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Da
circa 25 anni la mia alimentazione è
prevalentemente biologica. Prevalentemente, perché
spesso non è possibile scegliere, soprattutto
quando si mangia al ristorante, in pizzeria o al
bar. Solitamente faccio anche la spesa nei negozi
che vendono prodotti biologici, ma alle volte, per
questioni di tempo o di luogo, è necessario fare la
spesa nei supermercati. Allora sorge inevitabilmente
la domanda: “Da dove arriva questa frutta e questa
verdura?”, “Come sarà stato prodotto questo
alimento?”. Così, già da alcuni anni, ho
iniziato a controllare tutti gli ingredienti e i
paesi di produzione di ciò che volevo comprare. Ed
ho scoperto che la quantità di ingredienti inutili
presenti negli alimenti è veramente enorme.
Tempo
fa, per esempio, in un negozio di prodotti tipici in
un paese di montagna ho trovato dei vasetti di
verdura veramente invitanti: radicchio di Treviso,
tarassaco, funghi, ecc. Verdure anche un po’
insolite da trovare altrove. E mi sono lasciata
attrarre dalla bellezza delle verdure e dalla
confezione. Ho comprato più vasetti, senza pensare
prima di leggere l’etichetta. Quando ho provato a
mangiare le verdure, mi sono accorta che avevano
tutte lo stesso gusto e non erano buone quanto erano
belle, anzi. Ho letto l’etichetta ed ho scoperto
che il produttore aveva pensato di introdurre nei
vasi un “esaltatore di sapidità”: il glutammato
monosodico. Ma che ci sarà da esaltare nella bontà
naturale di una verdura? Il contenuto di tutti i
vasetti è finito nel secchio dell’immondizia.
Delusione e perdita di circa 28 euro.
Morale:
meglio leggere le etichette prima di comprare un
prodotto, altrimenti:
-
Si
dovrà buttare via il prodotto e con esso i
soldi spesi (scelta auspicabile)
-
Ci
si sentirà in dovere di mangiare lo stesso il
prodotto perché “è peccato sprecare”
(sostituendosi alla pattumiera)
-
Ci
si intossicherà di sostanze inutili e dannose
additivate al prodotto.
Purtroppo
molte persone non leggono minimamente gli
ingredienti, sia per abitudine, sia per la
piccolezza dei caratteri di stampa. E così
giornalmente introducono una grande quantità di
sostanze che intossicano l’organismo senza esserne
consapevoli. Spesso, però, le persone sono
disinteressate a ciò che introducono nel loro
corpo.
Per
esempio, quante E vengono introdotte attraverso
l’alimentazione quotidiana da una persona?
Le
E sono quelle sostanze indicate da una sigla
composta dalla E e da tre cifre che indicano il tipo
di additivo utilizzato nella preparazione di un
prodotto. In base alla direttiva CEE n.107 del 1989,
viene considerato additivo alimentare "qualsiasi
sostanza normalmente non consumata come alimento in
quanto tale e non utilizzata come ingrediente tipico
degli alimenti, indipendentemente dal fatto di avere
un valore nutritivo, che aggiunta intenzionalmente
ai prodotti alimentari per un fine tecnologico nelle
fasi di produzione, trasformazione, preparazione,
trattamento, imballaggio, trasporto o
immagazzinamento degli alimenti, si possa
ragionevolmente presumere che diventi, essa stessa o
i suoi derivati, un componente di tali alimenti,
direttamente o indirettamente”.
Quindi,
è un qualcosa che non fa parte in natura
dell’alimento, non è un alimento, ma diventerà
un componente dell’alimento, e con esso entrerà
nel nostro organismo.
Tra
queste sostanze troviamo: conservanti, antiossidanti,
coloranti, addensanti, emulsionanti, dolcificanti,
esaltatori di sapidità, agenti anti-schiuma,
anti-agglomeranti, ecc.
Il
Centro Antitumori di Aviano (PN) ha distribuito un
elenco contenente le sigle dei vari additivi,
dividendoli in “inoffensivi”, “sospetti” e
“tossici”. Tra questi ultimi, guarda caso,
quello considerato il più pericoloso di tutti è
l’E330,
cioè il glutammato monosodico. Allora, come mai ne viene consentita la sua
utilizzazione in moltissimi prodotti?
Sempre
nel suddetto volantino è riportato un elenco di
categorie di prodotti, comprensivo dei marchi di
produzione, che contengono gli additivi alimentari
considerati tossici: merendine, bibite, aperitivi,
dolciumi, prodotti da lievitazione ma anche
sigarette. Al primo posto di questo elenco sono
indicate le merendine e le relative ditte
produttrici. Infatti, gran parte dei prodotti che
contengono additivi alimentari (sia considerati
innocui che tossici) sono destinati
all’alimentazione dei bambini.
Per
esempio: “l’E102
(tartrazina)
è un colorante artificiale di colore giallo limone che viene aggiunto
nelle bevande
gassate, nelle caramelle
alla frutta, nei budini,
nelle minestre confezionate, nei gelati,
nei chewing-gum,
nel marzapane,
nelle marmellate, nelle gelatine,
nella mostarda,
nello yogurt
e in molti altri alimenti insieme a glicerina,
limone e miele. La si può trovare anche negli involucri
delle capsule di medicinali. A volte viene
addizionato al colorante E133 (blu brillante) e E142
(verde) per produrre diverse sfumature di verde
durante i processi di inscatolamento dei piselli. È causa di molte allergie e intolleranze
in quanto libera istamine. Tra le reazioni a questo
colorante vi sono: emicrania,
edemi, visione a macchie,
riniti, macchie rosse sulla pelle, problemi
di respirazione. Se assunta in concomitanza con
l’acido benzoico (E210) provoca iperattività
nei bambini. Questo colorante è permesso in
Gran Bretagna, Italia e Stati Uniti, mentre è
vietato in Norvegia e in Austria” (fonte:
Wikipedia, l’enciclopedia libera).
Questo
è solo uno degli esempi dei danni che questi
additivi provocano alla salute delle persone, in
special modo bambini, anziani e convalescenti. Chi,
infatti, non ha mai pensato di regalare qualche
caramella alla frutta ad un bambino o ad una persona
anziana, di portare un gelato ad un degente in
ospedale o ad un convalescente, di mettere una
merendina nello zaino della scuola del proprio
figlio?
La
domanda inevitabile è: perché? Perché queste
sostanze sono vietate in alcuni paesi ed in altri
(il nostro compreso) no, pur sapendo che sono
dannose?
Spesso
ci sentiamo impotenti di fronte alle scelte delle
multinazionali e della politica economica mondiale,
ma non dobbiamo dimenticare che noi comuni
consumatori abbiamo in mano un’arma molto potente:
il potere d’acquisto. Possiamo scegliere ciò che
vogliamo comprare, possiamo scegliere ciò che
vogliamo mangiare e in questo modo influenzare le
scelte produttive delle varie ditte. Ricordiamoci la
legge dell’economia studiata a scuola: è la
domanda che crea l’offerta.
Cominciate
a leggere le etichette dei prodotti che acquistate
abitualmente (non solo alimentari, per esempio anche
i prodotti cosmetici e di bellezza). Evidenziate
quante E trovate e, dando valore 1 ad ogni E,
provate a fare il conto di quante E giornalmente
finiscono nel vostro piatto, o meglio nel vostro
organismo. Il numero totale di E rende l’idea del
grado di tossicità giornaliero, dato solo
dall’alimentazione. Ad esso bisogna aggiungere una
vasta gamma di sostanze tossiche che entrano nel
nostro organismo anche attraverso la pelle, l’aria
e perfino i pensieri. Se siete curiosi, andate a
vedere in internet le notizie relative alle varie
sigle. La migliore difesa è la consapevolezza.
Gli
unici artefici della nostra salute e della nostra
malattia siamo noi. Non solo, siamo anche
responsabili della salute e della malattia delle
persone che ci stanno vicino, in primis i bambini.
Molto tempo fa qualcuno disse: “Non fare ad altri
ciò che non vorresti fosse fatto a te”. Quindi,
evitiamo di intossicare i bambini (nostri e degli
altri) offrendo loro caramelle, merendine, ecc. Ci
sono molti altri modi per esprimere l’amore. Il
cibo ha un’altra funzione.
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