|
Le
disfunzioni sessuali sono disturbi psicosomatici
che impediscono all’individuo di avere e/o di
godere il coito o più in generale il piacere
sessuale.
La
loro classificazione può così essere
sinteticamente riassunta:
- disturbi
del desiderio ( desiderio sessuale ipoattivo,
avversione sessuale )
- disturbi
della fase eccitatoria ( alterazioni della
lubrificazione e dell’erezione )
- disturbi
della fase orgasmica ( anorgasmia,
eiaculazione precoce o ritardata )
- disturbi
da dolore sessuale
- vaginismo
Ogni
disturbo può essere primario o secondario,
strutturale o situazionale.
Le
cause di partenza possono essere distinte in
organiche e psicologiche, ma è bene tener
presente che tale divisione, utile dal punto di
vista didattico-descrittivo, risulta spesso
riduttiva dal punto di vista clinico e può far
perdere di vista il circuito di interazione
psicosomatica che quasi sempre si struttura in
un paziente affetto da disturbi sessuali.
Le
cause organiche possono essere legate ad alterazioni
vascolari, endocrine, neurologiche,
degenerative, che colpiscono direttamente gli
organi genitali oppure le ‘centraline’
neurologiche che controllano il ciclo della
risposta sessuale.
Le
cause psicologiche possono essere distinte in
due gruppi principali: le cause profonde di tipo
intrapsichico, relazionale, sociale e le cause
superficiali, che intervengono in un contesto
temporale immediato, pregiudicando la reazione
sessuale nel momento in cui l’individuo è
impegnato in un comportamento sessuale. Le cause
superficiali comprendono l’incapacità della
coppia ad impegnarsi in un comportamento
sessuale efficace, il timore del giudizio e
dell’insuccesso (ansia di prestazione), la
tendenza ad erigere difese percettive ed
intellettuali contro le sensazioni erotiche
(auto-osservazione ), l’incapacità di
comunicare.
Le
procedure diagnostiche comprendono
l’esecuzione di un’anamnesi dettagliata,
di un esame clinico, di esami di
laboratorio e strumentali, di test
psico-diagnostici.
Le
possibilità di intervento terapeutico si
avvalgono dell’utilizzo di terapie
farmacologiche (sempre più raramente
chirurgiche ) e di tecniche psicoterapeutiche.
Purtroppo queste due possibilità vengono spesso
gestite in modo antitetico, con scuole di
pensiero che privilegiano da una parte
l’aspetto biologico e dall’altro l’aspetto
psicologico. In realtà, un approccio
terapeutico integrato e' imprescindibile nel
campo delle disfunzioni sessuali poiche' il
"problema" non è solo la risoluzione
di un sintomo, ma la comprensione dei sottili
significati e dei delicati equilibri di potere
relazionali che quasi sempre il sintomo (e la
sua risoluzione ) sottende.
I
farmaci attualmente utilizzati in sessuologia
sono:
- gli
ansiolitici, per ottenere un effetto di
contenimento sull’ansia prestazionale,
peraltro con scarsi risultati.
- Gli
antidepressivi ( triciclici e di nuova
generazione-ssri ) per la possibilità di
ritardare in una ridotta percentuale di casi
il riflesso eiaculatorio.
- Le
prostaglandine iniettabili direttamente nei
corpi cavernosi, per la possibilità di
indurre un’erezione duratura poco o nulla
modificabile dal desiderio e dal periodo
refrattario.
- Gli
inibitori della fosfodiesterasi-5
responsabile della inattivazione del cGMP,
la molecola che dilata le arterie del
distretto genitale e quindi dell’erezione
il cui capostipite attualmente in commercio
è il Sildenafil ( Viagra ). Sono
personalmente entusiasta di questo nuovo
farmaco proprio per la sua possibilità di
integrazione con le terapie sessuologiche.
E’ un farmaco che secondo il mio giudizio
‘rispetta il paziente ‘ poichè è
sintonico con il suo desiderio e con la sua
eccitazione. Utilizzando una metafora, non
spinge sul motore della macchina erettiva,
ma rimuove il freno che potrebbe impedirne
l’avanzamento. L’assunzione di Viagra
senza un adeguato stimolo eccitatorio
mentale non è quindi in grado di promuovere
l’eccitazione e spesso gli insuccessi di
tale farmaco sono dovuti al fatto che dopo
averlo assunto il paziente cerca la
prestazione e non il piacere. A
dimostrazione che anche una prescrizione
medicamentosa deve tenere conto del paziente
nella sua integrità psicosomatica.
Le
terapie psicosessuologiche attualmente
utilizzate sono:
- Psicoterapie
comportamentali- prescrittive.
- Psicoterapie
relazionali.
- Psicoterapie
strategiche.
- Ipnositerapia
Vengono
tra di loro combinate in base alla formazione
del terapeuta ed alle caratteristiche del caso
clinico.
Da
quanto finora esposto appare chiaro come
l’integrazione tra le varie risorse
terapeutiche rappresenti il modello di
intervento che maggiormente consente di
ristabilire il benessere sessuale in un
individuo o in una coppia che presenta problemi.
E’ auspicabile, considerando la futura
commercializzazione di un numero sempre più
grande di farmaci attivi sulla risposta sessuale,
che il medico maturi la disponibilità ad uno
specifico lavoro formativo sull’argomento per
gestirne al meglio la prescrizione,
sensibilizzandosi nello stabilire un canale
comunicativo diretto con uno psico-sessuologo
per collaborare nella conduzione dei casi
clinici.
|