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Spesso
l’alimentazione quotidiana si caratterizza come
disturbo del comportamento alimentare, anche se non
in maniera palese. La persona si alimenta
facendo molta attenzione a ciò che introduce, anche
se dichiara di non essere a dieta. Spesso il modello
alimentare è improntato su preconcetti e pregiudizi
che inducono a scelte sbagliate (per es., scegliere
la pasta o il riso in bianco invece che con un sugo,
ritenendola più sana e meno calorica) oppure a
tecniche di evitamento (eliminazione di intere
categorie di alimenti considerati “pericolosi” o
“vietati”).
Anche
la suddivisione dei pasti viene male interpretata,
non tenendo in conto le variazioni della glicemia
nell’arco della giornata. Infatti, chi è
costantemente a dieta o soffre di un disturbo del
comportamento alimentare pensa che se mangerà di
meno raggiungerà il proprio obiettivo principale:
la diminuzione del peso corporeo. Purtroppo queste
persone ignorano o tentano di ignorare il fatto che
la fisiologia non può essere controllata con la
sola forza di volontà. Infatti, in seguito ad un
comportamento alimentare disturbato si verifica che
a momenti di grande carico glicemico seguono periodi
di forte calo della glicemia, dovuto all’assoluta
mancanza di introduzione di alimenti, tale da
provocare stati d’ansia, irritabilità, stress che
in realtà sono solo segnali di fame ma che non
vengono riconosciuti come tali.
A
questi episodi spesso seguono comportamenti
alimentari alterati quali l’introduzione
compulsiva di cibo, solitamente dolci o carboidrati
(crackers, pane, stuzzichini, patatine, cioccolata,
ecc.) e alimenti ricchi di grassi (salumi, formaggi,
salse varie). Questa introduzione compulsiva dà la
sensazione di perdita di controllo, anche se
temporaneamente diminuiscono i sintomi di ansia e
nervosismo in seguito all’introduzione di cibo che
provoca uno stato di benessere. A ciò seguono
inevitabilmente sensi di colpa e diminuzione
dell’autostima, fino ad arrivare all’utilizzo di
comportamenti “compensatori” quali saltare i
pasti successivi, provocarsi il vomito o l’iperattività
fisica.
La
sensazione di paura e ansia data dalla
momentanea perdita di controllo crea un circolo
vizioso, nel quale il tentativo di ipercontrollo
attuato attraverso l’astinenza dall’introduzione
di cibo provoca un calo glicemico a cui segue uno
stimolo della fame che viene negato o non
riconosciuto come tale, ma interpretato come ansia,
stress o nervosismo. Ciò provoca un’introduzione
compulsiva di cibo che determina sensi di colpa e
diminuzione dell’autostima, con conseguente
aumento del tentativo di ipercontrollo e nuovamente
astinenza dal cibo, reiterando all’infinito il
circolo vizioso.
Imparare
ad ascoltare gli stimoli della fame e della sazietà
e a suddividere gli alimenti nell’arco della
giornata aiuta ad interrompere il circolo vizioso.
Ciò può essere attuato seguendo uno schema molto
semplice e lineare che favorisca il fisiologico
andamento della glicemia ed aiuti ad evitare picchi
di ipo- o iperglicemia.

Generalmente,
circa ogni tre ore si verifica un calo di
glicemia e compare lo stimolo della fame affinché
venga introdotto del cibo che riporti la glicemia a
valori di normalità. Spesso, in persone che
presentano disturbi del comportamento alimentare,
anche non palesi, questo stimolo della fame crea
parecchia ansia, in quanto la persona è convinta
che se asseconderà lo stimolo introducendo del cibo
la conseguenza sarà l’aumento del peso corporeo.
Molte persone tendono a cercare di ingannare questo
segnale bevendo caffè, succhiando caramelle,
masticando gomme, fumando o bevendo un bicchiere di
acqua. Finché riescono ad ignorare lo stimolo della
fame con questi espedienti sono molto soddisfatte e
si sentono forti e potenti, ma quando non riescono
più a controllare questi segnali l’ansia elevata
scatena una vera e propria crisi bulimica durante la
quale viene introdotta una grande
quantità di alimenti, velocemente,
voracemente e di pessima qualità, in quanto
generalmente ricchi di grassi, zuccheri e
conservanti. Infatti, molto difficilmente una
persona colpita da un attacco bulimico è in grado
di scegliere cibi salutari o di prepararsi un vero
pasto.
Se
il segnale della fame conseguente al calo della
glicemia, invece, viene ascoltato e assecondato,
magari con l’introduzione di frutta, succhi,
centrifughe o yogurt, ideali per le pause fuori
pasto, l’attacco bulimico non si verifica e il
circolo vizioso viene interrotto, determinando uno
stato di benessere psicofisico dato anche dal poter
verificare che a questo nuovo comportamento
alimentare non segue necessariamente un aumento del
peso corporeo. Anzi, proprio questa variazione
benefica porterà alla tanto agognata diminuzione di
peso in seguito alla diminuzione dell’ansia, dello
stress, degli attacchi bulimici, della ritenzione
idrica, dell’accumulo di energia sotto forma di
grasso corporeo dovuto all’introduzione di grandi
quantitativi di cibo in un unico episodio. |