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La
sessualità è un rischio dove
l'individuo gioca la sua identità e la società
il suo ordine. Per evitare questo rischio si
ricorre all'immaginario che in modo
allucinatorio ci fa vivere illusoriamente quello
che non abbiamo il coraggio di osare. Così l'Io
prova il brivido della sua identità messa in
gioco senza perderla, e la società il
sommovimento del disordine che però non
scalfisce il suo ordine. L'immaginario serve
a questo, non a potenziare la sessualità,
come si crede, ma a placarne i toni a
quel livello fantasmagorico che lascia intatta
la realtà così come è stata costruita.
Conosciamo
due tipi di immaginario. Uno che moltiplica le
figure di eccitamento e seduzione, l'altro che
le tiene a bada con immagini di sessualità
costruite per decidere cos'è norma e cos'è
anormalità. Il primo è l'immaginario dei
prudenti, di quanti vorrebbero entrare nel
gioco forte della sessualità, ma, non osando,
si limitano a consumarne le immagini che uno può
fare e disfare da sé senza, troppo rischio. E'
questo l'immaginario più conosciuto, che
si può descrivere seguendo gli itinerari del
desiderio infinito che percorre l'intenzionalità
delle passioni e la violenza delle azioni, ama i
nascondigli del pudore e gioca con l'esposizione
alla vergogna, si perde nell'opacità della
carne per riapparire nella trasparenza dei
gesti, vive la coincidenza di sé con sé nel
piacere o inaugura l'estrema distanza da sé con
l'alienazione sublime dell'amore. Di questo
immaginario ci alimentiamo ogni giorno e in
questo immaginario concludiamo il più delle
volte la nostra sessualità a cui non abbiamo
dato la sua voce, ma prestato solo le nostre
immagini.
Poi,
da quando l'uomo è andato imparando cos'è
maschio e cos'è femmina dall'antropologia, cos'è
normalità e follia dalla psichiatria, cos'è
sessualità e perversione dalla psicoanalisi,
cos'è ordine e disordine dalle scienze sociali,
ha finito con l'adottare l'immaginario costruito
da queste scienze per venire a sapere qualcosa
di sé e per vivere all'interno di queste
descrizioni la vertigine della norma e della
devianza, che non appartengono alla sua natura,
ma alla descrizione che della sua natura queste
scienze hanno fatto.
Questo
secondo tipo di immaginario svolge un ruolo
normalizzatore e ciò che produce è un
effetto di codice che, venendo a contatto con la
prima forma di immaginario, apre il campo di
gioco delle nostre emozioni sessuali. Emozioni
inventate, create artificialmente, effetti di
due fantasie, una scientifica e una privata,
inventate per tenere al riparo l'uomo
dall'esperienza sessuale che, nella sua
profondità, è molto più sconvolgente di
quanto non lo siano le più ardite figure
dell'immaginario.
Di
qui l'invito a oltrepassare l'immaginario
per entrare davvero nel gioco, dove da esperire
non ci sono più le solite oscillazioni tra
codici e deviazioni, ma più semplicemente, e
qui la semplicità diventa abisso, l'incontro
con la follia che ci abita e che nella sessualità
può trovare il luogo in cui dirsi.
Questa
parola temuta, questa parola da cui ogni giorno
con le nostre regole ci difendiamo, questa
parola che parola non è, ma piuttosto spasmo o
grido, è tenuta a bada dall'immaginario che,
nella prima e nella seconda versione appena
descritte, svolge l'unico compito di farci
assaporare non le cose come veramente sono, ma
le loro immagini rarefatte e iscrivibili in quei
testi e contesti dove a esser fuori scena è
sempre e solo la sessualità in quel che di più
profondo ha da dirci. Per questo la sessualità
è oscena. La scena, infatti, è occupata solo
dalla sua recitazione, se non addirittura solo
dalla sua parodia.
Fonte:
"l'immaginaro sessuale"
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