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Buona notte, oggi è lunedì 12 maggio 2008

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Fame di emozioni?

La fame nel cuore: l'opinione dello psicologo

A Sergio Colombi, psicologo dalla corposa esperienza nel trattamento dei disturbi alimenti, abbiamo rivolto alcune domande. Ecco le sue osservazioni e i suoi consigli

Una caratteristica che abbiamo osservato in molte persone sovrappeso è un rapporto distorto con lo specchio: spesso si guardano solo dal collo in su, e hanno quindi una percezione ottimistica del loro stato fisico. Perché è così difficile guardarsi, e quanto è importante farlo? Lo sguardo, il guardarsi, può avere a che fare con due funzioni tipicamente umane: la pulsione conoscitiva, che ci spinge a conoscere e a conoscerci, e l’aspetto persecutorio, intrusivo, che riconduce alla minaccia, o quantomeno al giudizio. Il rapporto con lo specchio, così come lo sguardo degli altri, presuppone spesso tentativi di modificare l’immagine corporea, cercando di adattarla a un ideale spesso sconfessato dalla realtà, di cui lo specchio può rappresentare uno degli oggetti. Da qui, si instaurano processi in cui si evita di specchiarsi, o si nega l’evidenza della propria immagine, e questi sono due tipici meccanismi difensivi. Guardare il viso separandolo dal resto del corpo può spesso corrispondere al bisogno di porsi in relazione con la testa – la parte razionale dell’essere umano – evitando il contatto con le parti del corpo più istintuali

Anche in presenza di disagi e sofferenze molto intensi, alcune persone sovrappeso non riescono mai a cambiare. Perché 'si sceglie' di rendersi infelici anche quando la felicità dipende da noi, anzi, è del tutto sotto il nostro controllo? I disturbi dell’alimentazione sono il risultato di molti fattori: fattori culturali, individuali e familiari contribuiscono, accanto a variabili di tipo genetico, allo sviluppo dei disturbi alimentari, in maniera diversa per individui diversi. I fattori che predispongono, precipitano o mantengono il sovrappeso contribuiscono, ciascuno per la propria parte, a rendere complesso il fenomeno. Per esempio si è riscontrato che i fattori che contribuiscono a restare obesi o sovrappeso possono essere modificati fornendo al soggetto motivazioni appropriate e sottoponendolo a tecniche e trattamenti adeguati: è effettivamente possibile migliorare la qualità di vita alimentare di una persona che ha problemi di peso, e rendere meno presenti disagi e sofferenze. Si è osservato anche che il tono dell’umore, il peso e le abbuffate sembrano interagire tra loro nel mantenere la sintomatologia del disturbo da alimentazione incontrollata, e rinforzando modalità patologiche di controllo dell’alimentazione, del peso, e del tono dell’umore. Senza un appropriato aiuto tecnico-scientifico, e senza programmi di trattamento adeguati confermati da studi e controlli, difficilmente l’individuo da solo potrà risolvere questo genere di problemi

Il meccanismo che induce a un rapporto vorace con il cibo è lo stesso che favorisce le altre dipendenze come per esempio l'alcolismo e la tossicomania? Ai pazienti che si rifiutano di pensare a un motivo per cambiare perché i loro pensieri e i loro comportamenti sono estremamente gratificanti, è possibile rispondere facendo una analogia con le gratificazioni ricavate da un tossicodipendente che fa uso di sostanze: in alcuni casi, questa analogia può aiutare a sviluppare una motivazione minima. L’analogia con droga e alcool è potenzialmente problematica, perché è stata applicata ai disturbi dell’alimentazione in modo inadeguato. Cessare l’uso della cocaina, dell’eroina e di altre sostanze stupefacenti che alterano l’umore richiede la rinuncia a un piacere immediato, consapevoli che la droga non permetterà di raggiungere obiettivi più importanti. Anche se non si può dimostrare chiaramente che i sintomi anoressici sono una vera forma di “dipendenza”, la loro capacità di agire come rinforzi positivi può essere erosa quando il paziente riconosce che il piacere immediato e il senso di sicurezza sono incompatibili con scopi più importanti. Come accade con l’utilizzo degli stupefacenti, all’inizio gli effetti dei sintomi anoressici determinano un senso di controllo, autoconfidenza e compentenza, ma con il passare del tempo gli effetti positivi svaniscono, e il paziente finisce per perdere completamente il controllo, e col diventare schiavo dei suoi sintomi.

Se soffrire non basta... come nasce e di cosa si nutre la motivazione a cambiare corpo per cambiare vita? Studi e ricerche condotti nel campo dei disturbi della condotta alimentare, hanno mostrato (Miller e Rollnick, 1991) come nel caso della motivazione sia importante, più che presentare come terapeuti argomenti a favore del cambiamento, essere capace di farli nascere nel paziente. Questo metodo, centrato sul cliente, lo aiuta a risolvere l’ambivalenza nei confronti del cambiamento: usare una serie di domande per aiutarlo a arrivare da solo alle conclusioni è il metodo più usato per il trattamento dei casi resistenti. Specialmente nell’obesità, i vantaggi sono molteplici:

  • elimina la lotta per il potere, perché il terapeuta non presenta argomenti a cui il paziente si può opporre
  • l’evidenza è più convincente, e le conclusioni sono meglio ricordate quando sono effettuate dal paziente stesso
  • evita che il paziente aderisca in modo acritico a quello che è affermato dal terapeuta

Secondo la sua esperienza, quali sono gli errori più tipici da evitare quando si decide di recuperare la forma fisica, e quali consigli si sente di dare? Nel campo dei disturbi alimentari l’errore molto frequente, e suscettibile di gravi sviluppi, è il digiuno o la restrizione alimentare, che come è noto possono condurre a forme patologiche come l’anoressia e la bulimia, ovviamente in concorrenza con altri fattori. Si tratta di stabilire un giusto regime dietetico, nel senso di cosa, quante volte, e in che modo mangiare durante il giorno, compatibilmente soprattutto al proprio BMI (indice di massa corporea) che indica quanto possiamo essere in giusto peso, sottopeso, sovrappeso od obesi. Per recuperare la forma, consiglierei il cosiddetto ‘stile di vita attivo’, fatto di esercizio fisico non esagerato, adeguato all’età, e un regime alimentare sano.


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