|
Già
il termine psicosomatico è ambiguo in quanto può
essere utilizzato in modo esteso o ristretto,
come una fisarmonica. Parlando agli studenti di
medicina, nel quadro dell'insegnamento di
ginecologia di Ginevra, ho tentato di mostrare
come si possa utilizzare il termine
“psicosomatico" in modo estensivo per
spiegare il rapporto medico - malato, dove il
fattore umano del medico ha un valore
terapeutico al di là della sua funzione clinica
e delle sue qualità scientifiche.
Talvolta
parliamo delle malattie psicosomatiche,
dando loro un valore specifico in rapporto alle
manifestazioni isteriche e ipocondriache, nel
senso che l'affezione psicosomatica si riferisce
spesso a una lesione organica determinata,
almeno in parte, da fattori psicologici. In
particolare nelle manifestazioni isteriche (che
si incontrano spesso in modo passeggero, in ogni
maternità), la lesione è, nella maggior parte
dei casi, funzionale e reversibile. Il sintomo
isterico inoltre ha un significato simbolico e
provoca un beneficio secondario. Questa duplice
utilizzazione del termine psicosomatico può
essere applicata alla ginecologia e
all'ostetricia, per quanto io desideri
utilizzarla in un senso largo, cioè quando una
malata che soffre di disturbi ginecologici,
presenti al tempo stesso o in correlazione con
essi, delle modificazioni psichiche.
Schematicamente si può parlare di
manifestazioni psicosomatiche quando fattori
psichici più o meno conflittuali (come per es.
il desiderio di gravidanza che discuterò in
dettaglio), possono scatenare sintomi
ginecologici, ad esempio alcune amenorree
secondarie, il vaginismo, il vomito
gravidico, la gravidanza nervosa, ecc. In
compenso si parlerà piuttosto di manifestazioni
somatopsichiche quando un'affezione ginecologica
e anche uno stato fisiologico come la
gravidanza, possono avere conseguenze
psicopatologiche. Pensate alle reazioni emotive
all'ablazione di un seno o dell'utero, alla
sterilizzazione, talvolta all'interruzione di
una gravidanza e, perfino, alla contraccezione.
Cercherò
di mostrarvi come il desiderio di gravidanza
sia veramente quel filo di Arianna che ci
permette di capire molte di queste
manifestazioni psicosomatiche in ginecologia
ed in ostetricia.
Tenterò di convincervi che il desiderio
di gravidanza è una vera sindrome che chiarisce
l'unità interiore della ginecologia
psicosomatica assai meglio delle etichette
nosografiche che vi possono essere applicate
dall'esterno e nelle quali essa rifiuta di
restringersi come in letto di Procuste.
Comincerò con un soggetto che mi ha
interessato circa 10 anni fa: la psicodinamica
dell'isterectomia. Nel corso di queste ricerche,
ho scoperto che il desiderio di gravidanza è un
bisogno inestinguibile in alcune donne che
sentono la maternità come il solo ed autentico
modo di realizzare la loro femminilità. Ho
notato che la matrice può assumere parecchi
significati simbolici nell'animo femminile e
che, se l'isterectomia (vissuta come una
negazione della maternità) è più
dolorosamente percepita da donne giovani che non
hanno ancora avuto figli, tuttavia nella maggior
parte degli altri casi persiste il desiderio di
conservare la capacità potenziale di procreare
anche se questo desiderio non sarà mai
realizzato.
Ho
scoperto per la prima volta che il desiderio
di gravidanza andava oltre il quadro della
psicologia cosciente e poteva assumere un
significato simbolico che ho poi spesso
ritrovato a Ginevra in una ricerca sul controllo
delle nascite finanziata dalla Fondazione Ford.
Studiando la psicologia della contraccezione, ho
potuto chiarire alcune ipotesi psicodinamiche
sull'ambivalenza del desiderio di gravidanza. La
maggior parte degli autori che si sono occupati
di questo problema avevano studiato sia la
psicologia legata all'accettabilità del metodo
contraccettivo, sia i postumi psicosessuali
della contraccezione. Mi sono presto reso conto
che esisteva una dimensione preliminare che
spiegava parecchi comportamenti conflittuali di
fronte alla contraccezione. Si trattava di un
desiderio di gravidanza presente in alcune donne
e che si opponeva alla loro decisione razionale
di utilizzare un sistema contraccettivo. Voglio
fare una breve parentesi per studiare questo
problema, perché le tendenze contraddittorie di
fronte al desiderio di gravidanza, si applicano
tanto alla contraccezione che all'aborto, di cui
parleremo in seguito.
Abbastanza
spesso alcune donne adducono senza
difficoltà, ragioni evidenti per le quali
non desiderano per il momento avere un figlio.
Parlano in generale di difficoltà economiche,
di gravidanze precedenti difficili o
ravvicinate, di qualche controindicazione
medica, di un conflitto coniugale, del fatto di
non essere sposate, del desiderio di successi
professionali propri o del marito, della
difficoltà di allevare i bambini già
esistenti, del sentimento di insicurezza per un
avvenire incerto. ecc. Pur restando a livello
cosciente, il desiderio di non avere figli
diventa spesso conflittuale per la donna stessa.
Qualche volta essa vorrebbe un bambino ma deve
lavorare o ha ambizioni di successi scientifici,
sportivi, sociali. In altri casi, il conflitto
è a livello della coppia, quando la donna
vorrebbe un bambino e il marito si oppone,
adducendo ragioni pratiche di salario, di
vacanze insufficienti, di alloggio, ecc. Più
raramente, quando il marito vorrebbe un bambino,
è la donna a rifiutare la gravidanza, perché
ha paura di rovinarsi la linea, o perché ha
altri interessi più soddisfacenti della
maternità. Il conflitto può sorgere anche tra
il desiderio cosciente della donna e della
coppia e l'ambiente culturale. Per esempio in
Italia durante il periodo fascista, in Spagna e
in altri cantoni svizzeri, la valorizzazione
culturale del bambino e della famiglia è tale
che le nozioni di un controllo o di un
intervallo tra le nascite possono essere
assimilate soltanto da una minoranza che abbia
una personalità abbastanza autonoma da potersi
opporre alla norma del gruppo D'altra parte le
famiglie troppo numerose, salvo che abbiano le
possibilità economiche di sistemar-si in una
grande casa, hanno maggiori difficoltà delle
altre a trovare un alloggio a Ginevra.
Trascurando le giustificazioni razionali che
utilizzano l'alloggio come pretesto, questi
esempi dimostrano assai bene che il desiderio di
gravidanza va oltre il quadro strettamente
medico, ma è in accordo o in conflitto con le
norme culturali, ivi compresa la posizione della
religione, in particolare della Chiesa
cattolica, per la quale la procreazione resta lo
scopo essenziale del matrimonio. Non voglio oggi
trattare questo argomento dal punto di vista
morale, se non nella misura in cui può chiarire
alcuni comportamenti conflittuali e passionali
di fronte alla contraccezione e all'aborto.
In questa prospettiva sociologica il desiderio o
il rifiuto della gravidanza è spesso la
conseguenza di una norma collettiva che taluni
individui applicano in modo del tutto inconscio.
Se passiamo dall'altra parte della barricata,
cioè nel campo intrapsichico, scopriremo che il
desiderio della gravidanza trova anche molte
delle sue radici nell'inconscio individuale. La
genesi del senso materno, meno valorizzata dagli
psicanalisti che la genesi delle tendenze
sessuali con le quali questo sentimento è
spesso giustamente mescolato. Ma a torto
confuso, oltrepassa tuttavia il quadro di questa
relazione, soprattutto perché dovrei citare
tutte le altre teorie, ivi compreso
l'apprendimento di modelli culturali, come per
es. il gioco con la bambola e altre
considerazioni etnologiche. Torno dunque a
considerazioni cliniche ed elaborerò qualche
concetto partendo dalla mia esperienza
personale.
Dirò
soltanto che, parlando dell'inconscio, si
commette spesso un errore metodologico quando si
vuole utilizzarlo al di fuori della terapia
psicanalitica. Non si tratta di discutere se
esiste o non esiste l'inconscio, ma piuttosto di
stabilire in quale misura esso determinerà il
comportamento (per es. le pratiche
contraccettive) insieme ad altri fattori
coscienti individuali e collettivi. Per quanto
riguarda la contraccezione, si può dire che, se
in buona parte della popolazione essa viene
utilizzata in modo responsabile o almeno
funzionale, e in un'altra parte il comportamento
inadeguato può essere attribuito a informazioni
erronee od insufficienti, è pur vero che almeno
nel 20% dei casi la contraccezione conflittuale
può essere spiegata con l'ambivalenza del
desiderio e del rifiuto della gravidanza. Si
potrà così comprendere meglio l'adolescente
che corre rischi insensati, pur essendo
ragionevole ed organizzata in tutta la sua vita,
se si tiene conto dei dubbi sulla sua fertilità,
in un momento particolare dell'adolescenza
quando la giovinetta è già fisiologicamente
donna senza che ne possa avere conferma
attraverso la maternità, e qualche volta con
esperienze sessuali.
Se
si accetta il concetto che per certe donne la
maternità è la realizzazione essenziale della
loro femminilità, si potrà comprendere
perché esse vivano la contraccezione come una
specie di castrazione simbolica anche se l'hanno
razionalmente scelta ed accettata. Molte di
queste donne presentano effetti secondari
somatici e psicologici che sono per noi,
altrettanti indici di un rifiuto psicologico del
metodo contraccettivo. Ho anche dimostrato in un
altro lavoro (14) che una diminuzione della
sessualità dopo la contraccezione si può
spiegare col rifiuto del blocco, anche
temporaneo, della possibilità di procreare.
Spesso il diritto al piacere sessuale non viene
accettato se non esiste la eventualità di una
gravidanza anche virtuale. Il desiderio di
perpetuare la funzione materna ci spiegherà
anche alcune reazioni psichiche alla
pre-menopausa vissuta da alcune donne come la
“chiusura delle porte”. Parecchie richieste
di contraccettivi da parte di donne
ultraquarantenni sono una affermazione, secondo
H.Michel-Wolfromm (10), nei confronti di loro
stesse e del loro ambiente che esiste ancora la
possibilità di una maternità e, quindi, una
femminilità. Ma ci si potrebbe chiedere perché
questo desiderio di maternità è tanto
importante. Che cosa significa per l'animo
femminile se si va oltre la nozione d'istinto?
lo credo che se ne trovi la chiave nel
significato simbolico della gravidanza e del
bambino. Per cominciare si potrebbe chiedere
alle donne perché desiderano un bambino. Ho
interrogato delle persone che, pur chiedendo un
metodo contraccettivo o un'interruzione legale
di gravidanza, desideravano avere in seguito un
bambino. E ho posto la stessa domanda ad alcune
adolescenti e a donne sterili che chiedevano
un'adozione. Per quanto ciò possa sembrare
sorprendente, le risposte sono state sempre
superficiali o stereotipate. Si desidera un
bambino perché è normale avere dei bambini,
perché si amano i bambini e le famiglie
numerose e così via. Qualche volta la
riflessione è un poco più elaborata nel senso
che la gente vuoi riprodurre una situazione
familiare già vissuta, avere qualcuno da amare
per evitare la solitudine, per ridare armonia a
un matrimonio in pericolo, per proiettare sul
bambino le proprie ambizioni, ecc. Dietro a
queste ragioni coscienti, ne esistono altre più
o meno nevrotiche che, per il loro significato
simbolico, ci spiegano alcuni sintomi della
ginecologia psicosomatica. Si è già visto che
per alcune adolescenti la gravidanza è il
simbolo della normalità di una femminilità già
in atto così come nella pre-menopausa una
gravidanza diventa la testimonianza di una
femminilità ancora presente. Ho anche ricordato
che per alcune donne che reagiscono
negativamente alla contraccezione, il desiderio
di maternità è uno stato permanente ed esse si
sentono intere soltanto quando sono incinte.
Sono le donne che H. Michel-Wolfromm (11)
chiamava le “grandi covatrici”. In questo
caso, la gravidanza è il simbolo della
completezza. Ho anche parlato di quella che si
può chiamare la gravidanza-compensazione.
Il piacere sessuale è vissuto come sterile,
egoista e da accettare soltanto se esiste
contemporaneamente l'eventualità di una
gravidanza che giustifichi e permetta l'atto
sessuale.
Per
altre coppie invece, la gravidanza non è
desiderata spesso per ragioni pratiche, ma
non viene presa nessuna precauzione perché il
gusto del rischio di un concepimento fortuito
funziona come un eccitante dell'atto sessuale.
Ma la gravidanza, e in particolare il bambino,
possono anche diventare un simbolo di potenza da
esibire, soprattutto in alcune culture che
valorizzano la maternità come l'essenziale
realizzazione femminile. Quando si chiese a
Cornelia, madre dei Gracchi, di mostrare i suoi
gioielli, essa esibì orgogliosamente i suoi
figli gemelli! Una paziente spagnola,
sterilizzata dopo la nascita di due bambini per
ragioni mediche, aveva avuto una lunga e
spettacolare gravidanza nervosa. Fra le altre
numerose motivazioni, avevo scoperto che la
paziente era la terza di tre bambini, che anche
le sue sorelle avevano tre bambini e che essa
poteva superare il suo senso di inferiorità
soltanto attraverso questa gravidanza nervosa!
Ritorneremo su altri significati simbolici della
gravidanza e del bambino, ma vorrei dimostrare
l'importanza di questo concetto per la ricerca
medica. La mancata comprensione dell'ambivalenza
del desiderio di gravidanza e del suo
signi-ficato simbolico ha falsato, a mio avviso,
parecchie ricerche scientifiche sull'avvenire
dei bambini non desiderati.
Per esempio abbiamo elaborato due anni fa
con alcuni colleghi di Praga (8) un programma di
ricerche comuni. I nostri amici cecoslovacchi
avevano diviso i soggetti di ricerca in due
gruppi: da una parte i bambini nati da un
concepimento volontario e dall'altra i bambini
nati da gravidanze portate a termine dopo che
era stato rifiutato l'aborto legale. Senza
entrare nei dettagli, posso dire che questa
ricerca è stata falsata alla base perché la
nozione del bambino desiderato o non desiderato
è stata considerata come qualche cosa di nero o
bianco, facilmente definibile. L'osservazione di
un campione preso a caso alla Maternità di
Ginevra nel febbraio 1971 ha dimostrato che
questa visione manicheista era falsa, nel senso
che il 44% dei concepimenti era accidentale,
anche se i tre quarti almeno di queste gravi-
danze erano state rapidamente ben accettate
nelle settimane seguenti.
Ciò permette di presentare un'altra situazione
nella quale il desiderio di gravidanza è la
chiave fondamentale della nostra comprensione
medica, cioè la richiesta di interruzione
legale della gravidanza. Il sociologo Prof. J.
Kellerhals e il sottoscritto hanno fatto una
ricerca su 1.000 donne che chiesero, l'anno
scorso, l'interruzione legale di gravidanza
permessa in alcune condizioni a Ginevra (1). In
questo campo delicato si sono osservati
atteggiamenti passionali spesso mutevoli da un
giorno all'altro, nel campo intra - psichico, a
livello della coppia o della norma del gruppo
sociale di appartenenza.
Se
nella metà circa di questi casi la presenza di
parecchie tendenze concomitanti ha potuto essere
organizzata dalla personalità della donna e
sfociare in una decisione omogenea e
volontariamente presa nell'altra metà dei casi,
al momento stesso della richiesta, lo stato
d'ani-mo rimaneva conflittuale col grande
rischio che qualsiasi risposta medica (di
accettazione o di rifiuto) avrebbe scatenato un
conflitto psi-cologico. Non accenno al conflitto
tra il desiderio di maternità e le difficoltà
concrete (alloggio, lavoro,
controindicazioni mediche, ecc.) per citarvi
alcune situazioni nelle quali il conflitto era
posto a livello intra - psichico. Per es.
un'adolescente che prendeva la pillola aveva
interrotto la cura, spinta da dubbi sulla sua
fertilità, ma aveva chiesto di interrompere la
gravidanza appena si era accorta di essere
rimasta incinta. In queste condizioni non si
trattava veramente del desiderio di un bambino
come persona, ma del desiderio di gravidanza per
aver la prova che se ne ha la capacità
virtuale. In altri casi la donna desidera la
gravidanza per avere un figlio dall'uomo che ama
e che forse la trascura, ma, a concepimento
avvenuto, si ripresenta la realizzazione
problematica del suo desiderio e la donna chiede
quindi l'interruzione della gravidanza.
L'esperienza clinica dimostra che i concepimenti
accidentali sono più frequenti in occasione di
momenti depressivi legati sia a ragioni
soggettive sia ad abbandoni reali e quando
sembra che la gravidanza venga a riempire un
vuoto esistenziale.
Se
si vuole entrare per un momento nella
psichiatria, si trova che la ambivalenza del
desiderio di gravidanza è spesso legata a
tendenze sadiche o masochistiche. Ho curato
una donna che aveva avuto sei interruzioni di
gravidanza e la cui soddisfazione principale non
era tanto di essere incinta quanto di poter
abortire, vendicandosi così sull'embrione di un
odio coltivato sin dall'infanzia contro i suoi
fratellini. Nelle donne masochiste invece il
concepimento è desiderato e provocato col
presentimento della punizione che dovrà
inevitabilmente seguire attraverso una
gravidanza iniziata in condizioni talmente
catastrofiche da dover provocare necessariamente
l'interruzione, espiazione implicita di un
desiderio vietato. Lo psicanalista ed etnologo
G. Devereux, in un recente articolo su Temps
Modernes (2) ha spiega-to, attraverso questo
concetto, il comportamento sessuale
apparentemente aberrante di certe ragazze
appartenenti a una società puritana, nel senso
che il desiderio sessuale deve portare
implicitamente con se la punizione rappresentata
dal concepimento non desiderato. L'ambivalenza
fra il desiderio e il rifiuto di gravidanza che
abbiamo rapidamente tracciato a proposito
dell'aborto, ci sarà tanto più utile per la
valutazione delle richieste di sterilizzazione,
in quanto esse comportano un carattere
definitivo. Soprattutto nel momento attuale,
quando la contraccezione ci offre spes-so
soluzioni reversibili efficaci, bisognerà
esaminare attentamente le richieste di
sterilizzazione, particolarmente nelle donne
depressive, in soggetti con tendenze
autopunitive e nei casi in cui la richiesta non
viene dalle donne ma dai mariti. Nei casi in cui
la sterilizzazione è necessaria per ragioni
mediche, così come per l'isterectomia in una
paziente giovane, bisognerà prepararla a
tollerare e ad accettare la perdita reale di uno
degli attributi fondamentali della femminilità.
Passiamo ora ad altri argomenti della
ginecologia psicosomatica propriamente detta,
cominciando da alcuni disturbi delle
mestruazioni la psicologia del ciclo mestruale
meriterrebbe di essere sviluppata come un
capitolo a se. Mi limito a segnalare le reazioni
di sollievo quando l'apparizione dei mestrui
prova che non si è prodotta una concezione non
desiderata.
D'altra
parte un desiderio di gravidanza frustrato
dall'apparizione della mestruazione può
scatenare delle reazioni depressive periodiche.
Nel passato alcune amenorree secondarie
psicogene si spiegavano con un profondo
desiderio di gravidanza, mantenuto e confermato
dall'assenza delle mestruazioni, indice
implicito nell'immaginazione popolare, di un
inizio di gravidanza. Questa ipotesi non ci
spiega però le amenorree anovulatorie, a meno
che non si faccia intervenire di nuovo la
nozione di ambivalenza del desiderio di
gravidanza. Vorrei fare rapidamente allusione
alla gravidanza nervosa senza entrare nei
dettagli di una sintomatologia spettacolare che
a volte continua per mesi e che voi certamente
conoscete. E' facile dire che se una donna ha
una gravidanza nervosa, questo significa che
essa desidera essere incinta. Questa
considerazione è valida quando una ragione
medica impedisce la concezione, ma la
letteratura dimostra che in molti casi la
gravidanza nervosa arriva quando sarebbe anche
possibile una gravidanza reale. Come si può
spiegare questo fatto se non, ancora una volta,
attraverso una ambivalenza di fronte alla
gravidanza, desiderata e temuta al tempo stesso?
Helen
Deutsch ha insistito su questo punto e ha
mostrato che questa situazione è spesso
presente in donne che desiderano arrivare alla
maternità. Senza passare per la sessualità,
vietata per ragioni nevrotiche o culturali. Per
es. vengono segnalati alcuni casi di gravidanza
nervosa in religiose missionarie. La
comprensione del desiderio di gravidanza ci
aiuterà nella diagnosi e nell'azione
terapeutica, soprattutto nel momento più
delicato dell'accettazione da parte della donna
del fatto che la sua gravidanza non è reale. Ciò
permetterà di evitare gravi errori terapeutici,
respingendo la donna come una incubatrice o
utilizzando la nostra logica che non tiene conto
della realtà psichica della malata. Con altri
colleghi del Policlinico di Ginecologia di
Ginevra ho pubblicato (16) un caso molto
spettacolare di gravidanza nervosa recidivante
dopo che un ginecologo aveva praticato alla
paziente un raschiamento per dimostrarle che non
era incinta. Al suo risveglio essa aveva detto:
“se mi hanno fatto un raschiamento, vuol dire
che ero ben incinta”. Passando rapidamente
all'ostetricia, si può dire che spesso la
psicologia della donna incinta dipende
dall'accettazione della sua gravidanza. Vi sono,
in particolare, due situazioni nelle quali il
desiderio di gravidanza ci dà la chiave per
comprendere la sintomatologia: voglio parlare di
certi vomiti gravidici del primo trimestre e
delle psicosi puerperali. Senza escludere che
spesso i vomiti gravidici incoercibili dipendono
da uno squilibrio metabolico che si tratta di
ristabilire prima di occuparsi della parte
psichica, ho notato che talvolta interventi
psicoterapeutici brevi e suggestivi in caso di
vomiti gravidici fanno scomparire rapidamente il
sintomo. A mio parere, i vomiti del primo
trimestre sono assai più frequenti nelle donne
isteriche, narcisiste e infantili, che vivono il
bambino come un rivale che prende il loro ruolo
di bambola presso il marito. In questi casi si
ritrova l'ambivalenza verso la gravidanza
desiderata per essere come le altre, per far
piacere al marito, ecc. e rifiutata perchè il
bambino è vissuto simbolicamente come un
rivale.
La
situazione è, in generale, più grave nelle
reazioni psicopatologiche del post-partum perché
queste donne che hanno immaginato il bambino
soltanto come una parte di loro stesse e con la
quale si confondono, non sopportano il parto
vis-suto come la perdita di una parte di se, una
frantumazione della loro personalità. Si può
allargare questo capitolo della maternità ad
altre condizioni particolari come la sterilità
e l'adozione. Decine di articoli ci dicono che
anche se raramente esiste una sterilità
psicosomatica; e alcuni psicoanalisti come Edith
Jacobson hanno dimostrato sin dal 1946 che un
trattamento approfondito ha potuto, in casi
isolati, dar luogo a un concepimento. Si sono
persino segnalati concepimenti sopravvenuti
donne sterili dopo un'adozione. Io penso
tuttavia che bisogna considerare questi dati con
prudenza per il semplice fatto che non si
trattava di una sterilità psichica ma di una
sterilità provocata da cause non conosciute
nella medicina di quel tempo. Ne abbiamo un
esempio preciso negli aborti spontanei ripetuti,
considerati un tempo di origine psichica e
meglio compresi dopo aver fatto studi
sistematici sull'embrione, la cui malformazione
genetica spiega il 40% degli aborti che prima
erano stati considerati come psicogeni. Anche se
ho qualche dubbio sull'ipotesi di Melanie Klein
poi ripresa da M. Langer, secondo la quale un
rapporto di odio con la madre (riattivato dal
desiderio di gravidanza) può servire come
spiegazione generale di queste sterilità, ho
pur visto dei blocchi dell'ovulazione, o spasmi
tubarici di origine psico-affettiva, cosa del
resto comune fra gli animali.
Questo
confronto con la madre, vissuto dalla paziente
sterile come un insuccesso, si manifesta anche
nel suo adattamento alla sterilità, e ci rende
prudenti di fronte a certe domande inadeguate di
adozione.
Ho recentemente sostenuto al Congresso di
Ginecologia psicosomatica a Londra l'idea che
nella decisione di dare un bambino in adozione
si dovrà tener conto non soltanto della moralità
dei genitori adottivi e della loro solidità
economica, ma anche della loro disponibilità
psicologica ad accogliere il bambino adottato.
Non vi è tempo per entrare nei dettagli, ma
voglio soltanto segnalare il caso di una ragazza
che soffriva di vaginismo e che voleva adottare
un bambino per realizzare il suo spirito
materno, evitando di passare per la sessualità.
Questa ragione era già sufficiente per
sconsigliare l'adozione e avevo poi seguito
questa malata in psicoterapia. Durante la cura
venne in superficie la sua vera motivazione
all'adozione: essa identificava il bambino che
voleva adottare con sua madre e voleva fargli
subire tutte le frustrazioni e la educazione
sadica che quella le aveva inflitto. Infatti,
prospettandosi il modo con cui avrebbe allevato
il bambino, essa non perdeva occasione per
insistere sulla necessità di una educazione
severa, di una rigida disciplina e dello spirito
di sacrificio. E' venuto il momento di trarre
delle conclusioni. Il desiderio di procreare si
ritrova a tutte le epoche, probabilmente anche
nell'uomo come nel caso della sindrome della
couvade. Esso è condizionato da influenze
culturali e familiari: è spesso elaborato a
livello della coppia e nella donna quando essa
considera la maternità come una delle
possibilità di realizzare la sua personalità.
Al tempo stesso, il desiderio e il
rifiuto della gravidanza trovano le loro radici
nell'inconscio collettivo e individuale e
traggono da questo fatto, significati simbolici
di cui ho in parte parlato. Il fatto che questo
desiderio abbia sempre un'origine multipla prova
che, almeno in un primo tempo, esso è
conflittuale, il che non significa che vogliamo
psichiatrizzare tutte le pazienti che vengono a
consultarci. Le donne dotate di una
personalità matura potranno integrare queste
diverse tendenze contraddittorie in maniera
omogenea ed armoniosa, il che le condurrà
ad una decisione meditata e ad un comportamento
preso volontariamente. Questo non esclude che in
alcuni momenti particolari della vita di una
donna normale, come l'adolescenza, un eventuale
aborto, la maternità, un disturbo ginecologico
che compromette la sua femminilità come
l'isterectomia o la sterilità, la menopausa,
ecc. il desiderio di gravidanza può ritornare
ad essere conflittuale e indicarci la via per
capire e curare alcune manifestazioni
psicopatologiche. Senza voler escludere numerosi
altri fattori medici e psicologici, spero di
avervi convinto che la com-prensione della
complessità e del-l'ambiguità del desiderio di
gravidanza nelle sue implicazioni coscienti ma
anche inconsce, siano esse intrapsichiche o
collettive, è veramente la chiave più efficace
per apprezzare le diverse sfaccettature della
ginecologia psicosomatica, se non quelle della
donna in generale.
|