Il lavoro con le persone affette da anoressia
nervosa risulta quasi sempre difficile poiché manca
spesso la motivazione alla cura.
Esse vengono sollecitate dalla famiglia ad
intraprendere un percorso di guarigione ed alla fine
si lasciano convincere a consultare un terapeuta ma dopo
poche sedute, nel momento in cui si affronta il
problema di ripristinare gradualmente una corretta
alimentazione, si attua la fuga e si
fortifica ancora di più la difesa di un rigido
controllo sulle modalità di nutrirsi. In questi
casi si dovrebbe condurre un lavoro a parte sulla
motivazione perché gli effetti della dieta
ferrea oltre a causare una severa perdita di peso
provoca una serie di conseguenze dannose, sia a
livello fisico che psicologico, tanto da rendere
difficile e inaccettabile per queste persone
intraprendere un percorso di guarigione che le
priverebbe di una magrezza eccessiva, ottenuta a
costo di molti sacrifici. Il semi-digiuno attuato
conduce innanzitutto ad una modificazione di
atteggiamenti e comportamenti nei confronti
dell’alimentazione: preoccupazione costante e
ossessione per il cibo, collezione di ricette e
libri di cucina, inusuali abitudini alimentari,
introito incontrollato ed eccessivo di cibo. A
livello cognitivo, si ha una diminuzione della
capacità di concentrazione, della comprensione, del
giudizio critico ed una certa apatia. Abitualmente
insorgono emozioni quali la depressione, irritabilità,
rabbia, ansia che conducono spesso ad isolarsi
socialmente. A tutto ciò si unisce una digestione
lenta e difficile, disturbi del sonno, mal di testa,
vertigini, debolezza, perdita di capelli e diminuita
intolleranza al freddo. Queste sono solo alcune
delle conseguenze del semi-digiuno per cui risulta
molto difficile intraprendere una terapia se non si
cerca innanzitutto di normalizzare alcuni parametri
profondamente modificati attraverso il ripristino di
un’alimentazione che possa portare sollievo ad uno
stato di profondo malessere psico-fisico.
In questi casi, accade spesso che la dieta ferrea
continui in funzione di un ulteriore dimagrimento di
alcune parti del corpo considerate ancora grasse,
quali la pancia, le cosce o i fianchi e quindi si
intensificano ancora di più l’impegno e la
convinzione a proseguire su questa strada.
Praticamente ci si trova di fronte ad un obiettivo
che non verrà mai raggiunto del tutto perché non
si diventerà mai abbastanza magri e perché la
paura di ingrassare funge da dispositivo di
sicurezza contro l’intenzione di tornare ad un
regime alimentare che potrebbe causare un aumento di
peso.
Nella bulimia nervosa e nel disturbo da
alimentazione incontrollata, la presenza di
abbuffate rende la persona più motivata ad
intraprendere una terapia proprio perché
intenzionata a liberarsi di questo modo di nutrirsi
incontrollato. In genere la persona affetta da
disturbo da alimentazione incontrollata inizia una
terapia finalizzata al dimagrimento per la presenza
di sovrappeso o obesità ma al contrario della
persona affetta da bulimia nervosa non riduce
l’introito calorico e non utilizza, o per lo meno
non regolarmente, mezzi di compenso quali il vomito
autoindotto, l’abuso di lassativi e diuretici, il
digiuno e l’attività fisica eccessiva. Il disagio
nei confronti del proprio comportamento alimentare,
sia in termini di sensazione di perdita di controllo
che di aumento di peso, costituisce un’ottima leva
nella richiesta di un trattamento.
Nella bulimia nervosa la volontà di rivolgersi ad
uno specialista per intraprendere una terapia è
spesso ostacolata dal senso di vergogna e di
colpa che la persona nutre verso se stessa a
causa del proprio comportamento alimentare
irregolare ed anche in questi casi è la famiglia
che cerca di convincerla a fare il primo passo.
Ai primi effetti negativi del disturbo
dell’alimentazione le persone iniziano
spontaneamente a pensare che sarebbe opportuno per
loro fare qualcosa per uscire da una situazione di
sofferenza. I tempi che intercorrono tra il solo
pensiero di avere bisogno di un aiuto e la decisione
di fare qualcosa concretamente possono essere molto
lunghi e a volte può capitare che sia troppo tardi
per intervenire, soprattutto nei casi di eccessivo
sottopeso. Un problema frequente è che la
motivazione a cambiare non è stabile e infatti
spesso si decide di abbandonare la terapia alle
prime difficoltà: nel caso dell’anoressia nervosa
un grande ostacolo, come dicevamo, è rappresentato
dalla possibilità di aumentare di peso.
Si deve quindi lavorare sulla motivazione per
intensificarla e continuare a farlo anche
durante il trattamento proprio per questa sua
caratteristica di fluttuazione. E’ molto importane
comunque che la persona si ritenga in grado di
affrontare una terapia e quindi di riuscire a
guarire anche se in passato ha tentato di risolvere
il problema senza alcun successo oppure si è
sentita ostacolata da una bassa autostima nucleare,
cioè una visione negativa di sé globale divenuta
un tratto permanente dell’ identità ed in cui la
valutazione di sé è autonoma e indipendente da
qualsiasi prestazione. Questa bassa autostima
costituisce uno dei principali fattori di rischio e
di mantenimento del disturbo dell’alimentazione e
crea un senso di inefficacia e sfiducia riguardo
alla possibilità di cambiare. Nel caso in cui
queste persone decidessero di intraprendere con
grande impegno una terapia, la consapevolezza di
essere in grado di acquisire determinate abilità
nella gestione dei sintomi produrrebbe in loro un
senso di autoefficacia.
Vi sono degli esercizi che possono aiutare ad
aumentare la motivazione sia allo scopo di iniziare
una terapia, sia quando si attraversano dei momenti
durante il trattamento in cui essa tende a
diminuire. Potremmo analizzare, in una tabella
divisa in due colonne, i vantaggi che derivano dal
fatto di trovarsi in una situazione di disagio a
causa del disturbo dell’alimentazione e gli
svantaggi che questo comporta. Per quanto riguarda i
vantaggi, ad esempio, la persona malata si sente al
centro dell’attenzione dei suoi familiari, amici,
parenti e quindi più amata e se non ha buoni
risultati a scuola è in qualche modo giustificata;
sente inoltre di avere un buon controllo sul suo
corpo, sulla sua vita
e questo la fa sentire forte; per quanto
riguarda gli svantaggi, potremmo parlare di un senso
di tristezza e solitudine per aver trascurato tutti
gli amici allo scopo di impegnarsi a raggiungere un
peso che non la soddisferà mai così come di una
diminuzione della capacità di concentrarsi sui
compiti a scuola o dell’eventualità di si
sentirsi molto debole dal punto di vista fisico.
Compilando questa tabella, la persona inizia a
diventare consapevole di quanto sia inutile e
dannoso continuare a perseguire una diminuzione di
peso o a mantenersi sottopeso all’insegna di un
peggioramento sempre più drastico della qualità
della vita: quanti costi e quali rinunce!
Un altro esercizio potrebbe essere quello di
valutare in che modo dovrà impegnarsi nella
terapia, cioè quanto le costerà tutto ciò e quali
benefici avrà in cambio. I costi potrebbero essere
valutati in termini di non potersi più nascondere
dietro alla malattia in merito a quello che sarà in
grado di fare a scuola o in altri ambiti o nel
timore di sentirsi grassa nel momento in cui inizierà
ad acquistare peso; uno dei benefici potrebbe essere
quello di liberarsi dalla schiavitù di dover stare
sempre dieta e quindi di tornare ad apprezzare molti
aspetti della vita finora trascurati: potrà
sentirsi libera di mangiare un gelato senza alcun
senso di colpa e senza dover restringere
l’alimentazione oppure evitare di affaticarsi con
esercizi fisici estenuanti per paura di aumentare di
peso.
La consapevolezza di avere un problema a volte
non è sufficiente per passare all’azione ed
avviare quel processo di cambiamento che condurrà
alla guarigione per cui diventa indispensabile
lasciarsi guidare con fiducia da un terapeuta.
pubblicato
il 29 maggio 2006