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Buona notte, oggi è sabato 24 giugno 2017

L'immaginario sessuale

sesso in pillole
 




L'immaginario sessuale

di Willy Pasini e Umberto Galimberti

La sessualità è un rischio dove l'individuo gioca la sua identità e la società il suo ordine. Per evitare questo rischio si ricorre all'immaginario che in modo allucinatorio ci fa vivere illusoriamente quello che non abbiamo il coraggio di osare. Così l'Io prova il brivido della sua identità messa in gioco senza perderla, e la società il sommovimento del disordine che però non scalfisce il suo ordine. L'immaginario serve a questo, non a potenziare la sessualità, come si crede, ma a placarne i toni a quel livello fantasmagorico che lascia intatta la realtà così come è stata costruita.

Conosciamo due tipi di immaginario. Uno che moltiplica le figure di eccitamento e seduzione, l'altro che le tiene a bada con immagini di sessualità costruite per decidere cos'è norma e cos'è anormalità. Il primo è l'immaginario dei prudenti, di quanti vorrebbero entrare nel gioco forte della sessualità, ma, non osando, si limitano a consumarne le immagini che uno può fare e disfare da sé senza, troppo rischio. E' questo l'immaginario più conosciuto, che si può descrivere seguendo gli itinerari del desiderio infinito che percorre l'intenzionalità delle passioni e la violenza delle azioni, ama i nascondigli del pudore e gioca con l'esposizione alla vergogna, si perde nell'opacità della carne per riapparire nella trasparenza dei gesti, vive la coincidenza di sé con sé nel piacere o inaugura l'estrema distanza da sé con l'alienazione sublime dell'amore. Di questo immaginario ci alimentiamo ogni giorno e in questo immaginario concludiamo il più delle volte la nostra sessualità a cui non abbiamo dato la sua voce, ma prestato solo le nostre immagini.

Poi, da quando l'uomo è andato imparando cos'è maschio e cos'è femmina dall'antropologia, cos'è normalità e follia dalla psichiatria, cos'è sessualità e perversione dalla psicoanalisi, cos'è ordine e disordine dalle scienze sociali, ha finito con l'adottare l'immaginario costruito da queste scienze per venire a sapere qualcosa di sé e per vivere all'interno di queste descrizioni la vertigine della norma e della devianza, che non appartengono alla sua natura, ma alla descrizione che della sua natura queste scienze hanno fatto.

Questo secondo tipo di immaginario svolge un ruolo normalizzatore e ciò che produce è un effetto di codice che, venendo a contatto con la prima forma di immaginario, apre il campo di gioco delle nostre emozioni sessuali. Emozioni inventate, create artificialmente, effetti di due fantasie, una scientifica e una privata, inventate per tenere al riparo l'uomo dall'esperienza sessuale che, nella sua profondità, è molto più sconvolgente di quanto non lo siano le più ardite figure dell'immaginario.

Di qui l'invito a oltrepassare l'immaginario per entrare davvero nel gioco, dove da esperire non ci sono più le solite oscillazioni tra codici e deviazioni, ma più semplicemente, e qui la semplicità diventa abisso, l'incontro con la follia che ci abita e che nella sessualità può trovare il luogo in cui dirsi.

Questa parola temuta, questa parola da cui ogni giorno con le nostre regole ci difendiamo, questa parola che parola non è, ma piuttosto spasmo o grido, è tenuta a bada dall'immaginario che, nella prima e nella seconda versione appena descritte, svolge l'unico compito di farci assaporare non le cose come veramente sono, ma le loro immagini rarefatte e iscrivibili in quei testi e contesti dove a esser fuori scena è sempre e solo la sessualità in quel che di più profondo ha da dirci. Per questo la sessualità è oscena. La scena, infatti, è occupata solo dalla sua recitazione, se non addirittura solo dalla sua parodia.

Fonte: "l'immaginaro sessuale"

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Pagina aggiornata al 15/09/2013

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