Finalmente
si sente la necessità di fare un pò di chiarezza
nella giungla delle diete.
L'unica dieta che finora è
stata testata in termini di efficacia sia sul calo
ponderale, sia sui
miglioramenti sulla salute, è la dieta
equilibrata ad alto contenuto di carboidrati
complessi e
fibre e basso contenuto di grassi e proteine: ma non
è quella più popolare. Nel pubblico hanno
grande successo le diete a basso contenuto di
carboidrati e ad alto contenuto di grassi e proteine
(meglio note come diete
dissociate: la
dieta Atkins, la dieta
Zone, la dieta South Beach, ecc). Ma sono
davvero più efficaci in termini di perdita di peso
e di miglioramento della salute?
La resistenza insulinica è un fattore
patogenetico centrale per la sindrome
metabolica, ed
è associata sia con l'obesità generalizzata che
con l'accumulo di grasso a livello viscerale
e
livello muscolare. Nel contesto dell'attuale
epidemia dell'obesità, è imperativo considerare
l'efficacia delle diete in termini sia della loro
capacità di promuovere una perdita di peso, sia
della loro capacità di migliorare la resistenza
insulinica.
Qualsiasi sia la formulazione dietetica, la
perdita di peso dipende dal fatto che determini un
deficit dell'apporto calorico e basta solo una
moderata perdita di peso per migliorare la
resistenza insulinica (5-10%). Il miglioramento
della sensibilità all'insulina può essere più
direttamente in relazione alla perdita di grasso
muscolare e viscerale piuttosto che alla perdita di
grasso in toto di per sé. Diete povere di
carboidrati e ad alto contenuto di grassi, (p. es.
la dieta Atkins, la dieta Zone, la dieta South
Beach, ecc.) sono popolari e ampiamente diffuse, e
questo sottolinea la necessità di valutare la loro
sicurezza ed i loro effetti metabolici.Queste diete
iperlipidiche hanno dimostrato di essere sicure a
breve termine ma la loro sicurezza a lungo termine
deve ancora essere stabilita.
Per quanto riquarda la sensibilità insulinica, le
diete ricche in grassi saturi possono indurre
insulinoresistenza mentre la sostituzione con
grassi moninsaturi può aumentare la sensibilità
insulinica. D'altra parte le diete con alto
contenuto di fibre e carboidrati e con cibi a bassa
densità sono ugualmente efficaci sia nel ridurre il
peso sia nell'abbassare l'insulinoresistenza.
Sebbene alcuni dati suggeriscano che le diete a
basso indice glicemico
siano più vantaggiose sotto questo aspetto,
l'effetto può essere dovuto all'aumento del
contenuto in fibre piuttosto che a differenze nei
carboidrati disponibili. Le diete a basso contenuto
di carboidrati e alto di grassi sono molto popolari
e costituiscono frequentemente l'alternativa alle
faticose modificazioni dello stile di vita e alla
restrizione calorica. I dati attualmente
disponibili non giustificano l'entusiasmo con cui
sono accolte queste diete rispetto a quellericche di fibre, ad alta percentuale di
carboidrati, frutta fresca e verdura. Occorrono
studi a lungo termine per determinarne l'efficacia e
la sicurezza. (Journal of Clinical Endocrinology
and Metabolism 89:4197-4205, 2004)
L'argomento
è stato recentemente affrontato anche da un'altra
autorevole rivista, The Lancet (Astrup A et
al. Atkins
and other low-carbohydrate diets: hoax or an
effective tool for weightloss? Lancet 2004; 364: 897-99) che arriva ad
analoghe conclusioni: le diete più seguite nelmondo (si calcola che l'abbiano adottata
circa 20 milioni di persone) sono anche le meno
studiate e quelle di cui sono meno certi i benefici.
Come spiegarne il successo? Innanzitutto la
dieta Atkins non parla di quantità fisse, ma
consente di mangiare a volontà, rispettando
soltanto il tipo di alimenti e la ripartizione tra
l’uno e l’altro. Inoltre ha una discreta
efficacia nella perdita di peso a breve termineInfatti, nel confronto con le diete
tradizionali ipolipidiche e con restrizioni
caloriche, risulta vincente per i primi sei mesi.
Tuttavia, proseguendo nella dieta le differenze
scompaiono e a 12 mesi dall’inizio i risultati
ottenuti si equivalgono.Inoltre, non è certo che
questo avvenga solo a spese della massa grassa. La
carenza di carboidrati fa sì che vengano consumate
rapidamente le riserve muscolari di glicogeno
(la forma in cui lo zucchero viene conservato per
l’immediata produzione di energia). In questo modo
si ha una maggiore escrezione di fluidi. Altra
ragione del suo successo è l'effeto
anoressizzante che produce dovuto alla
produzione di corpi chetonici (altra fonte di
energia generata dal metabolismo degli acidi
grassi): fanno cioè passare la fame. Gli
autori concludono anche in questo caso sulla
necessità di studiare più approfonditamente gli
effetti metabolici di questo tipo di diete.
pubblicato
l'11 aprile 2005
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