Diete
a confronto: la dieta Montignac o dell'Indice
glicemico
Deluso
dalle diete comuni, l’ex-obeso Michel Montignac
inventa una dieta su misura del suo problema, e
avendo ottenuto risultati confortanti, decide di
proporre il suo metodo al resto del mondo.
A
partire dalla fine degli anni ’80, il dottor
Montignac espone nei suoi scritti diverse nozioni di
nutrizione, quali la classificazione degli alimenti
glucidici secondo l’indice glicemico,
l’interesse delle fibre nei regimi dimagranti, o
la responsabilità nell’obesità di
un’alimentazione troppo ricca di grassi e di
zuccheri rapidi.
Da principi
scientificamente irrefutabili come questi, Montignac
inferisce arbitrariamente diverse estrapolazioni di
natura contestabile: “i responsabili della
costituzione anormale dei grassi di riserva non sono
gli acidi grassi… ma i cattivi glucidi”.
Montignac conclude
perciò che quando vengono ingeriti senza essere
accompagnate dai glucidi, cioè dagli zuccheri, i
grassi non vengono immagazzinati dall’organismo,
un punto di vista in genere non condiviso dal resto
della comunità scientifica. In definitiva, la
dieta Montignac è una variante della dieta
dissociata, nella quale lo zucchero, il pane e
le patate sono rigorosamente banditi. Alcuni
alimenti sono proibiti: lo zucchero e gli alimenti
che lo contengono, le patate, le barbabietole, le
carote, gli alimenti che contengono glucidi e lipidi
insieme come l’avocado, le patatine fritte, le
noci, le nocciole e il cioccolato. La frutta non può
essere consumata ai pasti, ma solo tra i
pasti, i cereali (riso, pasta, pane, cereali della
prima colazione) devono essere integrali e non
raffinati per ridurre l’indice glicemico, e devono
essere consumati senza complementi lipidici. Si
possono perciò mangiare uova, formaggio, carne,
pesce, e grassi senza limitazioni di quantità, e
per ciò che riguarda il latte, alimento che
contiene lattosio, zucchero e grassi, l’unica
variante concessa è quella scremata. Vino e altri
alcolici sono proibiti all’inizio, ma poi la dieta
si ammorbidisce e permette di bere un bicchiere di
vino al giorno. La birra, gli aperitivi e le bibite
zuccherate sono invece banditi, e i dolcificanti
tollerati, anche se sconsigliati. I pasti devono
essere rigorosamente pianificati a partire dagli
alimenti autorizzati, per evitare l’assunzione
concomitante di glucidi e lipidi. Il pasto
Montignac del primo tipo è composto quindi da un
alimento proteico (carne, pesce, uova), da vegetali
verdi (vietati i legumi freschi o secchi) e dal
formaggio, il tutto senza pane. Le quantità non
sono limitate e gli alimenti possono essere cucinati
e conditi con materie grasse come olio, burro o
margarina, anche questi senza limitazione di quantità.
Come si nota, siamo molto vicini alla dieta Atkins.
Il dessert è autorizzato a condizione che non
contenga glucidi come farina, zucchero, cioccolata e
frutta. Il secondo tipo di pasto della dieta
Montignac, da consumarsi da due a tre volte alla
settimana, autorizza i glucidi ma esclude i grassi,
si potranno perciò mangiare pane, legumi, verdure
verdi senza grassi di cottura o condimento, ma sono
esclusi la carne, il pesce, le uova e i formaggi.
efficacia a
breve termine : buona
confort
fisico : la sensazione di fame è
moderata dalla monotonia dei pasti, dalla
presenza massiccia di fibre e dalla possibilità
di mangiare gli alimenti autorizzati a volontà.
Per contro, come tutti i regimi poveri di
glucidi, ci si sente spesso stanchi
confort
sociale : questa dieta è in genere ben
accetta ai grandi mangiatori, che possono
mangiare quanto vogliono a patto di non
mescolare glucidi e protidi. È una dieta facile
da seguire al ristorante o a casa degli altri,
poiché consiste soprattutto nell’evitare il
pane e alcuni contorni.
piacere di
mangiare : checché ne dica il suo
inventore, la dieta Montignac non è delle più
gustose, e in alcuni casi è paradossale, per
esempio nel caso del sandwich alla salsiccia,
consentito a patto di mangiarlo senza pane…
meccanismo
proposto : senza glucidi concomitanti,
i grassi non possono venire immagazzinati dai
nostri tessuti grassi. Troppo bello per
essere vero. I lipidi ingeriti, con o senza
glucidi, vengono assorbiti dal tubo digerente
poi, in funzione dei bisogni dell’organismo,
immagazzinati sotto forma di grasso corporeo o
impiegati come fonte di energia. Tuttavia, è
corretto affermare che l’assunzione di glucidi
a indice glicemico elevato comporta una
secrezione di insulina, e che questa stimola la
crescita delle cellule adipose
meccanismo
reale : l’assunzione calorica si
riduce 1) a causa della monotonia dei pasti - ci
si stufa presto del gorgonzola senza pane…, 2)
grazie alla riduzione dei cereali, e 3) perché
l’abbondanza di fibre conferisce allo stomaco
una sensazione di pienezza
durata
prevista della dieta: Montignac distingue
una fase I, di dimagrimento, e una fase II, di
crociera, che serve a non riprendere il peso
perso e che quindi può essere praticata a vita.
In realtà, la fase II non comporta quasi alcuna
restrizione, anche se alimenti come lo zucchero,
il miele, il pane bianco, il latte, il burro, la
frutta sciroppata e le patate sono
definitivamente banditi dall’alimentazione
e dopo la
dieta ? non esiste un “dopo”
propriamente detto
conseguenze
per l’organismo: l’alimentazione
risultate dalla dieta Montignac è ovviamente
povera di glucidi e proporzionalmente troppo
ricca di grassi. Se seguito per poche settimane,
tuttavia, il regime Montignac non è pericoloso
per la salute, perché gli alimenti proposti
garantiscono una quantità apprezzabile di
proteine, vitamine e sali minerali. A lungo
termine, però, la ricchezza di grassi rischia
di riflettersi sulle arterie, e conduce a un
inevitabile aumento dell’attrazione per i
grassi. Infine, come tutte le diete troppo
ricche di grassi, in proporzione si perde più
massa magra - muscoli - rispetto a
un’alimentazione più ricca di glucidi. Questa
perdita di tessuti nobili che aumenta l’affaticabilità
ma non influenza le fluttuazioni della bilancia
fintanto che si è nella fase di dieta, comporta
quasi sempre una rapida ripresa del peso perso
quando si ritorna a un’alimentazione
tradizionale
Quando si tratta di decidere: l'opinione del
dietologo
di Chiara
Galli Quando
si tratta di decidere se una terapia é efficace (e una
dieta, ricordiamoci, é unaterapia)
la comunità scientifica é molto rigorosa,
richiedendo studi su larghe popolazioni
rigorosamente controllati : contro placebo, cioé
confrontando, ad esempio, il farmaco con compresse
che non contengono il farmaco e valutando gli
effetti in doppio cieco, cioè senza che medico e
paziente sappiano se il paziente stia assumendo o no
il principio attivo (ovviamente il paziente è al
corrente e consenziente); in termini di nutrizione
vengono accettati principi ricavati da studi che valutano
gli effetti su ampie popolazioni per anni sia in
termini di peso che di effetti sul metabolismo; si
distinguono inoltre vari tipi di evidenze (A,B,C,D)
a secondo del grado di attendibilità
dell'affermazione: questa è l’ Evidence Based
Medicine, cioè la medicina che, prima di
prescrivere un farmaco o una dieta vuole che,
nell’ambito della possibilità umane e delle
conoscenze attuali, si possa garantire la massimapossibilità di efficacia. Questo per dire
che dal punto di vista scientifico non basta che un
trattamento sia efficace su di me, il mio vicino di
casa, la mia miglior amica, una sua conoscente, un
gruppo di persone, o anche la casistica personale di
un medico. Attualmente quella che rispondealle esigenze di scientificità e sia quindi
accettata dalle linee guida nazionali ed
internazionali é la dieta bilanciata (60% di
glucidi o zuccheri, come i carboidrati;
10-15 % di protidi, o proteine;
25-30% di lipidi o grassi)
che ha dimostrato nel corso di numerosi studi
controllati di avere il migliore impatto sulla
salute della popolazione ; non esistono analoghe
prove per altri tipi di diete; sconsigliate sono le
diete ad alto contenuto proteico per il carico di
lavoro a cui a lungo andare sottopongono il rene ;
consigliabile é il menù a gruppi di scambio che
insegna a variare l’alimentazione e quindi ad
assumere per la vita uno stile alimentare salutare.
E’ evidente che se si tratta di perdere due o tre
chili, se si è giovani e in buona salute, si può
fare tutto, compreso, per quanto non consigliabile,
il digiuno assoluto per due o tre giorni. Se il
problema è più serio e si tratta invece di perdere
molti chili e mantenere il risultato per sempre, non
resta che la dieta bilanciata consigliata dalle
linee guida nazionali e internazionali.
pubblicato
il 28 giugno 2004
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