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Buon giorno, oggi è lunedì 12 maggio 2008

L'alimentazione

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L'alimentazione

L'obesità infantile

Troppo o troppo poco?
Alla nascita, il 12-15% della massa corporea totale è costituita dal grasso. Durante i primi mesi di vita questa quantità di grasso, indispensabile allo sviluppo del bambino, aumenta fino a raggiungere il 21-23% verso l’età di 1 anno; in seguito, fino ai 6-8 anni, la percentuale di grasso diminuisce regolarmente, e il bambino entra in quella fase “magra” che spesso preoccupa inutilmente i genitori. In seguito, la quantità di grasso aumenta nuovamente, fino alla fine della crescita. Secondo alcuni studi, più l’accumulo di grasso è precoce, anteriore ai 5 anni e mezzo di età, più il bambino rischia di diventare un adolescente grasso.  

Secondo le statistiche, i bambini italiani sono i più grassi d’Europa: uno su tre (36%) è sovrappeso, contro il 27 per cento di Spagna e Grecia. In Francia sono il 29 per cento, in Svizzera il 24 per cento.

L’obesità è una questione complessa che deriva da un insieme di fattori: ereditarietà, abitudini alimentari, attività fisica, situazione familiare, e così via. Secondo i National Institutes of Health americani, la probabilità che un bambino diventi obeso sarebbero del 10% se i genitori sono normopeso, del 40% se uno dei genitori è obeso, e dell’80% se entrambi i genitori sono obesi. Tuttavia, ricorda l’ente, non tutti i bambini obesi diventano adulti obesi, e soprattutto il problema è reversibile se si interviene presto e nel modo adeguato.

L’associazione americana di pediatria mette sotto accusa la televisione, non solo perché trascorrere lunghe ore seduti davanti allo schermo TV è nocivo per la forma fisica, ma anche perché le pubblicità diffuse negli orari di maggior ascolto riguardano soprattutto alimenti fortemente calorici. “Un bambino in età scolare su cinque si ritrova spesso a casa da solo nel pomeriggio, e deve decidere da solo che cosa mangiare”, scrive un pediatra in un comunicato ufficiale. L’associazione insiste sull’importanza di far partecipare tutta la famiglia all’adozione di buone abitudini alimentari: il bambino non deve sentirsi punito o privato di cibo. “I bambini obesi sono spesso sottoposti a una pressione tale da compromettere la loro fiducia in se stessi e nella vita. Un approccio dolce, basato sulla pazienza e la perseveranza ha molte più probabilità di riuscire”. Le tre regole d’oro sono: il controllo di un regime alimentare non restrittivo e adatto ai gusti e ai bisogni nutritivi del bambino, la pianificazione di attività fisiche che il bambino trova piacevoli e che può condividere con il resto della famiglia, e l’apprendimento di abitudini alimentari sane. Ecco qualche consiglio:

  • nutrite il vostro bambino senza forzarlo

  • servite porzioni più piccole e non insistete perché mangi fino all’ultimo boccone, l’appetito non è uguale in tutti i bambini

  • evitate di leggere, di scrivere, o di guardare la televisione o di svolgere qualunque altra attività mentre mangiate

  • insegnate al vostro bambino ad assaporare e riconoscere gli alimenti

  • durante i pasti, create un’atmosfera piacevole e rilassata

  • mangiate di tutto con moderazione, evitate di etichettare gli alimenti come buoni o cattivi

  • incoraggiate l’attività fisica dando l’esempio

  • abituate il bambino a lavarsi i denti subito dopo i pasti; il gusto del dentifricio copre quello del cibo e aiuta a togliere la voglia di continuare a mangiare

  • servite le portate a una certa distanza di tempo l’una dall’altra, per dare tempo al corpo di inviare i segnali di sazietà

L’obesità infantile
Se gettassimo uno sguardo alle foto di classe degli anni ’70, ci vedremmo in genere due, al massimo tre bambini obesi per classe. Oggi, un bambino su cinque è obeso o presenta un sovrappeso importante. Negli ultimi 15 anni, il numero di bambini sovrappeso od obesi è quasi raddoppiato. Uno studio pubblicato dal Journal of the American Medical Association mostra che i giovani obesi hanno una qualità di vita nettamente inferiore a quella degli altri bambini. Nel quadro dello studio, i ricercatori hanno intervistato ragazzi di età compresa tra 5 e 18 anni che soggiornavano al Children’s Hospital and Health Center di San Diego, informandosi sui diversi aspetti della loro vita come le loro interazioni sociali e i loro sentimenti di benessere. I bambini obesi hanno ottenuto una valutazione media del 20% più bassa rispetto a quello dei bambini più magri, e il loro punteggio è meno elevato su tutti i piani: fisico, emotivo, sociale e accademico.

L’obesità infantile non riguarda solo la qualità della vita e la stima di sé. I bambini obesi devono affrontare molti problemi di salute: la loro tensione arteriosa e il loro tasso di colesterolo sono più elevati di quelli dei bambini normopeso, un fenomeno preoccupante che accresce il loro rischio di incorrere più tardi in un incidente vascolare cerebrale come l’ictus, o di sviluppare una malattia cardiaca. Inoltre, un numero sempre crescente di adolescenti e perfino di bambini sviluppa il diabete del tipo 2 (non insulino-dipendente), una malattia che si credeva toccasse esclusivamente gli adulti. Questi bambini rischiano di soffrire delle complicazioni legate al diabete come la cecità, l’insufficienza renale e le malattie di cuore, già a partire dai trent’anni.

Perché le nuove generazioni non sono più snelle come quelle di una volta? Una parte del problema deriva dal fatto che i bambini sono bombardati da messaggi contraddittori: una cultura del fast food che idolatra la magrezza, adolescenti sedentari che giocano con il computer o con gli eroi dei videogiochi, filiformi e agili, genitori eccellenti per molti aspetti ma che non riescono a gestire i problemi di peso dei loro figli, e governi che incitano all’attività fisica e intanto tagliano gli investimenti nelle strutture scolastiche. Una grande parte dei bambini obesi resterà tale anche nell’età adulta. Si stima che un bambino obeso di 6 anni abbia il 50% di probabilità in più di essere obeso in età adulta, e questa proporzione peggiora con l’età.

6 piccoli consigli per gestire un bambino obeso
Spesso siamo molto severi con i bambini che non corrispondono alle nostre norme in materia di aspetto fisico, tendiamo a criticare il loro aspetto e la loro mancanza di volontà. Uno studio condotto negli Stati Uniti dal dr. Satter mostra come i genitori che impongono delle severe restrizioni alimentari ai loro figli amplificano il problema, impedendo ai bambini di sviluppare una naturale attitudine a controllare la propria alimentazione. Preoccupati di sapere se il tale alimento è permesso oppure no, i bambini sono meno capaci di riconoscere di segnali di sazietà inviati dal corpo. Questo conduce spesso a prendere altro peso. Come vedremo, esistono modi molto più adeguati di intervenire per gestire il problema:

1. siate attivi
organizzate gite familiari in bicicletta, e quando è possibile camminate invece di usare l’automobile. Bisogna essere modelli per i propri figli: trovatevi un’attività che vi piace e praticatela più volte alla settimana. I genitori fisicamente attivi hanno 6 volte più probabilità di avere dei figli attivi rispetto ai genitori sedentari. Se nostro figlio ama uno sport è giusto incoraggiarlo a continuare, ma non lo si costringe a praticare uno sport competitivo se non gli piace gareggiare

2. limitate i passatempi secondari offrendo ricompense adeguate all’età
per esempio, un bambino di 6-8 anni che corregge un comportamento sedentario può ricevere delle figurine, un libro o un giornalino

3. considerate l’obesità di vostro figlio come una sfida per tutta la famiglia, piuttosto che come un suo problema personale
secondo alcuni studi, la collaborazione dell’intera famiglia aumenta in modo significativo le probabilità di risolvere il problema di obesità del bambino. In questo contesto, non si tratta di imporre pasti ipocalorici speciali al bambino obeso; se si pretende che il bambino mangi l’insalata quando il resto della famiglia si gode la pizza, il bambino si sentirà escluso, e tenterà prima o poi di mangiare di nascosto

4. approfittate dei pasti in famiglia per promuovere le sane abitudini alimentari, ma senza fare la morale
«mangia la verdura se vuoi la torta»: è una frase molto comune, ma secondo più di una ricerca, questa formula rende la torta artificialmente attraente per il bambino. Il valore e l’interesse della torta sono in qualche modo “fabbricati”. Un’indagine condotta nel 1992 da Newman e Taylor ha dimostrato che i bambini qualificano come “mediamente desiderabili” alimenti come i cereali e la frutta secca. I ricercatori hanno detto ai bambini che potevano mangiare i cereali solo se avessero mangiato tutta la frutta secca. Improvvisamente, l’alimento che serviva da ricompensa – i cereali –  è diventato più desiderabile della frutta secca, meno desiderabile. Conclusione: meglio dire “mangia prima la verdura e poi la torta”, piuttosto che “se vuoi la torta, devi mangiare la verdura”

5. trasformate la cucina in un luogo propizio all’acquisizione delle buone abitudini
invitate i vostri figli ad aiutarvi a preparare la verdura e la macedonia, ricordate loro di tanto in tanto che oggi avete comprato le mele o le banane, i pomodori o le carote. Sottolineate la presenza di frutta e verdura senza insistere sulla loro importanza per la salute, presentatele piuttosto come opzioni sempre presenti in casa

6. prendete coscienza dei messaggi automatici
non servitevi del cibo come ricompensa o punizione, per esempio non dite a vostro figlio che avrà un biscotto se finisce i compiti, e non consolatelo di un brutto voto con il suo piatto preferito. Non mettete mai a dieta un bambino. I cambiamenti delle abitudini alimentari e l’integrazione delle attività fisiche si inseriscono in un progetto familiare a lungo termine. E soprattutto, non forzate mai un bambino a finire tutto quello che ha nel piatto o a mangiare se non ha fame

Come fanno gli altri: quattro esperienze vincenti
Qualche anno fa, un insegnante di Toronto scopre uno studio giapponese condotto su più di 7000 allievi che dimostra come i bambini che praticano un’attività fisica tre o quattro volte alla settimana hanno un rendimento scolastico migliore. Profondamente colpito, Nick fonda il Roadrunners Club con 20 allievi molto motivati. Oggi questo club conta 83 iscritti, bambini di tutte le età che tutti i giorni dell’anno scolastico corrono con i loro insegnanti. Il club è diventato così famoso che Nick ha dovuto dividerlo, con un orario specifico per ciascun sottogruppo. “La chiave” - scrive Nick – “è motivare i bambini, celebrando le piccole conquiste di ogni piccolo membro del club”. Superare un record precedente o completare un percorso impegnativo sono tra gli sforzi premiati pubblicamente con una t-shirt o altri regalini, che rappresentano un momento di gloria personale dell’allievo. “Dare l’esempio come faccio io li incoraggia. Oggi i bambini tentano spesso di superarmi, e qualcuno già ci riesce”.

A Edmonton, Alberta, una scuola offre ai ragazzi un programma che concilia educazione e attività fisica. I bambini tengono un registro dei chilometri percorsi ogni giorno all’esterno della scuola a piedi, con i pattini o in bicicletta, completando così ogni anno un viaggio virtuale. Disney World, paradiso dei più piccoli, è tra le mete già raggiunte. Gli insegnanti abbinano le “marce” alle materie accademiche - per esempio, durante l’attraversamento virtuale del Canada gli allievi hanno studiato le particolarità storiche e geografiche di ogni provincia, meteo incluso. La scuola intende fare dell’esercizio fisico una parte integrante della vita di ogni studente. “Promuoviamo l’attività fisica come stile di vita”, spiega la direttrice.

A lezione di nutrizione. Se l’attività fisica aiuta a prevenire l’obesità, è altrettanto importante nutrirsi correttamente, e le scuole di Winnipeg ne sono ben consce. Kids in the Kitchen è un programma di educazione alimentare che insegna ai bambini l’importanza di una dieta sana, e propone le scelte-salute al posto delle merendine confezionate che in genere i bambini mangiano a scuola e a casa. Oggi, per iscriversi a Kids in the Kitchen bisogna mettersi in lista d’attesa…

In Breakfast for Learning, un programma delle scuole elementari di Vancouver, si insegna ai bambini a collegare alimentazione e apprendimento. Il messaggio più forte, scritto ovunque, è “senza mangiare, la testa non può pensare”. Durante le riunioni, i bambini partecipano a piccoli sketch che mettono l’accento sui benefici della vita sana.


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