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Cancro della prostata

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Cancro della prostata

Il cancro della prostata è il più frequente tumore maschile, e rappresenta per l’uomo la seconda causa di mortalità.

Cause e fattori di rischio

Il cancro della prostata si manifesta nell’uomo che ha più di 45 anni, e la sua frequenza aumenta con l’età, per essere quasi costante nei soggetti centenari. Il fattore etnico è importante, e la popolazione più toccata è quella afroamericana. Il cancro della prostata è invece raro negli asiatici. La ricerca ha evidenziato alcuni fattori genetici nelle popolazioni a rischio, altri fattori ambientali, in particolare alimentari, sono probabilmente concause, ancora in fase di studio

I sintomi

Molto spesso il cancro della prostata evolve senza alcun sintomo, infatti, contrariamente all’ipertrofia benigna (adenoma), il cancro si sviluppa nella periferia della prostata, a distanza dall’uretra, perciò è raramente responsabile di disturbi urinari. A uno stadio localmente evoluto, questo tumore può provocare disturbi urinari quali difficoltà nella minzione, che diventa più frequente, sangue nelle urine… A uno stadio molto avanzato, può essere responsabile di dolori a livello dell’ano e del retto (per compressione del retto) o di coliche renali (per compressione o invasione d’uretere). Allo stadio delle metastasi a distanza, può provocare dolori ossei e/o un’alterazione dello stato generale, con disgusto verso il cibo, perdita di peso, stanchezza

La visita medica

L’atto più importante della visita medica di depistaggio del cancro della prostata è rappresentato dall’ispezione rettale. Tipicamente, in caso di tumore la prostata contiene uno o più noduli duri, i cui contorni sono irregolari. Una palpazione rettale normale non elimina la diagnosi di cancro della prostata, perché alcuni tumori iniziali non sono palpabili, e l’ispezione rettale non consente di esaminare tutte la ghiandola

Esami e analisi complementari

Il dosaggio sanguigno della PSA (antigene specifico della prostata) è l’unico esame complementare fondamentale: in caso di tumore della prostata la PSA è spesso elevata, ma può anche essere normale. Il grado di aumento del suo valore è proporzionale all’estensione del tumore, perciò il tasso di PSA dà l’idea della diffusione della malattia. Esistono tuttavia altre cause di aumento della PSA come l’adenoma, l’infezione o il traumatismo della prostata. Un tasso di PSA moderatamente elevato può essere spiegato dalla presenza di un adenoma della prostata, può essere quindi utile sorvegliare l’evoluzione della PSA con un intervallo di qualche mese. Un aumento rapido indicherà la presenza di un tumore, mentre la stabilità del valore o un aumento lento deporrà in favore di un adenoma. Il depistaggio del tumore della prostata è basato su un dosaggio annuale della PSA, associato all’ispezione rettale, negli uomini di più di 50 anni o anche più giovani ma facenti parte della popolazione a rischio. La PSA consente di scoprire un gran numero di casi di tumore allo stadio iniziale, quando l’esame è ancora normale. In caso di aumento sospetto della PSA e/o di anomalia riscontrata all’ispezione rettale, sarà indispensabile procedere alla biopsia in anestesia locale (prelievo di tessuto con ago) per confermare la diagnosi. L’ecografia prostatica effettuata all’interno del retto può mostrare una zona sospetta e una vascolarizzazione importante (presenza di numerosi vasi sanguigni). Alcuni medici la utilizzano nel depistaggio del tumore della prostata, ma il suo interesse è oggetto di discussione. In caso di tumore comprovato dalla biopsia si procede a un bilancio dell’estensione della malattia prima di proporre un trattamento. Il bilancio comprende la TAC addominale e pelvica per la ricerca della diffusione del cancro ai gangli linfatici. Se si sospetta la diffusione del tumore alle ossa (metastasi ossea), o quando la PSA è molto elevata, si procede in genere a una scintigrafia ossea. Per alcuni, l’effettuazione sistematica di una risonanza magnetica per via rettale consente di meglio apprezzare l’estensione locale del tumore

Evoluzione della malattia

Dipende essenzialmente dallo stadio della malattia al momento della diagnosi. Quando il cancro è limitato alla prostata, la probabilità di guarigione dopo il trattamento è molto elevata; ma quando il cancro ha superato i limiti della prostata, la prognosi è meno favorevole. C’è rischio di estensione locale verso la vescica, gli ureteri (canali che convogliano l’urina dai reni verso la vescica), il retto e i gangli della regione pelvica. Il rischio di metastasi ossea è alto, con invasione del midollo

Trattamento

In funzione dello stadio del cancro, la presenza di metastasi, e l’età del paziente, il medico sceglierà tra una varietà di trattamenti:

in caso di tumore localizzato, i trattamenti sono sostanzialmente di tre tipi:

·          prostatectomia radicale: rimozione della prostata. Questo intervento si può effettuare sia con apertura classica sotto l’ombelico o per celioscopia (telecamera introdotta nella regione da operatore, incisioni ridotte). La prostatectomia dà buoni risultati in termini di guarigione ma è soggetta a complicazioni tra le quali le più importanti sono l’impotenza e il rischio di incontinenza urinaria

·          radioterapia esterna:  è efficace e presenta le stesse complicazioni della prostatectomia, alle quali si aggiungono quelle legate ai raggi

·          brachiterapia: questo trattamento, proposto in alcuni centri, consiste nell’impiantare nella prostata dei grani radioattivi che distruggono le cellule cancerose. La brachiterapia ha dimostrato la sua efficacia negli Stati Uniti, ed è attualmente in fase di valutazione nel nostro paese

in caso di tumore avanzato o con metastasi, il trattamento è ormonale. Si tratta nella maggior parte dei casi di un trattamento farmacologico con compresse o iniezioni sottocutanee. I principali farmaci utilizzati sono:

·          gli estrogeni, in particolare il dietilstilbestrolo. Sono sempre meno utilizzati perché hanno effetti indesiderabili e controindicazioni

·          gli antiandrogeni, che inibiscono l’azione degli androgeni (ormoni maschili), responsabili della stimolazione e dello sviluppo del tumore

·          gli analoghi della GnRH, (ormone rilasciante gonadotropina o gonadoliberina) che impediscono alla GnRH naturale, chiamata anche LH-RH) di agire e di stimolare la produzione degli androgeni

Al trattamento di base si può associare la terapia del dolore e delle complicazioni, per esempio la disostruzione di un’invasione dell’uretra. Il trattamento ormonale rappresenta nella maggior parte dei casi una scelta all’inizio della cura, ma può diventare inefficace dopo qualche anno. In questo caso si instaura un nuovo trattamento, con chemioterapia, trattamento radioattivo… In associazione al trattamento ormonale si può impiegare anche l’estramustina. Si può procedere alla castrazione chirurgica (rimozione della polpa dei testicoli), semplicemente per impedire la secrezione degli androgeni. L’efficacia della castrazione è simile a quella di una castrazione chimica con estrogeni o GnRH-analoghi. Infine, in casi selezionati (in particolar modo in base al grading istologico), è possibile optare per la cosiddetta “watchfull waiting”, ossia limitarci a una osservazione attenta e costante, dato che le forme meno aggressive tendono a progredire molto lentamente, soprattutto in pazienti di età più avanzata.

pubblicato il 9 settembre 2005

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