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In
un contenzioso tra paziente e chirurgo plastico,
qual è il ruolo del Consulente Tecnico di Ufficio?
Su quali parametri si basa la sua valutazione, e
come svolge il suo lavoro? Tutte le risposte di
Alberto Mario Capretti.
D.
Dottor Capretti, qual è la situazione dei
contenziosi in Italia, le richieste di risarcimento
da parte di pazienti operati per interventi con
finalità estetica sono aumento? E se sì, a partire
da quando?
R. Le richieste di risarcimento da
malapratica sanitaria per terapie
mediche-chirurgiche a finalità estetica sono
aumentate in relazione al numero sempre maggiore di
richieste di interventi di chirurgia estetica,
tuttavia, da un punto di vista statistico, la
percentuale dei contenziosi rimane la stessa
rispetto a dieci anni fa.
D. Esiste una differenza di fondo nella
richiesta di risarcimento del danno per la chirurgia
plastica e quella estetica, oppure le due chirurgie
sono considerate equivalenti?
R. A livello tecnico-burocratico, non esiste
una grossa differenza. A livello scientifico, sì:
la chirurgia estetica ha quale finalità
principale la correzione di inestetismi o di Aging [invecchiamento]
corporeo. La chirurgia plastica ricostruttiva
si occupa di moltissime patologie: da quella
oncologica (tumori cutanei e della mammella), a
quella traumatica (ustioni, esiti traumatici), a
malformazioni nei bambini (del distretto facciale,
agli arti), fino alla patologia della mano, ai
trapianti di tessuti, alla bioingegneria, e così
via. La chirurgia estetica nasce negli anni ’60,
tuttavia il suo boom avviene negli anni´80.
In
realtà, quello che è cambiato è l’immagine
della donna. Facendo un’analisi retrospettiva,
osserviamo che negli anni ´60 il prototipo di
bellezza era rappresentato dalla semplicità e dalla
purezza dell’aspetto, da una femminilità in un
certo senso meno nevrotica di quella attuale, da
corpi naturali; la donna ideale era Jacqueline
Kennedy, che pur non essendo esteticamente perfetta
era un'icona di raffinatezza, prestigio, classe e
modernità, e che è riuscita a diventare un idolo,
attraversando le generazioni e confermandosi come
modello in una sorta di imperitura attualità; negli
anni 2000, invece, la donna moderna chiede la
perfezione corporea e di lunga durata: non
accetta l´invecchiamento. La donna ideale la
troviamo oggi in alcune attrici, nelle pop star:
donne come Monica
Bellucci, Letizia Casta, Madonna, Catherine Zeta
Jones, Paris Hilton, ecc.
Quello
che è cambiato maggiormente è il target della
chirurgia estetica, che è diventata popolare:
i costi si sono ridotti e sono arrivati i
finanziamenti personali. La rata mensile può anche
essere pagata per un intervento di chirurgia
estetica. Vent’anni fa si operavano attrici,
modelle, donne aristocratiche, oggi è diverso.
Donne con culture diverse, ma che sognano la
perfezione, spesso senza una adeguata
preparazione intellettuale.
D. Quali sono le branche chirurgiche che
presentano la maggior richiesta di
risarcimento?
R. Nella graduatoria generale di malapratica
sanitaria per richieste di risarcimento da danni
pubblicata recentemente su diversi giornali on-line
(doctornews.it), la chirurgia plastica ed
estetica si pone al 4° posto, dopo
l´ortopedia, la ginecologia, la chirurgia generale.
In realtà, i chirurghi plastici italiani sono
tra i migliori al mondo, sono molto
professionali, nonostante questi dati sembrino
dimostrare il contrario.
Secondo
Carlo Luchina, direttore generale della sanità
della Regione, nella sola Lombardia la stima dei
risarcimenti per gli errori medici verificatisi in
ambito di sanità pubblica tra il 1999 e il 2005
ammonta a quasi 200 milioni di euro, così
distribuiti: reparti di ortopedia e traumatologia:
16%, e quasi un errore su due è dovuto a un
intervento chirurgico; pronto soccorso: 14%, e
quasi un errore su due è nella diagnosi;
chirurgia generale: 9.7%, e un errore su due è
nell’intervento chirurgico. (fonte: City, 15
dicembre 2006).
D.
Le richieste di risarcimento da parte dei pazienti
per malapratica sanitaria sono sempre giustificate,
o alcune sono richieste economiche per
arricchimento personale?
R. Nella mia casistica personale, il 30 %
sono richieste di malapratica sanitaria, senza
errore da parte del medico. Esiste il concetto
da parte di alcuni studi legali che "tanto ci
sono le assicurazioni....": questo crea delle
aspettative ingiustificate nei confronti dei
pazienti che sperano in ricchi risarcimenti e in
alcuni casi sono costretti a pagare (inutilmente) le
parcelle ai legali.
In
realtà, il medico che svolge attività di chirurgia
plastica, ma soprattutto di chirurgia estetica, si
trova a dover esercitare una professione a rischio,
dove i premi delle polizze sanitarie stanno
raggiungendo costi insopportabili non solo per i
medici, ma anche per ospedali e cliniche.
Bisogna
considerare che dopo la data dell’intervento il
paziente ha dieci anni di tempo per effettuare una
richiesta di risarcimento: è una tempistica troppo
lunga. Se il sistema non crea nuove regole, le
assicurazioni in pochi anni usciranno dal sistema
sanitario e così facendo non posso immaginare
quanti medici continueranno ad esercitare la loro
professione senza coperture assicurative adeguate.
D. Nella pratica professionale, che cosa è
oggetto di valutazione da parte del CTU, in
relazione alla chirurgia estetica e plastica?
R. A livello professionale, in un caso per
risarcimento da parte dei pazienti per malapratica
sanitaria vengono valutati molti
aspetti/parametri deontologici-tecnici-burocratici
e scientifici: le procedure di ricovero, il consenso
informato all’intervento, la patologia presente,
la tecnica dell’intervento e le procedure
post-operatorie, oltre e non ultimo lo stato di
salute psico-fisico del paziente prima e dopo
l’intervento.
Anche l´aspetto psicologico è molto
importante. Il paziente che si
sottopone ad un intervento di chirurgia estetica è
sempre un/una paziente con dei piccoli/grandi
problemi di accettazione della sua immagine
corporea. L´aspetto cognitivo del paziente
rappresenta sempre una incognita per il
chirurgo: oggi la chirurgia virtuale (con
specifici software, detti di “morphing”) ci
aiuta a mostrare quello che sarà il risultato
post-operatorio. Tuttavia possibili complicazioni
nella guarigione delle ferite possono modificare il
risultato estetico. Non ultimo, la "compliance"
medico-paziente - cioè il rapporto di fiducia che
si instaura tra i due - rappresenta il punto
principale nella valutazione del risultato
post-operatorio da parte del paziente.
Il bravo chirurgo deve valutare in anticipo il
risultato post-operatorio di ogni singolo paziente
cercando il più possibile di capire, già durante
la consultazione, se questi è idoneo ad affrontare
l´intervento. Un bravo chirurgo deve
essere anche uno psicologo.
D.
Dopo quanto tempo dall'intervento di chirurgia
plastica o estetica è possibile giudicare un
risultato e considerarlo definitivo?
R. Gli interventi di chirurgia plastica a
finalità estetica vengono effettuati sui tessuti
molli, tranne gli interventi di chirurgia maxillo
facciale dove si opera sulla ossa della faccia; i
tempi medi di stabilizzazione di un intervento sono
di circa sei mesi. Prima di questo periodo è
difficile giudicare, in quanto i tessuti operati
hanno necessità di guarire formando spesso
cicatrici poco visibili, ma sempre presenti. Infine,
esistono dei limiti oggettivi rappresentati
dall’anatomia e dalla biologia del corpo umano: i
tessuti hanno una loro “memoria”, cioè
tendono spontaneamente a ritornare alla loro forma
originaria. Questo fenomeno è particolarmente
incisivo nei tessuti della piramide nasale, molto
meno in altri distretti corporei, per esempio la
regione mammaria. Si osservi, però, che questo
parametro non ha alcun rilievo sotto il profilo
giuridico.
D. Il nostro ordinamento giuridico è adeguato
in questo campo, sia dal punto di vista delle regole
giudiziali, sia extra-giudiziali, oppure secondo Lei
sarebbero necessarie delle modifiche?
R. Allo stato attuale, ritengo necessarie
alcune modifiche per evitare di trovare in sede
penale un chirurgo che siede a fianco di un
pregiudicato che ha stuprato una donna.
Ritengo
possibile, in un futuro non lontano, la creazione di
un Osservatorio Regionale della Malapratica
Sanitaria, del resto già proposto nella precedente
legislatura sanitaria. L’Osservatorio avrebbe come obbiettivo
la valutazione in tempi rapidi, tramite
commissioni mediche, di errori medici -
soprattutto per i pazienti ricoverati presso gli
Ospedali e le Case di Cura. Questo permetterebbe di evitare
gravi stress ed ansie ai medici, che in questi
casi si sentono sotto accusa ancora prima di
capire se realmente sono colpevoli di errori.
Dall’altra parte, grazie all’Osservatorio, i
pazienti si sentirebbero più tutelati
in quanto un organo indipendente
permetterebbe tempi più brevi di risarcimento
extra-giudiziale, cioè patteggiato privatamente tra
il paziente e il curante. Va considerato infatti che
una causa civile di Malapratica Sanitaria in
Tribunale ha una durata media di due/tre anni.
Credo che un medico debba poter esercitare la
propria professione migliorando la qualità del suo
lavoro secondo il Codice Deontologico e la ricerca
scientifica, senza dover pensare alla possibile
richiesta di risarcimento.
Un’altra modifica, è ridurre i tempi di una
possibile richiesta dopo una terapia
medico-chirurgica. Come gia´accennato in precedenza
dieci anni sono troppi. In ultimo è anche far
scrivere sulla Cartella Clinica del paziente durante
un ricovero, il nome della compagnia di
assicurazione dell’ospedale o della casa di cura.
D. Esistono, secondo lei, tecniche chirurgiche
più critiche di altre - per esempio gli
interventi low-cost, la cosiddetta lunchtime surgery,
i minilifting con i "fili", e così via;
in altre parole, "fare un buon affare", in
chirurgia estetica, è davvero un buon affare?
R.
Dalla mia esperienza quasi
ventennale di chirurgo le posso dire che non
esiste un intervento semplice, esistono interventi
difficili per la tecnica, per la durata.
Le
faccio un esempio nell’ambito della chirurgia
plastica: la ricostruzione mammaria con un lembo
libero addominale T.R.A.M., mediante la
microchirurgia, è un intervento tecnicamente
difficile, dove l´esperienza dell’équipe
chirurgica gioca un ruolo fondamentale. Se mi
consente il paragone sportivo, è una staffetta dei
4x 100 metri dove tutti e quattro i concorrenti
devono dare il massimo.
Gli
interventi di chirurgia estetica sono più semplici, e l’unico rischio è di capitare in mani sbagliate: chirurghi
che si vendono per chirurghi estetici senza una
adeguata preparazione. In questo caso possono
capitare gravi complicazioni, fino al decesso del
paziente stesso. I
“chirurghi a basso costo" sono spesso
un cattivo affare.
D. Che consiglio darebbe a un paziente
"rifatto e scontento" che decide di farsi
rioperare: riparlare con il chirurgo che lo ha
"deluso", oppure rivolgersi a un altro?
R.
In primo luogo, consiglio sempre ai
pazienti operati da altri colleghi di rivolgersi al
chirurgo di partenza, ma non sempre è così.
Spesso i pazienti sono delusi, sono depressi; le
loro emozioni nel vedere la propria immagine
corporea modificata sono negative. Si tratta di
soggetti per i quali è necessario intervenire anche
psicologicamente, e se è il caso, valutare un
reintervento.
D.
Quali consigli darebbe, come chirurgo plastico e
come CTU, a un potenziale paziente di chirurgia
estetica?
R.
Essere se stesso/a prima di
decidere una eventuale correzione corporea, in altre
parole affinare la capacità di guardarsi dentro
e fuori, e non valutare il proprio aspetto né
in funzione di modelli estetici normativi, né
facendosi influenzare dalle valutazioni altrui. In
secondo luogo, scegliere chirurghi plastici con
esperienza, il che significa anche rendersi
conto che non esiste un chirurgo estetico a 360°,
ma che al contrario ogni professionista sviluppa una
particolare sensibilità, e quindi una
corrispondente capacità, selettivamente verso
alcune parti del corpo.
Il book fotografico del chirurgo
estetico è in genere un buon testimone
dell’orientamento e dell’esperienza del
professionista, anche se da un punto di vista
deontologico può ledere la privacy di una persona.
Dr. A.M.
Capretti
Specialista
in Chirurgia Plastica
C.T.U. del Tribunale di Milano
Dirigente Medico U.O. Chirurgia Plastica
Fondazione Ospedale Maggiore Policlinico-Mangiagalli
- Regina Elena, Milano
e.mail: capretti05@tiscali.it
pubblicato
il
16 aprile 2007
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