Penso che molti di voi sappiano che cos’è il BMI o in
italiano IMC (indice di massa corporea).
E’ la misura che viene utilizzata per
classificare il sovrappeso e l’obesità negli
adulti. Si
parla quindi di normopeso, se il BMI è compreso tra
18.5 e 24.9, di sottopeso se è al di sotto di 18.5,
di sovrappeso se è compreso tra 25 e 29.9, e così
via. Basta controllare una tabella facilmente
reperibile in ogni libro che parli di aumento o di
perdita di peso.
Come si
calcola il BMI? Con una semplice
operazione: dividendo il peso corporeo in
chilogrammi per l’altezza in metri al quadrato
(kg/mq). Vi sono alcune persone che avendo un BMI ad
esempio, di 27
o 28 decidono di perdere qualche chilo e con una
dieta ben equilibrata, nel senso di un utilizzo di
elementi nutrienti vari, una passeggiata anche solo
di mezz’ora al giorno, ritornano al BMI
che avevano prima dell’aumento di peso.
A volte succede che una volta intrapresa una
dieta ferrea, un introito calorico ad esempio non
superiore alle 800 calorie al giorno, non si riesca
a smettere di perdere peso e si continui a dimagrire
con la convinzione che una volta conquistata la
tanto sospirata magrezza, avremo raggiunto i nostri
più “rosei” obiettivi di felicità. La gente ci
guarderà con ammirazione, l’altro sesso ci
presterà attenzione come mai aveva fatto, tutto sarà
più facile e la nostra vita migliorerà
definitivamente.
La dieta ferrea, cioè fortemente ipocalorica e
rigida, si attua attraverso 3 modalità: saltare i
pasti, ridurre le porzioni ed eliminare certi cibi
considerati “ingrassanti”; una dieta che viene
abitualmente seguita in modo perfezionistico e che
non ammette trasgressioni di alcun genere rispetto
al menu prestabilito. Si tratta quindi di raggiungere
un obiettivo ben preciso: voglio essere felice
con tutta una serie di vantaggi. Il mezzo che
utilizzo per raggiungerlo è la dieta ferrea. A
quale prezzo? Quanto sacrificio mi costa tutto
questo? Poi il tempo passa e, dopo l’euforia
dei primi chili perduti, a mano a mano che
dimagrisco mi sento sempre peggio. Che strano,
eppure dovrei sentirmi così bene! E l’obiettivo,
il mio benessere, invece di avvicinarsi si allontana
sempre di più.
A questo punto potrei pormi una domanda: come mai
succede questo? Cosa non funziona?
Il mio corpo forse ha bisogno di più nutrimento, poiché
le sue esigenze fisiologiche, che sono anche le mie
se mi riconosco in esso, sono diverse, forse non
mangio abbastanza e anche il mio umore ne risente.
Come potrebbe accadere ad un’automobile che ha a
disposizione, giorno dopo giorno, una minor quantità
di benzina: prima o poi finirà per bloccarsi del
tutto! Questo accade perché non si tiene conto
della fisiologia del nostro corpo, cioè del fatto
che il peso corporeo, ed in particolare la massa
magra, è regolato da fattori biologici. Viviamo in
una società che senz’altro enfatizza il concetto
di magrezza e i messaggi dei mass-media spesso
vengono interpretati in modo erroneo da ragazze o
giovani donne che aspirano a divenire attraenti ad
ogni costo, ammirate per la bellezza fisica ed una
linea invidiabile, in grado di conquistare il mondo.
A volte i commenti sul corpo da parte di familiari,
parenti o amici possono ferire la sensibilità
di alcune persone che finiscono per adottare
comportamenti di perdita di peso allo scopo di
migliorare la propria immagine corporea.
L’immagine corporea è la rappresentazione mentale
che un individuo ha del proprio corpo mentre
l’aspetto fisico indica la persona come realmente
è: altezza, peso corporeo, colore degli occhi e
della pelle. E’ importante capire che
l’apparenza fisica e l’immagine corporea sono
indipendenti l’una dall’altra e che
modificazioni dell’aspetto fisico non producono
cambiamenti dell’immagine corporea. Ragazze,
leggermente in sovrappeso, ad esempio
hanno iniziato a preoccuparsi del loro peso
in seguito alle critiche poco gradevoli dei compagni
di scuola. Non sempre questo accade ma nella maggior
parte dei casi ciò costituisce un motivo in più
per focalizzarsi sull’aspetto fisico che finisce
per diventare determinante nel rapporto con gli
altri. Il confronto con le amiche, la
possibilità di indossare certi abiti attillati
iniziano ad assumere un’importanza che prima non
avevano. Si finisce così per trascorrere molte ore,
quasi sempre programmate, della giornata ad eseguire
esercizi addominali estenuanti, a guardarsi molte
volte allo specchio, a toccarsi ripetutamente le
parti in causa, mentre la sensazione di essere
grasse aumenta giorno dopo giorno. La tristezza e il
nervosismo, sono dovute alle poche calorie che
contraddistinguono questo mio modo di nutrirmi
fortemente ipocalorico e non come abitualmente si
crede al dispiacere che ad un certo punto il
dimagrimento rallenta.
La causa di ciò semmai sta nel fatto che il
mio metabolismo si è notevolmente abbassato.
E’ una questione di sopravvivenza: meno
calorie introduco e più il mio corpo consuma una
minore quantità di energia per resistere in una
situazione di forte carenza nutrizionale.
Sto male fisicamente e psicologicamente perché
privo il mio corpo di quello di cui ha bisogno.
Così dopo
un lungo periodo di dieta ferrea, a un certo punto
la situazione sembra sfuggirci di mano ed allora si
perde il controllo sulla nostra alimentazione. Si
finisce per aderire completamente ad un regime
alimentare che ci toglie la voglia di vivere, di
stare con gli altri, di gioire delle piccole e
grandi cose. La dieta ferrea è considerata un
fattore di mantenimento specifico, insieme ad altri,
di un disturbo alimentare che è di difficile
soluzione se non si ricorre all’aiuto di uno
specialista. Nel caso ad esempio di una persona
affetta da anoressia nervosa, la famiglia quasi
sempre si sente impotente di fronte ad un simile
modo irregolare di nutrirsi e non comprende che
questo comportamento non dipende dalla volontà
dell’individuo ma dal disturbo alimentare.
La persona cioè necessità di un aiuto, di
una terapia per poter guarire e quando sia i
familiari che la persona affetta da tale disturbo
comprendono l’importanza di un cammino
terapeutico, hanno già fatto un notevole passo
avanti nella soluzione del problema. La convinzione
non-funzionale che una magrezza eccessiva ci renderà
felici e che migliorerà la qualità della nostra
vita rimane solo un’illusione. Perdere qualche
chilo di troppo porta ad un miglioramento dal punto
di vista estetico e della salute ma un percorso
dietetico fortemente restrittivo e prolungato
nel tempo crea danni sia fisicamente che
psicologicamente. Allora perché non agire in modo
diverso? Scegliendo un altro percorso che ci induce
a lavorare sull’autostima, sull’apprendimento di
certe abilità che ci servono, su come far emergere
le nostre risorse e a curarci del nostro corpo in
modo salutare, attraverso un bilanciamento tra
introito calorico ed attività fisica moderata.
La preoccupazione per il peso corporeo
dovrebbe lasciare spazio anche ad altri aspetti
importati della nostra vita: il rapporto con gli
altri, la vita affettiva, il lavoro, la scuola, gli
hobby.
pubblicato
il
20
febbraio 2006