La
lettura dell'adolescente può essere fatta in
verticale od in orizzontale. Il pediatra sovente
usa questi due parametri ed, in particolare,
il versante verticale in quanto si può dire che
l'adolescenza, e quindi anche la sessualità
dell'adolescente sarà quella che si è meritato
prima.
Penso
che i pediatri che seguono questi ragazzi per
tanti anni facciano queste riflessioni: adesso
abbiamo tamponato il problema, ma ne riparliamo
alla pubertà o all'adolescenza. I problemi
sessuali dell'adolescenza possono quindi
essere il prolungamento, l'integrazione o la
disintegrazione di problematiche che sono nate a
monte.
L'altra
lettura, trasversale, consiste nel prendere
l'adolescenza come fase della vita e studiare
cosa ha di specifico. I conferenzieri del Convegno
sono stati attenti a mostrare la conflittualità
e le varie sfaccettature dell'adolescenza nonché
il riduzionismo biologico, psicologico e sociale
che vi è sovente applicato. Le parole che mi
sono rimaste in mente, sono state «crisi» e «mobilità
». Vorrei insistere sulla nozione di crisi
in positivo. Per esempio, la psichiatria
oggi s’interessa molto agli interventi di
crisi, proprio considerando che la crisi può
essere la breccia che a volte noi provochiamo
artificialmente. Gli specialisti della terapia
relazionale la chiamano la sismologia del
sistema. Si tratta di creare la crisi per
rompere delle strutture troppo chiuse, che sono
sorgente di malattia. Quindi studiamo la crisi
nella sessualità dell'adolescente nel suo
versante ottimistico e non solo in senso
pessimistico, come spesso la vediamo con il
nostro riflesso sanitario che si occupa solo di
quello che non va bene.
La
seconda parola chiave è «mobilità ». Mobilità
tipica dell'adolescente che ha una plasticità
psicologica, corporea e sessuale. La mobilità
psicologica con tutte le crisi d’identità;
prima di dire sono un uomo o sono una donna,
l'adolescente si pone la domanda: Chi
sono? La sessualità a volte serve
a rafforzare questa domanda del chi sono, più
che ad avere una finalità strettamente erotica
e ne parlerò fra poco parlandovi di quelle che
io chiamo le funzioni non sessuali del sesso. C'è
poi una mobilità corporea che, a partire dalla
fisiologia si estende alla psicologia. La
corporeità dell'adolescente, con questo corpo
che si sveglia e che diventa un vulcano, mi ricorda
la sindrome del Fuji- Yama, metafora
del corpo dell'adolescente, la lava dentro e la
neve intorno per raffreddare questo vulcano che
non sanno ben controllare. Da ciò l'alternanza
tra crisi esplosive e fasi ascetiche che sono
tipiche di questo periodo adolescenziale. Questo
corpo si sveglia dal punto di vista sensoriale
ed energetico perciò gli adolescenti si agitano
molto, magari per non dire granché. Questo
bisogno è particolarmente importante
nell'adolescente ci fa dire che quest'ultimo è
più preoccupato del proprio corpo che del proprio
sesso.Infine, esiste la mobilità sessuale con i
suoi cambiamenti biologici e psicologici: il
concetto di maturità sessuale è più vasto
che non la maturazione fisiologica degli organi
genitali.
Nell'insegnamento
di sessuologia di Ginevra, abbiamo un modello
a cinque cerchi. Dobbiamo al tempo stesso
tenere conto del « codice biologico » e del «
codice psicologico » e delle variabili sociali.
Nella sessualità dell'adolescente,
c’interessa l'organo e la funzione
(eventualmente la disfunzione), ma ancora di più
il ragazzo, l'adolescente sessuato. Il
giovane che consulta perché ha paura di avere
il pene piccolo, in realtà si sente insufficiente
e dobbiamo aiutarlo a passare dall'organo alla
persona. La sessualità ha valore per il
soggetto come rinforzo dell'identità personale.
Ma questa sessualità interessa o preoccupa
l'adolescente perché lo apre alla vita di
relazione. Molte volte, il versante relazionale
della sessualità finisce per inquietare il giovane
che consulta perché ha paura delle cilecche.
C'è
inoltre il quarto cerchio che studia il sesso
relazionale, allargato al gruppo, alla
famiglia, al clan ed infine il quinto cerchio
che studia la sessualità adolescenziale in una
prospettiva sociale.
Allora, questa sessualità che non è solo genitalità,
che frequenza ha? che importanza ha?, che cosa
è successo negli ultimi vent'anni? Ho molti
dati che vorrei riassumere dicendo che le
ricerche, quelle tedesche di Sigusch,
quelle inglesi di Schofield, il famoso
rapporto Sorensen sui teen-ager
americani, i lavori recenti di Joy Osofsky
nel Kansas, mostrano una tendenza convergente
nel dire che la sessualità è più precoce, più
frequente, più omogenea tra ragazzi e ragazze.
Questo movimento si è rallentato in questi
ultimi anni per ragioni che alcuni legano alla
paura dell'AIDS, altri alla crisi del
consumismo sessuale. L'inchiesta dell'AIED, su
ventimila adolescenti italiani, sia pure con i
suoi limiti metodologici, ha confermato che
l'età dei rapporti non continua a scendere, che
c'è una stabilizzazione ed una riduzione del
numero dei partner. Anche in Francia, esiste
questa tendenza in cui l'affettivo sta
riprendendo un suo spazio. Abbiamo anche coniato
uno slogan che dice: vent'anni fa i giovani
venivano a dirci «ci amiamo molto ma non
riusciamo a fare l'amore », oggi vengono a
dirci « facciamo bene l'amore ma non
riusciamo più ad amarci ». C'è una
domanda, una curiosità, un interesse ed al
tempo stesso un’inquietudine per le
problematiche dell'intimità e della privacy.
L'intimità sessuale, ne parleremo fra poco, ma
anche l'intimità corporea ed affettiva. Che
cosa vuole dire essere intimo con qualcuno? Con
sesso o senza sesso? Quale intimità con gli
amici, la pseudointimità dei fans dei grandi
divi o idoli sportivi?
La
domanda è spostata da inquietudini concrete,
che forse arrivano ancora al pediatra, a domande
più esistenziali soprattutto quando un
sanitario è capace di ascoltare con la « terza
orecchia ». Quando una ragazza ci viene a
dire « ho mal di pancia » è importante
percepire se in realtà non ci dice «sto male»
invece di « ho male» e se i dolori dei primi
rapporti esprimono in realtà una sua
insoddisfazione personale, relazionale od una
sua depressione mascherata.
Il
secondo aspetto da sottolineare è la maggiore
eguaglianza maschi/femmine. Basta studiare,
per esempio, l'autoerotismo per notare una
progressiva sovrapposizione delle frequenze
dei maschi e delle femmine; quindi tendenza
egalitaria, almeno sull'autoerotismo. Per
l'adolescente, è utile di ricordare che l'autoerotismo
in genere non è pericoloso. Credo che su questo
ormai siamo d'accordo tutti, anche lo
specialista di medicina sportiva, pure se tra i
suoi clienti c'è qualche allenatore, asceta e
sessuofobo. Al limite quello che può inquietare
nell'autoerotismo non è il gesto, ma le
fantasie che l'accompagnano. Nell'adolescente
che si masturba con delle fantasie incestuose,
ad identità sessuale ambigua e che gli possono
creare problemi, il pediatra, interessato
anche alla componente sessuologica, potrà
intervenire in un rapporto di fiducia. Ciò sarà
più utile del discorso concreto « se ne fai
troppe dopo non avrai più energia, ecc. ».
Occorre quindi ricercare i significati di questa
masturbazione adolescenziale, che può anche
avere un fine afrodisiaco, cioè la ricerca del
piacere. Quest’adolescente in cui le energie
crescono e che non sa dove metterle, ha una
pulsione che aumenta ed una difficoltà a canalizzarle.
Vi
sono altre finalità legate all'autoerotismo,
che i pediatri conoscono, per es. l'autoerotismo
come verifica se la meccanica funziona in un
corpo che sta cambiando così bruscamente ed in
maniera misteriosa. In alcune teen-agers,
assistiamo a degli abbandoni della pillola più
o meno sospetti, onde verificare se la fertilità
potenziale esiste davvero. Salvo domandare, dopo
un'interruzione di gravidanza, perché non
esiste nessun progetto bambino, ma solo una
conferma che il corpo funziona dal punto di
vista della fertilità e del piacere sessuale.
C'è
poi la masturbazione come consolazione, come
riparazione, come situazione di ripiego quando
l'adolescente ha degli scacchi a livello
relazionale, nei risultati scolastici o
sportivi. Oltre questa funzione antidepressiva
esiste la masturbazione come sonnifero, di cui
non si parla abbastanza perché si mette troppo
l'accento sulle sue finalità erotiche.
Allora,
domandiamoci a che cosa serve la sessualità
oltre la finalità erotica e procreativa. Quali
sono le altre funzioni? Le chiameremo «le
funzioni non sessuali del sesso ». Oltre la
sessualità come sonnifero, essa può essere un
buon ansiolitico. Rene Spitz diceva che i
teen-agers sono abitati da un'angoscia che non
sanno dove mettere. Spesso, la sessualità,
anche relazionale, non ha una finalità erotica
ma serve ad abbassare il tasso d’angoscia
fluttuante, che altrimenti raggiunge livelli difficili
da sostenere. Molte volte, l'attività corporea
riempie questa funzione di drenaggio. Lo sport
con la sua capacità di seduzione e di verifica
narcisistica può favorire una sublimazione
della sessualità attraverso l'attività corporea.
La funzione antidepressiva del sesso è altrettanto
importante e la si dimentica troppo spesso
nell'adolescente. A Ginevra, studiamo sempre di
più la depressione nei bambini e nell'adolescente.
Non ci piace immaginare che questi « angioletti
» siano depressi perché dobbiamo ammettere
che è forse colpa nostra. In realtà, la
depressione nei giovani è un fenomeno
relativamente importante e gli scacchi sessuali
una frequente conseguenza. Altre volte la
sessualità soddisfa dei bisogni che chiamiamo
« pre-genitali », come il bisogno di
contatto corporeo e di calore umano. Viene usato
il canale sessuale per soddisfare questi
bisogni, la genitalità è al servizio della
corporeità e non il contrario.
Si
è già parlato della sessualità come
rituale iniziatico, come anche il menarca
che marca il passaggio all'età adulta, ivi
compresa la socializzazione. Quest'ultima può
essere imposta dall'esterno mediante una
sessualità non scelta dal di dentro ma per «restare
nel giro» o per «fare come gli altri ».
Abbiamo visto che la componente gregari a è
importante in larghe fasce di adolescenti, per
cui è sempre alla ricerca dell'individuazione
e al tempo stesso stimolato dalla spinta gregari
a dei suoi pari. Esiste inoltre la funzione
comunicazionale del sesso. Ai miei tempi si
faceva la corte (e si comunicava) per poter
cercare di andare a letto, oggigiorno ho
l'impressione che succeda il contrario, cioè
che i giovani facciano l'amore per poter
comunicare. Quando non è più possibile usare
dei sistemi tradizionali di tipo verbale o
scritto, l'adolescente si sente escluso e vi è
un recupero della corporeità e della sessualità
a finalità comunicazionale. La sessualità
serve anche come verifica dell'identità.
Negli adolescenti, il «chi sono?» è
rinforzato dal «sono uomo? » o « sono donna?
» e dalle caratteristiche dell'uomo o della
donna in un momento in cui i ruoli sociali si
sono sfumati. C'è stata la moda
dell'abbigliamento unisex, il culto
dell'androgino per cui il soldato e la
casalinga, che erano i due poli estremi e
caricaturali, sono stati mescolati tra di loro.
Alcune categorie sociali, tra cui gli
adolescenti, non hanno tratto solo vantaggi da
questa confusione dei ruoli sociali e gli
adolescenti più fragili hanno presentato una
confusione d'identità.
Esiste
un altro aspetto relazionale, più frequente
fino a 15-20 anni or sono e che usa la sessualità
come sfida generazionale. Nel periodo del maggio
1968 era banale considerare la sessualità
come un movimento liberatorio contro l'autorità
della famiglia e della società. Oggigiorno,
esiste ancora la sessualità come evasione e
come fuga dalla famiglia. Certe ragazze dicono
« sono incinta » non solo perché « così lui
mi sposa », me per mettere in moto un altro
meccanismo: « così comincio ad uscire dal
ruolo della "piccola" della famiglia
». Inoltre, vi è ciò che preoccupa pediatri e
pedopsichiatri, vale a dire la sessualità come
domanda di aiuto. Certi comportamenti sessuali
sono così strani, così disordinati, così
angoscianti per il soggetto che dobbiamo leggerli
in una chiave non sessuologica e fare attenzione
che dietro a questa sessualità disordinata
non vi sia un granello di follia. Certe forme di
sessualità hanno una finalità così
autodistruttiva e devalorizzante per il soggetto
che veramente ci allontaniamo dal mito dell'adolescente
bello, buono, sano, ottimista, sul quale si
proiettano tutte le nostre speranze.
Tutto ciò viene riscontrato attraverso
il fenomeno dell'AIDS. I pediatri sono confrontati
all'AIDS nei bambini piccoli, ed ai rischi
dell'AIDS nell'adolescente. Come gli adolescenti
percepiscono il pericolo? Trattasi di un rischio
sanitario o di un pericolo in termini di salute
mentale dato che Eros e Thanatos sono nuovamente
strettamente legati?
Per
anni, i sessuologi hanno sostenuto la tesi del sesso
come comunicazione, come gioco, come imprevisto,
ma ora dobbiamo fare marcia indietro
poiché vi sono delle priorità per la
salvaguardia della vita che ci obbligano a
mettere tra parentesi la qualità della vita, o
per lo meno la vita erotica. Sono certo che il
pediatra, che ha questo dialogo privilegiato con
l'adolescente, deve confrontarsi con la tematica
dell'AIDS, facendo attenzione di non usarla come
ennesimo strumento repressivo. Una giovane
paziente mi raccontava: « a mia sorella
dicevano di non far l'amore per il pericolo di
rimanere incinta, a me dicono di non far l'amore
per il pericolo dell'AIDS ». Cambia lo
spauracchio, ma il modello rimane lo stesso.
Questi esempi mi serviranno per illustrare il
commento conclusivo. Tra le funzioni non
sessuali della sessualità dobbiamo inserire
l'ipotesi che il sesso degli adolescenti serve
anche agli adulti. Vi è l'utilizzazione psicologica
del sesso adolescente di cui il pediatra deve
essere al corrente, per evitare di essere
complice di meccanismi interattivi complessi ed
ambigui. Ad esempio, la madre che porta la
figlia dal suo ginecologo e poi gli telefona per
sapere se la figlia ha già avuto dei rapporti
intimi… Il Prof. De Cecco a Genova
diceva che il ginecologo della madre e della
figlia non debbono essere la stessa persona.
La curiosità ambigua di alcuni genitori può
essere un revival nostalgico della loro adolescenza.
Mi ricordo il caso un po' patetico di un signore
che mi raccontava: «mia figlia di 18 anni non
ha ancora avuto rapporti soddisfacenti
malgrado che noi siamo una famiglia di
naturisti. Una sera le abbiamo preparato la
tenda con una candela dentro perché avevamo
saputo che aveva incontrato un amico e malgrado
ciò, mia figlia non ha avuto l'orgasmo! ».
Abbiamo poi discusso insieme e siamo giunti alla
conclusione che il padre aveva praticamente «rubato»
l'erotismo della figlia e pur a fin di bene,
aveva fatto un'intrusione nella sua sfera
intima. Un altro uso genitoriale del sesso adolescente
sono i corsi di educazione sessuale nelle
scuole. In Italia, per ragioni diverse, essa
tarda a venire mentre invece in Svizzera,
l'educazione sessuale viene fatta a 12, 14 e
16 anni. A volte si stabiliscono delle alleanze
genitori - insegnanti sulle spalle
dell'adolescente. Credo che sia molto frequente
per i pediatri questo dilemma «da che parte mi
metto» come per i ginecologi la domanda della
pillola da parte di una teen-ager è al tempo
stesso una verifica dell'ideologia del
ginecologo.
Il
ginecologo - ed io aggiungo anche il pediatra -
dovrebbe essere l'interlocutore mentre certe
volte è stato chiamato in maniera più
pessimistica « il milite ignoto della psicologia
medica ». Ci s’interessa sempre alla psicologia
degli utenti, alle interazioni medico -
paziente, ma ci si preoccupa poco della psicologia
del medico. In realtà, la sessualità dell'adolescente
non serve solo a conoscere meglio i
comportamenti ed i vissuti interiori dei
giovani, ma è anche un siero della verità per
verificare l'identità dei sanitari sugli argomenti
chiave come libertà e responsabilità.