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Buona notte, oggi è lunedì 12 maggio 2008

L'alimentazione

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L'alimentazione

Diete a confronto: la dieta Montignac o dell'Indice glicemico

Deluso dalle diete comuni, l’ex-obeso Michel Montignac inventa una dieta su misura del suo problema, e avendo ottenuto risultati confortanti, decide di proporre il suo metodo al resto del mondo.

A partire dalla fine degli anni ’80, il dottor Montignac espone nei suoi scritti diverse nozioni di nutrizione, quali la classificazione degli alimenti glucidici secondo l’indice glicemico, l’interesse delle fibre nei regimi dimagranti, o la responsabilità nell’obesità di un’alimentazione troppo ricca di grassi e di zuccheri rapidi.

Da principi scientificamente irrefutabili come questi, Montignac inferisce arbitrariamente diverse estrapolazioni di natura contestabile: “i responsabili della costituzione anormale dei grassi di riserva non sono gli acidi grassi… ma i cattivi glucidi”.

Montignac conclude perciò che quando vengono ingeriti senza essere accompagnate dai glucidi, cioè dagli zuccheri, i grassi non vengono immagazzinati dall’organismo, un punto di vista in genere non condiviso dal resto della comunità scientifica. In definitiva, la dieta Montignac è una variante della dieta dissociata, nella quale lo zucchero, il pane e le patate sono rigorosamente banditi. Alcuni alimenti sono proibiti: lo zucchero e gli alimenti che lo contengono, le patate, le barbabietole, le carote, gli alimenti che contengono glucidi e lipidi insieme come l’avocado, le patatine fritte, le noci, le nocciole e il cioccolato. La frutta non può essere consumata ai pasti, ma solo tra i pasti, i cereali (riso, pasta, pane, cereali della prima colazione) devono essere integrali e non raffinati per ridurre l’indice glicemico, e devono essere consumati senza complementi lipidici. Si possono perciò mangiare uova, formaggio, carne, pesce, e grassi senza limitazioni di quantità, e per ciò che riguarda il latte, alimento che contiene lattosio, zucchero e grassi, l’unica variante concessa è quella scremata. Vino e altri alcolici sono proibiti all’inizio, ma poi la dieta si ammorbidisce e permette di bere un bicchiere di vino al giorno. La birra, gli aperitivi e le bibite zuccherate sono invece banditi, e i dolcificanti tollerati, anche se sconsigliati. I pasti devono essere rigorosamente pianificati a partire dagli alimenti autorizzati, per evitare l’assunzione concomitante di glucidi e lipidi. Il pasto Montignac del primo tipo è composto quindi da un alimento proteico (carne, pesce, uova), da vegetali verdi (vietati i legumi freschi o secchi) e dal formaggio, il tutto senza pane. Le quantità non sono limitate e gli alimenti possono essere cucinati e conditi con materie grasse come olio, burro o margarina, anche questi senza limitazione di quantità. Come si nota, siamo molto vicini alla dieta Atkins. Il dessert è autorizzato a condizione che non contenga glucidi come farina, zucchero, cioccolata e frutta. Il secondo tipo di pasto della dieta Montignac, da consumarsi da due a tre volte alla settimana, autorizza i glucidi ma esclude i grassi, si potranno perciò mangiare pane, legumi, verdure verdi senza grassi di cottura o condimento, ma sono esclusi la carne, il pesce, le uova e i formaggi.

  • efficacia a breve termine : buona

  • confort fisico : la sensazione di fame è moderata dalla monotonia dei pasti, dalla presenza massiccia di fibre e dalla possibilità di mangiare gli alimenti autorizzati a volontà. Per contro, come tutti i regimi poveri di glucidi, ci si sente spesso stanchi

  • confort sociale : questa dieta è in genere ben accetta ai grandi mangiatori, che possono mangiare quanto vogliono a patto di non mescolare glucidi e protidi. È una dieta facile da seguire al ristorante o a casa degli altri, poiché consiste soprattutto nell’evitare il pane e alcuni contorni.

  • piacere di mangiare : checché ne dica il suo inventore, la dieta Montignac non è delle più gustose, e in alcuni casi è paradossale, per esempio nel caso del sandwich alla salsiccia, consentito a patto di mangiarlo senza pane…

  • meccanismo proposto : senza glucidi concomitanti, i grassi non possono venire immagazzinati dai nostri tessuti grassi. Troppo bello per essere vero. I lipidi ingeriti, con o senza glucidi, vengono assorbiti dal tubo digerente poi, in funzione dei bisogni dell’organismo, immagazzinati sotto forma di grasso corporeo o impiegati come fonte di energia. Tuttavia, è corretto affermare che l’assunzione di glucidi a indice glicemico elevato comporta una secrezione di insulina, e che questa stimola la crescita delle cellule adipose

  • meccanismo reale : l’assunzione calorica si riduce 1) a causa della monotonia dei pasti - ci si stufa presto del gorgonzola senza pane…, 2) grazie alla riduzione dei cereali, e 3) perché l’abbondanza di fibre conferisce allo stomaco una sensazione di pienezza

  • durata prevista della dieta: Montignac distingue una fase I, di dimagrimento, e una fase II, di crociera, che serve a non riprendere il peso perso e che quindi può essere praticata a vita. In realtà, la fase II non comporta quasi alcuna restrizione, anche se alimenti come lo zucchero, il miele, il pane bianco, il latte, il burro, la frutta sciroppata e le patate sono definitivamente banditi dall’alimentazione

  • e dopo la dieta ? non esiste un “dopo” propriamente detto

  • conseguenze per l’organismo: l’alimentazione risultate dalla dieta Montignac è ovviamente povera di glucidi e proporzionalmente troppo ricca di grassi. Se seguito per poche settimane, tuttavia, il regime Montignac non è pericoloso per la salute, perché gli alimenti proposti garantiscono una quantità apprezzabile di proteine, vitamine e sali minerali. A lungo termine, però, la ricchezza di grassi rischia di riflettersi sulle arterie, e conduce a un inevitabile aumento dell’attrazione per i grassi. Infine, come tutte le diete troppo ricche di grassi, in proporzione si perde più massa magra - muscoli - rispetto a un’alimentazione più ricca di glucidi. Questa perdita di tessuti nobili che aumenta l’affaticabilità ma non influenza le fluttuazioni della bilancia fintanto che si è nella fase di dieta, comporta quasi sempre una rapida ripresa del peso perso quando si ritorna a un’alimentazione tradizionale

Quando si tratta di decidere: l'opinione del dietologo
di Chiara Galli

Quando si tratta di decidere se una terapia é efficace (e una dieta, ricordiamoci, é una terapia) la comunità scientifica é molto rigorosa, richiedendo studi su larghe popolazioni rigorosamente controllati : contro placebo, cioé confrontando, ad esempio, il farmaco con compresse che non contengono il farmaco e valutando gli effetti in doppio cieco, cioè senza che medico e paziente sappiano se il paziente stia assumendo o no il principio attivo (ovviamente il paziente è al corrente e consenziente); in termini di nutrizione vengono accettati principi ricavati da studi che valutano gli effetti su ampie popolazioni per anni sia in termini di peso che di effetti sul metabolismo; si distinguono inoltre vari tipi di evidenze (A,B,C,D) a secondo del grado di attendibilità dell'affermazione: questa è l’ Evidence Based Medicine, cioè la medicina che, prima di prescrivere un farmaco o una dieta vuole che, nell’ambito della possibilità umane e delle conoscenze attuali, si possa garantire la massima possibilità di efficacia. Questo per dire che dal punto di vista scientifico non basta che un trattamento sia efficace su di me, il mio vicino di casa, la mia miglior amica, una sua conoscente, un gruppo di persone, o anche la casistica personale di un medico. Attualmente quella che risponde  alle esigenze di scientificità e sia quindi accettata dalle linee guida nazionali ed internazionali é la dieta bilanciata (60% di glucidi o zuccheri, come i carboidrati; 10-15 % di protidi, o proteine; 25-30% di lipidi o grassi) che ha dimostrato nel corso di numerosi studi controllati di avere il migliore impatto sulla salute della popolazione ; non esistono analoghe prove per altri tipi di diete; sconsigliate sono le diete ad alto contenuto proteico per il carico di lavoro a cui a lungo andare sottopongono il rene ; consigliabile é il menù a gruppi di scambio che insegna a variare l’alimentazione e quindi ad assumere per la vita uno stile alimentare salutare. E’ evidente che se si tratta di perdere due o tre chili, se si è giovani e in buona salute, si può fare tutto, compreso, per quanto non consigliabile, il digiuno assoluto per due o tre giorni. Se il problema è più serio e si tratta invece di perdere molti chili e mantenere il risultato per sempre, non resta che la dieta bilanciata consigliata dalle linee guida nazionali e internazionali.

pubblicato il 28 giugno 2004


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