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I territori degli uomini

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I territori degli uomini

Uno dei numerosi parametri che entrano in gioco nella comunicazione è l'utilizzazione dello spazio. Gli etologi hanno messo in evidenza già da parecchio tempo i territori degli animali, le condizioni necessarie al loro sviluppo, alla loro sopravvivenza e alla loro riproduzione armoniosa.

E. T. Hall, sotto il nome di proxémie, ha descritto i territori degli uomini, o meglio, le distanze di cui hanno bisogno nelle diverse circostanze.

Egli distingue quattro distanze:

1) intima (da 0 a 40 cm.). II tocco e l'odorato sono prevalenti e l'immagine, troppo ravvicinata, appare deformata. La voce è un sussurro. Questa è la distanza delle relazioni amorose, del maternaggio, della lotta, dello stupro.

2) personale (da 45 a 125 cm.). La distanza della stretta di mano. L'odorato può ancora essere utilizzato. La vista (ciò che si vede) non è più deformata, si distinguono chiaramente i dettagli del viso, le strutture, la postura è particolarmente significativa. La voce è abbastanza bassa.

3) sociale (da 1,30 a 3,60 m.). Questa è la distanza professionale o commerciale. Non ci si tocca più. I dettagli del volto si offuscano, sfumano, la persona appare per intero dentro il campo visivo. Il tono di voce è normale.

4) pubblica (3,60 m. e più). È la distanza che c'è tra l'oratore e il suo pubblico. Il corpo sembra perdere il suo volume e diventare piatto. Il discorso è lento, il vocabolario e la grammatica cambiano e diventano più formali.

Queste distanze variano considerabilmente a seconda delle culture. Stabili a partire dal ceto medio degli Stati Uniti, esse sono percepite diversamente in Arabia e in Giappone, per esempio.

In Europa, un italiano e un inglese non si comportano nella stessa maniera nello spazio, il non conoscere queste differenze può portare a dei malintesi assai gravi. In Svizzera, a Ginevra in particolare, noi ci siamo confrontati, nella nostra pratica quotidiana, con dei cittadini di cultura diversa e il semplice fatto di essere attenti ai bisogni spaziali del paziente può facilitare la consultazione. In effetti, una gestione particolare dello spazio può turbare la comunicazione al punto di rompere il dialogo, renderlo incomprensibile o provocare presso gli altri delle reazioni insolite.  Inoltre, alle variazioni culturali si aggiungono quelle, più piccole, degli individui. La situazione del consulto si svolge essenzialmente dentro a delle distanze «intime» e «personali» per la medicina somatica, «personali» e «sociali» per la psichiatria. Qui intervengono altri elementi per precisare il carattere della relazione. Si tratta di solito della posizione, dell'altezza e del riguardo. Per esempio, nella figura la distanza rimane la stessa, ma l'altezza differente dell'uomo dà un significato diverso all'incontro. Lo stesso fenomeno lo si ritrova nella relazione medico-malato.

Un altro aspetto da considerare è lo «spazio relazionale» (Moles e Rohmer), ovvero, come lo spazio reale è investito e quale tipo di rapporto e di potere il soggetto intrattiene con gli altri. In uno studio il medico è a casa sua, in un territorio che gli è familiare e che domina. Il paziente, oltre a essere visitato in un luogo a lui poco o per niente conosciuto, dovrà mettersi anche a nudo psichicamente o fisicamente. La distanza psichica fa riferimento alla capacità di stabilire delle relazioni rispettando i bisogni e le differenze di ciascuno. Nella Proxemie di Hall, lo spazio relazionale e la distanza psichica sono intimamente legate.

All'Unità di sessuologia e di ginecologia psicosomatica, molti pazienti sono stati mandati dallo psicomotricista per problemi di spazio. In linea di massima questi pazienti mostrano una certa confusione tra il loro ambiente e loro stessi, tra ciò che c'è all'interno e ciò che è all'esterno di se stessi.

l) Lo spazio esterno: queste persone cercano disperatamente di modellarsi su quello che pensano che si attenda da loro. Cadono così dentro a delle contraddizioni permanenti, che creano delle situazioni complicate.

2) Lo spazio interno: altrettanto confuso e mal organizzato come lo spazio esterno, esso è, però, maggiormente negato, ignorato, disprezzato. Questi pazienti non provano piacere a concentrarsi su loro stessi, a percepire i loro bisogni, le loro sensazioni, i loro ritmi, ad accettare le loro emozioni, a sognare.

Considerano il loro corpo come una macchina che funziona male e che il terapeuta dovrà riparare. E per questo succede spesso che, all'inizio della terapia psicomotoria, questi pazienti non sopportano il rilassamento, poiché troppo angosciante. Gli esercizi sensoriali sono più accettati, sebbene scoprano un'apertura su un futuro così sconosciuto. A volte la sola «porta d'entrata» è la ginnastica, degli esercizi strutturati o igienici che non fanno paura. Ma allora il terapeuta, se non sta molto attento, corre il rischio di rinforzare l'idea del corpo macchina. Le sedute si svolgono nel seguente modo: i pazienti vengono ricevuti individualmente o in coppia in una grande stanza ammobiliata con un tavolo, in qualche caso un divano e uno spesso tappeto in un angolo. Il tempo (un'ora circa) è diviso, molto differenziato a seconda delle persone, tra una discussione e il lavoro corporeo. È partendo dal loro stato d'animo momentaneo, dai loro problemi attuali e dalle loro domande, che lo psicomotr-cista propone quell'esercizio, quel massaggio, quel gioco o quella messa in scena. Una osservazione clinica spiega meglio i nostri propositi: Dorothee, studentessa straniera, è venuta a consultarsi all'Unità di ginecologia e di sessuologia, su consiglio di uno psicologo di sua conoscenza. Essa lamentava un'anorgasmia, ma soprattutto alcune variazioni timiche notevoli ed imprevedibili, che provocavano dei forti cambiamenti di peso.  Chiedeva un aiuto per uscire da questo stato nel quale detestava se stessa. Era sfinita a forza di mostrare un tipo di immagine (facciata) alle persone di cui aveva spesso paura. Sembrava depressa, rannicchiata sulla sua sedia, immobile, senza tono. Aveva un aspetto sottomesso e cortese. Si era seduta molto vicina alla psicomotricista e teneva gli occhi, molto grandi, spalancati, con una certa fissità dello sguardo.
Spiegò che viveva in un appartamentino monolocale, che il suo ragazzo era venuto ad installarsi da lei, e invitavano spesso i loro amici i quali, talvolta, dormivano là. Lei però faceva fatica a dormire se qualcun altro divideva la sua camera o, peggio, il suo letto. Insieme, noi abbiamo constatato che lei non era capace di dire «no», un «no» che avesse un'aria seria. Aveva immediatamente paura della collera, di litigare. Preferiva una resistenza passiva. Dal punto di vista corporeo essa non poteva ne rinchiudersi in se stessa ne realmente aprirsi. Di fronte alla sua figura che ingrossava e dimagriva rapidamente, il suo spazio personale non aveva dei limiti chiari, si confondeva facilmente con quello degli altri. Se improvvisamente usurpata, lei non sapeva come proteggersi, poiché percepiva molto male le sue sensazioni. Si sentiva troppo vuota all'inizio per avere il piacere di rinchiudersi in se stessa. Lo sguardo della psicomotricista, soprattutto, vissuto come un'intrusione violenta, l'ha spesso turbata. Ha cominciato a provare piacere, partendo dalla schiena, questo solo quando ha cominciato ad arrotolarsi per terra.

Il lavoro, dunque, consiste per prima cosa nel ritrovare la sensorialità esterna ed interna per eliminare poi le distanze. E così che un giorno la psicomotricista le propose di stendersi per terra nella stanza, alla distanza desiderata, di immaginare certe persone e anche di situarle. Lei fu molto turbata, si immaginava poi di aver avuto l'immagine di saltare al collo della terapista. Si rese conto che aveva spesso «voglia di infilarsi tra la gente», Come ella diceva, o «di essere molto lontana». La distanza intermedia le era insopportabile. Ma soffriva molto, desiderando sempre essere molto vicina quand'era lontana, o viceversa. Alla fine della terapia potè sentire precisamente la sua «bolla» (Hall) intima. Disse che non si sentiva più sola, ma al sicuro e a suo agio. Le distanze intermedie erano diventate gradevoli e ricercate. Questa mia maniera di provare e di utilizzare punti differenti della sala di psicomotricità e risultata così, più preziosa, più varia. Dorothèe è diventata allora bella e snella senza variazioni di peso per oltre sei mesi. Questa tecnica di espressione corporea, per la sua elasticità e per l'utilizzazione concomitante degli esercizi fisici e dell'interpretazione verbale, sostituisce, spesso vantaggiosamente, le prescrizioni di rilassamento e l'ipnosi.

Può essere utile a tre livelli:

a) in quanto complemento diagnostico sulla «lettura» del corpo nello spazio, spesso più veritiero che le relazioni verbali.

b) in quanto propedeutico a una psicoterapia verbale dal momento in cui la parola non è «contenente» sufficiente delle emozioni del paziente.

c) in quanto progetto terapeutico propriamente detto, come nell'esempio citato in questo testo.

L'utilizzazione della proxèmie in medicina ha messo il punto sulle terapie sessuali individuali o di coppia, ma il suo campo di applicazione si estende già ad altre affezioni psicosomatiche, quali l'ipertensione, le algie pelviche e l'obesità.

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Pagina aggiornata al 15/09/2013

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