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Buon pomeriggio, oggi è giovedì 17 maggio 2012

Le catene della dipendenza

benessere
 
 

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Le catene della dipendenza

di Diana Rando

Che cos’è la dipendenza? È la conseguenza dello scegliere sempre la via più facile.

Ogni giorno ci troviamo di fronte a scelte da compiere, a problemi da risolvere e spesso ciò risulta difficile o pesante e ne vorremmo fare volentieri a meno. Ma il modo, appropriato o meno, in cui rispondiamo ad ogni evento ne determinerà le conseguenze. Il più delle volte non si tratta di fare delle scelte o di risolvere dei problemi, ma semplicemente di sentire e reagire alle emozioni in modo corretto.

Se ci si arrabbia con una persona e non si esprime questa emozione, perché si temono le conseguenze o ci è stato insegnato che la rabbia è un’emozione negativa che va repressa, la conseguenza potrebbe essere quella di cominciare a mangiare per scaricare la tensione nervosa derivante dal fatto di non essere riusciti a reagire, o per risollevarsi dalla depressione conseguente al fatto di essersi fatti mettere ancora una volta i piedi in testa, o di non riuscire a dire ciò che si pensa, passando per vittima, persona debole, senza spina dorsale. Non riuscire ad esprimere l’emozione è un’esperienza frustrante ed è solo la punta di un iceberg che si è consolidato da molto tempo. Anche reagire mangiando può essere un comportamento che si è consolidato da lungo tempo, addirittura dall’infanzia, quando ad ogni bisogno espresso si riceveva sempre la stessa risposta: il cibo.

Ma non esiste solo il cibo come risposta alla frustrazione. Anche fumare, bere alcolici, fare shopping, guardare la televisione, lavorare eccessivamente possono essere strumenti per anestetizzare l’ansia e la delusione di una vita diversa da come la si vorrebbe.

Ogni volta che si compie un atto compensatorio della mancata espressione di un’emozione si aggiunge un anello alla catena della dipendenza.

Come fare per interrompere questo circolo vizioso della creazione di dipendenza? Cominciando ad ascoltare se stessi, i propri desideri e ad esprimere le proprie emozioni. Ogni volta che si compie un’azione di cui non siamo proprio convinti e che ci fa sentire a disagio, possiamo chiederci: “Perché lo faccio?”. Le possibili risposte possono essere: per il mio piacere, per un tornaconto, per il senso di dovere, per obbligo sociale, per fare piacere a qualcun altro, per paura delle conseguenze di una scelta diversa.

Prendere coscienza delle proprie emozioni, del modo in cui reagiamo e del perché lo facciamo è il primo passo per iniziare a spezzare la catena della dipendenza.

La dipendenza è una fuga dalle proprie responsabilità. È molto più semplice scendere a compromessi che prendere in mano la conduzione della propria vita. Ci si crea così un mondo illusorio in cui tutto sembra andare bene, soprattutto agli occhi di chi ci sta attorno, ma che inevitabilmente andrà in frantumi, perché prima o poi si arriverà ad un punto morto, ad una vita non soddisfacente che ci costringerà a rivedere le nostre scelte e il nostro stile di vita.

Le conseguenze della dipendenza, sia riferita ad oggetti che a comportamenti o a persone, investono sempre due aspetti dell’essere umano:

  • quello biochimico

  • quello psicologico

Dal punto di vista biochimico, l’organismo diventa dipendente da una determinata sostanza (droga, cibo, alcol, fumo, ecc.) o atteggiamento (guardare la televisione, fare shopping, giocare d’azzardo, lavorare eccessivamente) perché questi contribuiscono a determinare uno stato generale di benessere, dovuto al calo dell’ansia, al riempimento della sensazione di vuoto fisico e ambientale, alla produzione da parte dell’organismo di sostanze calmanti (es. serotonina) o eccitanti (es. adrenalina). La mancanza di questi stimoli causerà delle vere e proprie crisi di astinenza. Dal punto di vista psicologico, si consoliderà il pensiero che senza quella sostanza o atteggiamento o persona non si può essere felici, ci si sente tesi, vuoti, soli, depressi, inutili.

Per iniziare un percorso di indipendenza bisognerà cominciare a lavorare dalla punta dell’iceberg, cioè dai sintomi provocati dalla dipendenza, in particolar modo dall’ansia derivante se non si mettono in atto sempre le stesse strategie. In seguito si potrà continuare lavorando alla base dell’iceberg, su quegli atteggiamenti e comportamenti che sostengono la tendenza a non dare spazio alle proprie emozioni e a ricorrere a dei comportamenti compensatori.

Mentre nella prima fase, quella sintomatica, si possono utilizzare dei fiori di Bach che vanno in generale bene per tutti, nella seconda fase il lavoro sarà individualizzato in base alle tematiche personali che emergeranno. In questo secondo caso, oltre ai fiori di Bach, che lavorano sulla parte ormonale-emozionale dell’essere umano, molto utili sono i fiori Himalayani, che lavorano sui chakra. In particolare, il 1° chakra (che corrisponde al diritto di esistere), il 2° chakra (che corrisponde al diritto di sentire e di percepire) e il 3° chakra (che corrisponde al diritto di affermare quello che si sente, di manifestarsi per quello che si è). Successivamente, altri due fiori Himalayani importanti saranno quello corrispondente al 5° chakra (l’espressione concreta di sé nel mondo, la propria realizzazione) e quello del 6° chakra (l’integrazione tra i messaggi che vengono dall’interno e quelli che arrivano dall’esterno).

Per quanto riguarda i fiori di Bach utili nella prima fase del percorso di indipendenza, Agrimony è il fiore di base per le dipendenze da ansia. È utile quando ci si nasconde dietro una maschera per far finta che tutto vada bene. L’ansia è una spia che indica la non corrispondenza tra la vita che si conduce e la vita che si vorrebbe. Agrimony “smaschera” ciò che si nasconde dentro e lo porta a galla, diminuendo la pressione interna. Va preso con cautela, associandolo sempre a Sweet Chestnut (fiore della consolazione). Quest’ultimo è anche il rimedio generale per il principio transpersonale della rinascita.

Heather è un altro fiore utile nell’ansia che deriva da carenze affettive. Va utilizzato quando il rapporto con gli altri esprime un bisogno di conferma della propria esistenza dovuto alla paura di annullamento. Le persone Heather, infatti, sono tormentate dalla paura della solitudine. Spesso sono in sovrappeso, sia per un atteggiamento alimentare compensatorio della paura del vuoto interiore ed esteriore, sia per il bisogno di esistere, di essere visibili, di invadere lo spazio circostante.

Crab Apple è il fiore depurativo. Esso è utile per disintossicare e depurare dall’accumulo di tossine, sia fisiche che mentali. E’ utile in caso di attacchi bulimici, in associazione con Impatiens (fretta nel mangiare, nervosismo) e Cherry Plum (tensione estrema, aggressione al cibo).

Centaury è il fiore dei sottomessi. A volte si può essere estremamente disponibili, remissivi, compiacenti per paura di non essere accettati e amati, o per il terrore di essere abbandonati. Questo tipo di timore si instaura durante l’infanzia, quando il bambino si adegua a ciò che gli viene imposto dalle persone di riferimento per istinto di sopravvivenza. Da adulti, si rischia di portare avanti questo comportamento e di venire dominati da personalità più forti. Centaury è il fiore per imparare a dire di no.

Walnut è un fiore importante in tutti i momenti e gli ambiti di cambiamento. Spesso, quando si cambia si riceve un segnale negativo dall’esterno che cerca di riportare la situazione a come era prima (“sei peggiorato”, “non ti riconosco più”, “eri meglio prima”). Walnut è utile sia per la difficoltà di staccarsi dalle proprie abitudini, di cambiare, sia come protezione nella fase di cambiamento. Esso induce costanza e protezione dalle influenze esterne. Può essere abbinato a Honeysuckle, fiore utile quando si vuole dare un taglio con il passato.

Questi fiori sono solamente indicativi. Anche altri fiori di Bach possono essere utilizzati con la stessa finalità, a seconda di come si sente la persona che dovrà assumerli. In ogni caso, bisogna sempre ricordare che non vanno assunti più di sette fiori contemporaneamente (sia internamente, per bocca, che esternamene, con applicazione cutanea) e che ogni cambiamento va fatto un passo per volta, magari accompagnati da qualcuno di fiducia.

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Pagina aggiornata al 15/03/2010

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