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Fertilità:
La
PMA è un passaggio che rende più forti le coppie
con una buona intesa e mette a dura prova quelle già
fragili. Ma quante coppie sono abbastanza solide per
resistere all'attesa? Con la consulenza di Anna Fata.
Durante i cicli di FIV,
la fecondazione in vitro, alcune coppie interrompono
i rapporti sessuali per inaugurare un periodo di
vero e proprio "riposo". Talvolta sfinite
da mesi di rapporti sessuali obbligatori prescritti
a date fisse, sottoposte a esami tra i quali alcuni
sono particolarmente intrusivi, per alcune coppie il
passaggio terminale può rappresentare la fine di
una serie di "violazioni" fisiche e
psicologiche. Non tutte le coppie sono forti
abbastanza per mettere la giusta distanza
tra i cicli di fecondazione e la vita amorosa.
Talvolta la scomparsa del desiderio segna la fine
dell'amore ed è una buona scusa per rompere il
rapporto, per questo nei centri si informano sempre
i pazienti che un eventuale calo nella libido è una
conseguenza normale dei trattamenti per la
fecondazione assistita, e si invitano le coppie ad
avere pazienza, tolleranza e a evitare le
decisioni affrettate.
I figli : sempre meno numerosi, sempre
più desiderati
Anche se le donne hanno meno figli di una volta,
il loro desiderio di averne è molto più forte
che in passato, intendono il ruolo materno come
una vera e propria trasformazione della loro
identità, provano un desiderio più intenso di un
figlio se sono in coppia, se amano il futuro padre
e se si sentono amate, e tendono a sentirsi
investite di una enorme responsabilità
psicologica e affettiva nei riguardi dei figli.
Altre coppie si spezzano al fallimento del primo
tentativo di fecondazione artificiale, e numerosi
studi indicano che il 30% degli aspiranti genitori
non si ripresenta più. Soprattutto nel caso
dell'infertilità inspiegata, la fecondazione in
vitro ha il valore di ultima diagnosi, si scopre chi
è il responsabile dell'infertilità della coppia e
le reazioni, in questo caso, possono anche essere
estreme.
La fertilità inspiegata
Costituisce circa il 18% di tutte le cause di
infertilità e significa che nonostante tutte le
indagini diagnostiche eseguite non si è riusciti
a trovare elementi che facciano capire le ragioni
dell'infertilità. Ciononostante esistono terapie
in grado di affrontare anche questa condizione.
Prevenire i disturbi della riproduzione sarebbe la
scelta migliore. Mentre però sulle cause
conosciute di infertilità si può influire
tempestivamente mettendo in pratica alcune regole
semplici, su quelle ignote, che sono molte, non è
così semplice. È necessario anche d'altra parte
prestare attenzione all'età della donna; non
bisogna ritardare troppo l'epoca di concepimento
di un figlio perché anche le terapie migliori
possono, con l'età più avanzata, avere scarso
successo.
In particolare gli uomini tendono a
confondere la fertilità con la virilità,
ma anche il risentimento femminile nei confronti del
partner infertile può essere virulento, soprattutto
perché è pur sempre la donna ad addossarsi tutti i
trattamenti. Accade così che dopo la tolleranza e
la pazienza mostrate all'inizio, le donne diventino
aggressive e i rapporti di coppia si degradino.
Le statistiche mostrano che dopo i 35 anni le
probabilità di concepire per una donna diminuiscono
in maniera considerevole, un dato che i ginecologi
non si stancano mai di ripetere alle proprie
pazienti. Tuttavia, questa pressione può generare
un effetto perverso che provoca nelle donne una
preoccupazione molto sfavorevole alla fertilità.
Ossessionate dal timore di perdere tempo, alcune
donne affrontano il trattamento in maniera
meccanica, quasi con disperazione.
E' inutile nasconderlo, la procreazione
assistita invade la vita di coppia e non è
raro assistere a separazioni e rotture. Alcuni
aspiranti genitori si orientano verso l'adozione, un
percorso non necessariamente più facile.
Naturalmente, quando il trattamento ha successo e la
coppia concepisce un bambino, tutte le prove
più ardue vengono dimenticate. I genitori
non vogliono più sentir parlare di medici e di
cure…
Quando la provetta fallisce
Molti casi di infertilità possono essere trattati
con successo con le terapie classiche, mediche o
chirurgiche, ma anche se le percentuali di
riuscita sono in costante aumento, può
succedere che il trattamento non riesca. Rinunciare
all'idea di avere un figlio può diventare allora
molto difficile. Al giorno d'oggi tutto sembra
possibile o quasi, che l'infertilità sia maschile o
femminile, nella maggioranza dei casi si può
trattare. Tuttavia, le tecniche di
fecondazione possono anche dare esito negativo, per
questo ai pazienti bisogna sì parlare di mezzi e
strumenti ma senza mai dimenticare i possibili
fallimenti.
Se infatti l'infertilità può mettere a dura
prova l'equilibrio della coppia e di ciascuno dei
suoi componenti, l'annuncio della fine dei
trattamenti è un momento ancora più particolare.
Il lutto della maternità biologica è uno stato
psicologico molto penoso, legato da una parte alla
perdita della capacità di generare,
e dall'altra alla perdita di un progetto
familiare. Questa realtà impone di
rinunciare al bambino sperato, un processo psichico
che non si prescrive e non si decide. Il lutto della
fertilità può avvenire oppure no, oppure avvenire
in modo incompleto, ma in qualunque caso è un
processo lungo che richiede tempo. La questione si
gioca in termini squisitamente individuali, così il
tempo richiesto sarà diverso in funzione delle
persone e delle coppie.
Per alcune coppie il bambino fa parte di
un'ideale di vita, di una famiglia da creare, mentre
per altre un figlio è un autentico bisogno. In
questo caso la vita senza figli non è degna di
essere vissuta. La donna che sperimenta questa
situazione vivrà l'eventuale fallimento della
fecondazione assistita con grande difficoltà.
Quando la gravidanza rappresenta il trionfo della
femminilità, rinunciare a questa realizzazione è
molto critico. Le donne possono provare un
sentimento profondo di mancanza, di inferiorità,
sentirsi incomplete come se fosse stata rapita la
loro fecondità. In rapporto a un lutto di questo
genere entreranno in gioco molti elementi variabili,
come la personalità, la struttura psichica, la
storia precedente, la qualità della relazione di
coppia, ciò che il figlio rappresenta per ciascun
partner, il sostegno o l'assenza di sostegno da
parte di chi circonda la coppia. Il processo del
lutto sarà invece facilitato per le coppie che
hanno conservato, al di là del desiderio intenso di
avere un figlio, altri centri di interesse nella
vita. Per alcuni, la fase del lutto può essere
assimilata a una depressione, con perdita di energia
vitale e disinteresse per ciò che era ritenuto di
valore in precedenza. Ci si può sentire allora
stanchi, demotivati, irritabili e tentati a
ripiegarsi su se stessi. E' normale, ma non
fatale. Ancora una volta, si tratta di
sfumature, e le variazioni possono essere
significative.
In termini psicologici è quasi impossibile
prepararsi a un fallimento, ma d'altro canto è
spesso utile per la coppia il fatto di poterne
parlare anticipandolo, prima di
cominciare i trattamenti e durante il loro
svolgimento. Discuterne apertamente aiuta a evocare
i diversi piccoli scacchi spesso inerenti al
trattamento e a integrare molte rinunce, come quella
alla fertilità naturale che si credeva di avere.
Allora il peso del fallimento definitivo, anche se
resta doloroso, può essere meno schiacciante. Anche
rivolgersi ai centri per l'adozione può essere un
modo positivo di rinunciare alla maternità
materializzando la rinuncia alla filiazione
biologica, ma non al bambino…
pubblicato
il 19 aprile 2006
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