Seguire
un regime dietetico: questione di volontà o di
tecnica?
Che cos'è il
modello morale
Secondo
il modello morale (quello più in voga)
il successo di un soggetto nel controllo del
cibo dipenderebbe esclusivamente dalla "forza
di volontà". L'individuo
che trasgredisce o che non riesce a seguire
la dieta è considerato un debole, che non ha
abbastanza forza per mantenere il controllo. Secondo
l'approccio morale il successo non prevede
trasgressioni, ma un continuo controllo: basta
quindi un errore per far fallire il programma e
andare incontro alla ricaduta. Questo modo di vedere
è tuttora molto diffuso sia tra la gente comune,
sia tra i medici. Secondo il modello morale
l'individuo è totalmente responsabile sia della
perdita di controllo, sia delle soluzioni da
attuare, reperibili soltanto nella forza di volontà;
esso predica quindi l'astinenza e viene usato da
molti medici, che prescrivono la dieta e
colpevolizzano il paziente se la trasgredisce, e da
alcuni gruppi di trattamento dell'Obesità.
Che
cosa ne pensano gli esperti? Dalle Grave, Il Peso
Ragionevole, etc. Positive Press
"Il
modello morale è particolarmente insidioso, poiché
porta i soggetti obesi a creder che la dieta possa
funzionare se solo si ha un po' di forza di volontà,
mentre è esperienza oramai acquisita che ciò non
è vero. Infatti, nelle prime settimane
di restrizione alimentare il tono
dell'umore può elevarsi e l'energia fisica
aumenta rinforzando l'idea del soggetto che la
dieta funzioni; in breve tempo, però, la
restrizione alimentare porta ad un desiderio
"irresistibile "
soprattutto di cibi ricchi
di grassi che può condurre alla perdita di
controllo. L'individuo, sentendosi in colpa per la
trasgressione non può tollerare a lungo lo stato
di frustrazione e può abbandonare l'obiettivo di
controllare l'alimentazione e di perdere peso.
Il modello morale è quindi
fortemente implicato nella ricaduta ed è
verosimilmente
uno dei maggiori responsabili del
comportamento "tutto o nulla"
frequentemente osservato nei soggetti a dieta :
essi generalmente passano da periodi di perfetto
controllo dell'alimentazione, in cui
sperimentano un forte senso di autostima a momenti
di totale perdita di controllo in cui mangiano in
eccesso vivendo forti sentimenti di disistima e
sensi di colpa per il comportamento disinibito.
L'approccio moralistico nei
confronti del trattamento dell'obesità è tuttora
usato di frequente anche dagli specialisti che
trattano tale disturbo; colpevolizzare il
paziente che non segue le regole e trasferire
su di lui la responsabilità del fal1imento del
programma può essere però una forma di difesa da
parte del medico per non mettere in discussione
l'efficacia del proprio approccio
terapeutico."
Che
cosa accade in realtà?
In
realtà il
successo nel controllo non dipende tanto dalla
forza di volontà quanto piuttosto
all'acquisizione di specifiche abilità
comportamentali e di modi più funzionali di
interpretare gli eventi. Marlatt e Gordon, grazie ai
loro studi hanno evidenziato che
un soggetto, al fine di ottenere il controllo
su un problema comportamentale, come ad esempio il
mangiare in eccesso, segue usualmente
un insieme di regole: nel periodo di tempo in
cui riesce ad osservarle sperimenta
sensazioni di controllo ed autostima, che
permarranno fino quando non incontrerà delle
"situazioni ad alto rischio" (stati
emotivi negativi, stati emotivi positivi, situazioni
sociali, esempio cene),Allora possono verificarsi 2
situazioni: 1.il soggetto riesce ad affrontare la
situazione ad alto rischio
2. il soggetto non riesce ad affrontarla.
In presenza di una situazione ad
alto rischio non è detto che automaticamente si
verifichi la perdita di controllo; ciò dipenderà
dal fatto che vengano messe in atto o meno
specifiche risposte comportamentali e cognitive che
chiamiamo "risposte di coping" e
che si definiscono come "risposte che
permettono di affrontare (o aggirare) una situazione
ad alto rischio senza sperimentare la
ricaduta". Le risposte di "coping"
variano in complessità e in qualità, da quelle
volte ad evitare il rischio (ad esempio rifiutare un
invito a cena) all'uso di
strategie per affrontarlo. Le strategie non
dipendono dalla forza di volontà ma possono essere
apprese (link a Skill Training)Ovviamente se le
tecniche sperimentate avranno successo, il soggetto
si sentirà più forte e pronto ad affrontare
nuove situazioni di rischio.
Perché si
abbandona la dieta?
Se
invece non riesce a far fronte alle situazioni di
rischio perché non ha acquisito abilità
sufficienti, si deprimerà e andrà incontro ad
una riduzione di autostima: si troverà in quella
che viene chiamata "dissonanza
cognitiva", che si verifica quando
il comportamento alimentare disinibito di un
soggetto a dieta è dissonante con l' obiettivo di
controllare in modo ristretto l'alimentazione (cioè
voglio stare a dieta ma non ci riesco): questo
stato conflittuale è usualmente vissuto con
sentimenti di colpa per essere caduti in
tentazione; ciò accade soprattutto se l'individuo
attribuisce la disinibizione ad una mancanza di
forza di volontà o di valore piuttosto che ad una
mancanza di abilità e si conclude abitualmente
con l'abbandono della dieta
Questione di
tecnica, non di volontà!
Come
vedete, la forza di volontà c'entra poco: quello
che importa è applicarsi ad apprendere e praticare
le tecniche per affrontare le situazioni di rischio,
senza deprimersi se non sempre ci si riesce e senza
prestare ascolto a quelli che dicono che è "tutta
questione di volontà" propabilmente perché
non hanno con il cibo gli stessi problemi che avete
voi (in questo caso serve moltoa meno forza di
volontà!)
pubblicato
il
24
novembre 2003