerentemente con quanto riportato in letteratura, il 65% del campione dichiara di raggiungere l’orgasmo in un tempo che varia da 10 a 20 minuti (Master & Johnson, 1966). Il grafico n° 1 evidenzia come il 50% circa di chi afferma di raggiungere sempre l’orgasmo, ne da una definizione non coerente con la letteratura scientifica. Inoltre, il 75,8% dei soggetti che afferma di raggiungere spesso l’orgasmo, non evidenzia, nella descrizione dell’esperienza orgasmica, la presenza di contrazioni dei muscoli situati intorno alla vagina (AA. VV., 1982; Fenelli, 1996).  Sembra ancora più evidente che le persone che affermano di raggiungere spesso l’orgasmo, in realtà, non ne danno una descrizione coerente con la letteratura scientifica.

Grafico 1. Viene messo in relazione la percentuale di persone che preferisce una stimolazione clitoridea per raggiungere l’orgasmo, e la loro conoscenza riguardo l’esistenza di più di un tipo di orgasmo.

Conclusioni
L’intento di questo lavoro era precedentemente quello di raccogliere informazioni sull’esperienza orgasmica relativamente a tre aspetti:

  1. le conoscenze dell’anatomia e fisiologia dell’apparato genitale femminile,

  2.  il confronto fra orgasmo vaginale e orgasmo clitorideo,

  3. la coerenza delle descrizioni dell’orgasmo rispetto a quanto riportato in letteratura.

Soprattutto a proposito di quest’ultimo aspetto, le descrizioni riportate dalle donne intervistate hanno dimostrato una certa confusione riguardo al fenomeno dell’orgasmo. I risultati della ricerca sopra descritta potrebbero rappresentare una spiegazione rispetto alla “strategia perversa”, basata sulla definizione generica e ascetica dell’esperienza orgasmica, che mette in atto la donna al fine di preservare quegli ideali di innocenza, spiritualità e purezza socialmente attribuiti al genere femminile.

In questo senso, il confronto fra la lettura dell’opera di Louise Kaplan e questo nostro contributo di ricerca sulla percezione dell’orgasmo femminile, sostiene l’idea che le strategie perverse femminili possono e devono essere comprese come aspetti di una strategia perversa complessiva e non come categorie a sé stanti o entità cliniche nettamente definite.

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Pagina aggiornata al 15/09/2013

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