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Psicologia e Alimentazione

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Psicologia e Alimentazione

Modificare il proprio stile di vita

di Maria Pia Santucci

In molte occasioni mi capita di sentir parlare del rapporto che le persone hanno con il cibo, non solo professionalmente ma nella vita quotidiana, con gli amici, i vicini di casa o chiunque sia interessato in quel momento ad apportare qualche modifica al proprio comportamento alimentare.

C’è chi sdrammatizza, di fronte ad un problema di sovrappeso, dicendosi disposto a rinunciare a qualche cibo particolarmente gustoso per alcuni giorni, in nome di una dieta risanatrice che lo possa riportare al precedente livello di peso, dopo essersi adagiato per qualche tempo su introiti di cibo incontrollato; chi invece non riuscendo da solo a seguire un regime alimentare equilibrato, si perita a chiedere aiuto a qualcuno che se ne occupi in modo specialistico e continua a lamentarsi, affermando di non essere capace di mettersi a dieta, intesa come regime alimentare più equilibrato. A volte non è facile dover intraprendere una dieta e si vive con una sorta di timore la possibilità di farsi aiutare o condividere questo problema con un terapeuta, come se avere dei chili superflui, o problemi legati all’alimentazione fosse qualcosa da tenere nascosto per paura del giudizio altrui. E allora perché rimandare, perché non superare questi pregiudizi ed affrontare il problema una volta per tutte?

Spesso mi sono sentita dire che sarebbe bastato eliminare qualche cibo considerato un po’ troppo calorico e rimettersi in riga per alcuni giorni in modo da raggiungere con grande soddisfazione la tanto sospirata meta, quella della perdita di peso. Escludere certi cibi al contrario non fa altro che aumentare il desiderio per essi ed una dieta equilibrata, moderatamente ipocalorica, dovrebbe includere tutte le varietà di cibo. Nella terapia cognitivo comportamentale dell’obesità, è di vitale importanza l’adesione della persona al programma che non solo conduce ad una riduzione dei rischi per la salute associati al sovrappeso e all’obesità ma si pone come obiettivo l’accettazione e il mantenimento del peso perduto. Oltre a seguire un regime dietetico, si impara ad identificare i pensieri disfunzionali che ostacolano il calo del peso e che conducono al recupero del peso perduto. Molte persone obese o in sovrappeso cercano di risolvere le varie problematiche legate all’immagine corporea negativa, alla bassa autostima o all’interazione con gli altri, attraverso il dimagrimento, con la convinzione di poterci riuscire mentre invece esistono strategie più mirate al raggiungimento di questi obiettivi.

E’ importante accettare quello che non può essere cambiato, poiché il peso essendo sotto il controllo della genetica è solo in pare modificabile e se non utilizziamo determinate tecniche di mantenimento del peso, il recupero dei chili diventa inevitabile. Se volessimo analizzare a fondo la sola meta costituita dalla perdita di peso, potrei dire che si tratta di un risultato di breve durata, nel senso che dopo i chili persi, in genere, si ritorna all’abituale e sregolato regime alimentare con una ripresa di peso inevitabile. Occorre quindi innanzitutto diventare consapevoli del proprio comportamento alimentare, attraverso ad esempio la compilazione di un diario alimentare per capire che cosa occorre cambiare. A questo punto si può iniziare a modificare, o meglio a regolarizzare la propria alimentazione e allo stesso tempo, dopo aver  analizzato le opportunità che abbiamo, durante la giornata, di fare del movimento, introdurre un’attività fisica moderata che potrebbe includere: fare delle brevi e rilassanti passeggiate, sbrigare le faccende di casa, salire le scale, prendersi cura del proprio giardino ecc…, e non necessariamente lasciarsi coinvolgere in ritmi stressanti di attività fisica in palestra o altrove. Purtroppo dopo aver trasformato il nostro stile di vita in uno più salutare, dopo una perdita di peso che ci gratifica particolarmente, accade spesso che si ritorni al vecchio stile sregolato. Si ricomincia a mangiare in qualsiasi momento della giornata, quando si ha del cibo a portata di mano, a “spilluzzicare” e magari a saltare la cena se si pensa di aver introdotto un’eccessiva quantità di calorie al momento del pranzo. La nostra attività fisica programmata viene accuratamente messa da parte e si torna a coltivare la sedentarietà per “mancanza di tempo” invece di ammettere che ciò avviene per carenza di volontà. E’ importante invece comprendere come certe abitudini dannose che ci hanno accompagnato prima della perdita di peso vadano consapevolmente abbandonate e sostituite con abitudini più salutari che una volta acquisite dovrebbero far parte del nostro modo abituale di vivere la giornata: continuare un certo regime alimentare, non dimenticare di svolgere una moderata attività fisica e rispettare la suddivisione dei pasti: colazione, pranzo, cena e uno spuntino tra i due pasti principali. Le persone che agiscono in questo modo riescono a mantenere il peso perduto nel tempo proprio perché utilizzano le tecniche apprese durante la terapia.  Secondo le ultime statistiche vi è stato e vi è un aumento vertiginoso dell’obesità infantile: questo grazie ad una maggiore disponibilità di mezzi come i videogiochi, la televisione ed altri che invitano ad uno stile di vita sedentario e portano i bambini a sostare per ore davanti ad uno schermo, magari in compagnia di cibi ricchi di calorie. E’ un problema in cui ci si dibatte da molto tempo ma se non si fa qualcosa per risolverlo, la situazione andrà peggiorando. Un tempo forse i bambini avevano maggiori opportunità di trascorrere parte della giornata all’aria aperta, utilizzando giochi semplici a volte improvvisati che davano spazio alla creatività, che permettevano una maggiore interazione ed uno scambio di idee, sensazioni, pensieri. Allora si faceva merenda con pane, cioccolata e formaggio, in un modo meno sofisticato rispetto ad oggi, visto che ci troviamo di fronte a miriadi di alimenti preconfezionati che fanno capolino dagli scaffali sempre ricolmi dei supermercati. Forse il cibo svolgeva la sua funzione di nutrizione in un modo più netto e chiaro rispetto ad oggi e la noia era una parola meno conosciuta. Potremmo chiederci perché certi momenti, quando la famiglia si riuniva a tavola per consumare i pasti principali, siano andati perduti. Senz’altro a causa del ritmo frenetico della vita che ci porta a trascorrere molte ore impegnati nel lavoro e lontano dalla famiglia. E i nostri figli? Non sarebbe opportuno aiutarli a seguire fin da piccoli uno stile di vita più salutare? In che modo? Aiutandoli ad organizzare le giornate secondo un semplice programma, in cui il cibo occupi lo spazio che gli è dovuto, stimolati ad apprendere fin da piccoli un modo di vivere all’insegna del benessere psico-fisico. I genitori certamente sono presi dai loro impegni lavorativi ma parlando con i propri figli, stabilendo una comunicazione sul modo in cui hanno trascorso la giornata, potrebbero fare molto per evitare che i bambini trovino fin da piccoli rifugio nel cibo, nell’alimentazione in eccesso che in realtà più che placare l’ansia o aiutare a superare momenti di noia, finisce col creare altri problemi, senz’altro di più difficile soluzione.

pubblicato il 13 marzo 2006


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