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La violenza intrafamiliare

sesso in pillole
 




La violenza intrafamiliare

L’ultima ricerca Censis sullo sfruttamento sessuale dei minori stima che i casi di abuso sessuale sui minori siano 21.000 l’anno (2 bambini su 1.000 subiscono violenze sessuali) e che avvengono per la maggior parte all’interno delle mura domestiche. Solo l’8% del 10% degli abusi fuori casa è vittima di insegnanti e altre figure professionali vicine ai minori, mentre lo sconosciuto è colpevole nel 2% dei casi.

Anche i dati emersi dalla ricerca effettuata a Roma, dall’Associazione Nazionale del Telefono Rosa, all’interno del progetto “Rete Antiviolenza” del fondo strutturale europeo “Urban” promosso dal Ministero per le Pari Opportunità, finanziato dalla Commissione Europea e coordinato dal Ministero dei Lavori Pubblici, testimoniano come il sommerso della violenza sessuale su donne e bambini sia altissimo.

Come la letteratura sull’argomento conferma, a determinare un aumento delle denunce per violenza/maltrattamenti e quindi a far emergere il sommerso contribuisce, senza dubbio, è la percezione che le persone hanno dell’episodio violento e di sé stesse come vittime. Infatti per percepirsi come vittima una persona deve anche ritenere che la violenza di cui è stata fatta offesa venga creduta ed avere un certo grado di fiducia nella possibilità di ottenere “giustizia” attraverso un procedimento penale. La consapevolezza della violenza subita non sopraggiunge immediatamente, ma ha bisogno di tempo, e ancor più, che vi sia un sintonia tra la propria esperienza e il modo in cui questa viene socialmente definita. Proprio per questo le denunce rappresentano un indicatore forte del modo in cui soggettivamente e socialmente la violenza viene vissuta e definita: un “osservatorio” sui processi di mutamento nella considerazione del fenomeno, nel tempo e nelle diverse realtà. Da qui quindi l’importanza di indagare la percezione sociale del fenomeno “violenza” per eventualmente ridefinirla in base alla realtà psicosociale contemporanea. Dai dati della ricerca Urban che, tra l’altro si è occupata di testare proprio la percezione sociale del fenomeno “violenza” su di un campione di 1300 soggetti, emerge in modo evidente che per affrontare in modo adeguato ed efficace questo problema è necessario istituire, quindi, programmi di informazione e formazione per ogni categoria sociale: ragazzi/e, operatori sociali, forze dell’ordine, etc.

In questo complesso processo diventa determinante il ruolo dell’informazione pubblica, il modo con cui i mass-media trattano il fenomeno della violenza.

Perché se è vero che i mass-media e quindi l’opinione pubblica (89,4% delle persone – trae le informazioni sul tema della violenza dalla televisione e quindi la percezione sociale di questo fenomeno è altamente veicolata dai media) danno molta enfasi agli abusi che vengono compiuti da degli estranei quelli che comunemente chiamiamo “pedofili” è altrettanto vero come la letteratura scientifica ci informa che la maggior parte degli abusi sui minori avvengono all’interno delle mura domestiche o comunque da una persona conosciuta dal minore che quindi spesso frequenta la casa.

L’aver centrato fino ad ora l’attenzione primariamente sull’esterno, sull’estraneo come autore di reato su una persona che per sue caratteristiche è molto “diversa” è un naturale meccanismo di difesa che è presente in ognuno di noi di fronte a tematiche con un così alto contenuto emotivo in quanto ci permette di allontanare da noi la possibilità che fatti di questa sorta avvengano tra le persone che noi conosciamo, nel nostro ambiente sociale.

Quindi è stato del tutto naturale che la percezione del pedofilo fosse stata identificata inizialmente in caratteristiche distintive molto diverse da quelle di ognuno di noi: mi riferisco al fatto che il pedofilo sia stato “pensato” e rappresentato diverso da noi fisicamente (ecco quindi che prende corpo lo stereotipo del vecchio vagabondo, dell’estraneo che ancora oggi è presente nella nostra ricerca per il 27% del campione) diverso da noi culturalmente (che porta a pensare che la maggior parte degli abusi avvengono nella famiglie disagiate con basso livello culturale e economico) diverso da noi geneticamente, biologicamente (stereotipo: è una persona malata come risponde il 52% del nostro campione) e via di seguito per le altre caratteristiche. E’ chiaro che se si ritiene che la causa della violenza sessuale sia genetica, strutturale (ci si nasce) ci stiamo riferendo ad una causa immutabile su cui è impossibile incidere in senso preventivo, terapeutico o riabilitativo.

Se dovessimo pensare, come la letteratura scientifica ci dimostra che il fenomeno della violenza sui minori, così come sulle donne è trasversale non avviene solo nelle famiglie disagiate ma anche nelle famiglie più agiate, non appartiene a nessuna classe sociale, non è un vecchio sconosciuto ma piuttosto una persona giovane 30-50 anni e per la maggior parte conosciuta, non avviene tanto frequentemente per le strade ma all’interno delle famiglie, sarebbe molto più difficile per tutti, perché non trovando nessuna caratteristica così diversa “da noi” sarebbe lecito presupporre che possa accadere anche nel nostro ambiente e che ,quindi, ognuno di noi possa fare qualcosa.

Ecco perché siamo stati attratti fino ad ora da questi identikit dei pedofili. Ma purtroppo i casi di abuso e sevizie sessuali compiuti da un estraneo sono in percentuale molto più bassa rispetto a quelli che accadono nelle famiglie.

E fino a quando noi per primi non abbandoneremo la rappresentazione sociale della pedofilia come fenomeno isolato compiuto da un malato di mente, fino a quando non prenderemo in considerazione tutte le possibili manifestazioni dell’agire pedofilico dall’abuso intrafamiliare al turismo sessuale, (perché non credo che le migliaia di persone che si recano all’estero per avere rapporti con minori siano tutte malate mentalmente) all’organizzazione sociale ed economica che c’é dietro un fenomeno di così grandi proporzioni chi ha subito o sta subendo un abuso non troverà mai il coraggio di uscire allo scoperto e chiedere aiuto.

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Pagina aggiornata al 15/09/2013

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