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Mantenere il peso perduto

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Psicologia e Alimentazione

Mantenere il peso perduto

di Maria Pia Santucci

L’entusiasmo di aver perso peso dopo aver seguito una dieta moderatamente ipocalorica, lascia presto il posto alla difficoltà di riuscire a mantenere i chili perduti.

Non è facile il mantenimento del peso perché abitualmente si tende a ripristinare lo stile di vita adottato prima di mettersi a dieta. Uno stile di vita contraddistinto da un’alimentazione sregolata che presuppone il consumo di pasti in qualsiasi momento della giornata in base a varie esigenze, la ricomparsa di cibi fortemente calorici e ricchi di grassi, la mancanza di un’attività fisica moderata che svolge un ruolo molto importante nel mantenimento del peso. Le motivazioni a ritornare al vecchio stile sono molte ma soprattutto manca la consapevolezza che una volta ritornati alle vecchie abitudini, tutto sarà come prima e presto ci ritroveremo a dover affrontare una nuova perdita di peso. Quando si affronta una dieta si è disposti a compiere dei sacrifici per raggiungere il peso stabilito perché i risultati a mano a mano raggiunti ci gratificano a livello estetico e di miglioramento della salute. Occorre impegnarsi allo stesso modo per riuscire a mantenere il peso perduto, fino a poter padroneggiare quelle tecniche che ci permettono di modificare stabilmente il nostro stile di vita.

Il problema principale nel mantenere il peso consiste nel bilanciare l’introito calorico con il dispendio energetico. Un’abitudine da acquisire definitivamente dovrebbe essere quella di pesarsi una volta la settimana per rendersi conto se si è aumentati di peso. In caso positivo dovremmo correre ai ripari e stabilire un piano di azione per cercare di non ingrassare ulteriormente e di riportare il peso al livello che avevamo raggiunto e accettato.

Esistono delle situazioni a rischio rappresentate da occasioni particolari, come pranzi o cene di lavoro, feste organizzate da amici o parenti, vacanze programmate da tempo in cui si adottano dei comportamenti del tutto disinibiti nei confronti dell’alimentazione tanto da ritornare a mangiare in eccesso. Nei casi quindi in cui si verifica un aumento di peso, dovremmo pianificare accuratamente le nostre giornate diminuendo l’apporto calorico e adottando l’abitudine di muoverci maggiormente, programmando delle passeggiate, un’attività fisica moderata in palestra o in piscina, in modo da non avere sorprese quando saliamo sulla bilancia per pesarci. Per chi non è abituato ad agire in questo modo, tali strategie di mantenimento del peso potranno sembrare impegnative, ma come tutti i cambiamenti positivi in grado di apportare benefici, una volta acquisiti entreranno a far parte della nostra vita in modo del tutto naturale.

Tutte le strategie apprese durante la perdita di peso dovrebbero essere sempre a portata di mano nel caso in cui fosse necessario utilizzarle nuovamente per superare le difficoltà durante la fase di mantenimento del peso. Come abbiamo sperimentato nella fase di dimagrimento, le situazioni a rischio sono molte e noi dovremmo essere pronti a fronteggiarle. Può capitare ad esempio, di non poter rifiutare un invito ad una festa in cui ci sarà molto cibo gustoso a disposizione, oppure momenti in cui sappiamo che saremo soli a casa dopo il lavoro e quindi la solitudine o la noia potrebbero indurci  a mangiare in eccesso. Anche gli stimoli interni, quali una fame eccessiva, alcuni pensieri disfunzionali, le emozioni positive o negative potrebbero farci perdere il controllo sull’alimentazione.

La fame sta ad indicare che si è in un bilancio energetico negativo e che quindi occorre mangiare e fermarsi quando il segnale di fame scompare. Per prima cosa dovremmo valutare il grado di fame: leggera, media o estrema poiché spesso capita di mangiare anche quando si è poco affamati.

I pensieri disfunzionali giocano un ruolo determinante nell’alimentazione in eccesso e non permettono di seguire quanto pianificato in precedenza in funzione di una corretta gestione dei propri pasti. Per fronteggiare questi pensieri, senza lasciarsi influenzare da essi, potremmo utilizzare “la tecnica del decentramento e distanziamento del comportamento dai pensieri”,  etichettandoli come eventi mentali che appartengono a coloro che stanno affrontando una perdita di peso o un problema di mantenimento di peso e di conseguenza evitare di mettere in atto il comportamento suggerito da essi: ad esempio potrei avere il pensiero disfunzionale:  “Oggi mi permetto di mangiare tutti questi dolci e da lunedì ricomincio a mangiare di meno”, restringendo l’alimentazione in modo eccessivo nei giorni seguenti.

Ormai siamo a conoscenza del legame che esiste tra alimentazione ed emozioni, sia positive che negative. Un stato di tristezza, angoscia, ansia spesso conduce le persone ad utilizzare l’alimentazione per cercare di superare un momento di disagio emotivo non sapendo che in questo modo non si fa altro che aggiungere uno stato secondario di disagio, dovuto ai sensi di colpa, alla vergogna, al disgusto verso se stessi per aver mangiato in eccesso, a quello primario che ha scatenato il ricorso al cibo. Una tecnica molto efficace nel ridurre l’intensità delle emozioni negative e il conseguente bisogno di rivolgersi al cibo per superare il momentaneo disagio emotivo è quella della “Ristrutturazione cognitiva” poiché ci permette di interpretare le situazioni in modo logico e più funzionale.

Ogni volta che sperimentiamo un’emozione negativa o che vorremmo mettere in atto un comportamento che potrebbe ostacolare il mantenimento del peso dovremmo chiederci: “Cosa mi è passato per la mente”? Questo ci permette di identificare quei pensieri disfunzionali ricorrenti che influenzano i nostri stati emotivi ed i comportamenti, di valutarli e modificarli. Se ad esempio mi sono rattristata perché ho pensato che non vale la pena di mantenere il peso perduto, che ha apportato sì benefici alla mia salute ma poco gratificante dal punto di vista estetico, e che avrò ugualmente difficoltà a intraprendere nuove conoscenze, dovrei sperimentare nella realtà se questo è vero o se il mio pensiero disfunzionale è contraddetto da quello che potrebbe accadere. Un migliore stato di benessere psico-fisico potrebbe rendermi più intraprendente e sicura nel fare nuove ed interessanti amicizie sulla base anche di altri valori, non solamente quello estetico. Potrei chiedermi poi che cosa comporta il mantenere attivo questo pensiero disfunzionale nella mia mente: mi fa stare bene o male? Nel peggiore dei casi cosa potrebbe accadere? Forse potrei avere un minor numero di amicizie. E cosa potrei suggerire ad un’amica se si trovasse in questa situazione?

Dopo aver analizzato il pensiero potremmo giungere ad una conclusione ragionata quale ad esempio: “anche se il peso che voglio mantenere non mi gratifica del tutto esteticamente, ha apportato dei miglioramenti al mio stato di salute e  nello stesso tempo mi ha resa più sicura nell’intraprendere nuove ed interessanti amicizie.” Questa conclusione dovrebbe essere tenuta presente ogni volta che abbiamo un pensiero simile a quello che si è ristrutturato.

E’ molto importante cominciare ad agire in accordo con la conclusione ragionata, anche se all’inizio potremmo non crederci del tutto, poiché si tratta di aderire a pensieri più funzionali che cambieranno in positivo il nostro comportamento. Può succedere quindi durante il mantenimento del peso di vivere dei momenti in cui si mangia di più,  ci si muove di meno, non si va più in palestra per un certo periodo ma in questi casi non bisogna drammatizzare e abbandonarsi di nuovo alle vecchie abitudini. Si tratta di momenti che possono capitare a chiunque e che possono essere superati adottando un’alimentazione regolare ed un’attività fisica moderata, in funzione di uno stile di vita più sano.

pubblicato il 15 maggio 2006


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