a
cura di
Chiara
Galli,
endocrinologa dell’Azienda Ospedaliera S.Gerardo
di Monza ed
Endocrinologa
dell'AIDAP MILANO 2
in 1)Teoria
transdiagnostica dei DCA, 2) Teoria transdiagnostica
dell'obesità, 3)
terapia CBT basata su teoria transdiagnostica di
Milano
TERAPIA
COGNITIVO COMPORTAMENTALE DEI DISTURBI ALIMENTARI
BASATA SULLA TEORIA TRANSDIAGNOSTICA
QUAL
è L’OBIETTIVO DELLA TERAPIA?
La
terapia si
pone l’obiettivo D’INTERROMPERE I FATTORI DI
MANTENIMENTO IN (SPECIFICI ED AGGIUNTIVI: link a
tabella 2) del
disturbo dell’alimentazione presenti in un
preciso paziente (non tutti siamo uguali); il
modello è stato messo a punto da Dalle
Grave e coll. ed illustrato
in: Terapia cognitivo comportamentale
ambulatoriale dei disturbi dell’alimentazione –
R. Dalle Grave, Positive Press
COME
SI SVOLGE IL TRATTAMENTO?
I
due binari del trattamento
Il
trattamento segue due binari: il primo
affronta i problemi riguardanti
l’alimentazione e le abbuffate, i comportamenti di
compenso, il peso corporeo e gli altri fattori di
mantenimento specifici; il secondo
affronta lo schema
di autovalutazione disfunzionale (link) e i fattori
di mantenimento aggiuntivi (link tabella 2)
eventualmente presenti .
Quasi
tutti i pazienti preferiscono iniziare dal secondo
binario ed affrontare solo le problematiche
psicologiche. Questo però non è possibile ( link a
Minnesota Study): la denutrizione
e l’alimentazione restrittiva rendono in
pratica impossibile un normale funzionamento
psicologico; per
tale motivo è necessario aver raggiunto un
miglioramento nel primo binario, per poter poi
affrontare con successo le problematiche che
caratterizzano il secondo binario.
QUALI
SONO LE CARATTERISTICHE DEL METODO?
1.Trattamento
come esperimento di cambiamento
Il
paziente è invitato a riflettere sul fatto che il
processo di cambiamento non è irreversibile e che
può tornare indietro in ogni momento. Infatti
il disturbo dell’alimentazione è pur sempre una
risposta che il paziente ha trovato ad altri
problemi che l’assillano; una risposta purtroppo
“disfunzionale”, cioè che crea più problemi di
quanti non ne risolva, ma l’unica al momento di
cui il paziente possa disporre. E’ evidente che
conviene abbandonarla solo se la terapia fornisce
un’alternativa migliore. Questo è ben
presente nel modello terapeutico; infatti ogni passo
è attentamente pianificato e la decisione di
procedere a quello successivo è valutata
attentamente. Il trattamento può essere considerato
come un esperimento per valutare se la cura è in
grado di fornire soluzioni più efficaci e
soddisfacenti nella valutazione di sé rispetto a
quelle ottenute dal disturbo dell'alimentazione. Lo stato
d’animo migliore con cui affrontare la terapia
è quello di fare
un esperimento: se non si sarà soddisfatti di
quanto raggiunto con la terapia, si potranno sempre
utilizzare il peso, le forme corporee e il controllo
dell'alimentazione per valutare se stessi.
2.Relazione
terapeutica
Numerose
ricerche hanno evìdenziato che uno dei fattori più
importanti per il buon esito della terapia è lo
sviluppo di una relazione terapeutica di fiducia tra
équipe curante e paziente. Il programma dà molta
importanza a questo aspetto e, fin dall'inizio. uno
degli obiettivi primari è quello di sviluppare un rapporto
di collaborazione e simpatia tra terapeuta e
paziente. Il collabora alla diagnosi e alla
stesura del programma terapeutico, nonché alla
scelta fra le opzioni terapeutiche possibili.
3.
Impegno richiesto
Per
il buon esito della terapia è anche fondamentale
che la paziente cerchi
di impegnarsi al massimo nel processo terapeutico e
nell'applicazione dei compiti previsti. Per il
buon fine della terapia non è tanto importante che
il paziente raggiunga gli obiettivi che vengono di
volta in volta individuati ma che si
sforzi di raggiungerli:
alla lunga l’esperienza clinica dimostra che
il risultato viene ottenuto. Un esempio che
trovo particolarmente calzante è l’esperienza che
si vive quando si cerca di acquisire un’abilità
fisica, per esempio andare in bicicletta o nuotare o
andare a vela : si tenta e si ritenta e sembra di
non progredire finché all’improvviso sembra che
qualche cosa si sblocchi (quando
l’esperienza è interiorizzata e diventa
automatica)
4.
Équipe multidisciplinare
Il
trattamento è stato ideato per essere applicato a
livello ambulatoriale da un'equipe composta da un
medico, un dietista ed uno psicologo che affrontano
i molteplici fattori di mantenimento del disturbo
dell'alimentazione collaborando fra loro, aderendo
tutti, però al medesimo modello teorico di
trattamento. Tutti i terapeuti usano lo stesso
linguaggio con il paziente e s'incontrano una volta
la settimana per discutere ogni caso clinico
trattato. Il trattamento può essere
somministrato anche da due terapeuti. ad esempio un
medico/psicoterapeuta e una dietista oppure un
medico con una formazione nutrizionaie e uno
psicologo/psicoterapeuta.
pubblicato
il
18 aprile 2005
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