|
Fertilità:
L’iniezione intracitoplasmatica di spermatozoi ha
rapidamente dimostrato la sua stupefacente
efficacia. Ultima
nata tra le tecniche di procreazione assistita,
l’iniezione intracitoplasmatica di spermatozoi ha
rapidamente dimostrato la sua stupefacente
efficacia. Tuttavia, questa tecnica talvolta
assimilata a uno “stupro dell’ovulo” è
oggetto di una certa controversia…
I benefici delle tecniche di procreazione
assistita non devono più essere dimostrati perché
ogni anno sono all’origine di decine di migliaia
di nascite in tutto il mondo. Tuttavia, alcuni
metodi recenti vengono attaccati per la loro
potenziale pericolosità: è il caso dell’ICSI.
Vediamo perché.
L’ICSI è il frutto del caso o dell’errore di
un biologo. I ricercatori stavano tentando di
valutare i benefici dell’avvicinamento diretto
degli spermatozoi con la membrana dell’ovocita
all’interno di una tecnica poco efficace chiamata
SUZY (subzonal insemination), che dovrebbe far
ottenere una fecondazione con sperma in origine non
fecondante. Durante una delle manipolazioni, un
biologo ha fatto penetrare uno spermatozoo nel
citoplasma dell’ovulo, e da questa manipolazione
accidentale nel 1992 è nato un bambino. Questo
metodo ha conosciuto un crescente successo negli
ultimi anni, e rappresenta da solo più del
35% di tutti i metodi di fecondazione
assistita nel mondo. L’ICSI consente di ottenere
la gravidanza in coppie infertili per cause maschili
per le quali in precedenza non esisteva alcuna
soluzione medica a eccezione del dono di sperma, e
inoltre le percentuali di successo sono più elevate
per un’ICSI che per una FIVET tradizionale, che in
genere presenta il 25% di successi. Secondo gli
studi dell’Università di Bruxelles la percentuale
di riuscita dell’ICSI è maggiore del 33% per
tentativo se la donna ha meno di 37 anni, facendo
raggiungere la gravidanza all’80% delle
coppie affette da sterilità maschile. Ma
anche se ha fatto nascere migliaia di bambini, i
governi hanno constatato che in alcuni centri
vengono compiuti abusi proponendo l’ICSI a coppie
che avrebbero potuto ricorrere alla FIVET classica o
a un semplice trattamento chirurgico. Per combattere
questa deriva, alcuni stati hanno stabilito che l’ICSI
può essere adottata solo nel caso di coppie per le
quali le probabilità di successo con una FIVET
tradizionale sono considerate molto basse.
Violazione dell’ovulo o spintarella al
destino?
L’ICSI consiste nell’iniettare lo spermatozoo
direttamente nell’ovulo, e viene praticata in caso
di anomalie importanti dello sperma. Alcuni
scienziati si stanno interrogando sulle eventuali
conseguenze di questa tecnica. Da un lato, è il
biologo stesso a scegliere lo spermatozoo che
inietterà direttamente, ma questo potrebbe avere
delle deficienze e se la fecondazione fosse avvenuta
“secondo natura” sarebbe forse stato scartato;
dall’altro, le conseguenze di queste
manipolazioni, cioè l’eventuale traumatismo
subito dall’ovulo, sono poco conosciute. Uno
studio americano dovrebbe però placare le
inquietudini dei detrattori dell’ICSI: pubblicato
dalla prestigiosa rivista The Lancet, lo studio
dimostra che i bambini nati dall’ICSI si
sviluppano in modo del tutto normale.
Statisticamente, dopo un’ICSI aumentano solo i
parti cesarei e le nascite premature, tuttavia le
cifre non sono significamente diverse dal resto
della popolazione.
Alcuni mesi dopo (febbraio 2002) la stessa
rivista pubblica lo studio di un gruppo di
ricercatori svedesi che arrivano però a conclusioni
completamente diverse. Anche se non si possono
isolare i bambini nati dall’ICSI da quelli nati da
altre tecniche di fecondazione assistita, i
ricercatori stimano che i bambini nati da ICSI
corrono più rischi di sviluppare una malattia
cerebrale rispetto ai bambini nati da gravidanze
spontanee. Per arrivare a questa conclusione gli
studiosi hanno confrontato la frequenza dei problemi
neurologici di 5.680 bambini nati da fecondazione in
vitro con 11.360 bambini concepiti in modo naturale
e questo è il risultato: i bambini con questa
tecnica corrono più rischi di sviluppare problemi
neurologici, in particolare le paralisi cerebrali.
Questi rischi sarebbero dovuti però soprattutto
come complicanze da gravidanze multiple e da
relativi parti prematuri dei bambini nati da FIVET e
non per la tecnica in se stessa.Per ridurre questi
rischi è raccomandabile impiantare un solo embrione
durante ogni ciclo di fecondazione in vitro.
Tuttavia, il numero di embrioni trasferiti influenza
la percentuale di successo, come abbiamo visto. I
centri di procreazione assistita si limitano da
qualche anno al trasferimento di 2 o massimo 3
embrioni.
pubblicato
il 19 aprile 2006
|