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Buona sera, oggi è sabato 4 febbraio 2012

L'omeopatia

benessere
 
 

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L'omeopatia

a cura di Emilio Minelli

L'omeopatia: che cos'è?
L’omeopatia nasce, come espressione dell’arte del guarire, dalla profonda genialità del tedesco Samuel Hahnemann (1755-1843), che raccoglie e sintetizza diverse correnti di pensiero che hanno condizionato, dall’antichità sino agli inizi dei tempi moderni, lo sviluppo della medicina.

Nei grandi sistemi medici antichi, da quelli di Ippocrate di Kos del IV sec. a.C. e di Galeno di Pergamo del II sec. d.C. sino al rinascimentale Paracelso, si possono evidenziare, infatti, due diverse modalità terapeutiche, ritenute per lo più complementari, anche se, talora, si è dato un maggior rilievo a una delle due.

Sinteticamente, si può dire che, secondo la prima forma terapeutica, è possibile agire sui disturbi usando medicinali che contrastano la malattia (per esempio, un’antifebbrile per la febbre), mentre il secondo tipo di terapia si avvale di rimedi che inducono sintomi simili a quelli della malattia da combattere, così come accade nelle vaccinazioni. Da qui derivano i due aforismi in cui vengono sintetizzate le diverse modalità di cura: «Contraria contrariis curentur» oppure «Similia similibus curentur».

Hahnemann, che probabilmente conosceva le basi della pratica della vaccinazione - scoperte dal suo contemporaneo inglese Jenner - nei suoi studi per trovare una spiegazione all’attività di una sostanza a quel tempo molto usata, la china, assunse «per più giorni quattro dracme (ventidue grammi circa) di ottima china», notando la comparsa di tutti i sintomi caratteristici della febbre intermittente che, appunto, poteva essere trattata con l’uso del chinino. Da tale vicenda, da osservazioni sperimentali e da esperienze cliniche analoghe, ebbe origine la sua intuizione di una modalità di funzionamento generale dei rimedi, la legge dei simili, che costituisce a tutt’oggi il principio basilare dell’omeopatia. Essa venne così enunciata da Hahnemann: «E’ possibile curare un malato, che manifesta determinati sintomi, con un medicinale che, somministrato all’uomo sano, produce sintomi simili a quelli presenti nella malattia». Hahnemann evidenziò, in seguito, che l’efficacia dei rimedi era tanto maggiore quanto maggiore era la diluizione a cui venivano somministrati. La diluizione e la dinamizzazione del rimedio con succussione, secondo un asse verticale, vennero, così, a costituire il secondo punto importante della terapia omeopatica. Oltre a ciò, il suo fine spirito di osservazione lo convinse del fatto che la malattia non si sviluppa con le stesse modalità in tutti gli individui, ma segue delle leggi e delle caratteristiche specifiche del “terreno” particolare di ogni paziente. Questa modalità con cui ogni persona tende a reagire, in maniera del tutto particolare, di fronte a uno stimolo morboso venne chiamata da Hahnemann: Miasma. I tre miasmi descritti da Hahnemann sono la psora, la siphilis e la sicosi. Sinteticamente e alla luce anche degli studi dei successori di Hahnemann--come Nebel (1910), Vannier (1940) e Henry Bernard (1948)--si può parlare di diverse modalità reattive dell’organismo a un evento patogeno o a uno stimolo ambientale. Così, mentre la psora è caratterizzata da un deficit di reattività, che consente alla malattia di insediarsi, la sicosi è caratterizzata da una iper-reattività che determina, spesso, delle patologie secondarie, dovute proprio a questa risposta eccessiva. La siphilis, invece, è caratterizzata da una reattività disturbata, che può giungere a danneggiare l’organismo stesso.

Sempre a Nebel e al suo allievo Vannier si deve un altro caposaldo della concezione omeopatica, quello di costituzione, evidenziata da alcune caratteristiche psico-fisiche tipiche di ogni soggetto e distinguibile in tre tipi: la fluorica, la fosforica e la carbonica. Bernard - dopo gli anni ’40 - descrisse come a ciascuna di queste tipologie è possibile associare un gruppo di rimedi, che chiamò “Rimedi costituzionali”.

Il metodo omeopatico si configura, allora, come una terapia che si basa su un attentissimo studio del paziente e dei suoi sintomi e su una rigorosa sintesi dei dati clinici. Basilare è, a tale proposito, l’anamnesi del paziente, che viene eseguita osservando il “comportamento” del paziente, ascoltandolo, interrogandolo e, infine, esaminando i dati fisici obiettivi nonchè i dati strumentali e di laboratorio.

Nella cartella clinica omeopatica saranno raccolte, quindi, le anamnesi familiare, fisiologica (termoregolazione, mestrui, alvo) e delle vaccinazioni, la patologia attuale, gli aspetti psichici e quelli comportamentali, le modalità di aggravamento e di miglioramento di un sintomo, le preferenze alimentari e quelle relative allo stato di vita, ecc..

Si comprende, allora, come l’omeopatia, tenendo conto della legge di similitudine, del terreno e della costituzione di ogni paziente possa portare alla prescrizione di rimedi differenti, anche per malattie uguali, nei diversi pazienti.

Un rimedio omeopatico viene preparato partendo da materie prime, appartenenti al mondo animale, vegetale o minerale che vengono lavorate fino ad ottenere le tinture madri (ceppi omeopatici o sostanze di base). Il ceppo omeopatico viene poi sottoposto a diluizioni o triturazioni successive. Nel primo caso la diminuzione di concentrazione avviene in acqua e alcol, nel secondo caso, la diminuzione di concentrazione avviene incorporando le sostanze di base in lattosio. A ogni diluizione viene fatta seguire una serie di agitazioni energiche, chiamate succussioni. Correntemente, le diluizioni vengono fatte con diluizioni progressive di una parte di principio attivo per dieci di soluto (diluizioni decimali), di una parte per cento (diluizioni centesimali) o di una parte per cinquantamila (diluizioni cinquantesimali).

E’ dalla fine degli anni ‘60 che l’omeopatia ha ripreso un posto di primo piano nel vasto panorama della tutela della salute dei giorni nostri. Da allora, grazie ai riscontri positivi di ricerche di discipline scientifiche di base (fisica, biologia, biochimica, ecc.) in campo omeopatico e grazie a un sistematico lavoro su fenomeni complessi, che tuttora sono campo di ricerca per tutti, l’omeopatia ha visto continuamente crescere la fiducia e il consenso nei suoi confronti da parte dei pazienti. L’omeopatia moderna affianca alla tradizionale Scuola Unicista altre due scuole: la Scuola Pluralista e la Scuola Complessista. La Scuola Unicista ritiene che si debba prescrivere un solo rimedio, utilizzato ad alte o altissime diluizioni, il ”simillimum”, per ogni quadro patologico. La Scuola Pluralista preferisce utilizzare rimedi costituzionali ad alte diluizioni, con assunzioni mensili, uniti a rimedi sintomatici e a rimedi di drenaggio a basse diluizioni, con assunzioni giornaliere. La Scuola Pluralista prevede anche l’impiego di bioterapici, costituiti da altissime diluizioni di prodotti di origine microbica o di secrezioni animali o vegetali, e si avvale anche di organoterapici e di fito-gemmoterapici. Gli organoterapici sono preparati con organi di suino o di montone ultradiluiti e sostanzialmente vanno a curare l’organo malato omologo. I fitoterapici, invece, sono costituiti da basse diluizioni preparate a partire dalla planta tota. La Scuola Complessista prepara composti, formati da più rimedi, da far assumere per via orale, iniettiva, rettale. I rimedi complessi, in genere, vengono utilizzati sia tenendo conto della legge di similitudine che del quadro nosografico specifico. Una derivazione della Scuola Complessista è la Scuola Omotossicologica che, partendo dalla concezione della malattia come esito di intossicazioni ripetute e di blocco dei vari sistemi fisiologici da parte di tali intossicazioni, utilizza i rimedi omeopatici per ristabilire un corretto funzionamento dell’organismo.

Le cause della diffusione dell’omeopatia (secondo una ricerca DOXA del 1999, sono 5.000.000 i consumatori di rimedi omeopatici in Italia, con un incremento del 40% rispetto al 1993) sono molteplici, ma riconducibili a tre fattori: innocuità, efficacia, personalizzazione. L’innocuità del rimedio omeopatico è senza dubbio un elemento importante di quella confidenza con cui il paziente si rivolge ad esso. Accanto all’innocuità, il secondo fattore è l’efficacia vista sotto un duplice aspetto: curativa e preventiva. L’uomo moderno, infatti, ha una maggiore considerazione e coscienza delle possibilità che un organismo, correttamente mantenuto, ha nell’affrontare patologie infettive, degenerative, stressanti, ecc. La personalizzazione, infine, base della diagnostica e della terapia omeopatica, è positivamente valutata da un uomo che nella spersonalizzazione di tanta parte della sua vita vede una delle cause principali di malattia. Oggi, tuttavia, si ritiene comunemente che l’omeopatia possa e debba essere esercitata in maniera integrata e complementare alla medicina convenzionale, nell’ottica di non privare il paziente di nessuna delle opportunità terapeutiche più adatte alle sue necessità, recuperando, così, una delle principali tesi di Ippocrate che sosteneva che, di volta in volta, bisogna scegliere se curare un paziente con i “simili” o con i “contrari”.

La pelle dei bambini: un termometro per la salute
a cura di Manuela Minelli

A tutti noi sarà capitato almeno una volta di dimenticare un limone per un paio di settimane, fin quando l'abbiamo trovato con la buccia raggrinzita e ammuffita. Se tagliassimo il limone troveremmo la polpa ancora in perfetto stato. Lasciandolo ancora un mese all'aria, l'interno si asciuga e si deteriora, ma i semi sono ancora perfettamente sani, in grado di generare una pianta, comunque vitali.

Paradossalmente possiamo dire che l'essere umano, e in particolare il bambino che è l'essere più sano, è proprio come quel limone: mette in gioco la pelle, la buccia, per difendere l'organismo, l'interno.

Così spesso anche nel bambino più sano, si verificano episodi a livello cutaneo che terrorizzano le mamme. Dalle piccole bollicine rosse più o meno pruriginose, all'eritema da pannolino, fino ad arrivare ai funghi o a dermatiti sanguinolente orribili da guardare, che le mamme tentano di nascondere, mascherare e curare nei modi solitamente più sbagliati, peggiorando la situazione. In genere il bambino sta bene, é tranquillo, mangia, gioca e dorme regolarmente, eppure la pelle manifesta uno squilibrio che è interiore, tirando fuori sintomi che possono sparire e riapparire nel giro di due giorni, in forma più o meno grave. "Secondo la logica allopatica la persona non esiste, esiste il sintomo in una certa parte del corpo, si analizzano i pezzetti, si conoscono a fondo anche a livelli cellulari e molecolari, ma si perde di vista il concetto di fondo, e cioè che ogni essere vivente è un unico organismo - spiega il dottor Bruno Romano, 47 anni, pediatra e omeopata da venti anni – La medicina allopatica è perfetta per far sparire tutti i sintomi che si vuole: per la tosse c'è lo sciroppo, per la febbre alta ecco pronta la supposta, una bronchite? Subito un bell'antibiotico. Però dopo il bambino ripeggiora e ci troviamo di fronte, per esempio, alle dermatiti che vanno avanti per mesi o per anni, oppure passa la dermatite e viene l'asma.

Il gioco più bello del bambino è proprio quello di dire io sono sano e cerco di mantenermi sano nella migliore maniera possibile, cercando di tirare fuori i problemi attraverso pelle e mucose, che sono gli organi più superficiali, quelli di contatto con l'esterno e quindi quelli deputati a difendermi dall'esterno, da stimoli patogeni." In omeopatia ci sono due concetti fondamentali: la legge di Hering (dal nome del grande medico americano che l'ha formulata), secondo la quale la guarigione procede dall'alto in basso, dall'interno all'esterno, dagli organi più importanti a quelli meno importanti e nell'ordine inverso all'apparizione dei sintomi. Nel caso del bambino con la dermatite, con il rimedio omeopatico comincia a migliorare sul viso e peggiora sui piedi: questo vuol dire che il rimedio sta funzionando. L'altro concetto é quello della vis medicatrix naturae di Hahnemann (medico tedesco, padre dell'omeopatia), secondo cui l'organismo ha un suo criterio difensivo profondo che serve a salvaguardarlo, un po' quello che viene chiamato istinto di sopravvivenza, partendo dalle parti essenziali: la psiche, il cuore, il cervello, poi man mano tutti gli altri organi fino ad arrivare alla pelle. L'unico compito del medico consiste nel restituire la salute alle persone malate, cioé nel guarire, non nel curare i sintomi affermava Hahnemann circa due secoli fa, e questa sembra una frasetta lapalissiana ma, se ci pensate, questo concetto ovvio ed evidente è stato completamente stravolto dalla medicina o, meglio, da molti medici che pensano solo a curare un determinato sintomo e non a far star bene l'organismo.

"La realtà è che poi bene non ci sta nessuno perché un equilibrio perfetto non ce l'ha nessuno", dice il dottor Romano. Neanche un bambino molto piccolo che non ha ancora avuto il tempo di somatizzare stress, delusioni, dolori e, quindi, di ammalarsi? "In genere neanche lui, perché molti stimoli li ha già ricevuti quando era nel grembo della madre. La gravidanza, il concepimento addirittura, come la madre è e come vive la sua gravidanza e il puerperio, poi tutte le situazioni vissute dalla madre prima e dal padre poi, l'ambiente circostante, tutto incide sull'organismo umano. Quando ci sono stimoli, e ci sono sempre, sono i cosiddetti carichi patogeni che tutti abbiamo, l'organismo reagisce per mantenere l'equilibrio migliore possibile. Ecco che la pelle del neonato si copre di macchioline rosse, oppure compaiono delle coliche gassose, o ancora il bimbo perde l'appetito o mangia e non riesce a digerire". Può l'ansia di una madre generare dei sintomi? "Certamente: il bambino e la mamma sono un'entità unica, le due metà di un unico processo di energia. Il bambino si nutre dell'energia vitale, profonda, equilibrata, dell'energia sana che emette la madre. Per madre sana intendo colei che affronta serenamente anche una polmonite, che dice: va bene, c'è un problema, ora lo affrontiamo e lo risolviamo. Una che non subisce le situazioni, ma le affronta con equilibrio. La madre ansiosa è preoccupata, depressa dopo il parto, così il bambino riceve un segnale ridotto, come se la madre interponesse degli schermi che bloccano quell'energia positiva, vitale per il bambino. Il neonato chiede energia vitale, gliene arriva in quantità ridotta, lui comincia a reagire nell'unico modo che conosce: mandando segnali. E quei segnali sono le coliche gassose, le bollicine rosse, i rigurgiti dopo ogni poppata, l'inappetenza, e via elencando. Gli manca qualcosa che è vitale per nutrirlo e per poter crescere, non solo in senso fisico. Così la madre entra ancora di più in ansia, il processo si autoalimenta, quindi bisogna far capire alla madre come fare a smetterla di preoccuparsi per un mal di pancia del suo piccolo, così diminuisce l'interferenza e migliora l'emissione positiva verso il figlio, lui lo sente e sicuramente guarisce.

Posso raccontare l'esperienza di due genitori che volavano entrambi, una hostess e uno stewart, ma a fasi alterne per poter stare, a turno, vicini al figlio. Ad un certo punto al bambino è comparsa un'orribile dermatite, diffusa in tutto il corpo. E' stato curato per un anno in varii modi, un po' migliorava, poi ripeggiorava. Dopo un anno è accaduto casualmente che i genitori hanno avuto le ferie contemporaneamente, sono stati a casa per quindici giorni e il piccolo è completamente guarito. Sono poi ripartiti a turno e al figlio è tornata la dermatite. Quel bambino stava dicendo: mi mancate, voglio stare con voi, mi manca il vostro contatto e quindi ve lo segnalo attraverso la mia pelle." Questa somatizzazione è abbastanza comprensibile, ma come può un rimedio omeopatico agire anche su sintomi che partono da fattori esterni come, per esempio, un'infestazione da pidocchi, frequentissima nei bambini in età scolare? "L'omeopatia funziona benissimo anche sulle parassitosi. Prendiamo i pidocchi: non vengono a tutti, nella stessa classe vengono a cinque, dieci bambini e gli altri non li prendono pur stando vicinissimi. Poi c'è quello che li prende tre volte l'anno e quello che non li prende mai. I termini esatti non si conoscono, ma dipende sempre dalla capacità di risposta dell'organismo a questo stimolo esterno. Anche i pidocchi hanno la capacità di percepire quali sono gli organismi su cui vivono meglio. Il rimedio omeopatico agisce sui pidocchi perché modifica il terreno: se il bambino ha un Ph della pelle particolare, una secrezione sudorifera più o meno forte, un odore diverso avrà una risposta diversa. Le mamme hanno il terrore dei pidocchi, hanno paura del contagio, hanno paura di tutto ciò che è visibile, preferirebbero avere il figlio con la diarrea o con la bronchite. I pidocchi sono un po' come la peste bubbonica del Medioevo, eppure non c'è da spaventarsi, in genere una cura di sulfur e qualche applicazione locale di calendula li fanno sparire in pochi giorni.

Un altro fatto significativo è il morso della zecca: ad un bambino viene solo il puntino rosso, ad un altro 38° di febbre, un altro ancora si ricopre di macchioline rosse e gli sale la febbre a 40°, poi c'è quello a cui viene la richetsiosi". Ci si può curare da soli omeopaticamente? "I rimedi omeopatici sono più di duemila, solo per un'emicrania ce ne sono circa 250, non è semplicissimo districarsi nella medicina omeopatica, ci vuole sempre un bravo omeopata che conosca bene il soggetto e, comunque, bisogna osservare molto bene i sintomi e saper differenziare. Si fa presto a dire Il bambino ha la febbre alta, bisogna però capire come è arrivata questa febbre, se improvvisamente molto alta o se è salita lentamente, poi bisogna vedere se il bambino ha cambiato l'umore, se dorme, se suda, se è particolarmente nervoso, se vuole o non vuole stare coperto, se chiede l'acqua". Oltre a saper individuare il rimedio giusto un bravo omeopata dovrà saper consigliare la giusta diluizione del rimedio, l'eventuale dinamizzazione, la frequenza con cui somministrarlo. Ma anche alla mamma è richiesto un compito ben preciso: non basta ricordarsi solo l'ora dell'antibiotico come nella medicina allopatica, ma dovrà saper osservare i sintomi e le reazioni del figlio, saperli riconoscere e diversificare, oltre naturalmente a somministrare il rimedio. Il che comporta un buon rapporto tra madre e figlio, fatto di attenzione e pazienza, che non è così logico come si potrebbe pensare. "Praticamente tutte le mamme soffrono di ansie, in particolare quando il loro bambino non sta bene. Prendiamo i primi giorni di asilo: la madre è molto in ansia anche se fa finta di apparire tranquilla. Il problema è il distacco, la separazione del bambino dalla madre, ma in realtà non è tanto il bambino a soffrirne, quanto la mamma ad avere una sua sofferenza personale che, involontariamente, trasmette al figlio. Quante volte le maestre raccontano che il bambino ha urlato disperato fin quando la mamma non ha varcato la porta della scuola, poi si è messo a giocare tranquillamente con gli altri bambini?".

Qui di seguito i rimedi omeopatici usati come terapie d'urgenza quando non si trova il proprio medico. Prima di somministrarli c'è da tenere ben presente che in omeopatia vanno osservati i sintomi nella loro totalità e la risposta del paziente, piccolo o grande che sia, al rimedio, senza mai perdere di vista il
bambino nell'insieme. Ricordiamo che i rimedi omeopatici vanno somministrati "a bocca pulita", cioé almeno 45 minuti lontano dai pasti e, soprattutto, dalla menta. Come terapia d'urgenza qualsiasi rimedio va dato a basse diluizioni (alla 5°ch, 6°ch o 7°ch), accorciando o allungando i tempi di somministrazione secondo l'intensità dei sintomi (i tempi si accorciano nella fase acuta e si allungano man mano che si nota un miglioramento.

I rimedi omeopatici usati come terapia d'urgenza

Sintomo Rimedio

dermatite, eritema da pannolino

se il sintomo prevalente è la pelle irritata, con molto prurito che fa dormire male il bambino, Sulfur è il rimedio essenziale. Se il bimbo non chiude occhio, piange, si lamenta, è particolarmente irrequieto, i granuli si possono somministrare anche ogni 30 minuti. Quando migliora si può far trascorrere 45 min. o un'ora tra una somministrazione e l'altra

eritema solare

quando il bambino ha la pelle arrossata, bruciata e edematosa, il rimedio classico è  Apis. La caratteristica più importante di Apis è che il paziente migliora col fresco, quando i sintomi sono localizzati si possono dare due granuli alla 6° CH

febbre

se il bambino ha 40° di febbre, il volto molto arrossato e la notte delira, si dia Belladonna ripetuta spesso. Se invece il bambino ha molta sete, piange, non vuole stare coperto, è agitatissimo, come se avesse paura, il rimedio è sicuramente Aconitum. Per le "febbrette" a 37° 38°, quelle accompagnate da dolori alle ossa e stanchezza, il rimedio classico è Eupatorium Perfoliatum. Nel caso in cui, con i sintomi suddetti, il bambino vuole stare fermo, non vuole essere toccato, se viene preso in braccio piange perché i doloretti peggiorano e si sente infastidito dall'essere mosso, il rimedio è Bryonia

tosse canina

per la classica tosse abbaiante, quella che non permette di prendere respiro e che irrita anche le mamme, si usi Spongia Tosta o Drosera. Quando invece il bambino con la tosse vomita se beve un sorso d'acqua o ingerisce un pezzetto di pane, si dia Ipeca. Tutti ripetuti spesso, in 2 granuli alla 5°CH o alla 6°CH

parassitosi (pidocchi)

sicuramente Sulfur, usato per lungo tempo, ogni 4/5 ore per una decina di giorni e abbinato alle frizioni con l'acqua o la tintura madre di Calendula

funghi

le macchioline chiare, i funghi che in genere si trasmettono in spiaggia o in piscina, vanno curati con Sulfur(che, guardacaso, è lo zolfo)

sbucciature, ferite, abrasioni

come antibiotico naturale in caso di ferite, si usi la Calendula alla 30°CH, mentre per le piccole ferite più o meno quotidiane in caso di bambini vivaci, 20 gocce di tintura madre di calendula in mezzo bicchiere di acqua tiepida con cui disinfettare la parte

slogature, contusioni

per qualsiasi tipo di trauma dove non ci siano ferite aperte il rimedio principe è l'Arnica, sia in pomata, sia - nei casi un po' più gravi - in granuli alla 30°CH. "L'arnica funziona meravigliosamente  anche sui traumi psicologici, e persino su quelli non recenti – afferma il dott. Romano - Di casi da raccontare ne avrei molti, ma l'ultimo è il caso di una mia piccola paziente che, in seguito alla rottura di un grosso specchio che le cadde vicino frantumandosi in mille pezzi, per mesi non voleva più entrare in quella stanza. E non c'era verso di convincerla che era stato solo un episodio e che tutto era ormai passato e dimenticato. Abbiamo trattato la bambina con Arnica e il problema si è dissolto"

paura dell’asilo

se il bimbo piange e si lagna manifestando la paura della mancanza della mamma, richiede il contatto fisico ed è capriccioso, si può dare Pulsatilla alla 30CH, 2 granuli alla mattina e 2 alla sera, per una settimana

Dott. Bruno Romano, pediatra omeopata
via A.G. Bragaglia, 138
Roma
tel: 06/30888301 - 347/3566454
e-mail: mdcam@tiscali.it

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