|
Molti
chiamano il tantra “un modo femminile di fare
l’amore”. In sanscrito “tantra” significa
“metodo per ampliare la consapevolezza”. Tutte e
due le definizioni hanno il loro pregio, ma la
seconda dà senso
alla prima. Anche se praticando le tecniche
tantriche diventiamo dei migliori amanti, questo non
è l’obiettivo principale, ma, piuttosto, un
piacevole effetto collaterale.
Il
tantra nacque intorno al
2000 a.C. nella valle dell’Indù fra gli Harappei, un popolo di matrice matriarcale, che
avevano una vera e propria cultura del piacere: il
lussuoso letto della padrona di casa stava nel
salotto ed era lì che la donna festeggiava l’atto
amoroso con l’uomo che aveva scelto. Il rapporto
con la sessualità era molto cosciente, rilassato,
naturale e fare l’amore era un atto sacro. Nei
secoli successivi, carichi di repressione sessuale,
il tantra sopravvisse in alcuni ashram indiani
segreti e in alcune linee del buddhismo tibetano.
Arrivato in occidente circa 10 anni fa, trovò un
terreno culturale fertile che era arato dalla
rivoluzione sessuale e concimato
dall’emancipazione della donna. Oggi riscontra
sempre più interesse proprio perché unisce in
un’unica pratica i tre desideri umani più
profondi: quello di fare sesso, quello di amare e
quello di essere veramente se stessi.
La
via tantrica comprende 3 passaggi:
1. Liberare la propria energia
sessuale. Non in
senso di sesso sfrenato, ma in senso affettivo:
sentirsi a proprio agio, ricollegare cuore e sesso,
rilassarsi nell’atto amoroso e goderselo fino in
fondo, distanziarsi dai tanti ideali che si ha in
testa (il supermaschio, la donna sempre bella),
ritrovare il piacere nel tempio del proprio corpo,
coltivare una comunicazione intima col partner,
abbandonarsi alle sensazioni più intime e
condividerle in due. Dopo aver guardato in faccia i
propri mostri interiori, dopo essersi ricollegati
con l’energia cruda del primo chakra, tutto questo
non rimane più un sogno, ma diventa molto concreto:
iniziamo ad accettarci
per quello che siamo, con le paure, con la
follia, i sentimenti, i desideri e bisogni più
intimi e profondi.
2.
Aumentare il piacere: molti faticano con la
meditazione, non perché sia una prassi che viene
dall’oriente o perché non sono abbastanza
disciplinati, ma perché non sopportano il piacere
che ne deriva. Siamo tutti abituati a un certo
limite di piacere e appena lo superiamo,
inconsciamente mettiamo in atto delle strategie per
ridurlo di nuovo: Per questo anche il periodo di
innamoramento prima o poi finisce, non sopportiamo
di essere così aperti, amorevoli e vulnerabili. Nel
tantra invece ricostruiamo proprio lo stato
innamorato, perché è lo stato che fa da trampolino
per andare in estasi, è la chiave che più di
qualsiasi pratica ascetica ci apre la porta al
divino che ognuno contiene in sé.
Rivediamo
la sessualità sotto una nuova ottica: possiamo
riconoscere che quello che chiamiamo “sesso” è
soltanto un 10% di quello che il sesso può essere,
notiamo che, da buoni autodidatti (e in materia di
sesso siamo tutti degli autodidatti), abbiamo una
visione molto limitata del piacere. Ora siamo pronti
a sperimentare gli aspetti più fini e più sottili
della sessualità, a viverla in un modo più sereno
e più interiore, a provare altre forme di orgasmo
oltre a quella che conosciamo, a portare l’energia
sessuale (la kundalini) nei chakra superiori, a
scambiarci delle energie tra uomo e donna che
neanche sapevamo di avere.
3.
Il prossimo passo dall’orgasmo ci porta
all’estasi. Qui non si tratta affatto di
trasformare il sesso in “qualcosa di più puro o
più spirituale”, come viene chiamato da una
moderna corrente di repressione sessuale nella veste
new age, ma di ampliare l’orgasmo nel vero e
proprio senso. Estasi non è altro che un orgasmo più
grande, un orgasmo che ci coinvolge pienamente, che
pervade tutto il corpo, la mente e il corpo
energetico per portarci al nostro centro, alla
vacuità, alla piena consapevolezza, alla grande
beatitudine. Quando l’uomo sperimenta la parte
femminile in sé e la donna la parte maschile in sé,
può avvenire il cosiddetto matrimonio interiore che
ci prepara ad incontrare noi stessi e il partner
senza filtri, senza maschere, senza limiti e ad
amarsi in quello spazio meditativo, dove uomo e
donna si aiutano a vicenda a salire la scaletta dei
chakra per unirsi nell’oceano dell’orgasmo
estatico e fanno l’amore per ore.......
Nella pratica tantrica
si vive la sessualità in
modo più interiore, si combinano sesso, amore e
meditazione, si rivolge il faro della consapevolezza
verso l’interno e non verso l’esterno, si scende
nella profondità della propria anima, si viaggia
nei territori della psiche umana, dove la donna
solitamente ha più dimestichezza. Perciò è la
donna che assume la guida nell’atto tantrico:
guida i tempi, i ritmi, la velocità, le pause.....
La donna apre il suo corpo e l’uomo la penetra
corporeamente, l’uomo apre il suo cuore e la donna
lo penetra con il suo amore. Ognuno si apre
completamente all’energia dell’altro e si lascia
impregnare fino ad essere strapieno, fino ad
arrivare ai limiti del proprio sistema corpo-mente e
a scoprire ciò che lo aspetta al di là della
coscienza ordinaria.
Elmar
e Michaela Zadra
|