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Buona sera, oggi è sabato 4 febbraio 2012

L'alimentazione

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L'alimentazione

Mangiare bio: effetto della moda o convinzione?

Da qualche anno a questa parte, anche grazie agli scandali alimentari, il bio ha il vento in poppa. Insomma, non si tratta di una semplice moda, ma di una tendenza di fondo, di un impegno per l’avvenire della terra e dell’uomo. A cura di duepiu.net.

C’è voluto pochissimo perché il bio diventasse popolare e uscisse dal ghetto in cui era stato relegato per molto tempo: oggi tutti i supermercati offrono prodotti bio, e alcuni hanno perfino sviluppato una propria marca bio, contribuendo così allo sviluppo generale di questa agricoltura rispettosa dell’ambiente.
 
Pioneri?
Il bio non è uun fenomeno nuovo perché le sue origini risalgono agli anni ’20. Nel nostro paese si comincia a “parlare bio” negli anni ’60, quando i suoi pionieri prendono coscienza dei danni dell’agricoltura estensiva sul bestiame (che muore) e sui terreni, iperinquinati e infertili. Qualche agricoltore a margine del sistema arresta la corsa alla produttività e sceglie di coltivare la terra in un altro modo, bandendo una volta per tutte il ricorso ai prodotti chimici di sintesi. Coraggiosi e perseveranti questi agricoltori, perché l’agricoltura biologica viene riconosciuta ufficialmente solo alla fine degli anni ’80.

Un modo di essere
Il bio non è solo un modo di fare agricoltura più sano, ma un modo di essere più rispettoso dell’uomo e della natura e un contributo alla protezione del patrimonio che lasceremo ai nostri figli. L’obiettivo consiste nel produrre senza nuocere, cioè senza distruggere anzi facendo perfino meglio, perché in agricoltura biologica si rinnovano le risorse. I composti utilizzati non impoveriscono i terreni, e lo stesso vale per la rotazione delle colture, che contrariamente alla monocoltura praticata a oltranza fino al dissanguamento definitivo del suolo, lascia alla terra il tempo necessario a ricostituirsi. Gli animali sono rispettati perché si lascia loro il tempo di crescere e di aumentare di peso senza ingozzarli con acceleratori di crescita e antibiotici, e si lascia loro lo spazio vitale necessario a uno sviluppo sano; superfluo specificarlo, la loro alimentazione è biologica

Tipi bio
Sempre più persone mangiano bio, ma per ragioni anche molto diverse. Se infatti c’è chi acquista regolarmente bio e si nutre solo di quello, la maggior parte dei consumatori è “occasionale”, cioè compra bio ma non solo. La comparsa dei banchi bio nei supermercati ha dato il via alla diffusione su larga scala di questi prodotti, e come hanno dimostrato numerosi studi di mercato molte persone si sono avvicinate al bio per la prima volta proprio perché lì avevano visto i prodotti esposti. Un’inchiesta sui comportamenti dei consumatori ritrae tre tipi di acquirenti:

  • i nostalgici. Rappresenterebbero circa ¼ dei consumatori sensibili all’agricoltura biologica, che abitano in zone rurali o piccoli centri urbani, amano fare la spesa al mercato e sono attaccati ai valori del passato anche in campo culinario e gastronomico

  • i militanti. Sono stati i primi ad aderire a questo nuovo stile di vita, rappresentano circa il 30% dei consumatori totali di bio, sono strenui oppositori dell’agricoltura intensiva ed ecologisti a oltranza. La loro età è compresa tra i 45 e i 55 anni, sono soprattutto insegnanti e impiegati

  • i neofiti. Sono la maggioranza e sono i nuovi consumatori preoccupati soprattutto della propria salute

Autenticità e semplicità
La qualità si paga, questo è certo. Secondo le indagini di mercato il bio è più caro del 10-30% rispetto ai prodotti derivanti dall’agricoltura intensiva. Eppure chi ha assaggiato il bio nota in fretta che si è più appagati mangiando bio, soprattutto riguardo alle verdure, più ricche di fibre alimentari. Il bio invita a orientarsi verso un’alimentazione più vegetale, in cui cereali e verdure, poco costosi, possono alternarsi alla carne che è molto più cara. Ma il bio consente anche di mangiare in modo più naturale, ritrovando il gusto degli alimenti, l’autenticità dei sapori e la semplicità dei modi di preparazione e di cottura, tutti elementi conformi alle raccomandazioni dei nutrizionisti in materia di prevenzione del sovrappeso e delle “malattie della civiltà”.

La globalizzazione del bio
Finita l’era dei negozi bio frequentati dai militanti duri e puri, ormai la domanda di bio supera di gran lunga l’offerta, e per soddisfarla bisogna ricorrere all’importazione: molti prodotti arrivano dal Nord America, dai paesi del Maghreb, dall’Europa dell’Est… La mancanza di informazioni riguardo alle regole applicate in certi paesi in materia di produzione e di controllo ha obbligato la Commissione Europea a redigere una lista provvisoria di paesi nei quali le regole in materia di agricoltura biologica sono equivalenti a quelle europee, e i paesi non iscritti nella lista devono quindi dimostrare di sottoporre le loro produzioni locali a regole e a controlli efficaci.

Bio: che cosa cambia per la salute?
I prodotti bio sono più gustosi, ma sono anche più sani?

Fino a oggi non disponevamo di studi scientifici capaci di dimostrare il valore aggiunto nutritivo dei prodotti bio, ma ormai non ci sono più dubbi. Uno studio dell’Inserm ha analizzato 19 alimenti, alcuni di derivazione biologica, altri provenienti dall’agricoltura convenzionale. I risultati dimostrano che i prodotti bio contengono in media il 25% dei nutrienti (vitamine, oligoelementi, minerali, fibre e acidi grassi essenziali) in più rispetto agli altri, e alcuni di questi nutrienti sono essenziali perché si tratta di antiossidanti che ci proteggono dalle malattie legate all’invecchiamento, da alcuni tipi di cancro e dalle patologie cardiovascolari; le fibre limitano invece l’eccesso ponderale e aiutano a prevenire malattie come l’aterosclerosi, il cancro del colon e il diabete. Un altro vantaggio del bio è che i prodotti sono quasi esenti da inquinanti chimici, microbiologici e genetici. I modi di produzione dell’agricoltura convenzionale sono sempre più demonizzati proprio perché impiegano troppi materiali inquinanti che si ripercuotono lungo tutta la catena alimentare. L’ambiente in cui viviamo oggi è saturo di pesticidi (erbicidi e insettici) e di nitrati, all’origine delle nitrosamine cancerogene. I pericoli legati ai pesticidi in alte dosi sono ben noti: non solo cancerogeni ma anche neurotossici, riducono la fertilità maschile. Largamente impiegati in tutte le colture, questi elementi si ritrovano nei frutti e nelle verdure che consumiamo tutti i giorni, e anche se le dosi sono basse sono ripetute, un fatto che mette in pericolo la nostra salute. Il bio vieta l’utilizzo di queste sostanze, e le analisi hanno dimostrato che il media l’80% dei prodotti bio è esente da qualunque inquinamento chimico, mentre il restante 20% ne presenta piccole tracce (contaminazione accidentale dovuta alla pioggia o alla vicinanza a campi coltivati in modo convenzionale)
 
OGM? No grazie
Nell’agricoltura intensiva le condizioni di allevamento del bestiame sono tali che a causa della promiscuità le malattie microbiche sono diffusissime, e questo comporta l’uso continuo di antibiotici per prevenire le epidemie. Questi antibiotici passano nel latte, nelle uova, nella carne, e finiscono in forma residua nei nostri piatti. Denunciato con voce sempre più alta come fenomeno che contribuisce alla comparsa di germi mutanti e a rendere i batteri resistenti agli antibiotici impiegati nella medicina umana, questo tipo di allevamento rappresenta un autentico pericolo per la salute pubblica. Nel bio invece gli animali sono sottoposti a trattamento antibiotico solo due volte all’anno, e vengono esclusi dalla macellazione fino a quando anche l’ultima traccia di antibiotico è stata eliminata dall’organismo. Infine, l’allevamento biologico vieta il ricorso alla soia e al mais geneticamente modificati per l’alimentazione del bestiame o nei prodotti trasformati (biscotti, piatti pronti…), e noi sappiamo che proprio questi alimenti rappresentano la parte più importante dell’alimentazione data agli animali allevati nel modo convenzionale. Solo il bio sarebbe quindi in grado di garantire un rischio genetico ridotto a zero.

Vivere bio
Il bio non si limita solo ai prodotti alimentari ma si estende ai cosmetici, all’abbigliamento, alla costruzione dell’habitat e al suo mantenimento: quasi tutto può ormai essere “100% naturale”.

Belli al naturale
La catena del 100% naturale è in piena crescita e il numero dei prodotti si moltiplica. Grazie alla nuova passione per le piante e gli oli essenziali in cosmetologia, i prodotti di bellezza naturali si trovano ormai sia nei negozi di dietetica e di erboristeria, sia nelle farmacie o nella grande distribuzione. In genere tutti i prodotturi rispettano standard di qualità esigenti, anche se non esistono ancora prescrizioni obbligatorie in materia costmetica. Aziende a volte molto grandi, come l’Aveda, impiegano solo ingredienti vegetali e di coltura biologica, non conducono test sugli animali e non fanno uso di materie prime derivanti dal petrolchimico o dal mondo animale (lanolina, olio di visone, grasso di balena…). Gli eccipienti sono cere e oli vegetali (karité, jojoba, germe di grano, mandorla dolce…) e anche i princìpi attivi sono estratti dalle piante, così come i profumi e i conservanti sono oli essenziali, e i coloranti sono di derivazione minerale (argilla, terra d’ocra, ossido di metallo)

Bio dalla testa ai piedi
Spuntano timidamente i primi capi di abbigliamento bio, ma produzione e distribuzione sono ancora limitatissime, perché le materie prime sono difficili da trovare e gli stilisti poco numerosi. Ma non importa: nel 1999 si è svolta la prima sfilata 100% bio, e la domanda intanto cresce. Già adesso possiamo indossare vestiti fabbricati a partire da cotone non trattato (la coltivazione convenzionale del cotone è una delle colture più inquinanti che ci siano), o di lana ottenuta da pecore allevate secondo le prescrizioni bio, e anche lino e seta si prestano bene alla coltura bio. I colori sono naturali e si limitano a una gamma che va dal bianco al beige più o meno scuro passando per il “bianco sporco”. Secondo i promotori dell’abbigliamento bio, questi capi di vestiario sono meno inquinanti e provocano meno allergie rispetto ai vestiti tradizionali, soprattutto rispetto a quelli fabbricati con le fibre sintetiche
 
Una casa che respira
Stop alle case isolate male, costruite in mattoni e imbottite di materiali sintetici, decorate con le vernici chimiche o tappezzate con carte dove le colle sprigionano solventi nocivi. Le “biocase” sono in arrivo. Costruite in legno o in mattoni di terracotta, isolate con la lana e decorate con vernici naturali, trasudano salute e benessere. Architetti bioclimatici, geobiologi e maestri del Feng Shui sono a nostra disposizione per consigliarci e farci avere finalmente una casa costruita su misura con materiali naturali, edificata su uno spazio propizio (dopo analisi delle correnti cosmiche e telluriche) e organizzata secondo i principi dell’armonia yin e yang, della salute e della prosperità. Insomma, un sogno di benessere…

OGM: a che punto siamo?
Quando si parla di cibo transgenico bisognerebbe distinguere tra il cibo che i ricchi possono scegliere e quello di cui i poveri non possono fare a meno. Così la pensano molti Paesi che ancora non hanno risolto il problema della fame e vedono nello sviluppo delle piante transgeniche una possibile soluzione. L’obiettivo è quello di ottimizzare la produzione salvaguardando i raccolti dall’aggressione dei parassiti o risparmiando diserbanti, ma è anche quello di sfruttare al massimo il suolo per le coltivazioni, per esempio coltivando piante capaci di resistere alla siccità e alla forza dei monsoni.

…occorre anche ricordare che prima della commercializzazione gli Ogm devono superare una serie di prove sperimentali che ne garantisocno l’innocuità per l’uomo, e che da cinque o sei anni migliaia di persone in tutto il mondo mangiano cibi contenti Ogm senza che ci siano state dimostrazioni di danni alla salute.

…per ora le piante geneticamente modificate non avrebbero un reale vantaggio per il consumatore, ma solo per le multinazionali, che avrebbero così il monopolio delle sementi, e per gli agricoltori che ottimizzerebbero i raccolti. Tutto questo può valere per gli Ogm di prima generazione, mentre quelli di seconda generazione, già allo studio nei laboratori, potrebbero portare benefici anche al consumatore: si potrebbe migliorare il valore nutritivo degli alimenti, oppure ottenere cibi arricchiti in vitamine e proteine specifiche, E un giorno i cibi biotech potrebbero aiutare anche a combattere il cancro. Per ora è soltanto un’ipotesi, ma via via che si scopriranno princìpi attivi capaci di proteggere dalla malattia, il loro gene potrebbe essere inserito in frutta e verdura: un esempio è l’endolo-3-carbinolo, una sostanza contenuta nelle crocifere come broccoli e cavolfiori, protettiva nei confronti del cancro alla mammella
© ControCancro, rivista della sezione milanese della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori (www.legatumori.it)

La prima pianta geneticamente modificata è entrata nel mercato nel 1996 e le reazioni sono state discordanti. Da una parte gli oppositori affermano che gli ogm danneggiano l’ambiente, la salute degli animali e degli esseri umani. Dall’altra, i favorevoli sostengono che le nuove tecnologie applicate all’agricoltura risolveranno il problema della fame nel mondo senza rischi di alcun tipo. Oggi, a sei anni di distanza, è ancora difficile chi abbia ragione. Nonostante i continui avvertimenti sulle tragedie che le piante transgeniche avrebbero causato alla salute dell’uomo, non sono state accertate conseguenze negative né sull’ambiente, né sulla qualità dei prodotti. Allo stesso tempo, però, non si vede ancora l’impatto rivoluzionario che secondo i sostenitori gli ogm dovrebbero avere sull’alimentazione mondiale. Solo in alcuni casi le nuove coltivazioni hanno permesso di ridurre l’uso dei pesticidi, e la produzione è cresciuta solo nelle aziende agricole dei paesi industrializzati, dove ce n’era meno bisogno.
© New Scientist, 18 maggio 2002
© traduzione L’internazionale, #440, 7-13 giugno 2002

la coltivazione degli OGM

paese              milioni di ettari(h)
Stati Uniti        35.7
(produzione: soia, cotone, canola, frumento)
Argentina        11.8     
(produzione: soia, cotone, frumento)
Canada              3.2    
(produzione: soia, frumento, canola)
Cina                   1.5    
(produzione: cotone)
Sudafrica          0.2
(produzione: frumento, cotone)
Australia           0.2    
(produzione: cotone)


l’agricoltura biologica: i primi dieci paesi nel mondo

paese              ettari (h)
Australia           7.654.924
Argentina          2.800.000
Italia               1.040.377
Stati Uniti             900.000
Brasile                 803.180
Germania             546.023
Gran Bretagna      527.323
Spagna                380.838
Francia                 371.000
Canada                340.200


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