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Emozioni e cibo

alimentazione
 
 

Emozioni e cibo

Seguire un regime dietetico

di Chiara Galli

Seguire un regime dietetico: questione di volontà o di tecnica?

Che cos'è il modello morale
Secondo il modello morale (quello più in voga)  il successo di un soggetto nel controllo del cibo dipenderebbe esclusivamente dalla "forza di volontà". L'individuo  che trasgredisce o che non riesce a seguire la dieta è considerato un debole, che non ha abbastanza forza per mantenere il controllo. Secondo l'approccio morale il successo non prevede trasgressioni, ma un continuo controllo: basta quindi un errore per far fallire il programma e andare incontro alla ricaduta. Questo modo di vedere è tuttora molto diffuso sia tra la gente comune, sia tra i medici. Secondo il modello morale l'individuo è totalmente responsabile sia della perdita di controllo, sia delle soluzioni da attuare, reperibili soltanto nella forza di volontà; esso predica quindi l'astinenza e viene usato da molti medici, che prescrivono la dieta e colpevolizzano il paziente se la trasgredisce, e da alcuni gruppi di trattamento dell'Obesità.

Che cosa ne pensano gli esperti? Dalle Grave, Il Peso Ragionevole, etc. Positive Press
"Il modello morale è particolarmente insidioso, poiché porta i soggetti obesi a creder che la dieta possa funzionare se solo si ha un po' di forza di volontà, mentre è esperienza oramai acquisita che ciò non è vero. Infatti, nelle prime settimane  di restrizione alimentare il tono dell'umore può elevarsi e l'energia fisica aumenta rinforzando l'idea del soggetto che la dieta funzioni; in breve tempo, però, la restrizione alimentare porta ad un desiderio "irresistibile "  soprattutto di cibi ricchi  di grassi che può condurre alla perdita di controllo. L'individuo, sentendosi in colpa per la trasgressione non può tollerare a lungo lo stato di frustrazione e può abbandonare l'obiettivo di controllare l'alimentazione e di perdere peso.

Il modello morale è quindi fortemente implicato nella ricaduta ed è verosimilmente  uno dei maggiori responsabili del comportamento "tutto o nulla" frequentemente osservato nei soggetti a dieta : essi generalmente passano da periodi di perfetto  controllo dell'alimentazione, in cui sperimentano un forte senso di autostima a momenti di totale perdita di controllo in cui mangiano in eccesso vivendo forti sentimenti di disistima e sensi di colpa per il comportamento disinibito.

L'approccio moralistico nei confronti del trattamento dell'obesità è tuttora usato di frequente anche dagli specialisti che trattano tale disturbo; colpevolizzare il paziente che non segue le regole e trasferire su di lui la responsabilità del fal1imento del programma può essere però una forma di difesa da parte del medico per non mettere in discussione l'efficacia del proprio approccio terapeutico."

Che cosa accade in realtà?
In realtà  il successo nel controllo non dipende tanto dalla  forza di volontà quanto piuttosto all'acquisizione di specifiche abilità comportamentali e di modi più funzionali di interpretare gli eventi. Marlatt e Gordon, grazie ai loro studi hanno evidenziato che  un soggetto, al fine di ottenere il controllo su un problema comportamentale, come ad esempio il mangiare in eccesso, segue usualmente  un insieme di regole: nel periodo di tempo in cui riesce ad osservarle sperimenta  sensazioni di controllo ed autostima, che permarranno fino quando non incontrerà delle "situazioni ad alto rischio" (stati emotivi negativi, stati emotivi positivi, situazioni sociali, esempio cene),Allora possono verificarsi 2 situazioni: 1.il soggetto riesce ad affrontare la situazione ad alto rischio  2. il soggetto non riesce ad affrontarla.

In presenza di una situazione ad alto rischio non è detto che automaticamente si verifichi la perdita di controllo; ciò dipenderà dal fatto che vengano messe in atto o meno specifiche risposte comportamentali e cognitive che chiamiamo "risposte di coping" e che si definiscono come "risposte che permettono di affrontare (o aggirare) una situazione ad alto rischio senza sperimentare la ricaduta". Le risposte di "coping" variano in complessità e in qualità, da quelle volte ad evitare il rischio (ad esempio rifiutare un invito a cena) all'uso di  strategie per affrontarlo. Le strategie non dipendono dalla forza di volontà ma possono essere apprese (link a Skill Training)Ovviamente se le tecniche sperimentate avranno successo, il soggetto  si sentirà più forte e pronto ad affrontare nuove situazioni di rischio.

Perché si abbandona la dieta?
Se invece non riesce a far fronte alle situazioni di rischio perché non ha acquisito abilità sufficienti, si deprimerà e andrà incontro ad una riduzione di autostima: si troverà in quella che viene chiamata "dissonanza cognitiva", che si verifica quando il comportamento alimentare disinibito di un soggetto a dieta è dissonante con l' obiettivo di controllare in modo ristretto l'alimentazione (cioè voglio stare a dieta ma non ci riesco): questo stato conflittuale è usualmente vissuto con sentimenti di colpa per essere caduti in tentazione; ciò accade soprattutto se l'individuo attribuisce la disinibizione ad una mancanza di forza di volontà o di valore piuttosto che ad una mancanza di abilità e si conclude abitualmente con l'abbandono della dieta

Questione di tecnica, non di volontà!
Come vedete, la forza di volontà c'entra poco: quello che importa è applicarsi ad apprendere e praticare le tecniche per affrontare le situazioni di rischio, senza deprimersi se non sempre ci si riesce e senza prestare ascolto a quelli che dicono che è "tutta questione di volontà" propabilmente perché non hanno con il cibo gli stessi problemi che avete voi (in questo caso serve moltoa meno forza di volontà!)

pubblicato il 24 novembre 2003


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