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Fertilità:
Che
cosa fare quando ciò accade?
Fallire uno o più tentativi
di Riproduzione assistita rappresenta
un’esperienza abbastanza comune per chi si
sottopone a queste tecniche perché in genere sono
meno numerosi i tentativi che riescono rispetto a
quelli che falliscono.
Soprattutto da un punto di vista psicologico si
tratta di un’esperienza difficile che chi
non ha provato non può capire, specialmente quando
ciò si verifica molte volte. Non bisogna, però,
scoraggiarsi perché forse si può trovare la causa
degli insuccessi e correggerla.
Il fallimento di tentativi, inoltre,
comporta spesso problemi di tipo economico.
Infatti non tutti si possono permettere di
spendere più volte per interventi che sono molto
costosi ; per questo è necessario cercare di
ridurre al minimo i costi pur mantenendo i livelli
delle terapie più elevati possibili.
Infine i tentativi comportano un
notevole dispendio di tempo (monitoraggio,
terapie, riposo dopo il transfer). Per questa
ragione bisogna concentrare le energie (sia nella
coppia che nel centro) al massimo in ciascun
tentativo.
Qui vogliamo spiegarvi perché i
tentativi possono fallire e che cosa noi facciamo
quando ciò accade. Naturalmente questa
descrizione è generica e non può sostituire il
consiglio diretto per il caso specifico.
Infatti riteniamo che il segreto del
successo sia la personalizzazione delle terapie,
in tutte le fasi del ciclo ed in particolare durante
la stimolazione.
Cause del fallimento
E’ necessario anzitutto precisare che i
risultati dei cicli di riproduzione assistita in
generale dipendono principalmente da 2 o 3 fattori:
la qualità del centro (ci sono centri che hanno
meno del 10% di gravidanze e centri che hanno oltre
il 50%) ,
l’età della donna (maggiore è l’età minori
sono i risultati specialmente dopo i 50 anni), la
risposta ovarica alla stimolazione (che in genere è
legata all’età della donna) . Perciò le
cause principali di fallimento sono dovute:
- A scarsa qualità del centro cui ci si affida
- Età avanzata della donna
- Cattiva risposta alla stimolazione ovarica
L'embrione
Questi fattori incidono negativamente sulla qualità
dell’embrione dal quale dipende principalmente
l’insuccesso del ciclo. Infatti si sa che
l’impianto è legato anche all’utero però a
quest’ultimo in misura molto minore che
all’embrione.
La qualità dell’embrione a sua volta
dipende principalmente da quella dell’ovocita
(in misura notevolmente più ridotta dello
spermatozoo). Cattivi ovociti dipendono in genere
da una cattiva stimolazione. Embrioni buoni hanno
4 o 6 cellule che sono uguali a 48 ore dalla
fecondazione. Anche un numero ridotto di embrioni
trasferiti è spesso causa di insuccesso.
E’ noto che specialmente nelle donne di età più
avanzata bisogna trasferire molti embrioni
per avere buone possibilità.
Tranfer: il transfer
degli embrioni è una manovra molto delicata, spesso
difficile, in ogni caso critica perché se si
sbaglia una manovra che dura pochi secondi si
rischia di bruciare il lavoro fatto prima! I
transfer sbagliati sono molti di più di
quanto si creda.
Utero: a volte
l’utero presenta miomi, polipi o altre formazioni
che possono impedire l’impianto
dell’embrione o favorire l’aborto. Questo può
accadere se l’utero non viene studiato bene prima
e questi difetti non vengono riconosciuti ed
eliminati
Fattore immunologico: numerosi
studi riportano la presenza di anticorpi circolanti
di vario tipo che potrebbero impedire l’impianto
favorire l’aborto. Uno studio di questi anticorpi
dovrebbe essere fatto in caso di fallimento nei
cicli di riproduzione Assistita.
Fattore psicologico: si
discute molto se l’ansia o altri fattori
psicologici possano giocare un ruolo nel mancato
impegno embrionale. Sembra che eccessive e
scoordinate contrazioni dell’utero possano
ostacolare l’impianto stesso. Forse condizioni
psicologiche avverse possono influire sulla
contrattilità uterina ma ciò non appare ben
documentato. Certamente condizioni di rilassamento
sono benefiche per un normale andamento dei cicli di
FIVET O ICSI.
Cosa facciamo in caso di fallimento di
Fivet o Icsi
La cosa più importante è quella di personalizzare
al massimo l’intervento in tutte le sue fasi perché
ogni paziente è diverso dall’altro ed è
necessario adattare tutte le fasi del ciclo di
Riproduzione Assistita all’organismo che in quel
momento vi si sottopone per massimizzare i risultati
ottenibili.
Ciò impegna al massimo l’equipe ma riteniamo
sia una fatica che Vale la pena di fare! Possiamo
così elencare il nostro programma nei casi
di precedenti fallimenti.
Studio che precede il tentativo
Eseguiamo uno studio ormonale molto approfondito
prima di iniziare la stimolazione. Questo ci
consente di impostare il tipo di stimolazione più
idoneo per la paziente (tipo di farmaci,
quantità, modalità di somministrazione). Nello
stesso ciclo di studio facciamo la cosiddetta
“prova del transfer” che consiste in una
simulazione del transfer vero per scegliere il tipo
di catetere da usare, sapere esattamente dove
posizionare gli embrioni (perché non tutti gli
uteri hanno le stesse dimensioni), conoscere in
precedenza l’esatto percorso che il catetere deve
percorrere, specialmente a livello uterino) prima di
giungere ad un cm prima del fondo. Se troviamo
ostacoli importanti che rendono difficile il
transfer questi vengono rimossi. Infatti il transfer
vero dovrebbe essere una manovra assolutamente
indolore e veloce.
E’ necessaria una
particolare abilità e sensibilità per eseguire
il transfer embrionario che è una
manovra delicata e molto critica. La prova
del transfer fa parte di uno studio accurato
dell’utero che comprende l’isteroscopia.
Eventuali polipi o fibromi
sottomucosi devono essere rimossi, come pure
devono essere curate condizioni di endometriosi
(infiammazione dell’endometrio) che sono
diagnosticati con l’isteroscopia e se presenti
possono impedire l’impianto embrionario.
Indagini approfondite le eseguono per cercare
anticorpi e patologie che potrebbero ostacolare
l’impianto degli embrioni. In caso di
ritrovamento di questi anticorpi vengono eseguite
particolari terapie
Cosa facciamo durante l'esecuzione del
ciclo FIVET o ICSI
La stimolazione prevede l’uso di vari tipi di
farmaci da adattare al “tipo di endocrino” di
paziente che abbiamo in cura. Attenzione particolare
viene data al paziente che tendono a sviluppare
pochi follicoli (“low responder”) utilizzando
particolari preparazioni che precedono la
stimolazione vera e propria.
Anche chi tende a rispondere con un eccessivo
numero di follicoli viene trattato con
protocolli particolari di terapia, non tanto per
evitare la sindrome da iperstimolazione ma
soprattutto per migliorare la qualità degli ovuli
che vengono raccolti, che in questo casi
spesso sono immaturi o dismaturi dando così luogo
ad embrioni di cattiva qualità.
Il cuore della stimolazione, perché ci
consente di renderla efficace al massimo, è il
suo monitoraggio che viene eseguono con estrema
cura ed attenzione. Infatti ogni giorno viene
fatta sia l’ecografia che il dosaggio di almeno
3 ormoni contemporaneamente, in modo da adattare e
modificandoli eventualmente i tipi e le
qualità di farmaci per ottenere lo sviluppo
ottimale dei follicoli che diano ovuli della
qualità più elevata possibile.
Questo programma ci consente di valutare molto
meglio se qualcosa “non va” e così di
interrompere la stimolazione senza arrivare al
prelievo degli ovociti ed al transfer di
embrioni che avrebbero pochissime o nessuna
possibilità di impianto. Il monitoraggio che
eseguiamo viene anche sottoposto all’analisi
computerizzata mediante particolari programmi
informatici che ci aiutano nelle decisioni da
prendere sui farmaci da usare giorno per
giorno.
COSA FACCIAMO IN LABORATORIO
PER MIGLIORARE
Anzitutto realizziamo un controllo strettissimo
delle condizioni di coltura cellulare sia per
l’inquinamento batterico sia per quello di
sostanze potenzialmente tossiche per gli ovociti
e per gli embrioni con l’uso di filtri particolari
per il ricambio dell’aria ambientale.
Per migliorare la qualità degli
embrioni possiamo utilizzare un certo numero di
tecniche particolari. L’Hatching che consiste
nel praticare un taglietto nel guscio esterno
dell’ovocita che si chiama “zona pellucida”
mediante l’uso di particolari sostanze e
di idonei microutensili. Questo avrebbe lo scopo
di far uscire meglio l’embrione quando si
deve impiantare nell’endometrio.
La coltura è una tecnica di
laboratorio: consiste nel mantenere
l’embrione non immerso da solo in un liquido
idoneo bensì insieme ad altre cellule che svolgono
la funzione di assorbire le sostanze tossiche
prodotte dell’embrione stesso o dall’ambiente e
produrre fattori di crescita che lo aiutino a
formarsi meglio. Poiché la qualità ovocitaria
rappresenta l’elemento più critico per la
riuscita del tentativo di FIVET o ICSI quando gli
ovociti prodotti sono scadenti nonostante tutti gli
sforzi fatti in precedenza con la stimolazione, le
probabilità di ottenere buoni embrioni sono quasi
inesistenti.
Poiché il citoplasma dell’ovocita,
cioè quella parte che circonda il nucleo con i
cromosomi è spesso in questi casi molto difettoso
sono evidenti molti vacuoli (granuli scuri)
l’unica possibilità può essere quella di
trasferire una certa quantità di citoplasma
proveniente da un ovocita buono in quello di
cattiva qualità; si tratta di eseguire un
transfer di citoplasma. E’ una tecnica complessa
che può dare però in alcuni casi buoni
risultati.
Poiché non viene toccato né
trasferito materiale genetico dei cromosomi dagli
ovociti di un’altra persona, questa tecnica è
bioeticamente valida: si tratta in pratica di donare
sostanze nutritive buone provenienti dall’ovulo di
una paziente più fertile (in genere più giovane).
E’ possibile eseguire la coltura degli embrioni
per 5 giorni fino cioè allo stadio di blastocisti
,che hanno così maggior possibilità di
impiantarsi. Tuttavia se l’embrione di
partenza è buono dall’inizio si trasformerà
comunque in blastociti anche nell’utero dopo il
transfer. Invece se è di cattiva qualità
iniziale non si trasformerà in blastocisti né in
coltura esternamente né all’interno del corpo.
Dal transfer in poi
Il numero di embrioni che vengono trasferiti
nell’utero influenza in modo importante la
percentuale di gravidanza. Indubbiamente con
l’aumento degli embrioni trasferiti la probabilità
di gravidanza gemellare è maggiore. Tuttavia quando
molti tentativi non sono riusciti specialmente in età
più avanzata trasferiamo un numero più elevato di
embrioni rispetto alla media.
Infatti pensiamo che non si possa fissare un
limite di numero di embrioni (ammettiamo 3) da
trasferire perché dopo una certa età (riteniamo da
40 in poi) la qualità degli ovuli non è molto
buona, per cui è necessario trasferire più
embrioni per avere più possibilità che almeno uno
si impianti.
Il transfer è un momento molto delicato che può
essere difficile anche perché si tratta di una
manovra eseguita “in genere alla cieca”.
Infatti il catetere quando entra nell’utero non
si vede e ogni cosa è legata alla sensazione o a
punti di riferimento indiretti.
Per essere sicuri che il catetere sia
effettivamente all’interno dell’utero e nel
punto giusto noi lo seguiamo con l’ecografia
durante il suo percorso. E’ possibile vedere
addirittura la gocciolina del liquido contenente gli
embrioni che fuoriesce dal catetere. Dopo il
transfer, oltre al progesterone che viene prescritto
eseguiamo una terapia farmacologica particolare
variabile da caso a caso che serve per rendere l’endometrio
più recettivo agli embrioni.
pubblicato
il 19 aprile 2006
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