Abbiamo
visto nel precedente articolo quale è la situazione
migliore per affrontare una relazione
extraconiugale.
Ci
sono
tre
fattori
che ostacolano questo processo:
Il
primo è la
gelosia.
Quando si innesca la gelosia si spengono tutti i
programmi razionali e sembra che tutta la
fiducia nel partner, la sicurezza nel rapporto,
la comprensione, vengano a mancare.
Il
secondo è che
non
c’è mai la sicurezza assoluta che il partner
non mi lasci,
che
non mi abbandoni.
Questa assicurazione non viene a mancare a causa
della dichiarazione di desiderare un’avventura
con qualcun altro, ma non esiste neanche nel
matrimonio monogamo, come dimostrano le alte
percentuali di separazioni e di divorzi. In
quest’ultimo piuttosto si tenta di conservare
l’illusione che sia così.
La
terza cosa è che spesso
il
rapporto con un nuovo partner si aggancia proprio
in quel punto nel quale il rapporto con il partner
principale si è arenato.
Se per esempio la passione nella relazione
principale si è spenta e gli incontri da diverso
tempo sono diventati piuttosto funzionali,
mediocri ofreddi, per l’uomo può essere molto
frustrante sapere che la sua partner nelle braccia
dell’amante, da un giorno all’altro, ha avuto
un orgasmo sconvolgente; vederla ritornare il
giorno dopo con una faccia diversa e
un’espressione luminosa. Sarebbe come allevare
un albero, annaffiarlo, concimarlo, proteggerlo
dagli animali, prendersi cura e dargli tanta
attenzione per vedere poi come un altro raccoglie
i frutti.
Non
condividiamo l’opinione di alcuni psicologi che
consigliano di non comunicare al partner le
avventure extraconiugali per non ferirlo.
Prima di tutto, perché il partner lo sente comunque
se siete connessi profondamente. Può darsi che in
fondo lo intuisce e che finge di non vederlo e non
sentirlo, di
tollerare
le tue avventure extraconiugali clandestine,
perché forse anche lui ne ha o vorrebbe averle.
Come può darsi che il vostro rapporto sia diventato
talmente superficiale che veramente non si accorge
della tua connessione intima con un altro, ma in tal
caso la scappatella non è il vero problema, semmai
è la conseguenza della mancante intimità nella
relazione principale.
In secondo luogo, per
tenere segreta una seconda relazione, devi mettere
in atto molte strategie, devi pensare a non
telefonare a una certa ora, ma a lasciare un
messaggio dove il partner non lo possa trovare, devi
tenere una doppia agenda, devi riflettere se certi
dettagli li puoi dire o no, ricordarti se sei stato
in quel ristorante con il marito o con l’amante,
ecc. Mantenere un segreto comporta mille pensieri e
un alto costo energetico.
Quando condividiamo
apertamente il desiderio con il partner e lo
seguiamo fino alla realizzazione, talvolta ci
ritroviamo di fronte a dei risultati inaspettati che
a prima vista ci sembrano paradossali:
Facciamo
un esempio per il primo. Una donna sente
l’
irrefrenabile voglia di incontrare un altro
uomo, soltanto per provarlo sessualmente, in modo
carnale, passionale, per puro primo chakra, senza
relazione, senza amore. Potrebbe osservare che dopo
alcuni notti passionali passate insieme, qualcosa
anche al livello del cuore entra in risonanza, che
inizia una vibrazione di un diciamo, piccolo amore.
Forse a questo punto diventa un po’ ansiosa e
irrequieta e la prospettiva del futuro di questo
rapporto la rende almeno pensierosa, se non
addirittura angosciata. Se continua a osservare la
seconda relazione, potrebbe notare dopo un po’
come quell’uomo, che inizialmente sembrava
talmente diverso da suo marito, che sembrava avere
tutto quello che lui non ha, comincia sempre più ad
assomigliargli, che le produce una vibrazione sempre
più simile a quella che sente quando è con il
marito. A questo punto riesce anche ad ammettere che
in fondo non è la persona che cerca quando entra in
una relazione intima, ma che è una certa
costellazione energetica che le fa bene, che la
attrae magicamente, che la ispira e la fa sentire
completa. Questa comprensione toglie la forza al
mito della persona, all’idea di ‘solo tu sei
l’uomo giusto per me. Solo con te riesco a essere
felice. Solo te posso amare,....’, ma che
l’attrazione che prova verso gli uomini è
semplicemente fondata su una certa vibrazione, che
la aiuta a crescere, di certe energie che si
attraggono come calamite. Inizialmente è un po’
deludente, ma aiuta molto a vedere le cose come sono
e a vivere i rapporti in modo più sereno.
Facciamo
un esempio per un altro risultato inaspettato.
Mettiamo che un uomo abbia avuto una relazione
extraconiugale e che dopo il primo entusiasmo
ritorna a casa per accorgersi che dopo ogni
avventura vede la stessa moglie in un’altra ottica
e che inizia a stimare di nuovo aspetti di lei, che
prima aveva preso per scontato, ma che ora nel
riflesso dell’incontro con l’altra riesce a
gradire di nuovo. Allora è importante
comunicarglielo, per dirle non solo quello che gli
è mancato nel rapporto principale, ma pure quello
che ci trova, che tiene caro e che apprezza. Aiuta
molto a mettere le cose in una luce realistica e a
non stuzzicare gelosie inutili.”
Sentiamo
ora il racconto di Giacinto, che ci descrive il
terzo paradosso che possiamo incontrare nei rapporti
triangolari: “Proposi alla mia compagna diverse
volte di provare un rapporto anale, perché mi dava
l’idea di possederla tutta, che in quel momento
sarebbe tutta mia. Lei mi disse sempre di no, perché
lo trovava un po’ sporco e perché in
quell’unico tentativo che abbiamo provato le aveva
fatto male. Così non insistetti più e lasciai
perdere l’idea. Sono passati alcuni mesi e sia io
che lei avevamo avuto anche qualche avventura extra.
Siccome abbiamo un rapporto molto aperto, ce li
raccontiamo pure. Un giorno è tornata a casa tutta
pimpante e mi racconta quanto era stato divertente
con quel tipo che aveva conosciuto su quella fiera
dove lavorava come modella. ‘E fra l’altro’ mi
disse ‘ho provato anche il rapporto anale....’
Per me è crollato un mondo.”
Simili
fenomeni succedono a molte coppie. Per Giacinto
ovviamente, la notizia non è facile da digerire e
si chiederà: perché con me no e con lui sì? Perché
con me, che l’ho aspettata pazientemente, non ha
voluto riprovare un’altra volta, e con lui ha
funzionato al primo incontro? Cosa ha lui che io non
ho? E così via: mille domande senza una risposta. E
la risposta non può arrivare, perché Giacinto la
cerca su un piano dove non c’è, la cerca sul
piano personale. Fa un confronto tra lui e
l’altro. Invece ciò che ha aiutato la sua
compagna nell’avventura con l’altro a fare quel
passo, che con Giacinto non è riuscita a fare, non
è la persona, ma il tipo di rapporto. Se fosse
stata fidanzata con l’altro, e Giacinto fosse
stato l’amante di una notte, sarebbe riuscita con
lui. Questa non è una speculazione ipotetica per
consolare Giacinto, ma per fargli capire che spesso
in relazioni consolidate non riusciamo a fare passi
nuovi. Non perché il partner sia sbagliato o perché
la relazione non ci faccia sentire sicuri, anzi. Ma
perché associamo la relazione di tutti i giorni con
abitudine, con l’essere coerenti, con schemi
ripetitivi, con essere la stessa persona che siamo
stati tre anni fa. Mentre in un incontro nuovo tutto
questo non c’è. Non c’è neanche stata la
discussione del rapporto anale, lei non si è
sentita sotto pressione, non ha dovutoessere coerente alla prima reazione. Lui
nella danza passionale è semplicemente entrato e
non le ha neanche fatto tanto male, perché lei si
è lasciata andare, proprio perché nella libertà
dell’incontro con uno sconosciuto se la sentiva di
fare cose inaspettate.
Citato
da: Elmar e Michaela Zadra, Trasgredire con amore,
Edizioni Mediterranee 2005.
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