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Emozioni e cibo

alimentazione
 
 

Emozioni e cibo

Terapia transdiagnostica dei disturbi alimentari

a cura di Chiara Galli

a cura di Chiara Galli, endocrinologa dell’Azienda Ospedaliera S.Gerardo di Monza ed Endocrinologa dell'AIDAP MILANO 2
in
1)Teoria transdiagnostica dei DCA, 2) Teoria transdiagnostica dell'obesità, 3) terapia CBT basata su teoria transdiagnostica di Milano

LA TEORIA COGNITIVO COMPORTAMENTALE TRANSDIAGNOSTICA DEI DISTURBI DELL'ALIMENTAZIONE

CHE COSA SIGNIFICA  TEORIA “COGNITIVO COMPORTAMENTALE” “TRANSDIAGNOSTICA” DEI DISTURBI DELL'ALIMENTAZIONE?

Cognitivo comportamentale: significa che la teoria analizza principalmente i pensieri (cognitivo) e i comportamenti (comportamentale) implicati nello sviluppo e nel mantenimento dei disturbi dell'alimentazione

Transdiagnostica: significa che la teoria e (la terapia derivata da essa di cui parleremo in seguito) é applicabile con minime modifiche a tutti i disturbi dell'alimentazione (anoressia nervosa, bulimia nervosa, disturbo da iperalimentazione incontrollata, disturbi atipici dell’alimentazione)

PERCHÉ  UNA NUOVA  TEORIA DEI DISTURBI DELL'ALIMENTAZIONE ?
La necessità di sviluppare una teoria transdiagnostica deriva  dall'osservazione che anoressia nervosa, bulimia nervosa e disturbi dell'alimentazione atipici condividono alcune caratteristiche cliniche comuni ed esiste un movimento temporale da un disturbo dell'alimentazione all'altro. Nella pratica clinica è comune , per esempio, osservare che alcuni casi di bulimia nervosa sono preceduti da un periodo di anoressia nervosa o che la bulimia nervosa si alterna a periodi in cui prevale  il disturbo da iperalimentazione incontrollata.

Ciò suggerisce che anoressia nervosa, bulimia nervosa e disturbi dell'alimentazione atipici siano mantenuti da meccanismi comuni (psicologici e fisiologici) e che possano rispondere alle stesse procedure terapeutiche.

La nuova teoria sostiene che il meccanismo centrale di mantenimento dei disturbi dell'alimentazione (anoressia nervosa, bulimia nervosa e disturbi dell'alimentazione atipici) sia uno schema di autovalutazione disfunzionale (cioè uno schema di valutazione di sé) attraverso cui l'individuo attribuisce un'eccessiva importanza al peso, alle forme corporee e al controllo dell'alimentazione. Il/la paziente considera il peso e l’aspetto fisico il nucleo della sua personalità ed i suoi pensieri ruotano eccessivamente attorno ad essi ed al controllo dell’alimentazione e del cibo mentre altri elementi di vita e di personalità vengono eccessivamente schiacciati e ridimensionati. Mentre le persone in genere si valutano in base alla percezione delle loro prestazioni in una varietà di campi (domini) della loro vita (es. relazioni interpersonali, scuola, lavoro, sport, abilità intellettuali, abilità genitoriali, ecc.), quelle affette da disturbi dell'alimentazione si valutano in modo esclusivo o predominante sulla base del peso o delle forme corporee o del controllo dell'alimentazione (spesso su tutte e tre le caratteristiche).

Riportiamo un esempio della “torta degli interessi di una persona non affetta da un DCA e di una che ne soffre

Figura 1 : schema di autovalutazione di una persona che non soffre di disturbi dell’alimentazione: le “fette” della torta degli interessi sono armonicamente suddivise

Figura 2: schema di autovalutazione di una persona che soffre di disturbi dell’alimentazione: le “fette” della torta degli interessi dimostrano una predominanza dei pensieri e della preoccupazione per il peso e le forme corporeee

COME SI SVILUPPA E SI MANTIENE UNO SCHEMA DI AUTOVALUTAZIONE DISFUNZIONALE?
Lo schema si sviluppa per il concorso di vari fattori di rischio (ad esempio essere  di sesso femminile e vivere nella società occidentale, avere bassa stima di sè, essere timidi, aver subito critiche in famiglia e da estranei sull’aspetto fisico ed il peso ecc.),  è attivato da alcuni fattori precipitanti  (lutti, separazioni od inizio di relazioni, stress, impegni scolastici eccessivamente gravosi) ed è mantenuto attivo per gli effetti combinati di numerosi fattori di mantenimento , innanzi tutto la dieta ferrea. Le persone affette da disturbi dell'alimentazione non seguono una dieta ordinaria ma ferrea. Chi segue una ferrea si pone un obiettivo assoluto e rigido. ad esempio mangiare 800 Calorie al giorno e deve rispettare questo proposito alla lettera, in modo perfetto; anche mangiare 40 Calorie in più (es. un biscotto) può scatenare profondi sensi colpa e, in alcuni individui, portare alla perdita di controllo e all'abbuffata.

La DIETA FERREA si effettua con 3 modalità:

  • Saltare i pasti.

  • Ridurre le porzioni

  • Eliminare certi alimenti

La dieta ferrea è un potente fattore di mantenimento dei disturbi dell'alimentazione per almeno tre motivi:

  • Favorisce lo sviluppo di pensieri e preoccupazioni nei confronti dell'alimentazione, che a loro volta mantengono attivato lo schema di autovalutazione disfunzionale

  • Determina la comparsa del basso peso e della sindrome da digiuno. che a loro volta sono potenti fattori di mantenimento

  • Favorisce la comparsa di abbuffate che  a loro volta sono potenti fattori di mantenimento

Altri fattori di mantenimento sono i mezzi di compenso – vomito, diuretici, lassativi, attività fisica eccessiva – ma anche gli evitamenti, il continuo controllo del corpo e del cibo) (tab 1 , 2 e 3: esempi di fattori di rischio, precipitanti  e di mantenimento).

Questi fattori mantengono i pensieri e preoccupazioni su alimentazione, peso e forme corporee che a loro volta mantengono in un continuo stato di attivazione lo schema di autovalutazione disfunzionale, che a sua volta produce preoccupazioni su alimentazione, peso e forme corporee: si viene perciò a creare un circolo vizioso, una specie di blocco nello schema autovalutazione disfunzionale e quindi nel disturbo dell'alimentazione. Bisogna poi aggiungere i RINFORZI POSITIVI (senso di trionfo, di autocontrollo e di superiorità; aumento di autostima determinato dai commenti positivi per essere dimagriti (almeno inizialmentente), i vantaggi derivanti dall’ottenere  maggiore attenzione (soprattutto nel caso dell’anoressia nervosa) ed i RINFORZI NEGATIVI (la perdita di peso, in alcuni casi, può permettere di evitare alcune situazioni avversive, come ad esempio quella di avere un corpo da donna adulta e i conflitti e le sfide psicosessualiì tipiche dell'adolescenza)

Per saperne di più: Dalle Grave: Terapia cognitivo comportamentale ambulatoriale dei disturbi dell’alimentazione Positive Press, Verona

pubblicato il 18 aprile 2005


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