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Buona notte, oggi è lunedì 12 maggio 2008

Emozioni e cibo

alimentazione
 
 

Emozioni e cibo

Guida al Binge Eating Disorder (BED)

di Chiara Galli e Sergio Colombi

E’ ormai provato che la terapia dell’obesità e dei disturbi del comportamento alimentare deve essere effettuata da un’equipe multidisclipinare che preveda gli interventi coordinati del medico e dello psicologo. La dr.ssa Chiara Galli, endocrinologa, ed il dott Sergio Colombi, psicologo, entrambi terapeuti dell’AIDAP (Associazione Italiana Disturbi Alimentari e Peso), che lavorano in équipe nella cura dei disturbi alimentari, hanno preparato queste schede per te.

Circa il 20-30% delle persone che si rivolge agli specialisti è afflitto da problemi di abbuffate, cioè dall’assunzione di elevate quantità di cibo associata a una sensazione di perdita di controllo sull’atto di mangiare. Alcune di queste persone soffrono di un disturbo dell’alimentazione che gli anglosassoni hanno chiamato Binge Eating Disorder, cioè “disturbo da alimentazione incontrollata”. Meno noto e diverso dalla bulimia, anche il BED è un disturbo non da poco…

Che cos'è il BED?
La definizione del disturbo da iperalimentazione incontrollata è recente, e tuttora esistono numerose controversie sulla specificità e l'utilità di inserire una nuova categoria diagnostica nell'ambito dei disturbi dell'alimentazione. Gli studi effettuati evidenziano che questo disturbo (BED) colpisce una percentuale variabile dallo 0.6 al 3% della popolazione. A differenza della bulimia nervosa, il BED colpisce i bianchi e gli afroamericani in uguale misura. L’insorgenza del comportamento alimentare incontrollato avviene di solito nella tarda adolescenza o all'inizio della ventina

BED e comportamento alimentare: quali caratteristiche?
Il comportamento caratteristico dei soggetti con BED si distingue per la presenza di episodi ricorrenti di abbuffate. Con questo termine si indica una condizione definita da due precise caratteristiche, entrambe necessarie: ( I) mangiare in un periodo di tempo circoscritto (per esempio nell'arco di due ore) una quantità di cibo indiscutibilmente maggiore di quella che la maggior parte delle persone mangerebbe nello stesso periodo di tempo e in circostanze simili; (2) sensazione di perdere il controllo nell'atto di mangiare (per esempio, sentire di non potere smettere di mangiare o di non potere controllare cosa o quanto mangiare). La diagnosi di BED prevede che le abbuffate si verifichino almeno "due giorni la settimana" e questa defìnizione è diversa da quella adottata nella bulimia nervosa, dove invece è richiesto un numero minimo di due episodi di abbuffate la settimana. La maggior parte delle ricerche effettuate ha evidenziato che i pazienti con BED hanno un'incapacità generale di regolare la loro alimentazione sia durante, sia al di fuori delle abbuffate, per cui più che di “episodi bulimici, si parla di “giorni bulimici

Vomito, lassativi e diuretici: anche i pazienti BED adottano questi comportamenti di compenso?
Nei soggetti con BED può essere occasionalmente riscontrato qualche comportamento di compenso (per esempio vomito auto-indotto, uso di lassativi e/o diuretici, digiuno o eccessivo esercizio), ma a differenza della bulimia nervosa, non sono utilizzati sistematicamente per controbilanciare le conseguenze delle abbuffate. Nonostante gli standard dietetici elevati, i soggetti colpiti da questo disturbo non riescono a limitare il loro introito calorico, perciò non fanno diete fra un episodio e l’altro, a differenza dei pazienti bulimici. Un'altra differenza tra pazienti con BED e con bulimia  consiste nel fatto che i primi non attribuiscono un'eccessiva importanza alla magrezza nella valutazione di se stessi. La maggior parte dei pazienti con questo disturbo, infatti, tende ad accettare un peso normale o  leggermente al di sopra della norma, ma riporta notevole insoddisfazione e disprezzo nei confronti del proprio corpo

In cos'altro BED e bulimia sono patologie diverse?
Mentre nella bulimia nervosa  nella maggior parte dei casi le abbuffate sono precedute e seguite da comportamenti dietetici restrittivi, nel BED non si assiste a una riduzione dell'introito calorico al di fuori  delle abbuffate, cioè i pazienti BED non sono “eternamente a dieta”. Infatti, se confrontati con obesi senza questo disturbo, quelli con BED mangiano di più a pasto e fuori pasto e presentano livelli inferiori di restrizione alimentare. La relazione tra restrizione alimentare e abbuffate ha un'importanza concettuale e teoretica: nella bulimia nervosa la dieta è fortemente implicata nello sviluppo delle abbuffate - infatti in questo disturbo la restrizione alimentare precede quasi sempre la comparsa di abbuffate. Nel BED sembra invece che più della metà dei soggetti abbia abbuffate prima di aver cominciato a restringere l'alimentazione. Inoltre alcuni studi hanno documentato che nei pazienti con BED la restrizione calorica e la perdita di peso non sembrano esacerbare le abbuffate, e anzi si è visto che con i programmi di perdita di peso questi individui in molti casi riducono le abbuffate e migliorano il tono dell'umore

Perché la dieta riduce le abbuffate nel BED e l'aumenta nella Bulimia Nervosa?
Stando alle conoscenze attuali, sembra che il BED possa essere ipotizzato come una "sindrome di discontrollo" generale nei confronti dell'alimentazione in individui che sono vulnerabili all'obesità e/o alla depressione. Nella Bulimia Nervosa invece le abbuffate sembrano essere la diretta conseguenza della dieta ferrea che a sua volta è secondaria alla preoccupazione eccessiva per il peso e le forme corporee, psicopatologia specifica e centrale per questo disturbo

I soggetti BED sono obesi?
. La maggior parte dei soggetti con BED è sovrappeso od obeso ed esiste una forte associazione tra il disturbo e l'obesità. A differenza della bulimia nervosa in cui i pazienti sono generalmente di peso normale, i soggetti con BED si rivolgono a centri specializzati per la cura dell'obesità e non dei disturbi dell'alimentazione. Il BED è associato a insorgenza precoce di obesità, a frequenti episodi di fluttuazione di peso, a numerosi tentativi di dieta, e a un'elevata familiarità per l'obesità

Come si capisce se si è affetti da BED?
Il problema sta prima di tutto nel capire se si hanno veramente degli episodi di iperalimentazione incontrollata, o se si è solo dei forti mangiatori; per pronunciare la diagnosi ci BED devono essere presenti tutte e cinque le seguenti caratteristiche:

A. Episodi ricorrenti di alimentazione incontrollata - un episodio di alimentazione incontrollata si caratterizza per la presenza di entrambi i seguenti elementi: I) mangiare, in un periodo definito di tempo (per es., entro un periodo di 2 ore), un quantitativo di cibo chiaramente più abbondante di quello che la maggior parte delle persone mangerebbe in un periodo simile di tempo e in circostanze simili 2) sensazione di perdita del controllo nel mangiare durante l' episodio (per esempio provare la sensazione di non riuscire a fermarsi, oppure a controllare che cosa e quanto si sta mangiando)

B. Gli episodi di alimentazione incontrollata sono associati con tre (o più) dei seguenti sintomi; I) mangiare molto più rapidamente del normaIe 2) mangiare fino a sentirsi spiacevolmente pieni 3) mangiare grandi quantitativi di cibo anche se non ci si sente fisicamente affamati 4) mangiare da soli a causa dell'imbarazzo per quanto si sta mangiando 5) sentirsi disgustati verso se stessi, depressi, o molto in colpa dopo le abbuffate

C. Presente marcato disagio a riguardo del mangiare incontrollato

D. Il comportamento alimentare incontrollato si manifesta, mediamente, almeno per 2 giorni alla settimana in un periodo di 6 mesi

E. L'alimentazione incontrollata non risulta associata con utilizzazione sistematica di comportamenti compensatori inappropriati (per esempio, uso di purganti, digiuno, eccessivo esercizio fisico), e non si verifica esclusivamente in corso di Anoressia Nervosa o di Bulimia Nervosa

Cosa si può fare?
Il trattamento più efficace per il BED sembra essere la terapia cognitivo comportamentale (CBT), come per la bulimia, anche se alcune differenze tra BED e bulimia hanno determinato la necessità di adottare la terapia cognitivo comportamentale per le necessità specifiche dei pazienti BED. La durata del trattamento è più lunga (22 sedute in 24 settimane), ma la struttura è identica. La più lunga durata del trattamento sembra essere necessaria per favorire la normalizzazione del comportamento alimentare molto disturbato di questi pazienti, e massimizzare il numero dei potenziali successi del trattamento. La CBT è in grado di determinare una diminuzione delle abbuffate in più dei due terzi dei pazienti e l'astinenza in più della metà dei casi, mentre non determina alcuna modificazione di peso. Se la CBT fallisce, possono essere indicate altre forme di trattamento. Alcune ricerche recenti hanno evidenziato che un buon numero di soggetti con BED può rispondere a forme più semplici di trattamento, come ad esempio l'auto-aiuto guidato con i libri. In un recente studio effettuato dal Prof Fairburn entrambe le forme di terapia sono risultate efficaci: alla fine del trattamento, il 43% dei soggetti che avevano seguito l’auto-aiuto, e il 50% di quelli che avevano svolto l'intervento di auto-aiuto guidato avevano smesso di abbuffarsi e questi risultati sono stati mantenuti anche al follow-up svolto sei mesi dopo. AI contrario, solo 1'8% dei soggetti in lista d'attesa ha sospeso le abbuffate. La riduzione  di queste ultime, ottenuta nei vari approcci, ha raggiunto il 74% con I'auto-aiuto guidato, il 49% con I'auto-aiuto puro e il 29% in assenza di terapia. Il dr Riccardo Dalle Grave  ha  effettuato anche in Italia uno studio che valuta l’efficacia dell’autoaiuto utilizzando il manuale  "Perdere peso senza perdere la testa: il  peso ragionevole in 7 passi" in cui è stata confrontata l’efficacia del trattamento in forma di autoaiuto puro (effettuato dal paziente da solo con l’aiuto del solo manuale) ed in forma di autoaiuto guidato (con la supervisione anche di un terapeuta): il 34 % dei pazienti del primo gruppo ed il 50 % dei pazienti del secondo ha concluso lo studio con una perdita di peso medio rispettivamente del 5.2% e del 6.4 %, mantenuto anche a 6 mesi di distanza

Le terapie congitivo-comportamentali
Le terapie brevi, come indica il nome, si concludono in genere in un arco ridotto di tempo e hanno l’obiettivo di agire sui comportamenti e sui sintomi, piuttosto che sulle loro cause. Più che esplorare l’inconscio umano e cercare l’origine delle disfunzioni, le terapie brevi cercano di rettificare i comportamenti e sono in genere in grado di garantire risultati evidenti e veloci, anche se non necessariamente solidi e duraturi nel tempo. Questo perché agire sul sintomo, che è segno di un disagio nascosto e profondo, è cosa ben diversa dal cercare di risolverne le cause. Queste  terapie hanno però il vantaggio, nei pazienti che sono gravemente sintomatici come i pazienti bulimici e anoressici, di affrontare fin dal principio il sintomo, che in questi casi è molto pericoloso per la salute e contribuisce al mantenimento della malattia; proprio per questo mostrano maggiore efficacia in fase iniziale, mentre il consolidamento dei risultati può essere effettuato con le terapie psicodinamiche in una fase successiva.


Nata verso la metà del secolo scorso, la terapia cognitivo-comportamentale analizza gli schemi comportamentali e cognitivi del paziente cercando di identificare e modificare quelli "sbagliati", ovvero quelli che creano disagio al paziente stesso. Il presupposto è che la sofferenza ha origine dall'apprendimento di comportamenti e schemi mentali nocivi e distorti che producono la malattia. La terapia cognitivo-comportamentale analizza il funzionamento della mente utilizzando delle analogie, tra le quali la più nota è quella con il computer. Partendo dal funzionamento di questo è possibile ipotizzare un analogo modo di procedere della nostra mente, cercando così il modo per intervenire. Questa terapia utilizza tecniche incisive per produrre il cambiamento spesso con l'ausilio della tecnologia (videoregistrazioni, macchine per il biofeedback, ecc.). Si tratta di un genere di terapia adatto a patologie quali le fobie, il disturbo ossessivo-compulsivo, i disordini alimentari, ecc.

pubblicato il 10 ottobre 2002


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