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Tutti
i colleghi che hanno seguito i nostri corsi
sanno che insistiamo sul carattere difensivo e
mascherato delle domande sessuologiche. I silenzi sessuali nelle prime sedute sono frequenti:
trattasi a volte di dissimulazioni involontarie,
altre volte di omissione. È quindi importante
identificare gli indizi della verità ai quali i
pazienti non danno peso, in particolare la
comunicazione non verbale. È inoltre utile
osservare nel tessuto del linguaggio, lo spazio
ed il significato dei silenzi, a volte più
significativi delle parole.
Ciò è presente sia nell'educazione sessuale
che in sessuologia clinica. Nell'educazione
sessuale, indipendentemente dal modello adottato
centrato sulla sessualità o sull'amore, il non
detto rappresenta la metà nascosta. Ho
assistito a delle sedute di educa-zione sessuale
in California dove una persona (che avevo
incontrato in aereo) mi descriveva i modelli dei
corsi di educazione sessuale a casa dopo la
lezione di pianoforte.
Mi ha spiegato che aveva una serie di schede
standardizzate su quello che bisognava dire o
non dire (il bacio leggero a 13 anni, il bacio
profondo a 14, il petting a 15 etc.). Quando le
ho domandato se le schede erano le stesse al Sud
della California oppure a San Francisco, mi ha
risposto di sì ma che, in questo caso, si
spostava di un anno l'applicazione delle
istruzioni. Era in realtà un modello molto
concreto che passava sotto silenzio quello che
sulle schede non c'era e che rappresenta
l'aspetto essenziale del discorso affettivo
sulla sessualità.
Al tempo stesso, l'educazione sessuale
fatta in nome dell'Amore nasconde sovente
l'incapacità di un’esplicitazione più
diretta dei fenomeni sessuali dovuta alla
sessuofobia di alcuni educatori di formazione più
religiosa che scientifica. Viene lasciato
nell'ombra il mondo dell'erotismo in un’
epoca in cui l'educazione sessuale è diventata
più esplicita, ma anche più igienica, a causa
delle nuove preoccupazioni indotte dall'AIDS. In
un certo senso, l'AIDS ha obbligato alcuni
sistemi familiari o sociali a rompere il
silenzio ed a uscire dall'ombra. Alcune famiglie
religiose in termini integralisti vivono un
difficile dilemma: se non dicono niente ai loro
figli adolescenti, li sottopongono al rischio
della contaminazione, ma se parlano loro del
preservativo, danno un avallo implicito alle
attività sessuali pre-coniugali; così come la
distribuzione dei preservativi nelle prigioni ha
obbligato le autorità ad ammettere che
l'attività sessuale esiste e non solo tra i
detenuti. La sessuologia clinica, oggigiorno,
non si occupa delle problematiche sessuali
semplici, spesso risolte da una corretta informazione
sessuale distribuita da mass-media. Le
situazioni sessuologiche che si presentano alle
consultazioni cliniche sono molto più
com-plesse e le resistenze (tra cui il non
detto) ne fanno parte. Noi diciamo che la
domanda è strutturalmente difensiva dato che
porta in se una forte carica emotiva. Essa può
prendere delle forme svariate: La domanda psicosomatica nella quale vi è
un pensiero concreto e nel quale l'organo
sostituisce la persona.
Vi
è una specie di riduzionismo biologico
per cui la persona consulterà più facilmente
il sessuologo che lo psichiatra, in quanto il
sessuologo come «meccanico del sesso»,
conviene a soggetti con questo tipo di
organizzazione psicologica impossibiltati a
mentalizzare i problemi. La persona consulterà
quindi per la dimensione insufficiente del pene
od una carenza di orgasmo non identificabile
altrimenti in termini mentali. La somatizzazione
può prendere anche l'aspetto della conversione
isterica, nella quale il non detto è molto più
trasparente. Essa è più facile da identificare
dato il carattere simbolico dei sintomi isterici
ed i benefici secondari del sintomo stesso. A
volte la domanda sessuologica maschera una
depressione che rappresenta la vera chiave di
lettura dei disturbi del desiderio. In
sessuologia, si parla spesso dell'ansia sessuale
e si dimentica la dimensione depressiva che si
esprime nelle lacrime o attraverso dei dolori in
cui la locuzione «ho male» diventa in realtà
«sto male». Il dolore serve a far passare
sotto silenzio la sofferenza.
La
domanda sessuologica può fare passare
sotto silenzio una problematica intrapsichica più
importante. Per esempio, nelle personalità
fobiche, la fobia sessuale crea più difficoltà
relazionali che non le altre paure. La persona
consulterà quindi per un vaginismo che la
mar-ginalizza rispetto al ruolo coniugale
tradizionale, mentre la claustrofobia
concomitante sarà meglio tollerata e rimarrà
quindi inapparente.
Dal
punto di vista relazionale, in particolare nei
conflitti di coppia, l'aspetto difensivo della
domanda rimane in un primo tempo nell'ombra.
Quando le persone consultano per un problema
sessuale, si tratta sovente di una problematica
coniugale. Al contrario le coppie che consultano
dei consulenti coniugali, non di rado, hanno
delle difficoltà nell'intimità sessuale. Senza
essere troppo «paranoici», vale la pena di
sospettare che il livello di intervento sarà
nel 50% dei casi in disaccordo con quello della
prima domanda. I terapeuti a formazione
sistemica conoscono bene il ruolo del paziente
designato, protagonista involontario della
consultazione sessuologica mentre l'induttore
del sintomo rimane nell'ombra. Alcuni mariti
spingono la moglie a consultare per frigidità
quando in realtà è il loro comportamento che
induce la disfunzione sessuale (e viceversa).
A
volte, il protagonista nell’ ombra non fa
parte della coppia, ma è un personaggio della
generazione precedente. Per questa ragione, noi
non parliamo di vaginismo, ma di matrimoni non
consumati nei quali bisogna capire l'economia
del sistema di coppia e delle famiglie di
origine. Non di rado, dietro il vaginismo,
persiste un rapporto conflittuale con la madre
od una relazione edipica non risolta con il
padre per cui consumare il matrimonio significa
compiere un rito di passaggio e cambiare ruolo.
Infine i silenzi sessuali possono dipendere
dal terapeuta che non capisce o che non sa
esplicitare i problemi fino a provocare una non
rara patologia sessuale iatrogena. Si è già
detto, in altra sede, che il terapeuta può
peccare in pensieri, parole, opere o omissioni.
Per limitarci a queste ultime, non dimentichiamo
le omissioni nell'anamnesi sessuale, sugli
effetti secondari di alcuni farmaci o sulle
conseguenze negative degli interventi chirurgici
peraltro necessari per salvaguardare la vita del
soggetto. Alcuni terapeuti ad orientamento
eccessivamente comportamentale passano sotto
silenzio il mondo dell'immaginario che, invece
spesso, è una delle cause delle difficoltà
sessuali. Bisogna distinguere, in questo caso, i
pazienti che hanno difficoltà a pensare da
quelli che hanno una difficoltà a dire.
Le personalità isteriche hanno prevalentemente
una difficoltà a pensare e non riveleranno
fatti o vissuti che sembrano a noi trasparenti
in quanto sottoposti ad un processo di rimozione
che rende impossibile la presa di coscienza. Al
contrario, il fobico vergognoso e che
arrossisce, ha coscienza del suo segreto ma lo
passa sotto silenzio perché ha paura di essere
sanzionato. In altri casi, il segreto è
prezioso e come dice Lowenstein, «vi
sono delle persone che tacciono perché non
vogliono dare le perle ai maiali».
In
conclusione, riprenderò il tema d'attualità
dell'AIDS in quanto è rivelatore dei silenzi da
rompere o da rispettare. L 'AIDS ci mette a
confronto con delle priorità come la
salvaguardia della vita dalle quali l'erotismo
esce relativamente maltrattato. Quale
potrebbe essere il ruolo del sessuologo?
Lo vedo triplo:
-
come
difensore della vita, responsabilità da non
dimenticare pur senza farci terrorizzare
dall'AIDS.
-
come
facilitatore dell'esplicitazione dei silenzi
e dei segreti che rendono la consulenza
ses-suologica problematica.
-
come
garante del pudore e del giardino segreto,
da considerare a giusto titolo come la vera
cassa di risonanza dell'erotismo.
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