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Fertilità:
Fecondazione
in vitro ed embrio transfer
Come indica il suo nome, la FIVET
consente di far incontrare ovuli e spermatozoi all’esterno
dell’utero e di sorvegliare la
fecondazione. La donna viene sottoposta a un
trattamento ormonale che favorisce la maturazione di
più ovuli contemporaneamente, e l’uomo fornisce
gli spermatozoi. Gli ovuli vengono prelevati e messi
in presenza degli spermatozoi all’interno di un
contenitore di coltura, e si osserva al microscopio
la fecondazione di molti ovuli. Tre giorni dopo il
prelevamento, gli embrioni vengono riimmessi
nell’utero, in genere in quantità di 2-3 per
aumentare le probabilità che almeno uno dia luogo a
una gravidanza. Questa tecnica ha successo
mediamente in circa il 25% dei casi.
La FIVET: perché, per chi?
Dall’inglese Luise Brown nel 1978, la prima nata
da una fecondazione in vitro, la FIVET ha fatto
nascere nel mondo circa 50.000 bambini.
Negli esseri umani la fecondazione naturale ha luogo
all’interno della tuba di Fallopio dopo un
rapporto sessuale in periodo ovulatorio; ma per
avvenire, la fecondazione richiede un numero
sufficiente di spermatozoi mobili capaci di
spostarsi dal collo dell’utero alla tuba, e questa
deve essere perfettamente funzionante e aperta
per poter catturare l’ovocita al momento
dell’ovulazione. L’interno della tuba di
Fallopio presenta un tessuto che consente piccoli
movimenti che fanno spostare l’ovocita lungo la
sua superficie, fino a incontrare gli spermatozoi; a
differenza di questi ultimi, infatti, l’ovocita
non è in grado di muoversi da solo. Dopo la
fecondazione, i movimenti della tuba fanno spostare
il giovane embrione verso la cavità uterina, dove
si impianterà definitivamente in una settimana
circa.
Un processo complicato
I meccanismi complessi e sofisticati della
riproduzione possono venire danneggiati da molte
patologie. Inizialmente la FIVET fu messa a punto
proprio per permettere il concepimento alle donne
prive di tube. L’idea era semplice: organizzare
l’incontro ovulo-spermatozoi in laboratorio (in
vitro) e favorire così la fecondazione, poi
trasferire l’embrione nell’utero. Dal 1978, anno
di nascita del primo bambino in provetta, le
indicazioni della FIVET hanno continuato a crescere
e ora non si limitano più ai casi di anomalie
tubariche. Le donne che ricorrono alla FIVET
classica, cioè senza microiniezione di spermatozoi
(ICSI), presentano anomalie tubariche solo nel 50%
dei casi. Le cause di queste anomalie sono diverse:
precedenti infezioni genitali, aderenze
post-chirurgiche, gravidanze extra-uterine… e in
un terzo dei casi a questo problema è associata
anche un’alterazione dello sperma dell’uomo.
Infatti le anomalie dello spermiogramma sono
sufficienti già da sole a spingere in direzione di
una FIVET classica nel 20% dei casi, anche quando le
tube sono perfettamente sane. Le altre indicazioni
della FIVET sono l’endometriosi - la malattia
caratterizzata dalla presenza anomala di mucosa
uterina nel peritoneo e nelle ovaie – e le cause
inspiegate di infertilità. In quest’ultimo caso
il ricorso alla FIVET ha luogo dopo numerosi
tentativi infruttuosi di stimolazione semplice
dell’ovulazione e poi di inseminazione
intrauterina.
Tecniche e risultati
Generalmente la stimolazione ovarica semplice può
avere una percentuale di successo del 10-20% per
ciclo, l’inseminazione intrauterina del 10-15%.
La FIVET e l’ICSI danno in media il 25% di
gravidanze per tentativo eseguito
Quanti spermatozoi?
inseminazione artificiale: 500.000 spermatozoi
mobili
fecondazione in vitro: 2-300.000 spermatozoi
mobili
microiniezione (ICSI): 1 spermatozoo
L’ICSI
Agli inizi degli anni ’90 l’ICSI ha causato un
profondo sconvolgimento nelle tecniche di
procreazione assistita; l’ICSI consiste nella
microiniezione di uno spermatozoo in un ovocita,
dopo aver prelevato gli ovuli dalle ovaie come per
la FIVET. La tecnica si rivolge in primo luogo (>
80% dei casi) alle coppie che presentano
un’infertilità maschile isolata o non isolata,
dovuta più spesso a una bassa concentrazione o
all’assenza di spermatozoi nello sperma (in
quest’ultimo caso si ricorre al prelievo
testicolare di questi). Rispetto all’insieme delle
fecondazioni in vitro, le ICSI rappresentano il 40%
dei casi
FIVET: come funziona
Complessa da mettere a punto, la FIVET sembra facile
in teoria perché consiste “semplicemente” nel
ricreare in laboratorio, in una provetta con
speciali terreni di coltura, ciò che avviene
durante la fecondazione nelle tube della donna. Le
tre tappe principali della FIVET sono: la raccolta
delle cellule sessuali maschili e femminili
(gameti), la fecondazione e il transfer degli
embrioni
I gameti: gli ovociti, le cellule
sessuali femminili
Contenuti nei follicoli, gli ovociti
vengono immagazzinati nelle ovaie fin dall’inizio
della vita embrionale della futura madre, e il loro
sviluppo è bloccato fino al raggiungimento della
pubertà. A partire da questo momento nella donna in
età di procreare si avrà la produzione di una sola
cellula sessuale matura per ogni ciclo mestruale.
Ogni mese un ovocita terminerà la propria
maturazione cellulare all’interno di un follicolo
e verrà espulso dall’ovaio, mentre altri
follicoli, che avranno ripreso il loro sviluppo
nello stesso momento, arresteranno automaticamente
la propria crescita e scompariranno. La maggior
parte delle FIVET è realizzata a partire da un
ciclo stimolato per ottenere più ovociti per ciclo
e aumentare di conseguenza le probabilità di
gravidanza: si parla allora di stimolazione
multifollicolare. Questo tipo di stimolazione
richiede l’impiego di ormoni per garantire da un
lato la “messa in riposo” delle ovaie, cioè la
loro desensibilizzazione che può così aumentare il
numero dei follicoli reclutati, e dall’altra la
stimolazione della loro crescita. Oltre alle
iniezioni quotidiane per un periodo variabile tra 2
e 3 settimane, questo tipo di stimolazione ovarica
richiede una sorveglianza molto stretta basata sui
risultati di costanti ecografie ovariche e di
dosaggi ormonali. Chiamata “monitoraggio”,
questa sorveglianza consente di portare a maturità
più follicoli, e serve anche a prevenire
un’eccessiva stimolazione, o iperstimolazione ,
che potrebbe avere conseguenze molto serie per la
salute della donna. Quando i follicoli hanno
raggiunto la dimensione sufficiente, un’iniezione
di gonadotropine corioniche umane scatena
l’ovulazione, permettendo agli ovociti contenuti
in ciascun follicolo di portare a termine la propria
maturazione. Trentasei ore dopo l’iniezione i
follicoli ovarici, che ora hanno un diametro di
circa 15-20 mm, vengono sottoposti a punzione,
un’operazione che avviene in genere in anestesia
locale e consiste nell’aspirazione del liquido
contenuto nel follicolo tramite un ago guidato da
sonda ecografica posta nella vagina. Nel liquido
follicolare così ottenuto il biologo andrà in
cerca degli ovociti maturi necessari alla
fecondazione.
I gameti: gli spermatozoi, le cellule
sessuali maschili
Ottenere gli spermatozoi dall’uomo pone in genere
meno problemi perché la loro produzione è costante
a partire dalla pubertà e ogni eiaculazione ne
contiene milioni. In pratica, si richiede all’uomo
di osservare tre giorni di astinenza sessuale prima
della FIVET, per ottenere sperma di buona qualità.
La raccolta degli spermatozoi avviene in genere il
giorno stesso della FIVET, attraverso masturbazione
eseguita direttamente nel centro medico. In alcuni
casi particolari se gli spermatozoi non possono
essere emessi all’esterno per l’ostruzione dei
vasi deferenti ,devono essere prelevati per biopsia
testicolare il giorno stesso della FIVET o anche
tempo prima, e in quest’ultimo caso vengono
congelati.
L’inseminazione e la fecondazione
In laboratorio il biologo prepara i gameti: il
liquido seminale raccolto viene lavato e il biologo
opera una selezione degli spermatozoi più mobili
ponendo il campione a riscaldare in un terreno
speciale; gli ovociti vengono estratti dal liquido
follicolare aspirato, e isolati. Ciascun ovocita
viene quindi posto in una coltura assieme agli
spermatozoi più mobili, tra 10.000 e 100.000 per
ovocita in funzione della tecnica utilizzata. Questa
è propriamente la tappa che nell’ICSI è diversa.
I contenitori di coltura vengono posti in un’incubatore
a 37°C e già 24 ore dopo è possibile osservare il
numero di ovociti fecondati. Nelle 24 ore
successive, cioè 48 ore dopo il prelievo degli
ovociti si conoscerà il numero di embrioni ottenuti
Il transfer degli embrioni
Due giorni dopo il prelievo degli ovociti gli
embrioni sono composti in media da quattro cellule,
chiamate blastomeri. A questo punto possono venire
trasferiti nella cavità uterina. la loro coltura può
anche proseguire in vitro per altri quattro giorni
supplementari,ciò può consentire una migliore
selezione degli embrioni, e indirettamente aumentare
le probabilità di gravidanza, inoltre, in caso di
particolari necessità lascia più tempo per
realizzare la diagnosi preimpianto. Oggi nella
maggior parte dei casi si trasferiscono due
embrioni, in maniera indolore: con un sottilissimo
tubicino di plastica inserito nel collo dell’utero
vengono spinti nella cavità uterina con una
semplice siringa gli embrioni e una piccola quantità
di liquido follicolare. Dopo circa 12 giorni si
esegue un test di gravidanza. Eventuali embrioni
prodotti in eccesso possono venire congelati. la
decisione sul congelamento spetta alla coppia
I risultati della FIVET
Il ricorso alla tecnica della microiniezione
intracitoplasmatica di uno spermatozoo (ICSI) è
sempre più frequente. La percentuale di gravidanza
per transfer, identica nel caso di FIVET e di ICSI,
arriva a circa il 25%. Se una donna si sottopone al
transfer di embrione, statisticamente ha più una
probabilità su quattro di essere incinta, anche se
è conveniente indicare che questa probabilità può
variare anche di molto in funzione di fattori
diversi. In caso di ICSI le probabilità di successo
sono maggiori quando l’indicazione è
un’anomalia isolata dello sperma piuttosto che
un’endometriosi. Uno degli elementi prognostici
principali è rappresentato dall’età della donna
al momento della FIVET, dato che la percentuale di
gravidanze per punzione resta relativamente stabile
fino a 37 anni (> 25%) ma poi decresce
rapidamente raggiungendo il 17% a 40 anni, e solo il
10% a 42. Anche il numero di embrioni trasferiti
influenza il successo, perché le probabilità di
gravidanza sono dell’ordine del 10% dopo il
transfer di un solo embrione, ma sono di poco
superiori al 30% con il transfer di tre embrioni,
anche se aumenta il rischio di gravidanze multiple.
La probabilità di gravidanza gemellare è del 20%
con il transfer di 2 embrioni, e di più del 30% con
tre embrioni, e anche se le probabilità di successo
non aumentano trasferendo più di tre embrioni, la
probabilità di gravidanza multipla decresce (15% di
gravidanza tri-gemellare con transfer di 6
embrioni). Questi dati spiegano perché i centri
FIVET limitano il transfer a 2 o 3 embrioni al
massimo, e ormai la frequenza dei transfer di
quattro o più embrioni riguarda meno del 10% dei
casi.
pubblicato
il 19 aprile 2006
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