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Buona sera, oggi è sabato 4 febbraio 2012

La depressione bussa alla porta del nostro Sé

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La depressione bussa alla porta del nostro Sé

di Diana Rando

Penso che nessuno possa affermare di non aver mai passato un periodo di depressione nella propria vita, o di non conoscere qualcuno che abbia a che fare con la depressione. Questo termine è diventato purtroppo di quotidiano utilizzo, per indicare una “malattia sociale” che colpisce principalmente le donne. Ma non solo loro. Ma chi è in grado di dire che cos’è veramente la depressione?

Si potrebbe definirla come un tarlo che corrode la vita dall’interno, oppure come uno stato di profonda tristezza, di disperazione che toglie il desiderio di vivere. A volte sembra comparire dal nulla, altre sembra provocata da situazioni esteriori. Ma alla base di tutto c’è qualcosa di più profondo: l’insoddisfazione per la propria vita, i desideri soffocati per troppo tempo, la mancanza di fiducia in se stessi, l’idea di non valere abbastanza.

Quasi nessuno riesce a vedere la depressione per quello che veramente rappresenta: l’opportunità di poter finalmente cambiare la propria vita, di realizzare se stessi, di diventare felici. Ma poiché tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, spesso si resta sulla riva a guardare, senza avere il coraggio di immergersi nei flutti della vita, trovando sempre una giustificazione al fatto che, per l’ennesima volta, si sceglierà di restare fedeli alla routine di tutti i giorni, di adeguarsi alle aspettative degli altri, di non aver abbastanza tempo per fare qualcosa per se stessi. È proprio per questo che la depressione arriva: per mettere tutto in discussione e farci trovare quel tempo che diciamo sempre di non avere per raccoglierci in noi stessi e compiere la trasformazione.

La depressione bussa alla porta della nostra vita e chiede il permesso di entrare. Deve consegnarci un messaggio che arriva dall’Io più profondo, quello che teniamo rinchiuso e soffocato da troppo tempo. Sta a noi scegliere se aprire la porta del cuore o soffocare di nuovo il richiamo verso una vita più appagante, realizzata, felice. Ma per dare ascolto al nostro Io interiore ci vuole qualcosa che fino a quel momento è sempre mancato: il coraggio di cambiare. Quando la depressione compare molte persone cercano di sbarazzarsene velocemente con gli antidepressivi, sbarrando l’unica via di fuga verso la libertà. In questo vengono aiutati dalla medicina allopatica la quale vede il sintomo come una fastidiosa scocciatura da mettere al più presto a tacere.

Ma esiste anche un’altra possibilità: un aiuto per attraversare il mare tempestoso delle proprie emozioni arrivando a destinazione, dopo un viaggio di trasformazione interiore, più coraggiosi, più sicuri di sé, più fiduciosi nella vita. Si tratta dei Fiori di Bach. La depressione potrebbe essere sommariamente suddivisa in due tipi principali, in base all’origine della sua causa apparente: esogena o endogena. Ma essa assume una grande varietà di sfumature che possono caratterizzarla a seconda delle circostanze. La depressione esogena viene anche detta reattiva perché la sua insorgenza viene messa in relazione con eventi più o meno traumatici della vita quotidiana: una lunga malattia, problemi di coppia, separazione, divorzio, la perdita di una persona cara o di un animale a cui si era molto legati, problemi lavorativi, disoccupazione, pensionamento, delusioni amorose, abbandono, bocciature, ecc. Per la depressione esogena il fiore di Bach appropriato è Gentian, al quale si possono abbinare altri fiori a seconda della situazione specifica a cui si può far risalire la causa della depressione.

La depressione endogena, invece, è caratterizzata da uno stato di malinconia e tristezza profonde delle quali apparentemente non si riesce a trovare una causa esterna. Il fiore di Bach adatto in questo caso è Mustard. Solitamente, svogliatezza, apatia, disinteresse nei confronti del mondo esterno, cattivo umore sono caratteristici di questo tipo di depressione. Spesso la persona arriva ad isolarsi completamente dagli altri perché desidera restare sola con se stessa. A tutto ciò può accompagnarsi mancanza di appetito, disturbi del sonno, malesseri fisici non ben definibili, oltre alla riduzione delle funzioni fisiche, percettive e mentali. Come è improvvisamente comparsa, la depressione endogena può altrettanto improvvisamente scomparire, dopo un periodo più o meno lungo.

Alla base di ogni stato depressivo, tuttavia, esiste una situazione cronica di insoddisfazione per la propria vita, mancanza di fiducia in se stessi e nella possibilità di poter essere felici, a cui si può sommare un insieme di pessimismo, dubbio e mancanza di autostima. È soprattutto su questi aspetti che è necessario lavorare dopo aver risolto i sintomi più evidenti della depressione, i quali derivano anche dalla mancanza di energia e concentrazione dovuti al rimuginio mentale, all’insonnia e alla stanchezza cronica che ne deriva. La depressione non sorge dal nulla, anche se talvolta può sembrare sia così. Non è causata nemmeno dalle situazioni esterne. Il buddismo parla di causa interna e causa esterna, le quali sono strettamente collegate alla Legge universale di causa ed effetto. Perché una causa interna possa manifestarsi deve interagire con una causa esterna. Ma se all’interno della nostra vita quella causa non esiste, essa non potrà mai manifestarsi nell’ambiente. La depressione viene trattata come una malattia, e per certi aspetti lo è: è la malattia di non saper affrontare la vita. Ma se venisse considerata come un’occasione preziosa per trasformare la propria vita invece di un evento rispetto al quale siamo vittime impotenti, allora potremmo finalmente trasformare la nostra causa interna. Di conseguenza, la depressione non si ripresenterebbe più nella nostra vita, perché non avrebbe più alcun messaggio da comunicare.

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Pagina aggiornata al 11/01/2010

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