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Psicologia e Alimentazione

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Psicologia e Alimentazione

Il disturbo da alimentazione incontrollata

di Maria Pia Santucci

Spesso la perdita di peso è ostacolata dalla presenza di ricorrenti abbuffate, caratterizzate dalla sensazione di perdita di controllo su ciò che si sta mangiando e da un’elevata quantità di cibo nell’arco di circa 2 ore, maggiore di quella che altri mangerebbero nello stesso intervallo di tempo ed in circostanze simili.

Nel caso in cui non si faccia ricorso a comportamenti di compenso utilizzati allo scopo di prevenire l’aumento di peso, come il vomito autoindotto, l’abuso di diuretici e lassativi, il digiuno o un’attività fisica eccessiva, la cui presenza ci induce a fare una diagnosi di bulimia nervosa, si può parlare di disturbo da alimentazione incontrollata dall’inglese “Binge eating disorder” caratterizzato dalla presenza di sovrappeso o obesità.

Affrontare una dieta per perdere peso, in questo caso, comporta innanzitutto la conquista di un modo regolare di alimentarsi poiché l’introito di cibo è elevato ed irregolare anche la di fuori degli episodi di abbuffate. Il dimagrimento, per cui di solito si richiede un trattamento specialistico, diventa un obiettivo secondario da raggiungere solamente dopo la normalizzazione dell’alimentazione e l’eliminazione delle abbuffate.

E’ chiaro che la presenza di un regime alimentare altamente irregolare, caratterizzato da una presenza frequente di abbuffate, rende la perdita di peso una meta non facile da perseguire in un’esistenza già costellata da molti tentativi falliti di seguire una dieta. Da qui scaturiscono alcuni ostacoli che portano la maggior parte delle persone ad abbandonare la terapia, in primo luogo la delusione per una mancata perdita di peso che, come dicevamo, dovrebbe avvenire dopo la normalizzazione dell’alimentazione che a volte necessita di tempo per realizzarsi. Risulta un po’ difficile porsi come obiettivo primario il dimagrimento se prima non si cerca di regolarizzare l’introito di cibo suddividendolo nei 3 pasti principali più 2 spuntini al giorno.

In alcuni casi accade che dopo aver iniziato la terapia ed aver assaporato da subito una certa gioia mista a soddisfazione alla vista dell’ago della bilancia che oscilla in senso di una piccola perdita di peso, l’abituale modo di nutrirsi irregolare e che necessita di impegno e di tempo per essere debellato torna a fare capolino da dietro l’angolo di un desiderio consapevole di non voler rinunciare completamente ad un vecchio stile di vita,  negando così quel cambiamento necessario a lasciarsi alle spalle molte abitudini dannose legate all’alimentazione. Oltretutto, bisogna tener conto che certi cibi considerati erroneamente ingrassanti e particolarmente gustosi non verranno estromessi dal programma alimentare, ma bensì saranno introdotti gradualmente per entrare poi a far parte dell’alimentazione quando saremo liberi di gestirla senza dover far ricorso ad abbuffate o episodi di iperalimentazione in modo da restituire al cibo la sua funzione di nutrimento.

Per fare diagnosi di disturbo da alimentazione incontrollata occorre la presenza di abbuffate almeno due giorni la settimana nel senso che esse non sono limitate ad un periodo di tempo ma possono continuare per tutta la giornata, diversamente dalla diagnosi di bulimia nervosa in cui troviamo come minimo due episodi di abbuffate la settimana.

In entrambi i disturbi sono presenti la preoccupazione per il peso, le forme corporee e l’alimentazione mentre nel disturbo da alimentazione incontrollata mancano elevati livelli di restrizione alimentare ed un’eccessiva importanza attribuita alla magrezza nella valutazione di sé. Il peggioramento del tono dell’umore è associato all’aumento delle abbuffate mentre la presenza di depressione sembra connessa alla vergogna nei confronti di un corpo da nascondere sotto abiti larghi o da evitare di esporre al mare, in piscina o in palestra fino ad arrivare ad isolarsi sempre di più. I sentimenti di frustrazione e di tristezza che ne derivano non fanno altro che rafforzare il ricorso al cibo in modo esagerato come fonte di consolazione e di supporto morale. Si crea così un circolo vizioso, difficile da interrompere se non si interviene con tecniche appropriate.

All’inizio della terapia, occorre avere un quadro ben preciso del tipo di alimentazione che la persona affetta da disturbo da alimentazione incontrollata attua nell’arco di una settimana e questo lo si può vedere attraverso la compilazione quotidiana di un diario alimentare.

L’analisi del diario ci permette di identificare le situazioni che innescano il meccanismo delle abbuffate e quali stati emotivi influiscono sul modo di nutrirsi, così da identificare importanti fattori di mantenimento del disturbo. Con l’adozione di un regime alimentare vario ed equilibrato nella scelta degli alimenti, come pure l’introduzione di una moderata attività fisica di almeno 30 minuti al giorno, attraverso l’uso del diario quotidiano della pianificazione si inizia a regolarizzare l’introito di cibo facendo ricorso a tecniche di controllo dell’alimentazione, come ad esempio il conteggio delle calorie, per divenire finalmente consapevoli di ciò che si mangia. Tecniche specifiche verranno utilizzate nel controllo di stimoli sia interni che esterni.

Spesso il timore di avere meno cibo a disposizione per placare l’ansia, può a sua volta provocare un innalzamento della stessa per cui è necessario capire che proprio questo modo errato di utilizzare il cibo può essere sostituito con attività alternative gratificanti che non hanno certo il pregio di ridurre immediatamente l’ansia ma con il tempo ed una certa  perseveranza ciò potrà avvenire.

Mediante la ristrutturazione cognitiva si lavora sui pensieri disfunzionali, alcuni dei quali legati ai pregiudizi nei confronti dell’obesità visto che l’introito eccessivo di cibo viene spesso considerato un segno di debolezza, come pure di mancanza di forza di volontà e di autodisciplina, con la conseguenza di provocare in chi lo attua sensi di colpa e di vergogna che peggiorano l’autostima e rafforzano il rapporto tra abbuffate e depressione.

pubblicato il 5 febbraio 2007


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