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Psicologia e Alimentazione

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Psicologia e Alimentazione

La bulimia nervosa e il problema delle abbuffate compulsive

di Maria Pia Santucci

Le abitudini alimentari di coloro che soffrono di bulimia nervosa sono estremamente caotiche, caratterizzate dalla presenza di abbuffate compulsive precedute e seguite da una restrizione dietetica, contraddistinte dall’uso di comportamenti di compenso eliminativi e non, come il vomito autoindotto, l’uso improprio di lassativi e diuretici, il digiuno e un’attività fisica eccessiva.

Per fare diagnosi di bulimia dobbiamo tener conto di tre elementi: la presenza di abbuffate oggettive almeno due volte la settimana per un periodo di 3 mesi; un uso regolare dei comportamenti di controllo del peso; un’eccessiva preoccupazione per il peso, l’alimentazione e le forme corporee, ovvero una forte paura di ingrassare; inoltre la persona non è sottopeso ma normopeso. Chi soffre di disturbo da abbuffate compulsive si abbuffa ripetute volte ma non utilizza i comportamenti di controllo del peso. Leggendo vari testi sui disturbi dell’alimentazione e ascoltando le persone che incontro nel mio studio, mi rendo conto di quanto sia difficile, per coloro che ne soffrono, parlare di abbuffate compulsive.

Che cosa si intende per abbuffata compulsiva?
Per parlare di abbuffata in questi termini occorre tener ben presenti due componenti: la prima è costituita dalla quantità di cibo ingerita, in un determinato periodo di tempo (es. 2 ore) superiore a quella che la maggior parte delle persone mangerebbe nello stesso tempo e in circostanze simili; la seconda componente è costituita dalla sensazione di perdita di controllo durante l’abbuffata, cioè sentire che non si è in grado di smettere di mangiare. In questo caso si tratta di un’abbuffata oggettiva poiché la quantità di cibo è elevata mentre si parla di abbuffata soggettiva quando la quantità di cibo non è elevata ma è considerata tale da chi la assume. Nell’alimentazione eccessiva oggettiva invece anche se è consumata un’elevata quantità di cibo non è presente la perdita di controllo sull’assunzione di cibo.

A questo punto, la domanda da porci potrebbe riguardare l’impatto che un problema di abbuffate compulsive ha sulla nostra vita: quanto interferisce con le attività di tutti i giorni e quali sono le conseguenze a livello di benessere psico-fisico.

Il peggior nemico delle persone che soffrono di abbuffate è l’isolamento, causato dal timore di confidare ad altri il proprio problema e rafforzato dalla segretezza che avvolge tutto ciò che avviene. Può succedere che per anni si tenga nascosta una problematica simile per poi scoprire che non si è soli e che altri vivono o hanno vissuto lo stesso disagio. Nel caso delle abbuffate compulsive sembra che la dieta ipocalorica, attuata in modo rigido, giochi un ruolo determinante nello scatenarle: si crea così un circolo vizioso in cui la restrizione alimentare è seguita dall’abbuffata e viceversa. Fare delle diete fortemente restrittive è funzionale sia allo sviluppo che al mantenimento delle abbuffate. La persona che si abbuffa, per controllare il proprio peso, oltre alla dieta, può ricorrere ad uno o a più comportamenti di compenso quali il vomito autoindotto, l’uso eccessivo di lassativi e diuretici, l’attività fisica eccessiva o il digiuno.  Molti non sanno che la convinzione che il vomito sia un mezzo per controllare il peso è in parte falsa poiché numerosi studi di donne affette da bulimia nervosa hanno messo in evidenza che le calorie eliminate corrispondo a circa il 50% di quelle assorbite dal nostro corpo. In realtà succede questo: anziché controllare l’impulso a mangiare, alcune persone scoprono che diventa meno faticoso concedersi qualche alimento in più per poi far uso del vomito con l’intenzione di non aumentare di peso. L’adozione di un simile comportamento è da evitare per due motivi. Innanzitutto l’utilizzo del vomito autoindotto incoraggia la sovralimentazione attraverso due meccanismi: se penso che attraverso il vomito non assorbirò quello che mangio, tenderò a mangiare di più; in secondo luogo, mi rendo conto che è più facile vomitare se il mio stomaco è pieno. Si crea quindi una dipendenza sempre maggiore in relazione al vomito e molto difficile da superare. Il secondo motivo è che l’impulso a vomitare può diventare molto forte e quindi difficile da controllare.

L’abuso di lassativi e diuretici avrebbe il medesimo scopo: controllare che il proprio peso non aumenti. Presi in grande quantità servirebbero a compensare episodi di sovralimentazione, con una funzione simile a quella del vomito autoindotto; oppure assunti in modo regolare, svolgerebbero un ruolo simile a quello della dieta. Occorre sapere invece che i lassativi hanno un effetto lieve sull’assorbimento delle calorie mentre i diuretici non ne hanno alcuno. La perdita di peso che si riscontra è dovuta alla fuoriuscita di liquidi in eccesso, accompagnata da una sensazione gratificante di addome vuoto o pancia piatta. Pure l’esercizio fisico eccessivo ha la funzione di influenzare il peso e le forme corporee. Un’attività fisica eseguita in modo compulsivo implica una grande quantità di tempo trascorsa a svolgere gli esercizi e a renderli estenuanti allo scopo di bruciare le calorie in eccesso.

Nell’insorgenza della bulimia nervosa occorre tener conto dei fattori sociali che spingono le ragazze o le giovani donne a diventare ed a mantenersi magre e quindi ad attuare un rigido controllo sul proprio regime alimentare. Un altro fattore molto importante è legato all’età e soprattutto al periodo critico dell’adolescenza quando si verificano cambiamenti fisici e psicologici, spesso accompagnati da  variazioni nel tono dell’umore e soprattutto da modificazioni che riguardano il ruolo e le aspettative sociali; si tratta di un periodo in cui molte adolescenti hanno la sensazione di perdere il controllo sulla propria vita e che alcune cercano di recuperare adottando una dieta a basso contenuto di calorie e attuata in modo rigido: seguire la dieta in modo perfetto diventa un problema di autocontrollo. Il timore di sentirsi inadeguate, di apparire deboli, di affrontare i cambiamenti di vario tipo e di esprimere le proprie emozioni, accresce la sensazione di essere incapaci di rispondere in modo appropriato alle richieste evolutive dell’adolescenza. Sembra che siano poche le persone affette da bulimia ad essere in sovrappeso proprio per l’uso regolare di comportamenti di compenso che aiutano a mantenere il peso entro un determinato range, mentre l’obesità è abbastanza frequente tra coloro che soffrono di un disturbo da abbuffate compulsive. Chi è in sovrappeso e si abbuffa dovrebbe cercare di risolvere prima il problema delle abbuffate ed in seguito quello del peso, sempre attraverso una dieta equilibrata. Purtroppo la motivazione al cambiamento di molte persone affette da un disturbo dell’alimentazione spesso è carente e così esse finiscono per adeguare la loro vita al problema che si trascinano dietro da tanto tempo. In questi casi dovremmo senz’altro chiederci quali sono i vantaggi a rimanere in una situazione di disagio e quali quelli per cui converrebbe passare da uno stato di presa di coscienza del problema a quello in cui ci si impegna concretamente a modificare i propri comportamenti in funzione di una guarigione che sia duratura e non temporanea.

pubblicato il 27 marzo 2006


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