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Buona sera, oggi è venerdì 9 maggio 2008

Hai la faccia da fumatore?

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Hai la faccia da fumatore?

Per molte persone i segni fisici dell’invecchiamento rappresentano un fattore di stress, e il fumo è percepito come un buon sistema per combatterlo. Quello che molti non capiscono, però, è che fumare accelera l’invecchiamento, soprattutto quello della pelle…

Più a lungo si fuma, più diventano visibili sulla pelle gli effetti deleteri del fumo. E anche se i cambiamenti cosmetici come la comparsa delle rughe e le alterazioni del colore della pelle non sono rischiosi per l’organismo, talvolta sono proprio le manifestazioni cutanee a fornire una potente motivazione ad abbandonare il vizio – un fenomeno che riguarda soprattutto quei soggetti che hanno iniziato a fumare perché la sigaretta “dà un tono”, solo per scoprire che la realtà li sta allontanando sempre più velocemente dall’immagine da star alla quale aspiravano. Insomma, se le rughe compaiono comunque come parte naturale e inevitabile dell’invecchiamento, il fumo accelera drammaticamente il fenomeno e fa apparire i fumatori più vecchi di anni rispetto alla loro età biologica: comparsa prematura delle rughe, pelle secca e ingrigita, guance scavate, labbra rattrappite: è questo il poco invitante ritratto del fumatore cronico che invecchia.

I primi studi che hanno documentato gli effetti del fumo sulla pelle risalgono alla metà del secolo scorso: furono osservati sia la comparsa di rughe, sia la perdita di elasticità della pelle, che conferiscono al fumatore incallito un aspetto tipico, codificato nel 1985 come “faccia da fumatore” dal dr. Douglas Model, che coniò il termine per un articolo pubblicato dal British Medical Journal.

Il medico vedeva benissimo che la paziente era stata una gran bella donna, ma adesso, appena entrata nella cinquantina, la paziente era piena di rughe, col viso ingrigito, le ossa a vista e qua e là sul viso comparivano piccole macchie rossastre. Diagnosi: faccia da fumatrice. Il dr. Douglas Model di Eastbourne, Inghilterra, decise perciò di aggiungere questa condizione al lessico medico nel 1985, dopo aver esaminato 116 pazienti e aver identificato i fumatori, in circa la metà di loro, semplicemente dall’aspetto del loro viso. Ma quali sono le percentuali? Douglas ha le idee chiarissime: il 46% dei fumatori di recente data mostra segni di precoce invecchiamento cutaneo, contro solo l’8% degli ex-fumatori e dei non fumatori, e il 100% dei fumatori di vecchia data.

Nel suo saggio, Model osservava che circa la metà dei fumatori di lungo corso soggetti a studio, che avevano fumato per almeno 10 anni, aveva in comune le stesse caratteristiche facciali come conseguenza dei danni cutanei provocati dal fumo. Queste caratteristiche erano tipiche e indipendenti dall’età del fumatore, dal suo peso e dal grado di esposizione ai raggi solari.

La “faccia da fumatore” compare perché le tossine prodotte dal fumo creano una serie di cambiamenti visibili nella tinta e nella consistenza della pelle. A mano a mano che i componenti chimici della sigaretta entrano in circolo, essi restringono i vasi sanguigni, compresi i piccoli capillari che si trovano vicino alla superficie della pelle. L’aumento del monossido di carbonio prodotto dal fumo riduce perciò la quantità di ossigeno che circola nella pelle, diminuendo non solo l’ossigenazione, ma anche l’apporto di nutrienti. Inoltre, il ridotto afflusso di ossigeno si combina all’esposizione diretta al fumo di sigaretta, che irrita e disidrata la superficie esterna della pelle.

I sintomi della “faccia da fumatore” comprendono un certo numero di caratteristiche distinte: linee prominenti e rughe che partono dai lati degli occhi (zampe di gallina), che in alcuni casi si estendono fino alle guance; formazione di rughe perpendicolari alla labbra, con linee incavate che si formano sulle guance e sul mento; la struttura ossea del viso diventa più visibile sotto una pelle inaridita e atona; il viso ha un aspetto disidratato, ruvido, il colorito è grigiastro e spento perché la pelle è più atrofizzata che in un soggetto non fumatore.

Non tutti i fumatori sono uguali: fisiologia del tabagismo
Sul piano fisiologico, fumare è un atto complesso. Nel fumo del tabacco si contano più di 4.000 componenti, con la predominanza, ogni volta che si aspira, di tre prodotti tossici: la nicotina, il monossido di carbonio e il benzopirene. La nicotina è un alcaloide che agisce sull’organismo come una trappola: dopo ogni inalazione, impiega solo sette secondi a raggiungere il cervello, dove provoca l’equivalente di una mini-scarica di adrenalina. In funzione degli individui, la nicotina agirà da acceleratore o da freno. Per alcuni, la nicotina stimola l’attività cerebrale, aumenta la vigilanza e le facoltà di concentrazione intellettuale, accelerando il polso, aumentando la tensione arteriosa e il ritmo cardiaco di 8-10 pulsazioni al minuto ventiquattr’ore su ventiquattro. In altri, al contrario, la nicotina ha un effetto tranquillizzante e ansiolitico, contribuisce a inibire le angosce latenti e agisce come un sedativo. Il modo di fumare varia infatti enormemente da un individuo a un altro. Senza saperlo, il fumatore che aspira dalla sua sigaretta, dalla pipa o dal sigaro sta semplicemente cercando di ottenere il tasso di nicotina reclamato dal suo organismo. Se si riduce il tenore di nicotina o di catrame, il fumatore compensa sistematicamente modificando il suo modo di fumare: aspira più profondamente, aumenta il numero dei “tiri”, oppure fuma più a lungo e più spesso. La nicotina è la principale sostanza responsabile della dipendenza dal tabacco. Il piacere neuronale, come tutti i piaceri, varia molto tra gli individui, ma in media il fumatore ha bisogno di una nuova dose al massimo entro mezz’ora. Nasce così la dipendenza farmacologica, e una sigaretta ne “chiama” un’altra. L’assorbimento nicotinico avviene soprattutto attraverso le mucose della bocca per quanto riguarda il tabacco da masticare, il sigaro o la pipa. Per contro, il fumo di sigaretta raggiunge molto rapidamente gli alveoli polmonari, dove viene assorbito il 90% della nicotina. A livello digestivo, il fegato trasforma per ossidazione una parte della nicotina in cotinina, una sostanza innocua. La nicotina viene poi eliminata attraverso le urine. L’esistenza e l’intensità della dipendenza dal tabacco possono essere misurate attraverso il tasso di monossido di carbonio contenuto nell’aria espirata. Presente nel fumo inalato, il monossido di carbonio si fissa sull’emoglobina e diminuisce dal 15 al 20% il tasso di ossigeno in circolazione. I riflessi sugli organi vascolarizzati è evidente. Un fumatore che fuma un pacchetto di sigarette al giorno ha un’ossigenazione equivalente a quella di un non fumatore a 2.500 metri di altitudine…

Altri fattori come lo stress, l’insonnia e l’esposizione ai raggi ultravioletti possono anch’essi incidere sulla condizione della pelle associandosi all’effetto dei radicali liberi, molecole di ossigeno che danneggiano la pelle attaccando le cellule sane e compromettendo il tessuto cutaneo. E poiché le sigarette contengono una popolazione impressionante di radicali liberi, più si fuma, più aumenta la percentuale di radicali liberi presenti nell’organismo. Il fenomeno si associa anche all’assottigliamento delle riserve corporee di vitamina A, che il corpo impiega per i processi riparativi.

Nel 1977, Mosely e Finseth pubblicarono un articolo nel quale veniva esaminato come il fumo riducesse le capacità di guarigione a causa della riduzione del flusso sanguigno. Da allora altri studi hanno confermato queste scoperte, riuscendo a misurare la riduzione percentuale del flusso sanguigno provocata dal fumo e documentando sia la vasocostrizione, sia la sua durata. Chi fuma, insomma, ha tempi di guarigione più lunghi ed è più esposto a problemi di cicatrizzazione, soprattutto a seguito della chirurgia e dei trapianti.

Un’altra conseguenza imputabile al fumo è la riduzione del collagene presente nella pelle; il collagene produce pelle nuova e sana, ed è il tessuto connettivo che costituisce circa l’80% della pelle normale. La chiave del processo di rinnovamento è rappresentata dall’enzima matrix metalloproteinasi 1 (MMP-1), che scompone il collagene, la pelle “vecchia” e il tessuto elastico. Prima di poter produrre pelle nuova, l’organismo deve infatti metabolizzare quella vecchia con l’aiuto dell’MMP-1, che distrugge le fibre che formano il collagene.

Il rischio di sviluppare la “faccia da fumatore” è correlato anche al colore della pelle del fumatore e al suo sesso, per esempio il rischio è molto più elevato per le donne bianche che per gli uomini di colore, questo perché la maggiore quantità di ormoni maschili (androgeni) presente nel derma maschile rende la pelle degli uomini più spessa, e quindi più resistente, di quella delle donne non solo ai danni indotti dal fumo, ma anche da quelli ambientali, come per esempio il caldo, il freddo, l’esposizione ai raggi solari. La donna bianca, che ha fumato a partire ai 18 anni di età ed è una forte fumatrice, inizierà a sviluppare le prime rughe a partire dai trent’anni, secondo uno studio della Case Western Riserve University School of Medicine, ancora prima se si tratta di una donna dei paesi del nord, dalla pelle ancora più chiara e sottile.

Il problema dei fumatori è che il fumo attiva fortemente questo enzima creando una carenza di collagene, senza il quale la pelle perde gradualmente elasticità diventando arida e rugosa, come ben documentato da uno studio condotto da Young della St. Thomas’ School of Medicine di Londra, i cui risultati sono stati confermati anche da tutti gli studi successivi. Con il fumo, inoltre, la pelle diventa più sottile: il dr. Spector, anch’egli della St. Thomas’ School di Londra, ha esaminato 50 coppie di gemelli identici, dividendoli tra fumatori di lungo corso e non fumatori. Lo spessore della pelle è stato misurato con gli ultrasuoni: i fumatori avevano la pelle più sottile del 25-40% rispetto ai loro gemelli non fumatori, e non solo: com’era ovvio aspettarsi, la pelle dei fumatori era meno morbida, meno elastica, e molto più rugosa. 

In conclusione, il materiale disponibile sull’argomento lascia pochissimo spazio ai dubbi: il fumo rovina la pelle. E che si tratti di sembrare più vecchi di quanto si è in realtà, che si sia più esposti al rischio di sviluppare certi tipi di tumore, o che il fumo interferisca con la capacità dell’organismo di ripararsi efficacemente, il fatto rimane che il fumo non ha niente di buono per nessuno. L’unico modo di non sviluppare la “faccia da fumatore” è smettere di fumare prima che la condizione si sia stabilita in modo definitivo: più a lungo si fuma, maggiore sarà il danno cutaneo, e più marcati diventeranno i segni distintivi della “faccia da fumatore”. E infine, la faccia del fumatore è in realtà molto diversa da quella che mostrano le pubblicità delle sigarette, tutta piena di volti giovani e radiosi…


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